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Una storia di utente_cancellato

I multipli di zero

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7 minuti

Pubblicato il 24 marzo 2021 in Altro

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Più di un cavallo libero nelle praterie del Wyoming, più di un’imbarcazione in mezzo all’oceano Atlantico. Quella solitudine era un ragazzo lungo il viale alberato che una volta arrivata l’ora di cena si svuotava di tutto e di tutti. Solo qualche poco di buono o qualcuno che si perdeva era solito attraversarlo. Quella sera, però, nessuno era rimasto ancora in strada. L’acqua non si fermava più, scendendo come una benedizione, nonostante non fosse un temporale vero e proprio. Almeno aveva qualcuno o qualcosa di compagnia il ragazzo pure se non si fosse mai sentito prima che una pioggerellina potesse far sentire meno soli. E invece era così che accadeva quel pomeriggio o forse quella sera che dir si voglia. E chi si sarebbe mai stupito più di tanto di fronte a questo racconto? In fondo gli elementi erano due: il ragazzo e la pioggia. Anzi, c’era anche la sua inseparabile amica che aveva sotto di sé: la sua bicicletta. Un po’ malandata, arrugginita, ma aveva comunque un paio di pedali per continuare a muoversi. Poi, semmai non fosse bastato, per far vedere a quella notte che non sarebbe stata lei a surclassare e anche per farle vedere di che pasta fosse fatto, il ragazzo iniziò a parlare da solo, un po’ più in là dell’introspezione, come se ci fosse un'altra persona davanti a lui. Ma questo era solamente ciò che quel ragazzo voleva perché in quel pomeriggio o sera che dir si voglia non si trovava lì, nel viale alberato e non si poteva dire neanche che non ci fosse nessuno: la piazza era colma di gente, ragazzi come lui in carne ed ossa e non immaginari, famiglie, signori anziani. E lui era lì, fermo, con le gambe accavallate, fumando come sempre faceva verso quell’ora e in quell’angolo della città, su una di quelle grandi panchine. Vicino a lui tanti ragazzi, persone che lui stesso conosceva anche, di quelli che si vedevano spesso quando andava a studiare. Ed ora? Qualcuno si sarebbe stupito se vi avessero detto che quel ragazzo continuava a sentirsi solo? Probabilmente nessuno o forse tutti, sicuramente almeno qualcuno. Più o meno era questa la confusione che regnava nella sua testa. Una paradossale moltitudine di pensieri, tutti concentrati in un solo corpo e in una sola mente che a volte fungeva anche da interlocutore. Tutto ciò che gli era rimasto: sé stesso. E riusciva a farselo pure bastare! Poi si rimise in sella alla sua biciletta per tornare a casa. Non aveva tanta fame. Così, non appena varcò il portone, decise di mangiarsi un pacchetto intero di patatine. Il livello di disagio era parecchio alto ma a lui poco importava, quasi non se ne accorgeva.

