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Una storia di DomenicoDeFerraro

PRIMAVERA IMPROVVISAZIONI SWING

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6 minuti

Pubblicato il 01 aprile 2021 in Poesia

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PRIMAVERA IMPROVVISAZIONI SWING


Primavera , porta la pasqua , improvviso da solo un mio swing trascinandomi nel desolato mattino in questa città in bilico sul mare , con il mio canto in bocca , con il mio cuore in frantumi. Le mie intuizioni prendono il volo , verso altri intendimenti si divertono con vari versi saltellanti . Giungo fuori la stazione ferroviaria , gigantesca e tetra dalle mascelle d’acciaio , dall’alito fetido. Con una bocca bagnata di vino tracannato , dentro cantine ,ove si consuma la vita ed il senso di se stessi. Entro nell’ampia sala d’attesa in questa domenica delle palme con il mio vestito di versi fatto su misura da un sarto dall’accento francese . In tasca ho un libro , nella testa , molti versi felici , altri tristi come il tempo trascorso.


Il mio tempo è trascorso , con le mie poesie , con le mie canzoni zoppicanti per strade desolate , dirette in altri luoghi ed in altre cicliche dimensioni che riassumano il sopravvivere nella logica del creare. Lo scrivere mi ha spinto a perseguire la verità come io lo immaginata o come appare in quella sua perdurante utopia che avvelena l’animo mio, avvelena l’aria che respiro. Sulle panchine seggono diversi vagabondi , immobili nel loro dolore e nell’ora desta scocca e rintocca il canto dei disperati .I vagabondi affamati d’amore , mangiano un tozzo di pane, in compagnia di dolci canzone nella domenica delle palme.


Io viaggerò verso altre mete

Nella freddezza dell’essere diverso

Nella morte che reclama l’amore

La musica è quella cosa che dovrebbe rendermi vivo

Io mi trastullo nel mesto canto primaverile

Tutto scorre

Sono solo, ma non mi sento male

Le donne ti tradiscono sempre con un altro più ricco

Il jazz , mi arricchisce e vince i miei pregiudizi

Io vado oltre

Io canto il mio mondo

Mi fermo per un attimo, incredulo a guardare la sofferenza altrui.

Poi il treno entra nella pancia della città il quale mi porterà lontano , verso quello che vorrei , verso altri giorni , coloranti il mio dire ed il mio coraggio , il mio ridere , il mio nome, il vivere e sapere di essere un altro assai diverso.

Una signorina mi saluta

Io rimango in ascolto in quello che sento

Io sono il viandante

Questa è la mia storia

Questo cartone , il mio giaciglio dove dormo

Questo è il mio corpo

Queste le mie scarpe

Questo il mio viaggio

Nella redenzione si racchiudono i tanti respiri affannosi

Svanisce il viandante

E con lui svanisce questa scena in questa storia.


Le albe dei disperati sono chiare , come l’aria gelida che entra dentro le ossa. Ed io aspetto , ancora il treno della libertà che mi porterà oltre quello che credo , in questa domenica delle palme. Sono ancora qui a sera , sotto la stazione dalle grandi mascelle , con il mio corpo peloso , il mio capo pelato. Morbidi sono i sogni e questa vita fugge via tra i miei versi improvvisati , tra le mie canzoni preferite , con la melodia che rende il mio viaggio , un tragitto allegro dentro un vagone di seconda classe . All’arrivo , alla mia meta , trovo tanta gente intorno a me , alcune donne donano il loro cuore ai loro uomini in diversi momenti , c’è chi corre a cavallo di un manico di scopa, mentre c’è chi subito riparte per scoprire alfine che l’esistenza è breve come il fiorire di un bocciolo di rosa selvatica . Finalmente è giunta la primavera.


C’è gente di varie religione nei vagoni della metro. Attraversano la città come fosse il mare rosso che ti congiunge nell’immaginare altri mondi. Ora tutto continua , come una corda tesa tra due versi , tra questa canzone ed il resto del mondo.

