scrivi

Una storia di Brividogiallo

Lo strano caso del professore

Le persone possono guarire dalle malattie – le malattie possono guarire le persone.

127 visualizzazioni

13 minuti

Pubblicato il 14 marzo 2021 in Spiritualità

0

Il professor Kustermann è seduto ad un tavolino di un bar in Alexander Plaze e guarda in giro con aria distaccata.

Si gode il caldo di quel luglio insolitamente assolato per una città come Berlino.

"Mah! È inutile che faccia scorta di tepore. Ai rigori invernali non ci arriverò." pensa quasi a voce alta il professore.

Tre mesi prima gli è stato diagnosticato un tumore al cervello, che gli lascia sei mesi di vita.

Quando il medico, con una compassione e un imbarazzo che il professore non apprezzò, gli comunicò l'esito definitivo degli accertamenti, capì perché a cinquant'anni, esce di casa e poi non ricorda più quale sia il suo indirizzo, perché quei momenti di confusione mentale, visiva, acustica, tattile che diventano sempre più frequenti.

I suoi sensi funzionano ad intermittenza e non sono sincronizzati.

Talvolta vede benissimo ma non riesce a capire cosa stia vedendo anche se si tratta di un comune oggetto, altre ha la mente lucida ma la sua vista si offusca e lo specchio visivo si riduce.

L'ultimo mese sono iniziate anche quelle che i medici chiamano allucinazioni della vista e dell'udito.

Il professore non è del tutto sicuro che, in questo caso, la diagnosi sia esatta.

È convinto che le conversazioni con la sua amata Trudy, scomparsa l'anno prima, siano reali, che lei, essendo venuta a sapere che presto lui la raggiungerà, non ha più bisogno di nascondersi come fanno tutte le anime.

Il professore è, praticamente, un morto che cammina, un essere che ha già imboccato la strada del non ritorno.

E lui ha accettato la sentenza.

Non ha figli, Trudy non poteva averne, ha solo sua cognata, sfortunata moglie di suo fratello, che, vent'anni prima, se n'è andato oltreoceano per non fare più ritorno e la loro figlia, Kristel una ragazza di ventisette anni che, fortunatamente, ha ereditato più geni dallo zio che dal padre.

È laureanda in psichiatria, eserciterà la stessa professione dello zio Markus.

Il professor Markus Kusterman è stato un esimio accademico, docente di psichiatria all'Università di Humboldt ed ora, all'apice della sua carriera, ha abbandonato la cattedra e si sta impegnando ad accettare la fine.

In parte, qualche frammento della sua vita, se ne era già andato insieme a Trudy.

Nonostante conosca a fondo i meccanismi della mente ed i metodi scientifici per porre rimedio ai traumi agendo sull'amigdala, lui non è mai riuscito a curare se stesso e, di fronte alla morte, si è comportato come un qualsiasi essere umano che non è in grado di fronteggiare la sede delle emozioni.

Subito dopo la morte improvvisa della moglie, travolta da un'auto pirata, ha iniziato ad avere un declino fisico, oltre che emotivo, fino ad arrivare alla diagnosi finale, quella che, lui ne è certo, gli permetterà di ricongiungersi a Trudy.


Britta, sua cognata, è venuta a fargli visita.

Il professore ha sempre avuto un'istinto di protezione nei suoi confronti e in quelli di Kristel.

Quasi si sentisse in colpa per essere il fratello del suo sciagurato marito, per non aver saputo trovare, con lui, le parole giuste, quelle che mirano dritte al problema, quelle che ha sempre usato con i suoi pazienti.

Con suo fratello non ha avuto le stesse capacità, non è riuscito a ricondurlo alla ragione facendogli capire quelle che erano le sue responsabilità.

Klaus è sempre stato uno scapestrato, fin da bambino, uno spirito libero e ribelle e il professore, ancora oggi si chiede come mai ad un certo punto della sua vita, un giovane tanto inaffidabile sia riuscito a far innamorare una donna come Britta ma soprattutto perché l'abbia sposata e abbia messo al mondo una figlia.

Britta siede un po' impettita sul bordo del divano e il professore nota che la tazza di thè, trema leggermente nella sua mano.

Anche il suo sguardo è strano, ansioso e ogni tanto lei si ferma a fissarlo, apre appena le labbra, come se stesse per dire qualcosa ma poi tace.

"Cosa c'è Britta? Sei venuta qui per tirarmi su il morale?"

