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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

I tre mariti della principessa

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7 minuti

Pubblicato il 03 febbraio 2021 in Fiabe

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Caro Lettore,

questa fiaba,

che dedico ai bambini che popolano la tua vita,

si ispira a reali eventi storici, ormai lontani nel tempo.

Riesci ad individuarli?

​​​​​​​

(in neretto ci sono gli indizi)


« C’era una volta…»

«Un pezzo di legno!» dirà subito qualcuno, tanto per non sbagliare ancora una volta

«No, amici, siete in errore. C'era una volta un re».

Questo re viveva, circondato da una sfarzosa corte, in una città bellissima, ricca di arte e di meravigliose architetture. Aveva due figli e desiderava tanto una bambina. Perciò, quando la regina fu di nuovo incinta, consultò tutti gli indovini del regno, che lo rassicurarono in coro:

«Il suo desiderio sarà, certamente esaudito, Maestà»

E infatti, in un tiepido giorno d’aprile, nacque una bellissima bimba che fu chiamata Ofelia

Il re fece numerosi doni alla sua sposa: fiori, gioielli, abiti. Nulla gli sembrava abbastanza per la nascita di quella figlia che aveva il capo coperto di una bionda lanugine e gli occhi azzurri sotto l’opacità dello sguardo di neonata. Il re non stava più nella pelle e passava ore vicino alla sua culla ad osservarla dormire ed abbracciarla quando si svegliava.

Quando la principessa crebbe, molti furono i giovanotti che desiderarono sposarla: principi, duchi e marchesi facevano a gara ad offrire ricchi doni al sovrano, per ottenere la mano della fanciulla.

Infine lui decise di maritarla col figlio di un conte con cui aveva stretto alleanza contro l’imperatore che, col suo potente esercito, minacciava i suoi confini meridionali.

«Farò come volete padre, perché so che mi amate e volete la mia felicità» gli disse Ofelia.

Furono celebrate le nozze con canti e balli, la città, addobbata a festa, fece da magnifico scenario alla sfilata dello sposo che cavalcava maestoso, seguito da un corteo di dame e cavalieri nei loro abiti più belli. La principessa fu condotta all’altare da un padre emozionatissimo, indossando ricchi gioielli e uno splendido abito, intessuto con fili d’oro e d’argento, il cui lungo strascico era sorretto da giovani damigelle biancovestite.

Ma, poiché il cuore dello sposo, era stato donato ad un’altra donna già prima delle nozze imposte, il matrimonio non si rivelò molto felice e Ofelia si trovò spesso sola, ad attendere il ritorno del marito che, essendo anche un capitano di ventura, era spesso lontano a guerreggiare.

Intanto, i fratelli della principessa, Orlando e Rolando, che erano due giovanotti molto ardimentosi, si misero entrambi al servizio del re, loro padre che desiderava conquistare nuove terre per ingrandire il suo reame. Tutti e due aspiravano alla nomina di “Capitano generale” dell’esercito paterno. Perciò, quando infine il re scelse, per ricoprire l’alta carica, il figlio minore Rolando suo fratello Orlando si infuriò. Si ritirò nella sua camera, buttò a terra il berretto e, urlando e maledicendo il destino, distrusse arredi e mobili. Poi si calmò:

«Sono io il figlio maggiore, quel posto sarebbe dovuto toccare a me! Costi quel che costi, sarò io il Capitano Generale dell’esercito». Ardimentoso sì, ma con un animo nero come una notte senza luna, decise di vendicarsi del fratello. E fu così che lo attirò in un tranello, dandogli un appuntamento in una taverna sul lungofiume, per festeggiare insieme. Ma, appena Rolando scese da cavallo lui, indossando una scura maschera per non farsi riconoscere, lo aggredì, lo pugnalò a morte e ne gettò il cadavere nel fiume.

Il re pianse calde lacrime sulla perdita di quel figlio adorato, ma poi si risolse ad affidare a Orlando la guida del suo esercito.

Intanto Ofelia, stanca delle lunghe attese e del disamore che il marito le dimostrava si lamentò col padre, il quale, con un proclama a tutto il regno, dichiarò che il matrimonio non era valido.

Suo marito, il conte, deluso nel vedersi privare di una così prestigiosa parentela, cercò vanamente di opporsi. Ma alla fine dovette arrendersi e concedere il divorzio, non senza, però, rinunciare alla vendetta, mettendo in giro dicerie e false accuse nei confronti del re e della principessa.

