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Una storia di DomenicoDeFerraro

CANZONE INFELICE

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4 minuti

Pubblicato il 11 marzo 2019 in Poesia

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CANZONE INFELICE




Ho attraversato il mondo dei sogni come un viaggiatore incallito, come un verme che esce dalla terra ed esulta nel nome del signore. Come colui che cerca una sua salvezza , su di un isola felice , un lido ove poter riposare. Ed ero nell’ora prossima alla morte, con il mio fido scudiero ho cercato di capire chi ero . Nell’attimo più prossimo vidi tre angeli seduti sopra un masso che parlavano tra loro , ed ebbi paura e cercai di reagire al male che m’incuteva timore. Come una virgola dimenticata tra un rigo macchiato d’inchiostro nell’ora prossima al trapasso me ne andai con alcuni demoni per il cielo cantando . Giunsi all’inferno, fischiando allegre arie tra canti antichi. Cercando di capire , nell’onore ferito, morire mi sembrò assai vano. Un gatto randagio, correva per sotto i muri , arruffato , scorticato, appiccicate con tutte la gente. Na iatta nera nu poco mignotta che pensa che lo munno possa essere migliore ,senza cani , senza re o regine . E si sono fatte l’otto e nu tengo chiù pazienza , mezzo a questo bardello mi vendo l’anima, poi m’accate un gelato , passeggio e penso che potrei essere felice se domani non vado a faticare.


Non ci sono scuse, mezzi termini al mio dire fallace, con illusioni e speranze siamo rimasti fuori la porta e nessuno vuole aprirci . Neppure i santi ed angeli rispondono , nemmeno ò parrucchiano , per giunta ha lasciato detto che non vuole scocciature. Cosi mezzo a tanti guai in mezzo questo giardino. Sentene canzone e l’ addore de maccheroni , guardando l’onde del mare che trase ed esce dagli anfratti silenziosi , mare vezzoso , addiruso un poco briaco, schiumeggia e biancheggia una immagine ai confini del mondo.

Forse sarebbe stato bello, essere onesti , forse avrei fatto bene a chiarirmi ad essere sincero, ma come le onde cosi il tempo porta via la voce delle creature. Urla che vanno lontano, nell’eco dei giorni solitari , strappati alla loro innocenza, appucundruti , sconosciuti dentro una ragione che nun tene fine. Sarebbe stato bello, piangere, ridere ricominciare tutto da capo. Andare a piedi fino alla chiesa del buon consiglio in compagnia di un angelo o di una baldracca di una cianciosa straniera dagli occhi chiari. E me l’avrei baciata sotto ad un portone ,mi avrei arricriato poi sfrastriato m’avesse avasciato lo cazone in questa stupida canzone , m’avesse fatto russo teneramente tenendo in mente li tanti peccati, le tante delusioni.


Si fosse ora con una bella guagliona, una bella ciaciona nu poco brigante con due zizze toste , con una capa ossigenata , tre orecchini , una pistola dentro la sacca, si fosse un delinquente in riva al mare m’avesse accise poi sarei risorto tre giorni dopo come nostro signore . Ma tutto scorre il tempo , con le sue domande e mentre mi rivesto , ripenso a mia madre a tutte i guai che lei ha passato, penso a ieri a cosa ero , su una fermata dell’autobus tra tanti errori che galleggiano su d’un fiume di merda fino a Parigi . Non posso credere che tutto sia stato un errore qualsiasi, uno sbaglio , una storia senza cape e senza coda, senza donne che mondo sarebbe questo. Ed il mare mi culla dentro una realtà millenaria ed io sono il signore ed il re dei tuoi amori. Ed il mare s’apre a mille interrogativi , dilemmi ed apologie di reati in mille ed altre logiche di partito , andando con l’animo ferito , provo a nuotare a rimanere a galla . Sarei stato un gagliardo gallo ma non credo alle favole e forse ora sarà meglio ripartire , ritornare a casa, riscrivere ogni cosa. Trovo ridicolo ogni ricordo ed ogni dolore. Sento le voci delle ragazze che attraversano la strada di sera , svelte e leste, figlie della lussuria, figlie della sera . Ma questa è un altra storia ed un altro modo di vedere il mondo.


Il silenzio è cosi intenso i pensieri galoppano a mille all’ora , vengono, ritornano, s’allontanano , timidi e snelli , reclusi nel germe di un giorno disperato. Si aspetta , l’amore, la morte, le stagioni future ed il mondo dona il suo cuore nel viaggio intrapreso, il senso di essere ancora un uomo libero . Navigo oltre il mio dolore ed oltre le mie possibilità , sono là dove credo sia giusto essere poi l’oscurità m’inghiotte, mi rende prigioniero di ciò che sono e la città si strige intorno a me come una madre vicino ad un figlio ed io riposo nel tempo , trascorso. Continuo a vivere tra mille versi scritti in fretta tra i tanti dolori spesi . Versi che esuli nel viaggio intrapreso, rendono il mio dire un tentativo di vivere aldilà del bene e del male, oltre ogni morale. Io sono l’alfa e l’omega, io sono il principio e la fine , sono il mare in tempesta , sono qui nella sera che canto il mio dolore, il mio viaggio, oltre ogni meraviglia , annego nei ricordi che mi hanno reso signore di questi frivoli versi.

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