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Una storia di DomenicoDeFerraro

GLI ASINI CON LE ALI

NOVELLA NAPOLITANA

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11 minuti

Pubblicato il 24 aprile 2020 in Fiabe

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GLI ASINI CON LE ALI


NOVELLA NAPOLITANA


Quando si ritorna in Napoli dopo un lungo viaggio , può capitare di vedere volare gli asini per il cielo , non dite non è vero , ne che sono pazzo nell’esternare tale sensazione , poiché c’è sempre qualcuno che t’aspetta fuori la stazione pronto a rubarti la borsa da viaggio. Una volta , giunti alla stazione è tutto un via vai , un andare , un salire, verso il cielo, uno scendere all’inferno . A volte può accadere d’essere accompagnati nell’averno da una guida turistica non autorizzata che sa parlare inglese, portoghese, napoletano, sa parlare cinese ed ha dieci figli, dieci bocche da sfamare . Guida che ogni qualvolta al termine della visita ti mostra il tesserino della Caritas , dove va a mangiare nella pausa pranzo. E la città è un crogiolo di lingue ove un morbo mortale , saltella tra i rifiuti , qualcuno giura sia il colera , chi dice sia la vecchia peste chi è sicuro sia un virus influenzale . Diversamente abili , qualcuno lo rincorre per chiuderlo in una bottiglia e venderlo come souvenir. Gli aquiloni volano nell’aria insieme agli asini , le piazza sono assolate , qualche squillo la dà dietro i cespugli , mentre schiere di negroni , volano nell’aria come neri calabroni . Tutto è lecito , non si può dire, non valga la pena vivere o visitare Napoli, poiché si è sempre detto : vedi Napoli e poi muori. Ogni volta ritorni a Napoli ti sembra di giungere in una citta angusta , con tante case che contengono in se la questione meridionale , case su case , nate come funghi , illuminate dai sogni delle persone che le hanno abitate . Dentro un basso , un vecchietto alza il bastone verso il cielo in cerca della luce , una canzone, entra dentro casa sua , agita le ali , poi all’improvviso il canto cessa nello scorrere del vivere , nell’illusione di essere ancora vivi .

Cosi senti una voce che viene dalla cucina dire:

Gennarino, susete è mezzogiorno quasi.

Carmelina mi hai preparato la colazione che debbo ritornare stasera a lavoro ?

Ma quale colazione , qui stiamo sul piedi di guerra , siamo in pieno conflitto mondiale, ci sono i tedeschi per strada con i fucili pronti ad uccidere chiunque non dica : Heil Hitler.

Carmelina, tu sei una brava donna, ma devi fare quello che ti dico

Va bene facciamo come vuole il signore.

Ecco , brava , prepara la colazione, mettici quello che vuoi nel panino ed io mi alzo dal letto.

Che guaio, che sciagura , un marito cosi dovevo sposarmi ,un uomo per metà nero, per metà bianco che non sa ne di cioccolato ne di peperoncino.

Ma tu tiene sempre da dire, mi vuoi per forza fare arrabbiare.

Fino adesso , ti ho mai fatto mancare qualcosa?

E ci mancherebbe, donne come me ce ne sono poche al mondo , ora, mo’ tu pigli e ti sosi , perché io debbo rifare il letto.

Una donna mi sono sposata ,tu sei un carabiniere con la minigonna.


L’uomo si alza da letto , si stiracchia , si tira la giacca da un lato, si dirige in bagno a lavarsi la faccia . Apre la finestra, la citta s’apre al suo sguardo. Il vecchio corso Garibaldi è attraversato di corsa da migliaia di gente, gente che va , gente che ritorna, qualcuno rincorre una notizia in un cicaleccio assordante ove tanti uccelli spaventati volano impazziti per ogni dove. Stormi di uccelli si sparpagliano nella grande piazza, si fingono esseri umani , gente figlia , di geni incompresi, figli di altra gente, di altre razze e di molte illusioni. E non c’è freno all’invidia , al male che dilaga, un male che trasporta in seno la sconfitta, nascosta nei propri bagagli, trasporta un morbo con gli occhiali da sole , contento di essere arrivato a Napoli. Una carrozzella con un forestiero , attraverso il corso, sotto il sole , s’addentra nel dedalo dei vicoli , nell’incanto di un mondo che divide buoni e cattivi. Il male ed il bene in altri intendimenti , in altre esperienze , trascinanti l’essere verso amare conclusioni. Incerti concetti di un comprendere, un essere unico frutto della storia che spesso prima crea poi distrugge .


