scrivi

Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine I 7

I 7 - parte 15

56 visualizzazioni

10 minuti

Pubblicato il 25 marzo 2020 in Avventura

Tags: #comics #fantascienza #giovani #supereroi #superpoteri

0

I due uomini erano molto nervosi. Indossavano delle “tute di Faraday”, ovvero delle specie di armature in maglia metallica che, unite ad altre tute in materiale simile al lattice indossate proprio a contatto con la pelle, erano capaci di isolare il corpo di chi la indossa da qualsiasi campo elettrico ed elettromagnetico. Percorsero il lungo corridoio lentamente, cercando di non fare rumore.

Entrambi imbracciavano strani fucili di plastica. Sudavano dallo stress.

Era passata quasi mezz’ora dal furbo tentativo di fuga di Valeria. George aveva subito messo in atto delle contromisure.


Poco prima aveva spiegato loro, mentre indossavano quegli strani indumenti e si trovavano in una stanza molto distante da quella dov’era rinchiusa la pericolosa “Multipotere” (nella scorsa parte è stato Lansing in persona a rivelarlo: se avete la memoria corta non è colpa mia): -Il vostro compito è recuperare Alvaro e sedare Valiera. Leggo dalle vostre espressioni che siete terrorizzati, ma vi garantisco che queste tute vi basteranno: dovete solo essere veloci. Quando arriverete vi occuperete prima di portar via Alvaro e sarà facile perché lei non potrà percepirvi, così isolati...-

Uno dei due, un bel ragazzo biondo con gli occhi azzurri che poteva sembrare un surfista californiano ma in realtà era siciliano al 1000% (probabilmente di origine normanna), aveva osservato con grande preoccupazione: -Quindi potrebbe percepirci anche attraverso tutto quel cemento?-

-Ah sì, certo!- aveva risposto Lansing quasi divertito mentre supervisionava la loro vestizione, aiutata da altri soldati ben più rilassati perché sapevano di non dover avvicinarsi a Vì: -Lei controlla esseri viventi, macchinari ed apparecchiature tramite impulsi elettrici e può percepire qualsiasi cosa funzioni con un minimo di elettricità anche a qualche centinaio di metri di distanza. Queste tute le impediranno di rendersi conto della vostra presenza e poi, quando avrete portato Alvaro al sicuro in questa stanza, di prendere il controllo dei vostri corpi una volta che tornerete lì, aprirete la porta e la sederete-.

Il ragazzo “siculo normanno” era rimasto atterrito, non riuscendo a proferire altre parole: i due colleghi che gli stavano sistemando la tuta metallica lo spostavano come se fosse un manichino, e a malapena quello sbatteva gli occhi. Il suo “fortunato” compagno di missione era pure lui biondino ma aveva un viso meno perfetto soprattutto per il naso “da pugile”, che comunque gli donava fascino e lo rendeva molto interessante. Era decisamente più “piazzato” fisicamente ed indubbiamente faceva parte di quel tipo di uomo con cui non vorresti mai litigare; tuttavia in quel frangente a malapena era riuscito a domandare: -Lei...lei sta dicendo che dobbiamo entrare in quella stanza? Do...do...dobbiamo entrare nella stanza dove c’è lei?-

-Esattamente! L’ho detto fin da subito che il vostro compito consiste nel recuperare Alvaro affinché possiamo prestar lui soccorso, e sedare Valiera!!!-

-Ma ci ucciderà!!!-

-Ho scelto voi perché avete un fattore rigenerativo molto alto: se sarete veloci non farà in tempo ad uccidervi. Avete a disposizione 10 dardi sedanti a testa...-

-Ma perché dobbiamo sedarla? Non basta recuperare Alvaro??? E’ chiusa là dentro!!!!-

-Voglio parlare con lei di persona e, per fare questo, ho bisogno di spostarla da lì. Era una cosa che avevamo già programmato, infatti la sua nuova “stanza” è già pronta...-

Naso da pugile, a quel punto, senza pensarci due volte aveva chiesto come mai “testarossa” non fosse stata sistemata nell’altra stanza fin dal suo arrivo, ovvero quando già si trovava in sedazione profonda e Lansing si era messo a spiegargli in modo disponibile: -Volevo vedere come si sarebbe comportata: è completamente imprevedibile e, per quanto ne sappiamo, avrebbe addirittura potuto scegliere di collaborare spontaneamente...-

-Ma ha quasi fatto suicidare Alvaro...-

A quel punto George gli si era avvicinato, rispondendo con un tono di voce sempre tranquillissimo ma che, unito a quanto aveva detto, aveva fatto come vibrare di puro terrore le ossa del malcapitato soldato: -Già, e infatti ora la spostiamo grazie a voi. Vedi, caro, Valiera non possiede una grande forza fisica ma è straordinariamente agile ed i suoi denti sono devastanti: possono estendersi e diventare vere e proprie zanne...-

-Estendersi? Non li ha già abbastanza lunghi di suo?-

-A riposo sono sui 3 cm, in realtà poco più lunghi di normali canini da Sapiens Sapiens anche se sembra di più perché la loro forma appuntita fa molta scena; ma aumentano in lunghezza fino a raggiungere i 10 centimetri-

-10 centimetri?- e naso da pugile aveva assunto il colore di un foglio di carta da stampante.

