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Una storia di MarcoPolli

Il Silenzio oltre la Collina

Superga, 4 maggio 1949: il giorno in cui morì la Speranza

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Pubblicato il 07 febbraio 2021 in Altro

Tags: #ilGrandeTorino #TragediadiSuperga

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3 maggio 1949, Estádio Nacional di Lisbona.

Il fischio finale dell’arbitro aveva sancito un simbolico calar del sipario su quel Benfica – Torino organizzato con il contributo attivo di Valentino Mazzola, nel solco della consuetudine delle migliori tradizioni benefiche, per venire incontro alle difficoltà economiche del capitano dei lusitani grazie all’incasso della partita, e terminato con un 4 – 3 da manuale del gioco del calcio. In campo e sugli spalti già si respiravano a pelle l’aria della festa e la sensazione di aver scritto un’altra memorabile pagina destinata ad entrare, di lì a breve, negli annali della storia di questo sport.

Mentre i giornalisti presenti all’evento già pregustavano gli articoli con cui avrebbero impreziosito le pagine sportive dei quotidiani per cui lavoravano, i calciatori, soddisfatti per la prestazione sportiva offerta, erano consci che sarebbero tornati alle rispettive case con un’altra meravigliosa impresa sportiva da raccontare in famiglia. Che cosa avrebbe mai potuto, d’altronde, oscurare gli echi di quella partita spettacolare?

Il giorno successivo, al momento dell’imbarco sul volo che avrebbe riportato la squadra a Torino, i calciatori già si immaginavano il ritorno a casa, l’accoglienza delle famiglie, i racconti della partita e le domande su Lisbona. Non v’era nulla che lasciasse presagire il peggio.

Dopo un breve atterraggio a Barcellona, col nuovo decollo verso l’Italia il grosso del viaggio sembrava ormai alle spalle. Fino all’ultimo imbarco nulla avrebbe fatto presagire il progressivo drastico peggioramento delle condizioni climatiche cui stava andando incontro la squadra al momento di dover atterrare a Torino.

Su Torino, però, per una sorta di strano scherzo del destino, sembrava già essere calato un grigio sipario di avversità climatiche ad offuscare la solare luce della ribalta che aveva accompagnato fino a quel momento quest’ultima avventura degli Eroi Granata ormai sulla via del ritorno.

Dapprima fu un continuo ed intenso conciliabolo tra i piloti e la torre di controllo per verificare la correttezza delle letture della strumentazione di bordo, in assenza del contatto visivo con l’esterno a causa dell’eccessivo maltempo, finché, alla fine, fu solo un lugubre silenzio senza più risposte. Un sordo silenzio squarciato soltanto da un terribile boato che si sparse fragoroso come un grido terrificante dalla basilica di Superga.

Quella che si presentò agli occhi dei soccorritori fu una scena raccapricciante di lamiere sparse ovunque. A parte quelli dei piloti, i corpi degli altri passeggeri furono ritrovati tutti vicini, poveri resti che cercavano di fare squadra anche nella morte.

Superga, 4 maggio 1949.

Questa, in breve, la cronaca di un pomeriggio che concluse in tragedia la storia terrena del Mito per consegnarlo definitivamente alla Leggenda. E se i contemporanei erano inconsapevolmente consci che quello schianto avrebbe inevitabilmente portato al brusco risveglio da un bel sogno che li accompagnava nel percorso di rinascita dagli orrori della guerra, il lascito ereditario per le generazioni future sarebbe stato tutto un’altra storia. Una storia intrisa di malinconia, per una bella favola di sport e d’orgoglio e vanto nazionale finita in tragedia nel breve lampo d’uno sbattere d’ali.


© - Marco Polli


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