Per strade piene di buche , incontri a volte dei brutti ceffi , a volte cadi dentro qualche buca , fino a giungere all’inferno dove vi dimorano tanti camorristi . Pronti a tutti , ben vestiti con cravatte colorate e cappelli Borsalino , profumati , fumano sigari, parlano d’affari, si prepararono ad una nuova guerra , ad una nuova rivolta , pronti a scendere sempre più giù nel loro inferno , dove stanno quasi tutto il giorno a parlare male di chi comanda . In queste strade desolate e dissestate , succede sempre qualcosa di brutto , succede che qualcuno ti spinga dietro un muro con una pistola in pugno , ti costringa a dargli tutto , quello che hai . Tutto quello che hai sempre sognato di avere, ed il mondo ti cade addosso con una pistola sotto il muso. La vita ti sembra sporca ed il delitto ti rimette in linea con un principio universale : che non esiste un luogo utopico , ne un paradiso , ne un inferno , poiché il cielo è uguale sopra a New Work , come sopra al Cairo , come a Sydney , tutti siamo neri , tutti siamo grigi come il tempo che t’accoglie dopo un lungo viaggio.


Statti fermo , caccia i soldi fai presto.

Madonna, stai calmo, non voglio morire

Dammi , tutto quello che hai

Io non tengo nulla , ho solo queste lacrime

Va bene dammi le lacrime ed il cappello ,

dammi pure il gilè colorato.

Non sparare, ti dò ogni cosa.

Non farmi perdere tempo , guarda come mi trema la mano

Gesù non voglio morire, credimi sono da poco ritornato

a Napoli , se vuoi riparto subito ?

Puoi rimanere e andare , dove vuoi, prima dammi i soldi

Io non tengo voce , neppure una borsa pieno di denari

Ma allora vuoi morire, qui stiamo in emergenza ,

c’è un terribile virus in circolazione

Anche , qualcosa altro

Cosa insinui, io ed il virus non siamo complici

Neppure io , sono suo complice, sono ritornato oggi a Napoli dopo un lungo viaggio , non so nulla di questo virus , se vuoi chiamo mia madre , quella sà sempre tutto.

Non farmi perdere tempo , che il tempo è prezioso

Guarda che il dito preme sul grilletto

Per carità

Non scherzare , questa è una rapina vera.

Non voglio morire , non c’è ragione per vivere cosi

Hai ragione , facciamo cosi , dammi metà del tuo panino

Io non voglio cedere all’ingiustizia, per me va bene

Ma cosa ti credi , che a me fa piacere rapinare la gente

Mo’ il cattivo sarei io

Non parlare assai , fai presto a dividere il panino , se nò ti sparo

Che fortuna ho avuto ad incontrare uno come te.



Nulla è mutato dopo tanti secoli , ladri e viaggiatori convivono ancora insieme , s’incontrano , si danno appuntamento , si vanno a prendere un caffè insieme. Oggi esiste uno sportello telematico che ti indica da chi vuoi essere rapinato . Quando , essere rapinati , con chi essere derubati , da un malandrino o da un borseggiatore per non parlare poi se vieni rapinato da un pluriomicida , assassino di gatti randagi . Le porte di Napoli s’aprano ed una lunga processione, si snoda per le strade di Napoli. Nel pieno pomeriggio , sono tutti appresso alla processione , tutti sfilano in preghiera , il ladro e la vittima, la donna e l’amante, il bambino e la madre , non c’è sorte peggiore, non esiste un momento coniugale che possa congiungere la disgrazia ad una dialettica personale . Un infinita di atti , seguono i fatti . Non esistono , premeditate vittime , neppure una soluzione , alle tante truffe che vengono fatte alle spalle dei poveri viaggiatori, pendolari, inglesi, francesi, paesani dell’alta irpina . Con un paio di baffi neri , un uomo vende pacchi colorati che contengono una radiosveglia la quale non funziona. Un giradischi , gracchia una canzone napoletana , ricorda vecchi amori passati.


Signora anche voi appresso alla processione ,

speriamo non ci sia anche il colera.

Per carità non lo nominate neppure, quello è assai pericoloso

Certamente, avete visto , cosa è stato capace di fare

Madonna che brutta malattia , come si deve fare ?

Bisogna stare attenti , non bisogna dare confidenze

agli sconosciuti, dobbiamo pregare ed aspettare tutto finisca.

Non esiste un morbo che sia la morale di questa storia ,

con questo virus non si scherza , sentite a me.

E vi credo , chi vuol scherzare , anch’io sono della vostra opinione

dobbiamo pregare tutti insieme , cristiani e musulmani , tutti uniti .

Si , una sola preghiera , una sola richiesta d’aiuto,

una sola raccomandazione.

Ma voi vi siete accorta, non ci è venuto

quasi nessuno alla processione .

Se lo saprebbe san Gennaro

Lasciatelo stare, quello è un santo assai occupato

Poverino , non può neppure posare la testa sul cuscino

che lo chiamano subito in ospedale.

