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Una storia di Massimo.ferraris

Un passo alla volta

partendo dal nulla

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8 minuti

Pubblicato il 07 ottobre 2018 in Spiritualità

Tags: #cambiamento #rinascita #spiritualit

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Il sorriso sulle labbra stampato come la pubblicità di un dentifricio, irreale, quasi magico, visto da dietro i vetri di un treno. Un saluto affrettato, mani che scambiano baci e strette, per poi tornare alla quotidianità.

Seduto, sul ruvido tessuto di una carrozza di seconda classe, Ferruccio osservava il mondo esterno, il naso schiacciato contro il freddo vetro. Sulle gambe un borsone della Adidas, regalo della sorella di qualche anno prima, quando ancora praticava il calcio a livello dilettantistico.

Lo strinse, facendo aderire il contenuto alla curva della coscia; si sentiva strano, sapeva di non essere ancora pronto, eppure il rimanere lì lo avrebbe portato lontano da ciò che sentiva essere la vera natura del suo essere. Girò la testa verso l'interno, quando il treno iniziò a prendere la rincorsa. Seduto nel sedile di fronte c'era un vecchio signore, il viso sprofondato nella lettura di un libro. Aveva l'aria serena e due occhietti vispi che tradivano l'età. Ferruccio si spostò di lato, per riuscire a leggere il titolo, finendo quasi per cadere sul sedile, quando uno scossone del mezzo lo prese alla sprovvista.
-E' "Il mio credo, il mio pensiero" di Ghandi- l'uomo abbasso il volume, poi lo girò verso il ragazzo. -Una lettura che consiglio a tutti, specialmente ai giovani della tua età-.

Ferruccio aveva già sentito parlare di lui, ma le informazioni in suo possesso erano davvero poche. Annuì per educazione, poi tornò a guardare dal finestrino le lunghe file di alberi che lasciavano scie verdi negli occhi.
-Sei in viaggio?- chiese l'uomo. Certo che lo era, altrimenti perchè si trovava sul treno? -Intendo dire: viaggio di lavoro o per ritrovare te stesso?- la domanda lo fece rivoltare verso lo sconosciuto, le mani afferrarono i manici del borsone. Per la prima volta qualcuno si interessava a lui, al motivo per cui era in procinto di lasciarsi il vecchio mondo alle spalle.
-Devo ancora pensarci...- rispose in modo criptico. L'uomo tornò alla lettura.

"Forse sono stato troppo ruvido nella risposta", pensò Ferruccio, ripensando alla domanda posta dal suo compagno di viaggio, eppure la risposta l'avrebbe data volentieri. Non era sicuramente facile dire al primo che incontri che stai lasciando la tua terra, i tuoi cari, per una destinazione ancora da scoprire e che forse nemmeno esisteva.

Tutto era iniziato quando una sera, tra amici, per gioco e molto ubriachi, avevano deciso di dare prova della loro stupidità. Correndo a forte velocità nelle vie della città e sentendosi onnipotenti stroncarono la vita piena di sogni e desideri di un ragazzo di dodici anni, che stava attraversando quelle strisce pedonali che lo avrebbero portato a casa dai suoi genitori

Fu terribile.

Il fermo in questura e la constatazione del danno arrecato, nonostante non ci fosse lui alla guida dell'auto, causarono un forte crollo emotivo tale da decidere che non avrebbe fatto mai più del male ad un essere umano e soprattutto ai bambini, perché a dodici anni si è ancora bambini. Da allora decise che poteva e doveva fare qualcosa per gli altri e lo poteva fare solo recandosi in luoghi dove anche un semplice sorriso riesce a dare felicità.

Ma quel momento non era mai arrivato, ed ora stava solo fuggendo da se stesso.

-A che pensi?- di nuovo l'anziano interruppe il flusso dei suoi pensieri. Non voleva essere sgarbato, ma nemmeno intraprendere una chiacchierata che poteva portarlo a confessare il vero motivo della sua partenza. Per la seconda volta lo fissò, rimanendo stupito da quanta pace emanava quell'uomo sconosciuto.

-Sai, io ero come te, o meglio, me lo ricordi. Un treno, la valigia in mano e gli occhi puntati verso il futuro-.
-Un viaggio?- lo spinse a chiedere la curiosità.
-La voglia di uscire dagli schemi imposti, di vivere come desideravo, senza infrangere i canoni della razionalità. Sono sempre stato uno con i piedi per terra, amante della vita e del mondo. Forse un tantino idealista, con idee di pace globale, ma allo stesso tempo di disobbedienza civile-.
Ferruccio non capiva, ma rimase ugualmente ad ascoltarlo. Forse quel libro aveva qualcosa a che fare con quello che gli stava raccontando. Gandhi era stato l'ideatore della resistenza all'oppressione tramite la disobbedienza civile di massa​, ricordava di averlo studiato o letto da qualche parte. A parte quello per lui era un perfetto sconosciuto, una specie di santone sempre raffigurato con indosso una tunica bianca, gli occhialini rotondi ed il sorriso.
-Ho seguito il suo consiglio- continuò, puntando il dito sull'immagine del Mahatma, -un passo alla volta, partendo dal nulla. Mi sono costruito, plasmato, entrato in contatto con il mondo che volevo conoscere e desideravo facesse parte del mio universo- posò lo sguardo sul borsone. -Che c'è lì dentro?-.
-La mia vita- rispose Ferruccio, affascinato da lui e dalla voce. Aprì la cerniera e frugò all'interno. Ne pescò un quaderno dagli angoli spiegazzati, in copertina l'immagine di un sole sorridente. -Qui ci sono le cose che vorrei fare, prima che la gioventù mi abbandoni-.