-Esattamente, come una tigre: proprio a quel felino si sono ispirati gli scienziati cinesi che li hanno progettati, realizzati e impiantati su di lei. Sono estremamente complessi nel loro funzionamento, veri capolavori di bioingegneria e biomeccanica e sono fatti di una lega di oro, platino e titanio, che li rende praticamente indistruttibili. A Fuling hanno pensato che, da un punto di vista puramente fisico, la ragazza non avesse vere e proprie armi offensive e quindi gliene hanno fornita una...anzi 4. Appena entrerai proverà a controllarti, non ci riuscirà e capirà subito che è per la strana tuta che indossi… A quel punto si avventerà su di te e la strapperà a morsi, infliggendoti profondissime ferite: ipotizzo che punti al collo o ad un arto, che potrebbe strapparti via con grande facilità...-

-Oddio...ma...ma Signore...io e Tino non possiamo farci ricrescere braccia o gambe! Entrambi guariamo molto rapidamente dalle ferite; ma non possiamo rigenerare arti o altre parti dei nostri corpi!!!!-

-Per questo Tino deve essere veloce e riuscire a sedarla prima che ti riduca troppo male o ti uccida… Tu farai da esca, lui la metterà temporaneamente KO-.

Non ho la bravura di descrivere così bene l’espressione che apparve sulla faccia del povero “naso da pugile” dopo che ebbe sentito la frase “tu farai da esca” ed è un peccato...ma provate ad immaginarvela.

Non appena la vestizione fu terminata ai due sventurati erano stati consegnati quei fucili spara-siringhe hi-tech e Lansing aveva dato loro l’ultima direttiva, la più importante:

-Allora...le vostre munizioni hanno aghi in una lega di niobio e molibdeno...-

-Fatti appositamente per penetrare la sua pelle?- ritenne logico ipotizzare Tino, mentre naso da pugile pareva aver perso la capacità di parlare.

George sorrise: oggettivamente l’americano era davvero uno splendido uomo di mezza età (apparente) e sembrava uscito direttamente da un vecchio film di Hollywood degli anni ‘40 del ‘900 -Nah...Non puoi scalfire la sua pelle nemmeno con un’atomica e lo dico perché ci hanno provato i russi nel 1965 piazzandola, agghindata con una bella divisa dell’Armata Rossa, sopra al punto dove avevano calato la bomba per il Chagan Test. Dopo l’esplosione da 124 kilotoni si son ritrovati con un cratere di 400 metri di diametro e 100 di profondità che adesso è il Lago Chagan, e Valiera nuda e tutta sporca di terra che rideva come una matta, senza un graffio e molto divertita...-

-Ma allora come possiamo riuscire a sedarla?-

-Come ho fatto io quando sono andato a prenderla in Italia: sfruttando una piccola area sul retro della coscia destra, appena sopra al ginocchio, che è appositamente meno resistente per permettere a chi di dovere di poterla sedare o iniettarle roba per fare dei test...ovviamente sempre non con aghi normali...-

Il bel siciliano avrebbe voluto perlomeno sollevare qualche dubbio su quanto sarebbe stato difficile riuscire a colpire con un dardo un’area tanto limitata del corpo della Rossa, oltretutto già di per sé di dimensioni abbastanza contenute, mentre quella sarebbe stata intenta a sbranare e smembrare il suo compagno di missione; ma restò in silenzio per l’egoistica ma sensata paura di vedersi punito facendo lui da esca.

Vi lascio immaginare in che stato mentale Tino e soprattutto Naso da Pugile si fossero avventurati attraverso il lunghissimo corridoio del piano interrato numero 3, con gli unici suoni rappresentati dai loro respiri affannosi e dai rumori metallici che le tute di Faraday facevano ad ogni loro movimento, rendendo l’atmosfera ancora più angosciosa.

Mentre si avvicinavano al corpo privo di sensi di Alvaro, che aveva la fronte ferita ma nulla di grave, un’immagine si formò nella mente di Naso da Pugile ed era quella che aveva sentito descrivere poco prima da Lansing: una Valiera nuda con capelli, viso e corpo tutti sporchi di terra che rideva in modo abbastanza disturbante, sul fondo di un cratere gigantesco.

