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Una storia di Gan20

LA POESIA DOLENTE

Analisi dei poeti dal Pascoli al dopoguerra

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Pubblicato il 23 novembre 2020 in Didattica

Tags: #autori #POESIA #progetti #ricerca #studi

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La poesia dolente

Analisi dei poeti dal Pascoli al dopoguerra, la poesia come forma di celebrazione della sofferenza e ricerca del benessere interiore.


La poesia dolorosa del Pascoli ha come origine la tragica scomparsa del padre nel 1867, di cui La cavallina storna ne riporta a casa il corpo esamine lasciando all’oscuro il colpevole che solo essa conosceva. Le immagini della poesia del Pascoli sono impressionistiche e malinconiche; simboleggiano in parte un isolamento dalla vita mondana di città, privilegiando la quiete della campagna. Dapprima sono immagini di campi, dove la nebbia si leva leggera come fumo, dove si odono cantilene di lavandaie; canti d’amore, di nostalgia e solitudine, ne è simbolo della sofferenza a questa condizione del poeta l’aratro abbandonato. Sviluppa comunque una speranza all’abbandono di quello stato d’animo in poesie che inneggiano alla vita glorificandosi in immagini surreali di un temporale o nella più originale e personale poesia gelsomino notturno dove trapela di dettagliate gesta che sono piene di vita.

Più altamente poetica possiamo definire invece la poesia del D’Annunzio che dà all’immagine un potere di trasfigurazione, di idealizzazione della realtà e spiritualizzazione della natura. La natura per il Vate è elemento di seduzione trovando in ogni cosa facente parte di essa lo spunto per affinare le sue capacità di artista con temi di freschezza, dolcezza, misteriose parole sussurrate nel crepuscolo, sequenze allusive tra misticismo e simbolismo, l’immersione del poeta nella natura fa si che esso stesso si unisca e si trasformi in vegetale. Nei suoi versi è sempre, come nell’estate di San Martino in Novembre; descrive un cielo cupo tramato di rami secchi, o nell’ondeggiare della luna calante sul mare che riporta nella poesia o falce di luna calante che scrisse a 19 anni. La luna, la pioggia, le colline, la freschezza delle foglie, sono tutti elementi che il Vate attinge dalla natura e ne sono lodi che echeggiano le suggestioni del cantico delle creature di San Francesco D’Assisi, nell’opera la sera Fiesolana.

All’inizio del secolo scorso un avvenimento totalmente nuovo nel campo della tradizione letteraria lo costituì Giuseppe Ungaretti, il linguaggio poetico si rinnovò con la cosiddetta poesia pura dove si coglie lo stato d’animo del momento esprimendolo in forme libere, scarne, capaci di rendere con immediatezza le sensazioni. La vanità ( nel senso di labilità), dove il sole coglie con stupore il poeta chino sulle acque del mare a mirare come sia fragile la sua immagine riflessa, la contemplazione del cielo stellato, l’immensità della natura grandiosa in tutti i suoi aspetti fa sentire al poeta la fragilità della vita dell’uomo, anche Ungaretti cerca nei suoi versi la freschezza degli elementi naturali per trovare sostegno morale, dopo aver vissuto gli anni della prima guerra.

Molti poeti hanno vissuto la guerra, l’hanno combattuta sia al fronte che con la penna. I poeti della trincea o del filo spinato, i poeti della guerra nella guerra, conosciuti o sconosciuti, uomini che hanno reso noto di come la tragedia del conflitto può sconvolgere l’umanità. Il teatro delle battaglie offriva ai poeti un paesaggio aspro e poroso privo di ogni forma di realtà, “ la guerra è un macello permanente”, questa frase scritta in una lettera da un soldato nel primo conflitto mondiale mette in evidenza e la vacua stupidità dei comandanti. Nella seconda guerra mondiale le atrocità sono state tali che anche la poesia ha taciuto, ne riporta quelle scene Salvatore Quasimodo nella sua opera “Alle fronde dei salici”, morti abbandonati nelle piazze, il lamento dei fanciulli, l’urlo disperato delle madri che piangevano i figli crocifissi ai pali del telegrafo. Di fronte ad un’umanità straziata e gravata dall’oppressione straniera hanno reso i cuori dei poeti di ghiaccio ed hanno appeso le loro cetre. Gli anni dolorosi della persecuzione nazifascista, non fermarono il poeta Umberto Saba, anche lui ebreo e perseguito, egli viaggiava come Ulisse spinto dall’amore per la vita, amata anche nelle sue esperienze dolorose come un “non domato Spirito”, pure dopo la guerra che avrebbe potuto godere, della gioia di una libertà di vita e di pensiero. La conoscenza della natura umana è quindi necessaria non solo per scrivere ma anche per descrivere le persone, cogliere in mezzo alla gente la verità autentica. È certo che questa conoscenza non si acquista in virtù dell’istinto.

Secondo la singolare teoria di Ippocrate, padre della medicina, il carattere, quindi l’indole di una persona dipende dalla proporzione in cui sono distribuiti i quattro umurori che scorrono nel corpo umano: il sangue ( rosso), la bile ( verde), la flemma ( bianca) l’atrabile ( nera) . la giusta mescolanza, in latino ( temperamentum) , di questi elementi rende l’uomo equilibrato fisiologicamente e spiritualmente. Se la proporzione però non è esatta allora l’indole diventa diversa a seconda della prevalenza di un liquido o un altro.

La linguistica dolorosa non acconsente a ricercatezze del linguaggio dotto o accademico, esso fa sentire il bisogno di sfogarsi con qualcuno di familiare nel scrivere la più alta intensità emotiva.


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