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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

Avventure tra le favole 1

Cosetta incontra Cappuccetto Rosso

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5 minuti

Pubblicato il 31 marzo 2020 in Fiabe

Tags: #NuoveFiabe #CappuccettoRosso

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Cosetta viveva col suo babbo in una casina col giardino alla periferia della grande città. In una bella giornata di sole, tornando a casa da scuola, incontrò sulla porta uno strano personaggio che sembrava essere lì ad aspettare proprio lei. Era un nanetto stranamente vestito: larghi pantaloni verdi, una mantello argenteo e un cappello a punta color azzurro cielo. Calzava un paio di scarponi infangati, segno che veniva da molto lontano e aveva fatto molta strada.

«Buongiorno» gli rivolse la parola Cosetta

«Buongiorno» rispose il nanetto «cosa vuoi dire? Che è una bella giornata, oppure che è un giorno diverso?»

«Mah, non so» rispose lei, piuttosto interdetta

«Perché se cerchi soltanto una bella giornata di sole sei già bell’e servita, ma se invece vuoi un giorno diverso ho già pronta per te una bella avventura»

«Un’avventura? Non so. Dovrei prima avvertire il mio babbo, che è ancora fuori per lavoro»

«Va bene, tornerò domani. Ma fatevi trovare pronti che non c’è da perdere tempo» la avvertì il nanetto allontanandosi.

Quando, il giorno dopo, nel pomeriggio, sentirono suonare il campanello, sulla porta non c’era solo lui, ma tutta l’allegra brigata dei sette nani, usciti da un libro di fiabe, coi cappucci e tutto.

«Visto che non siete ancora pronti, ci fermeremo per il the» disse quello col berretto azzurro, che sembrava essere il capo. Tirarono fuori dalle loro bisacce piatti tazze e cucchiaini e apparecchiarono su una strana tovaglia che sembrava proprio un prato all’inglese con l’erba, i fiori e perfino le gocce di rugiada. Il the era alla menta, accompagnato da biscotti e da una buonissima crostata di mele.

«Spero che vi fermerete anche a cena» propose Cosetta felice

«Grazie sì» risposero in coro

«In fondo dovete ben abituarvi all’avventura, prima di cominciare» aggiunse Berretto Azzurro.

Il giorno dopo si misero in cammino, uscirono dalla città e si diressero verso un bosco assai folto con vecchi alberi frondosi dal tronco bitorzoluto, ricco di muschi e licheni, che formavano un soffice tappeto da cui spuntavano arbusti e felci.

«Qualcuno è passato qui prima di noi» disse un nanetto indicando rametti spezzati e qualche fiore reciso. Perciò tutti procedettero con maggior attenzione, anche Cosetta, che, da bambina di città, si muoveva goffamente in quel mondo tutto naturale. Infine scorsero una casetta e vi si diressero. C’era uno strano tipo che scrutava nell’interno, attraverso i vetri di una finestra con tendine di pizzo e vasi di fiori sul davanzale.

«Arrivate giusto in tempo. Guardate un po’ anche voi»

C’era un grande letto in ferro battuto sul quale ronfava rumorosamente un lupo con un grande pancione che sporgeva da una camicia da notte piena di pizzi, con una vezzosa cuffietta e degli occhiali che gli erano scesi di traverso sul muso. Come tutti ormai avrete capito, il lupo si era addormentato dopo aver mangiato Cappuccetto Rosso e la nonna.

«Avete visto tutti? Ora entro lì, lo ammazzo e le libero» disse il cacciatore

«Aspetta un momento» intervenne Cosetta «lo vuoi uccidere così, a sangue freddo, senza che possa difendersi e dire le sue ragioni?»

«E secondo te cosa dovrei fare? Fatti più in là e lasciami lavorare»

«Ma non lo sai che i lupi sono in via d’estinzione? Ora ti dico cosa facciamo: entriamo tutti insieme, lo svegliamo e sentiamo cosa ha da dirci» e senza tanti indugi, si diresse verso il lettone, seguita dal babbo, dai sette nani e anche dal cacciatore.

Con uno scossone svegliò il lupo, che appena vide un omone con fucile e bandoliera si alzò subito dal letto per scappare, perché naturalmente anche lui conosceva la favola e sapeva quale triste destino lo aspettava. Ma inciampò nella camicia da notte e cadde. Cosetta lo aiutò a rialzarsi e gli disse «Siediti adesso che dobbiamo parlare»

«Dunque, hai mangiato Cappuccetto Rosso e la nonna, vero?»

«Beh, sì, lo confesso, ma deve pur mangiare un povero lupo, no?»

«Senza dubbio. Ma non hai fatto una cosa simpatica sai? Non potevi accontentarti di un piatto di spaghetti alla carbonara, un buon bicchiere di vino e magari una bella fetta di torta al cioccolato?»

«Credi che, se avessi potuto, non mi sarebbe piaciuto mangiare tutte queste cose buone, invece di una graziosa bambina e una povera vecchietta?»

«E qui si vede quanto sei sciocco: se tu non avessi mangiato la nonna, te li avrebbe preparati lei dei bei pranzetti»

«Hai ragione, ma come si può rimediare?» Allora intervenne il babbo, che era davvero un bravissimo veterinario:

«Potrei liberarle con un intervento, si apre la pancia e si fanno uscire le signore». Il lupo tremava di paura, ma, grazie all’anestesia, ben presto si addormentò. L’operazione riuscì benissimo e Cappuccetto Rosso e la nonna vennero fuori dalla sua pancia vispe come non mai, avevano solo i vestiti un po’ spiegazzati. Il babbo, dopo aver ricucito la ferita, depose il lupo sul lettone dicendo a tutti che avrebbe avuto bisogno di qualche giorno di convalescenza.

«La colpa è anche un po’ vostra» andava dicendo Cosetta «avreste dovuto pensarci che era affamato, bastava preparargli qualcosa di buono»

«Che sciocca a non averci pensato» rispose la nonna, e andò subito in cucina a preparare un bel brodo caldo. Allora intervenne il cacciatore per lamentarsi: «Ma io, in questa nuova favola, cosa ci sto a fare?»

«Ti consiglio di buttare via il fucile e di procurarti un buon binocolo per studiare gli animali della foresta, sarà più divertente»

«Mi sembra davvero una bellissima idea» disse quello, andandosene via tutto contento.

Quella sera ci fu una grande festa nella casetta nel bosco, i nani tirarono fuori i loro strumenti e intonarono delle bellissime canzoni.

Poi tutti si sistemarono per la notte e si fecero proprio una bella dormita.


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