E un santo , che si da molto da fare

Qui a Napoli , siamo fortunati a tenerlo come santo patrono

Lo dite pure, soprattutto quando ti da i numeri a lotto nel sonno

Qui la gente è diventata ricca assai

E per questo che ci stanno tanti peccati

Questo pure è vero.



Il rettifilo è una lunga strada che conduce nel ventre di Napoli , non finisce mai . Avvolge la città con la sua lunga scia di delitti e leggende , entra ed esce dall’animo , si catapulta nei sogni e nelle mille illusione terrene, porta uomini e donne verso quello che sperano, li conduce oltre l’amarezza di giorni difficili, soprattutto li conduce lontano dal contagio. Una strada è una storia che non finisce mai , non muore mai , con i suoi abitanti, i suoi venditori ambulanti . Lungo il cammino , c’è chi vende un mazzo di carte, chi una bottiglia di vino, chi una pizza al cartoccio e l’odore del cibo il suo profumo salgono lenti verso il cielo e gli angeli appaiono nudi nell’azzurro, fanno capolino sulle guglie delle chiese . Sono essi l’ immagine di un popolo intero, il rettifilo ti porta verso l’università, verso piazza Nicola Amore . In alcuni tratti mancano gli alberi che si vedono invece copiosi per le boulevard di Parigi . Manca a volte quella poesia che esce dai pori della città del sole , con le sue voci , i suoi canti . Il vento m’accarezza , una certezza , una canzone lunga come il rettifilo che mi porta verso mezzogiorno a Mezzocannone.


Volete mangiare qualcosa di buono a poco prezzo?

Io sono di passaggio

Sedetevi, mangiatevi qualcosa, non ve ne pentirete

Io non ho molta fame

Chi dice di non aver fame, crede nell’ ipocrisia

Io sono nel bel mezzo di una vita senza certezze

Siete capitato nel posto giusto

Abbiamo abbacchio con patate

Io non lo voglio

Ho ciuccio con il fiocco

Pizze di vario genere ?

Noi facciamo cose da pazzi

E la sostanza delle cose ad essere folle

Io non sò , se ne faccio parte

Beh si poterebbe essere più discreti

Lei dice, noi siamo nati per soffrire

Certo ci potevate avvertire prima di tanto malaffare .

Non c’è cosa peggiore nel fare del male agli altri

Beh , questa mi sembra una cosa giusta

Ti sbagli , questa è poesia

Ma lei per caso è di Forcella?

No , sono nato e cresciuto qui a porta nolana.

Mi sembrava il suo , un viso conosciuto

Sono uguale a mio padre , come mio padre era uguale al suo

Siete delle fotocopie ?

Siamo , nessuno è escluso

Siamo nati per soffrire

Io per mangiare

Aspetti ora le porto la pizza

Che brava persona che siete

Lo può dire forte.

Chi l’avrebbe detto che ci saremmo amato ,

dopo una rapina a mano armata.



il rettifilo nel suo insieme , colpisce ogni viaggiatore, ogni uomo che lo percorre ha voglia di essere quello che sente di essere . Passeggiare per codesti luoghi si diventa quello che si spera di divenire. Il rettifilo ti conduce verso Mergellina, lungo via Caracciolo , verso il maschio angioino , dove puoi incontrare il re di bastone , dove puoi incontrare l’amore che hai sempre sognato. L’amore che ti potrebbe elevare nel vago immaginare da questa assurda storia che esplode dentro di me , fatta di tanti risvolti , atipica , piena di spine . Camminando non ci s’accorge della bruttezza di certi palazzi , ne delle disgrazie altrui , della fame spasmodica , della nera miseria , compagna sincera di tanta gente che vivono nelle fogne con i propri sogni . Ed ogni cosa trascolora , nello scorrere lungo la strada , mentre si cammina verso, un nuovo giorno con la speranza nel cuore. E credetemi quando avrete voglia di riposare, le nuvole diventano dei morbidi cuscini dove poter poggiare il capo. Da lassù potrete ammirare dall’alto , questa città meravigliosa , sentirvi in paradiso, mentre laggiù l’inferno , prende forma in varie figure e in varie vicende . Questo racconto non ha la presunzione di raccontare la bellezza di Napoli , ma il breve cammino fatto, dell’ andare , dalla stazione attraverso il rettifilo , fino a piazza municipio a piedi . Si vi sembrerà un paradosso , ma cosa è Dio , cosa è il domani, cosa è questo divenire che traduce il parlare del volgo in una lingua musicale in un canto d’ammore , compreso da ogni uomo o donna di questo mondo. Questo breve viaggio è il frutto di un immaginare e decantare una magnifica strada , la strada della salute , ove tutti possono guarire dal male sociale , dal male corporale per giungere alla mesta redenzione promessa ad una libertà sospirata da secoli racchiusa, dentro il cuore di ogni napoletano.









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