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Una storia di Reis

Vino o sangue...

...quello che giace sul pavimento, sotto i piedi della sedia

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5 minuti

Pubblicato il 07 agosto 2019 in Poesia

Tags: #Sangue #Vino #Suicidio #Penna #Morte

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Non capisco se ai piedi della sedia, fra le pagine unte ed arrotolate, è di sangue o vino, la pozza che si estende, insieme alle sorelle minori, macchie sparse un po ovunque. La notai risvegliandomi da un accidentale colpo di sonno. Posai per due minuti, la testa sul morbido guanciale, dondolato fra le spumose sonorità alcoliche. Sogni senza forma, suono o odore varcarono le porte oscure, di un buio che neanche la più scura e riparata stanza, del più oscuro ed antico monastero, della notte più buia e tenebrosa, potevano comparare alla densa ed innaturale parete nera del sogno (o incubo) occasionale. Aperti gli occhi, lo stomaco cominciò a sedurre la valvola del rigurgito, e pareva che ad ogni movimento, centinaia di aghi carichi di veleno pungessero, la pelle, le viscere. Dopo vari e confusi minuti, atterrito ma non abbattuto, fui trascinato dall'ispirazione del risveglio, barcollando, cercando di raggiungere la sedia, con i piedi impregnati di quel liquido misterioso e roseo. Non capisco e non ricordo... perché e cosa, quando e come, successe e non successe in quella stanza, prima della volontaria (o no?) perdita dei sensi. Nessun servo aveva trascinato il corpo assonnato, in caso esso fosse davvero svenuto ad un tratto, perché nessuno respirava e provocava rumori con la sua presenza ed esistenza fra quelle pareti, sotto quel tetto, a parte me. Mentre scrivo, altre mani, invisibili e poste all'interno del concetto mentale, poiché quelle fisiche sono impegnate al processo di scrittura, scavano e rimuginano il possibile passato, il dimenticato evento, persino i pensieri e le immagini erano del tutto svanite. O forse no? Qualcosa... qualcosa stava emergendo, dalla confusa brodaglia. Scavare così violentemente ed a fondo, provocava uno sforzo immane, ed aumentava le probabilità, di un rigurgito estremamente indesiderato e doloroso. Non posso rischiare! Non posso assolutamente prendermi il rischio di macchiare e contaminare la scena dell'avvenimento. Per questo mi fermai, e fortunatamente, alcuni di quei frammenti, vennero raccolti ed incastrati come un rompicapo. Osservo la mia figura, di qualche ora fa, nell'atto allucinatorio centrale, in bilico tra la follia e l'ispirazione, accartocciare e scrivere, scrivere, scrivere, compulsivamente e senza controllo, quasi in modo autodistruttivo, quasi con il sangue, nel caso il calamaio avesse terminato la propria linfa. Non soddisfatto, di quello che la limitata espressività cartacea potesse offrire, salì per la finestra, nel pieno dell'amata tempesta, verso il tetto più alto, rivolto al cielo distruttivo. "Oh! Che tu possa assorbire e contemplare meglio queste parole. Oh, tempesta! Perché IO, in altre maniere, non sono riuscito a racchiuderle! Non sono riuscito ad ingabbiarle nella carta, uscivano e si dimenavano! Ascolta bene: NESSUNO, Neanche il più caro fra i cari, potrà mai essere esonerato, dalla lama in cima al mio indice. Dal mio giudizio spietato, dalla rabbia che ribolle nei liquidi corporei, come parte funzionante dei meccanismi fisiologici, come un cancro inestirpabile! NESSUNO sarà esonerato, messo in disparte, nella lista bianca della purezza. Tutto, e tutti, a faranno breccia nelle temperie della calma, per spezzarla, ed incupirla. NIENTE! Niente sarà esonerato dal mirino dell'odio, né l'albero più imponente, né quello più innocente, farete tutti parte, prima o poi, della cospirazione che fu stipulata anni or sono, quando, non so come e non so il perché, venni a galla dallo stagno delle nascite inconvenienti, sbagliate ed indesiderate. TUTTO rivelerà la sua vera natura. Le carte verranno svelate, gli architettori con le mani nelle viscere; alzandomi di notte, o tempo più tardi, scoprendo gli attrezzi delle loro malefatte, arrugginiti ed incastrati dentro le interiora. Sparirò prima di allora. Mi polverizzero, e la polvere, i granelli, i pulviscoli roteanti nell'aria, verranno a loro volta dimezzati, fino a quando neanche le apparecchiature più avanzate e tecnologiche potranno rivelarne le forme. Non riuscirete ad agguantarmi, lo giuro! Non riuscirete a penetrare le vostre trame in me. Non riuscirete a seppellirmi nella vostra laguna repellente e putrida. Sarò sparito, sotto un altro terreno, o vagante sopra mari lontani. E se anche fosse, che una lapide o un riconoscimento venga piazzato assieme alle patetiche cerimonie dissacranti, a mio nome, nuoterò, liberandomi dalle spoglie della mortalità, tirerò fuori dal terreno la lapide fracassandola in testa a tutti voi. La pace sarà regnata in tutte le sue forme a quel punto. Fino ad allora, fino a quando non sarò sparito, scomparso, dileguato, la parola appena enunciata non avrà significato di esistere nell'organico vocabolario che mi rappresenta. Vorrei possedere stimoli cannibali, solo per poi, una volta masticati e sminuzzati, sputarvi nei vostri recinti ripieni e pulsanti di merda!" La predica finì, ma nessuna reazione, applauso o sussulto negativo che sia, si fece sentire. Magari, le tempeste e la natura, hanno un modo tutto loro, enigmatico ed invisibile agli occhi e all'udito umano, per ringraziare ed esultare. Forse... Forse qualcosa... Qualcosa la mente dolorante ed ancora reduce dall'esperienza ha dimenticato. Ma certo! La tempesta, la natura, ha reagito. Appena finii di sputare veleno attraverso le pronunciate parole, un fulmine, colpì chirurgicamente il segnavento, che stava a qualche centimetro di distanza. Saltai e caddi, preso da un improvviso impulso di paura. Sì! Ora ricordo! Un ramo afferrò la mia presenza. Sì! Proprio così! Un ramo, aggrovigliato ed antico, salvò un ubriaco dalla propria folle rabbia. Ancora non so spiegarmi il perché. Perché, anche dopo tutte quelle sentenze vili, verso tutto ciò che conosco, natura compresa, un samaritano della loro specie, ha delicatamente raccolto l'arma che lo aveva appena ferito; posato dolcemente sul letto, senza uno spintone o un insulto, una parola di contegno, niente, in silenzio, come un figlio, un bambino. Sarà che gli alberi non parlano, almeno da quello che so. Una pietà del genere è inumana, inspiegabile. Ma c'è ancora una cosa che, ancor più di tutto il resto, non riesco a spiegarmi, dopo tutta quest'odissea di memorie e di disprezzo. Sembrerà stupido, ma è ancora lì, pulsante nei canali del dubbio. Ancora non ricordo. Dovrò svestirmi completamente davanti ad uno specchio per comprendere al meglio, se è vino o la linfa vitale che continua a mantenermi in vita, ormai coagulatasi nel legno, giacente inerme sotto i miei piedi.

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