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Una storia di Demisalberti

Questa storia è presente nel magazine The Bridge

The Bridge

Capitolo 8- Piani d'attacco

60 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 17 febbraio 2020 in Fantascienza

Tags: #dreams #fantasy #fantascienza #story

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<Tiratelo su!>

<Dannazione mi e'scivolato! Il braccio! lí, lí!<

<Allungati, su!>

<É completamente inzuppato>

<Ok ok, ce l'ho>

Multiple voci lo circondavano e multiple mani lo toccavano e lo issavano di nuovo a bordo della nave. Era vero, era completamente bagnato. Lo poggiarono schiena a terra e gli controllarono polso e respiro. Ma lui stava bene, se lo sentiva. E di fatti subito lo lasciarono stare allontanandosi di qualche passo.
<Tu! Tieni il timone> Udí passi pesanti farsi avanti, alla sua sinistra.
<Che mi prenda un colpo! Sei un dannato cane randagio Eric, di aspetto precario ma che sa essere dannatamente pericoloso> La brutta faccia del capitano Francis lo dominava dall'alto, coprendogli la luna.
Eric in tutta risposta spalancó la bocca sorridendo. Oltre la figura del capitano, lassú, aveva notato le rosse vele della Meteorite gonfie come il seno di una donna gravida. Eppure la via che stavano percorrendo era esattamente al contrario dell'andata, meno di una mezz'oretta fa. Il vento non poteva cambiare cosí velocemente e cosí di netto. Eric sapeva che era un segno. Un segno chiarissimo della sua mente: anche lei era pronta a combattere.
Alzó la schiena dalle assi di legno del galeone e guardó negli occhi Francis.
<Sono peggio di un cane randagio, capitano Francis Seagull. Sono un uomo innamorato< Il pirata lo guardó con ammirazione e non poca velata curiositá. Le parole di Eric dovevano averlo comunque colpito perché non gli disse niente ma si limitó a porgergli una mano ed aiutarlo ad alzarsi.
Una roca risata accompagnó il galeone verso casa. Una risata di guerra.

Il ritorno fu molto scombussolato. Una volta arrivati tutti gli uomini, quelli a bordo della nave e altri arrivati dalla banchina, smontarono a gran velocitá tutti i pezzi della nave non indispensabili. Cannoni e casse, fucili e armamentari vari. Tutto fu rimosso e nascosto nella piú totale velocitá. Eric, non sapendo bene cosa fare e non avendo ricevuto nessuna istruzione a riguardo, si mise in disparte appoggiato con la schiena a un palazzo a osservare tutto quel fermento. Aveva perso entrambe le proprie armi. E la mancanza, in senso piú generale, si notava. Erano parecchi gli uomini che non avevano fatto ritorno e si vedeva molto bene ad occhio nudo. Eppure la missione era stata giudicata un successo. Quindi morire significava successo per alcune persone? Eric non ebbe il tempo di rispodersi perché dal via vai di uomini uscirono Francis e Chris che gli si avvicinarono sorridenti.
<Ti sei comportato bene> esordí il ragazzo. Eric gli annuí, grato per averlo detto.
<E non preoccuparti per tua moglie, abbiamo ricevuto un paio di soffiate> Francis gli strizzó l'occhio <perció se vuoi seguirci in taverna, conferiremo laggiú>
I due si girarono e si avviarono verso una via secondaria immersa nell'oscuritá.
<Si ma il galeone, avete intenzione di lasciar...> le parole gli morirono in bocca quando il suo sguardo andó dove prima c'era l'imponente nave da guerra. Buio e silenzio. Il fiume scorreva beato come se non avesse dovuto dovuto sostenere nulla sulle spalle e che nessuno scafo lo avesse solcato come una lama sulla pelle, tutt'intorno le decine e decine di uomini indaffarati si erano dileguati. O erano spariti? Eric si rigiró verso Francis con espressione interrogativa e stupita.
<Possiamo fare molte cose, qui> rispose lui con ghigno arguto.

Dopo qualche minuto si ritrovarono davanti alla porta che portava alla locanda. Sopra all'uscio un'insegna di legno intagliata e allegramente ricamata mostrava delle labbra rosee scoccare un bacio da cui si formava la scritta "Bacio di dama". Il nome della locanda. Eric sorrise tra sé.
La locanda era gremita di persone. Una decine di camieriere facevano avanti e indietro tra il bancone e i tavoli portando piatti gustosi ma per di piú birre da litro. Il baccano era molto, il fumo di piú. Ma Eric ci stava facendo l'abitudine. Si sedettero solo loro tre a un tavolo in disparte. Fu Francis ad aprire bocca per primo.
<I nostri informatori, delle ottime spie devo dire, ci hanno informato che la tua bella e'stata portata in una prigione non molto lontana da qui, ai limiti della cittá>
<Bene, quale prigione? Ci andiamo subito finché sono storditi dall'attacco>
"Il problema e' che...non e'una prigione comune. Non quella dove mettono i ladruncoli giú al mercato." gli rispose Chris, restío. All'occhiataccia perplessa di Eric rispose nuovamente Francis.
<É stata portata alla Rocca Artiglio. Prima che tu me lo chieda, si tratta di un picco montuoso, vicino alle mura della cittá, nel cui interno sono state scavate gallerie e centinaia di celle. Beh, tua moglie sta nell'ultima cella, in cima. Quella particolare cella é chiamata beffardamente Cella Libera perché al lato opposto della porta, dove dovrebbe esserci il muro, il muro non c'é. Ma non si puó scappare poiché dá su un precipizio>
<Ok ma…>
<Altro problema.> lo interruppe il pirata <Negli ultimi tempi le prigioni si sono leggermente riempite. Piú di trecento uomini la sorvegliano. E guarda che casino stasera con appena cento.<
L'euforia di Eric pian piano si assiepó. Come poteva liberare Ashleen?
<Ovviamente abbiamo un piano> disse Francis.
<Per quanto arzigogolato possa essere> fece eco Chris.
<Mi piace la parola arzigogolato, ragazzo. Continua cosí e potrei promuoverti a fottutissimo cantastorie> Chris abbassó lo sguardo imbarazzato guardando distrattamente le assi rosicchiate del tavolo.
<Dobbiamo costringere i bastardi a dispiegare la maggior parte di quei trecento da qualche altra parte e nello stesso tempo spolpare i ranghi dell'Esercito. La guerra potrebbe durare ancora a lungo e non possiamo permetterlo. Dobbiamo logorarli dall'interno.> continuó Francis.
<Sono in guerra? Con chi?> domandó Eric. .
<Lo chiamano Esercito dell'Odio. Ora, abbiamo localizzato tre obiettivi principali. Le armerie: situate in grossi magazzini non lontani dalla cittá. Il circolo ufficiali. Inutile che ti dica di quante menti dell'Esercito ci sbarazzeremmo. E infine l'obiettivo piú grosso, quello piú difficile. Le caserme. Migliaia di soldati le abitano".
<E come pensi di fare?>
<Ci sto lavorando. Per ora ci riposiamo e ci godiamo la vittoria>


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