L'uomo gli sorrise, come un padre amorevole avrebbe sorriso ad un figlio piccolo con in mano un foglio pieno di scarabocchi, il suo primo disegno.
-E dimmi- continuò l'uomo in modo pacato, -quali sono le cose che vorresti fare prima di tramutare la tua forma giovanile in una forma che vedrai tu stesso essere ancora più saggia?".
Ferruccio si girò verso il finestrino e dopo aver fissato per alcuni minuti le campagne circostanti che sfrecciavano alla stessa velocità della macchina in quella sera sulla tangenziale est, chinò il capo.
-Vorrei salvare vite...non stroncarle, conoscere un modo per redimermi, ma credo non esista... conoscere una donna e trovare in lei l'amore vero... riuscire a scalare una montagna, non per forza l'Everest... vivere girovagando tra i bassifondi del...-.
L'uomo lo fermò.

-Ehi, ehi...calma!" gli sorrise, come sempre con garbo e disse: -come vedi l'elenco è troppo lungo e confuso: hai scelto la prima cosa da realizzare?-.
Ferruccio ci pensò su; in effetti era partito senza dare importanza a ciò che davvero aveva dato il via, fosse anche la fuga stessa dal terrore dell'omicidio.

-Io..." disse, guardandosi le mani, -davvero non saprei...-.

Sembrava sconsolato, forse avrebbe dovuto leggere prima il libro che il signore stava tenendo in mano, o forse soltanto girarsi dall'altra parte e dormire.

"Ecco", si disse, "sono stanco, sono davvero molto molto stanco".

Non si accorse nemmeno di aver chiuso gli occhi, scivolando in un lungo e pesante sonno.

Quando il treno attraversò la galleria, sopraggiunse un altro treno dalla parte opposta e il vuoto d'aria che creò emanò un grosso boato che svegliò di soprassalto Ferruccio. Quando il buio diede spazio all'illuminazione nella cabina, il viaggiatore senza meta restò per qualche secondo senza parole: non c'era più traccia del curioso vecchietto e nemmeno dei suoi bagagli.

Era sicuro che il treno non avesse fatto nessuna fermata, ma il dubbio che avesse sognato svanì quando sopra il sedile trovò il libro.

Lo prese e uscì immediatamente dalla cabina alla ricerca dell'uomo, ma senza successo. A chiunque chiedeva se avessero visto il piccolo ometto con gli occhi vispi, aggiungendo anche una descrizione dell'abbigliamento che indossava, ma niente, nessuno lo ricordava.

La cosa che lo sconvolse maggiormente furono le parole del controllore che disse che sul treno non era salito nessun vecchietto, in fondo era formato da poche carrozze e i viaggiatori non eran più di una trentina. Incredulo, Ferruccio, tornò nella cabina. Dopo qualche secondo di riflessione aprì l'unica eredità ricevuta dal saggio vecchietto, il suo libro o, comunque, quello che lo rappresentava.

Quello che trovò scritto sulla prima pagina lo lasciò con ancora più dubbi.

"Credi intensamente in te stesso e troverai le risposte a tutte le domande".

Semplici parole, ma intense, scritte a mano, quasi fossero una risposta ai suoi dubbi.

In quel momento tutto assunse un significato nuovo, le risposte andavano cercate, e per questo iniziò a fare ciò che sino a poco prima non avrebbe mai pensato di compiere.


Ferruccio si asciugò il sudore con la manica e osservò compiaciuto il proprio lavoro. Aveva impiegato tutto il giorno, ma alla fine il muretto sembrava essere forte e ben saldo. Nonostante in vita sua non avesse mai svolto lavoro manuale, aveva impiegato poco per imparare ad usare cazzuola e secchio. Il sole picchiava ancora forte nonostante fosse quasi sera.

Alcuni bambini gli corsero vicino urlando, uno di loro gli disse qualcosa, ma la poca padronanza della lingua lo fece restare con la bocca aperta, tanto che il fanciullo iniziò a ridere. Ritornò ad osservare il muretto e pensò che in questo modo l'orto sarebbe stato al riparo e ben delimitato.

-Hai fame?- la voce di Mario, uno dei suoi compagni di avventura, lo raggiunse dalla soglia della casetta poco distante, sede di una delle Case del Sorriso.

Era diventato volontario, grazie a quel viaggio in treno e al libro trovato per caso, anche se per lui si era trattato di realtà. Fece cenno di aspettare, prima doveva rimettere a posto il materiale, quindi si mise in spalla il piccolo zaino, ma lo trovò meno pesante del solito. Col cuore in gola lo aprì, in cerca di quell'unico oggetto che veramente gli importava: il libro.

Era sparito, qualcuno lo aveva trafugato, nonostante ci fossero altri oggetti di ben più grande valore. Guardò intorno, tanti bambini correvano felici, gli adulti svolgevano i compiti assegnatogli, era impossibile stabilire chi di loro fosse stato. Gli prese lo sconforto, era come se una parte di lui fosse stata cancellata.

"Un passo alla volta..." pensò; doveva farcela lo stesso, perchè il posto che occupava ora lo doveva solamente a quel libro. Era sceso da treno e si era fermato a leggerlo, seduto su una panchina, fino a quando non aveva preso la decisione di raggiungere l'India, visitare Porbandar, la casa natale di Gandhi, quindi diventare volontario.

Chiuse gli occhi e sospirò. D'un tratto si sentì toccare la spalla.

-Forse questo è tuo- disse una voce d'uomo. Ferruccio aprì gli occhi e rimase di sasso: davanti a lui c'era il vecchio signore del treno.

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