Ci si incontra nel viaggio , sotto la veste di venere in quel tenero ventre che racchiude la verità desiderata.


Ho ascoltato le voci degli ultimi

Ho letto la Divina Commedia

Ho sfogliato il Decamerone

Poi mi sono lavato la faccia con acqua di mare

E nel silenzio mi sono arreso al senso di me stesso all’estremo tentativo di vivere una vita aldilà del bene e del male.


Quando avrò spento il mio intimo fuoco, la cenere rimarrà da sola.

Qualcuno mi dica dove andare in questa tormenta di versi e tristi canzoni.

Chi mi prende per mano

Chi urla il mio nome nel vuoto della storia

Chi prende la mia mano e mi dice ti amo

Io in preda ad una crisi di ansia

Io a piedi lungo il corso principale

Io alle quattro di mattino dopo aver bevuto un po’ di vino

Con tanta voglia di fuggire lontano.

Io che non ho capito un accidente

Chi busserà alla mia porta di casa in questo trapasso

La festa sarà domani ed io aspetto l’angelo benedetto

Tre colombe mi seggono sopra le gambe tubano tra loro.

Il colore rosso dei pensieri, ruotano intorno alla mia testa

Tre colombe volano nel mio universo immaginario.

Sono tre idee ribelle.

Sono le visioni prodotte da questo vino che bevo in silenzio

Sono il tutto ed il resto di nulla

Sono la mia poesia che prende piede

Ecco dove ho lasciato la mia anima appesa su quell’accento

Non mi dici nulla ?

Sei uno scapestrato

Mi sono venduto l’anima al diavolo

Oh mio Dio , chiamate il curato

Chi corre a vedere

Chi cova vendetta

Chi dice sei bella

Io t’aspetto sotto casa

Con te vorrei andare a Parigi

Io non viaggio con gli sconosciuti

Come dici io sono tuo marito

Io ti ho voluto bene

Mi scusi mi sa dire se questa è rue des mille ?

Io sono di Napoli

Di Napolììììì

Che bella città ci sono stata nel quarantatré

Ero militare ,mi portarono in un bordello nei pressi di Mergellina

Eh dico dove vai ?

Io sono tua moglie

Non diciamo bugie

Lo so hanno, le gambe lunghe

Le mie sono più belle

Ed io arrossisco al sole di Mezzogiorno

Il gallo canta una ave Maria

Una sirena fa il bagno a Santa Lucia

Io dirigo il traffico

E tutto il resto è jazz

Primavera

Venere e vino

Ritmo e rime ed altre improvvisazioni pasquali.


Giungerà la morte ballando intorno al corpo del redentore ed il canto si udirà per città e paesi in lungo e in largo s’udirà come portato dal vento che viene e va , vestendo di malinconia questa vita che rincorsi in pigri pomeriggi ai limiti della ragione. Ed il mio canto salirà lentamente come fosse portato con mano dal signore del cielo e della terra verso ogni uomo di buona volontà. Voce s’udirà in ogni vicolo, s’udirà giù al porto dove scendono i viaggiatori dalle grandi navi.

Sono ad un passo dal cadere dentro una fossa

Sono un cretino che galleggia nel vuoto della sua storia

Sono questo ritmo jazz che mi mette i brividi addosso

Sono e non sono il mio improvvisare

Vita di se piena e cruenta , come questo canto innocente

Come le lacrime scese lungo la croce di legno di nostro signore.

Pecorelle pensieri ,sparse nel gregge di un pastore

La danza del capro

La spaccata della pecora

Inni e canti , le pecore belano

Senza senso , ballano intorno a me

Hehi vuoi venire a giocare con me , con il cane

Non ci vogliono venire ho da fare

Sei ancora arrabbiato con me

Io arrotolo il gomitolo dei miei racconti

Ho una lunga scia di versi da mostrare

Una rima dentro un ritmo

Tante parole da cantare

Sono stato a New Orleans

Ci sono stato con la mia poesia

Dopo essere morto, dopo essere risorto

Improvvisazioni swing






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