Poi, come un’illuminazione, si ricordò che il suo corpo piaceva e non poco ad una sua collega. Era venerdì sera e il giorno dopo non sarebbe dovuto andare al lavoro, così come non ci sarebbe andata neanche Claudia, la sua amica a cui di tanto in tanto regalava del bene e un po’ di più. Non esitò più del dovuto a chiamarla. Al ragazzo sembrava di averla già vista in mezzo a quella miriade di giovani che affollavano la piazza principale della città ma non ne era così certo. Altrettanto in dubbio era il fatto che sarebbe venuta lei da lui. Senza dubbio, invece, era il fatto che sarebbe venuta con lui. Una bicicletta era più che sufficiente per raggiungerla in poco tempo, così da non perdere la libido che da un po’ aveva iniziato a bussare alle porte dell’anima di quel ragazzo senza però ricevere ancora una risposta. Poi fu Claudia a pedalare verso casa del ragazzo. C’era sempre stato solo uno scambio di favori carnali tra loro. L’accoglienza del ragazzo, così come aveva sempre fatto, però, fu di quelle che si fanno quando non si rivede un amico o un parente o un caro da tanto tempo: sorrisi, abbracci, senza andare subito al dunque. Ma Claudia non era un parente che torna dall’oltreoceano. Era arrivata semplicemente da casa sua che si trovava a tre o quattro isolati rispetto a casa del ragazzo. Ci fu uno scambio di sguardi intenso tra i due, già dalla porta di casa ma quel sorriso quasi beffardo che non lasciava sicuramente spazio a sentimentalismi era la prova che non si sarebbe perso più di tanto tempo, a dispetto della affettuosa accoglienza da parte del ragazzo. Era bassa di statura Claudia e per questo il ragazzo, scherzosamente, diceva sempre che l’avrebbe potuta portare dovunque. E infatti, c’erano già stati altri episodi in cui avevano deciso di volersi bene e un po’ di più in luoghi da sempre piuttosto inusuali per il ragazzo a cui, però, bastava una minima provocazione di Claudia, per far accendere quel fiammifero che avrebbe appiccato il fuoco dell’amplesso ovunque, o quasi, si fossero trovati. Dopo aver sorseggiato un bicchiere di birra, il ragazzo prese l’acciarino e Claudia la pietra focaia: avrebbe potuto scaldare un intero villaggio quel falò che si era creato. Sembravano i visi pallidi alla conquista del vecchio West ora sottomettendo bestiame, ora appropriandosi di una miniera di argento. Facevano faville i due. Anche la luna di quella notte iniziò a scoprirsi dalle nuvole, come la nebbia della solitudine iniziava a svanire dalla mente di quel ragazzo. Era notte anche nel cuore di Claudia che dopo la lunga traversata del deserto, insieme al ragazzo, giunse alla tanto meritata oasi anche se i due non nascosero che qualche altro miglio avrebbero potuto e voluto percorrerlo ancora. Nessun segno di affetto nella rigogliosa vegetazione, così come Claudia avrebbe voluto. Molto condividevano i due: erano colleghi, spesso confidenti e c’era anche stima reciproca. Evidentemente anche nel cuore del ragazzo era notte fonda ma forse sarà stata una notte tempestosa. Poi, infatti, con ancora nel suo corpo la sensazione di purezza interiore di una bevuta rinfrescante di acqua sorgiva, il ragazzo scaricò un fulmine a ciel sereno, senza ponderazione e senza rimorso:

“Non posso continuare a prendere in giro la ragazza che amo.”

Ci fu una mezza risata accompagnata a qualche sospiro che ancora testimoniava quanto fosse appagante quell’oasi prima che Claudia rispose:

“E chi sarebbe questa?”

Subito dopo il fulmine, il tuono. Rimbombante e squarciante più che mai in quel momento in cui sembrava essere una serena e silenziosa notte d’estate:

“Sei tu.”

Passarono alcuni minuti di silenzio. Pareva uno scherzo tutto quello che era giunto alle orecchie di Claudia. Poi si accorse che non era come pensava. “La trappola del nemico aveva funzionato”, pensò. Quel maledetto cuore che, come una pianta rampicante, si era ramificato fino a prendere in ostaggio il cervello al punto da non farselo scappare. Claudia aveva imparato a odiarle quelle piante rampicanti. Le stroncava sul nascere. E sul nascere aveva stroncato anche quel ragazzo che ancora aveva sopra di sé, rimanendo, però, quello che era sempre stata: una persona dal cuore d’oro ma che a differenza di quello che potevi osservare guardando gli altri, non avrebbe mai luccicato al punto da attirare l’attenzione dell’eventuale acquirente. Mentre i due tornavano in posizione prona, l’uno a fianco dell’altra, Claudia con tono quasi autoritario fece capire da che parte stava:

“Ti prego di girarti dall’altra parte.”

Iniziò a sentirsi come una specie di singhiozzo. Era il ragazzo che avrebbe cominciato a trattenere un pianto che avrebbe scrosciato di lì a poco. Come il tuono che prima aveva ravvivato il cielo di Claudia, anche lei fece lo stesso con quell’uomo che tanto forte si proclamava, anche quando era completamente solo, ma che in quel momento, almeno secondo chi aveva accanto, forte non era più:

“Va bene. Vorrà dire che lo farò io. Buonanotte.”

Come le correnti di aria gelida nelle nuvole cariche di pioggia, ecco che nella testa del ragazzo si formò la tempesta. Correnti ascensionali, cicliche, che potevi rappresentare disegnando uno zero. Dalla partenza all’arrivo, sempre nello stesso punto. E sempre nello stesso punto si era ritrovato il ragazzo: nella sua solitudine. Smarrito, solo, anche un po’ risentito, ma non abbattuto: era abituato alle sconfitte, anche a quelle più pesanti di quella che aveva appena subito. Come un rigore contro segnato a tempo scaduto, aveva perso un’altra partita. E un'altra volta ancora un altro zero era stato scritto sui risultati di quella tabellina che fino all’infinito, avrebbe dato lo stesso risultato: la solitudine.


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