Lei lo guarda intensamente, gli occhi azzurri e grandi come due laghetti limpidi.

"Per qualcosa di più importante Markus, di infinitamente più importante. Qualcosa che non ti avrei mai detto se non sapessi che...."

"Che sto per andarmene all'altro mondo."

"Beh si, se il tempo che resta è poco è giusto che tu lo sappia subito. Anche se non riesco a trovare il coraggio per dirtelo."

"Di che si tratta Britta? Qualcosa di più sconvolgente della morte? Se ho accettato l'idea che presto me ne andrò, niente mi può turbare ormai."

"Markus, Kristel è tua figlia."

Il professore rimane con la tazza a mezz'aria poi si gira lentamente verso sua cognata.

"Stai scherzando vero?"

"Pensi che potrei scherzare su una cosa simile e in un momento del genere?"

"No, certo che no, hai ragione. Ma hai aspettato che fossi con un piede nella fossa per dirmelo?"

"Markus, Trudy è morta solo un anno fa e il tuo era un matrimonio felice. Pensi che sapendo di essere il padre di Kristel non sarebbe cambiato niente tra voi? Che tu saresti rimasto lo stesso con lei, con Kristel, con tuo fratello? Non volevo sconvolgerti per poi avere un effetto domino su tutta la famiglia."

"Hai ragione Britta ma accidenti! Venire a capere che sono padre quando mi resta così poco da vivere..."

Si alza dal divano e si accende una sigaretta nervosamente.

"Markus non devi fumare!"

Lui la guarda con un'espressione quasi sorridente, ironica.

"Mi fa male alla salute? Per favore Britta! Non dire stronzate!"

"Non siamo molto lucidi vero? Come quella sera di ventisette anni fa quando ebbi quella crisi di nervi perché Klaus era via da quattro mesi senza dare notizie e io non sapevo se essere più arrabbiata o più preoccupata."

"E io venni da te per aiutarti, mi sentivo irrazionalmente responsabile delle azioni di mio fratello. La serata più pazza della mia vita. Non avevo mai bevuto tanto e nemmeno tu ma pensai che farti prendere una leggere sbornia ti avrebbe aiutato ad allontanare tutto ciò che di razionale e oppressivo avevi nella mente, volevo darti un momento di leggerezza, di euforia. E lo avesti e anche io. Nell'ebbrezza dell'alcol, pensavo di darti un momento di tenerezza e felicità, quell'affetto e quelle attenzioni che mio fratello non ti dava. Ma andammo oltre, l'alcol può avere questi effetti, altera il senso della realtà, azzera il buon senso e la razionalità.

E già il giorno dopo avevo "analizzato" l'episodio, ritenendolo esente da colpa, mancando in noi, la volontà di commettere quell'atto. Non mi sono voluto sottrarre alla mia colpa, semplicemente è stata compiuta senza la volontà lucida e cosciente di attuare qualcosa di tanto sconsiderato. Del resto, entrambi, abbiamo più volte ricordato quella sera, come un pensiero onirico, qualcosa che abbiamo vissuto solo in un sogno, non abbiamo memoria del tempo, delle sensazioni, delle parole intercorse. La nostra colpa è stata quella di non esserci fermati col bere prima di perdere il controllo."

"Beh, Markus sei tu lo psichiatra e queste cose me le hai dette più volte e io le ho assimilate, le ho fatte mie. Per questo sono riuscita ad avere con Trudy un rapporto normale, senza provare particolari disagi."

"Ma Kristel lo sa?"

"No! Non lo ha mai saputo! Ti ama troppo e ha troppa stima di te perché io possa rischiare di rovinare quello che prova nei tuoi confronti dicendole la verità."

Il professore continua a passeggiare per la stanza mentre inizia a provare una strana inquietudine, un rifiuto, un moto di ribellione per il suo destino ormai tracciato.

Se fino a poco fa l'idea della morte imminente gli faceva accusare solo un senso di smarrimento che si dissolveva in fretta quando pensava ad un ricongiungimento con Trudy, ora sente di non riuscire più ad accettare la fine.

Quel senso di vuoto incolmabile e di solitudine sembra non provarli più, ora vorrebbe poter vivere ancora e a lungo per veder Kristel realizzarsi come donna e come medico, seguirla, consigliarla.

Ha una figlia, intelligente e bella, con una carriera che lui vorrebbe indirizzare verso il cammino migliore, essere il suo mentore, l'esempio da seguire.