Ofelia se ne dispiacque assai e, per lenire il dolore che queste le procuravano, si ritirò in una villa di campagna, insieme alle amiche che cercavano di consolarla.

Nel frattempo, come spesso succede, cambiarono le alleanze e il grande nemico del re, l’imperatore fece con lui una coalizione per suggellare la comune fame di conquista a scapito dei potenti regnanti delle terre settentrionali.

Così, su proposta dell’anima nera di suo fratello Orlando, un nuovo matrimonio si profilò all’orizzonte per la principessa, poiché anche Riccardo, il figlio dell’imperatore, era scapolo e alla ricerca di una moglie con cui condividere la vita.

«Bambina mia, sei giovane e bella. È giunto il momento di abbandonare la tristezza e trovare un nuovo marito, con cui, ti prometto, sarai felice»

Anche stavolta, la principessa, fidandosi del padre tanto amato, accettò.

Sorpresa!

Come nelle migliori tradizioni fiabesche, appena i due si incontrarono, scattò tra loro la scintilla dell’amore. Furono giorni di letizia per i due sposi che erano ammirati da tutti durante le feste e i balli a palazzo, apprezzati dagli ambasciatori stranieri per la loro cortesia, festeggiati dalla popolazione che li adorava. E, infine, accrebbero la loro gioia diventando genitori di un bellissimo bambino, con gli occhi azzurri e i capelli biondi come la madre.

Tutto ciò provocò l’invidia di Orlando che cominciava a temere che il padre gli preferisse Riccardo, come successore al trono. Perciò ordinò ai suoi sgherri di ucciderlo durante una battuta di caccia, per far passare l’omicidio come se fosse un incidente.

Ma così non fu, perché il principe, seppure gravemente ferito, fu immediatamente soccorso e portato negli appartamenti della sua sposa, che lo curò amorevolmente, impedendo, per paura, a chiunque di avvicinarlo, fino alla sua completa guarigione.

Schiumando di rabbia, Orlando promise a sé stesso:

«Quel che non è stato, sarà»

Infatti mise di guardia nella via di fronte al palazzo il suo migliore arciere. Quando Riccardo, ormai rimessosi dal grave attentato, si affacciò alla finestra per prendere un po’ d’aria dopo la lunga convalescenza, fu raggiunto da una fatale freccia che lo trapassò da parte a parte, uccidendolo sul colpo.

Il dolore di Ofelia fu enorme, non riusciva più a smettere di piangere e viveva in uno stato di continua malinconia, sempre sussurrando:

«Non mi sposerò mai più, perché i miei mariti sono malcapitati»

Intanto il re e suo figlio Orlando, sempre assetati di nuove conquiste, dichiararono guerra agli stati vicini, con lo scopo di ingrandire i loro confini e diventare sempre più ricchi e potenti.

Dovendosi quindi assentare dal regno, per recarsi sui campi di battaglia, sua maestà nominò Ofelia reggente in sua vece, sperando che il compito la distraesse dal dispiacere.

Anche se molto provata dal lutto, la principessa si accinse all’impresa, amministrando la giustizia, favorendo gli artisti, aiutando i poveri e ricevendo gli ambasciatori. La fama della sua grazia e del suo buongoverno giunse molto lontano.

E da lontano giunse un bel cavaliere che, inginocchiandosi ai suoi piedi le disse:

«Principessa Ofelia vuoi sposarmi? Sono il signore di un piccolo stato a molti kilometri di distanza da qui. Non posso offrirti grandi ricchezze, né lo splendore della città in cui adesso vivi. Ma prometto di amarti e rispettarti sempre, di condividere con te gioie e dolori e di non lasciarti mai sola».

Queste parole raggiunsero direttamente il suo cuore tanto più che lei desiderava allontanarsi dalla patria che così tanti dispiaceri le aveva dato.

Il terzo matrimonio trovò il consenso del re suo padre che non ne poteva più di vederla tanto afflitta e del fratello che così non doveva temere rivali nella successione al trono.

Dopo un lunghissimo viaggio, che durò quasi un mese, finalmente i due sposi giunsero alla loro residenza. Da allora in poi i giorni si susseguirono tranquilli e sereni, allietati dalla nascita dei figli e delle figlie che contribuirono, come tutti i bambini, a rendere i due regali genitori sempre più felici e contenti.


Hai raccolto la sfida

e pensi di aver indovinato?

Oppure

ci hai rinunciato?

In ogni caso, tra qualche tempo,

l’enigma ti verrà svelato


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