No, fanciulle e fanciulli, quel disgraziato non avrebbe potuto rifiutare il gravoso compito che gli era stato assegnato… Anzi, avrebbe potuto tranquillamente rifiutare, ma sarebbe stato giustiziato seduta stante: nonostante i modi apparentemente gentili e gioviali, George Lansing non era un tipo che andava per il sottile!

Quando raggiunsero Alvaro entrambi si voltarono con terrore a fissare per qualche istante la porta della stanza dov’era rinchiusa Vì. Ripresero fiato e portarono via il malconcio teleporta.

Valeria, dal canto suo, come teorizzato dall’Illusore che era riuscito nell’apparentemente impossibile compito di catturarla, non percepì alcunché (lo spessore del cemento la isolava dai rumori e le tute di Faraday dagli impulsi elettrici dei cervelli delle persone al di fuori dalla stanza) e continuò a starsene semi sdraiata sul letto, dove era tornata a leggere “the truth about the wunderwaffe”.

Non appena ebbero consegnato Alvaro ad altri loro colleghi, che subito lo misero su una barella dotata di ruote e si diressero verso un ascensore, George consegnò la chiave della porta a “naso da pugile” e li incitò così: -Bravi ragazzi, perfetto; ora tornate lì, aprite quella porta e sedate quella piccola bastarda!!-


Tornarono di fronte alla porta di acciaio in pochi attimi e, nonostante il terrore che li attanagliava, l’atmosfera ovattata di quel sotterraneo di cemento armato e gli angoscianti rumori emessi dalle loro tute metalliche, il tempo non sembrò loro dilatato.

Si scambiarono uno sguardo e Tino si sistemò addosso al muro alla sinistra del collega: la porta si apriva verso l’esterno proprio da quel lato e avrebbe occultato del tutto la sua presenza al loro obbiettivo.

Un respiro profondo…

Secondo respiro profondo, e nasodapugile (ma in quanti modi l’ho scritto?) tirò fuori la lunga chiave e la avvicinò alla serratura: avrebbe dovuto aspettare di sentir suonare il telefono perché quello era il diversivo escogitato da Lansing affinché la loro prigioniera non si accorgesse che qualcuno stava aprendo la porta.

Terzo respiro profondo...la mano che reggeva la chiave tremava in maniera vistosa.

Quarto respiro profondo: il telefono della stanza di Valeria squillò.

Nasodapugile, tremando come una foglia, infilò la chiave e fece un quinto respiro profondo.

Sesto respiro profondo: con brividi di terrore ormai quasi assimilabili a crisi epilettiche ed ettolitri di sudore che ristagnavano dentro la tuta in lattice NasoDaPugile fece fare alla chiave quattro giri in modo lento e cercando di fare il meno rumore possibile mentre intanto, dall’interno, si sentì la Multipotere dalla pelle alabastrina rispondere in tono scocciato: -Ok, George: che c’è? Come sta Alvaro? Forse ha un leggero mal di testa?-

Settimo respiro profondo: Nasodapugile spalancò la porta di acciaio e la vide seduta sul letto, con la schiena appoggiata alla parete e le gambe piegate per usare le cosce come leggio…

Lei lo guardò, e riattaccò il telefono con calma. Sistemò nuovamente il foglietto piegato in due di carta igienica nel libro e appoggiò quest’ultimo sul comodino, perfettamente dritto rispetto al perimetro del mobile.

Nasodapugile non l’aveva ancora vista dal vivo, e la trovò davvero bellissima: per un secondo, solo un secondo, la paura quasi scomparve e la sua attenzione si focalizzò unicamente sull’avvenenza di quella minuta ragazza dai boccoli rossi, grandi occhi verdi, viso ornato da graziose efelidi e nasino alla francese.

Lei passò in una posizione in ginocchio e si sporse in direzione della porta, come per poter osservare meglio quella strana figura umanoide metallica…

Gli occhi della Rossa divennero tutti neri e il soldato, d’istinto, sparò due dardi contro di lei: andarono entrambi a segno ma le rimbalzarono addosso, atterrando lontano dal letto con quei robustissimi aghi piegati in modo incredibile. Gli occhi di Valeria tornarono normali e, afferrata e tirata la maglia dal fondo per poterla controllare meglio, constatò con disappunto: -Io adoravo questa maglia della Roma: la considero una delle più belle maglie da calcio di sempre. Gli hai fatto due buchi e, in questo caso, non avrò più rimpianti quando poi sarà completamente zuppa del tuo sangue...-

Gli mostrò i denti e lui si sentì morire; li estese fino alla massima lunghezza ed al povero Nasodapugile le gambe cedettero...


CONTINUA...


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×