"Sarò pazzo ma non mi voglio arrendere, lotterò con tutte le mie forze per combattere questo nemico che si è presentato proprio in un momento della mia vita in cui ho davvero voglia di vivere, dopo un anno di depressione e apatia, sento di avere un ruolo importante nella vita di una figlia che, forse, non saprà mai chi sono davvero per lei, ma alla quale voglio stare vicino, la voglio vivere questa paternità, in ritardo e in incognito, ma la voglio vivere." pensa il professore stringendo i pugni e facendo profondi respiri per calmare questa smania di avere la meglio sulla sua malattia.


Il professore, prima di essere uno psichiatra, è un medico, conosce a fondo questa macchina complessa, per alcuni versi ancora oscura, sconosciuta.

È cosciente della gravità del suo male ma sa che esiste la possibilità che l' incremento della mortalità da cancro sia favorito dall’angoscia della morte, dall'inevitabile tendenza a lasciarsi andare psicologicamente favorendo un abbassamento delle difese immunitarie.

La prima cosa che decide di fare è di andare da un amico e collega oncologo e, insieme, decidono il tipo di terapia che potrebbe essere più efficace per quel tipo di neoplasia.

Quindi dedica una particolare attenzione all'alimentazione, prediligendo cibi sani e che sono riconosciuti come stimolanti le difese immunitarie.

Non trascura nemmeno l'attività fisica, dedicando le prime ore del mattino, quando l'aria è ancora fresca, ad una corsa leggera che ripete al tramonto, per stimolare l'appetito.

Il professore inizia una nuova vita, socialmente più dinamica e stimolante, iniziando a frequentare colleghi e vecchi amici che non vedeva più da quando aveva perso Trudy.

Vive ignorando il suo male, sa di averlo ma lo considera come un semplice incidente di percorso, da superare col tempo, con pazienza e scrupolosità.

Ma non si fa illusioni.

Il suo è solo un tentativo di spingere il suo corpo a combattere la malattia, una speranza di autoguarigione, sostenuta dalle cure mediche.

Ma intanto aspetta quello che, per il medico che per primo gli ha diagnosticato il cancro, è un processo inevitabile, quello di un declino, nemmeno troppo lento.

Passa così un mese, durante il quale il professore si attiene scrupolosamente al suo nuovo stile di vita e non nota cambiamenti rilevanti, se non un leggero aumento nella capacità di concentrazione e di memoria.

Nel frattempo è diventato una presenza costante nella vita di Kristel, senza accorgersene, si comporta con lei proprio come farebbe un padre, quel padre che la ragazza ricorda appena.

La segue negli studi, le consiglia letture costruttive e Kristel gli fa continuamente domande, chiede sempre il suo parere, si consulta con lui se ha dei dubbi o qualcosa che non riesce ad afferrare in pieno.


L'estate è ormai agli sgoccioli, è settembre e al professore resta circa un mese di vita o, almeno, così dovrebbe essere.

Ma durante l'ultima visita fatta dal suo amico oncologo, il tumore sembra come inglobato in una capsula, chiuso, non ha prodotto metastasi e questo è un ottimo segnale per quel che riguarda la funzione difensiva del sistema immunitario che sembra essersi risvegliato improvvisamente e fagocita le cellule tumorali che, ogni giorno, il suo organismo produce.

L'oncologo è sorpreso dal fatto che il tumore si sia cristallizzato, come una malattia cronica.

Sono spariti gli stati confusionali e la limitazione del campo visivo, l'unico sintomo rimasto invariato è la presenza quotidiana di Trudy al suo fianco.

Non può toccarla, non può abbracciarla è una presenza incorporea ma può vederla e sentirla.

"Markus io penso che Kristel abbia il diritto di sapere chi sia suo padre." dice Trudy guardandolo negli occhi.

"Credo che né Britta, né io avremmo mai il coraggio di farle una rivelazione simile." taglia corto il professore provando un profondo imbarazzo nel parlare con sua moglie di una figlia avuta fuori dal matrimonio e, come non bastasse questo, con sua cognata.

"Non ritrarti caro, non sfuggire questo discorso, io, ormai, sono estranea a questo tipo di sofferenze, vivo in un'altra dimensione dove la gelosia, è uno di quei sentimenti prettamente umani che non mi toccano più."

"Perché mi leggi nel pensiero Trudy? Tu vivi in un'altra dimensione ma io vivo in questa e non posso fare a meno di sentirmi a disagio."

"Coraggio Markus, ce la puoi fare. Siete due medici e due studiosi della mente e sicuramente Kristel riuscirebbe a capire meglio di altri le condizioni particolari che hanno permesso a te e a Britta di metterla al mondo."

"Ci penserò ma ti renderai conto che non è una cosa facile."

"Nemmeno bloccare il tuo tumore deve essere stato facile eppure sembra che tu ci stia riuscendo. Abbi fiducia in te stesso...e in Kristel."


Dopo la conversazione avuta con Trudy, Markus parla della spinosa faccenda con Britta, evitando, ovviamente, di dire di essere stato incoraggiato a farlo da Trudy.

Dopo aver escluso categoricamente di far sapere a Trudy che lo zio Markus è suo padre, Britta si lascia convincere ma pone come condizione che sia lei stessa a dirglielo, in un momento in cui si trovano da sole.

Tre giorni dopo, il professore sta per uscire quando sente squillare il telefono. È Britta.

"Markus gliel'ho detto. È stato maledettamente difficile ma l'ho fatto. Le ho spiegato le condizioni particolari in cui è avvenuto il suo concepimento, che le tue intenzioni, inizialmente, erano solo quelle di aiutarmi in un momento di crollo psicologico e che tu eri la persona più adatta a farlo e poi le ho detto di come la situazione ci sia involontariamente sfuggita di mano."

"Come ha reagito?"

"In un modo incredibile. Mi ha detto che lo ha sempre sospettato. Sentiva di essere troppo simile a te, il suo istinto le diceva che eri più simile a un padre, per lei che ad uno zio.

Certo, ora è un po' turbata, ha ricevuto la conferma dei suoi sospetti ma mi ha anche detto una cosa molto bella. La mancanza di stima e il disprezzo che prova per il padre, le ha fatto sentire spesso la mancanza di una figura paterna e, anche se è nata da un tradimento, è contenta di averlo un padre ora e che questo padre sia tu."

Dopo la conversazione avuta con Britta, il professore si lascia cadere sulla poltrona e, subito dopo, sente una forza vitale scorrergli dentro le vene, quella vita che, ormai, doveva essere agli sgoccioli, la sente pulsare dentro, prepotente, si sente più vivo e lucido che mai, pieno di energia fisica e psichica.

Teme la morte, adesso, quel senso di inedia, di rassegnazione sono spariti per lasciar posto ad una grande voglia di vivere quello che, per lui, è un nuovo capitolo, una nuova vita del tutto inaspettata.

È meraviglioso che Kristel non provi rancore e riprovazione né per la madre, né per lui e che sia addirittura felice di sapere di esser sua figlia.


"Markus non so come spiegarmelo. Il tumore non è sparito ma sembra stia regredendo, ha perso un terzo delle sue dimensioni e, forse, ora possiamo operare. Davvero il tuo è un caso da manuale."

Il professore non è sorpreso dalle parole dell'oncologo.

Non si sente così bene da mesi.

Fa regolarmente jogging, ha preso qualche chilo e dorme regolarmente e serenamente.

I disturbi sono del tutto scomparsi, è come se in due o tre mesi, fosse ringiovanito di dieci anni.

E Trudy è scomparsa, non ha fatto più la sua apparizione nemmeno per congratularsi con lui per il bel rapporto con Kristel, né per la regressione della sua malattia.

Probabilmente non è più così vicino alla morte quindi non potrà più essere nemmeno vicino a Trudy.

Il professore non è un oncologo ma uno psichiatra ed ora è fermamente convinto di quello che ha sempre ritenuto impossibile, quantomeno non dimostrabile scientificamente.

Uno brusco cambiamento umorale, improvviso e fortemente positivo, ha messo in moto, in modo quasi esasperato, tutto il suo sistema di difesa, rafforzando sostanzialmente i benefici ricevuti dalle terapie farmacologiche.

Nessuno, a questo punto, sarà in grado di fare una prognosi al professore.

Nessuno ha la possibilità di sapere, nemmeno approssimativamente, quelle che sono le sue aspettative di vita.

Ma il progetto del professore, è quello di sconfiggere il cancro con l'aiuto dei farmaci ma soprattutto di se stesso, in un processo di autoguarigione che sicuramente sarà trascritto sui trattati di oncologia.
























Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×