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Una storia di GioMa46

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“I muri del buio”

(... un romanzo di Lu Paer – TriplaE Edizioni 2017.)

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10 minuti

Pubblicato il 23 luglio 2019 in Recensioni

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Copertina del libro.
Copertina del libro.

“I muri del buio”, un romanzo di Lu Paer – TriplaE Edizioni 2017.


“L’ultima notte”


Le tue narici fremono per l’odore del bosco dopo la pioggia

I tuoi occhi esplorano la valle in basso

Tutte quelle luci non brillano come le stelle quassù

E la luna illumina dove l’erba è più verde e gustosa

Tu non lo sai che è la tua ultima notte

Corri, corri piccolo mio, prenditi tutto

Domani all’alba l’uomo col fucile

Non avrà pietà.


La convinzione di Lu Paer, l’originale poetessa autrice di romanzi improntati sull’ecologia sostenibile, di difendere i diritti degli animali, proviene dall’accertata persuasione che, quella che noi a suon di trombre e rulli di tamburi chiamiamo ‘humanitas’, abbia sbagliato tutto o quasi. Ancorché dimentichi delle nostre origini umanitarie, cioè dell'insieme dei caratteri essenziali e distintivi della specie, abbiamo optato per un vivere che si distanzia dalla più realistica condizione umana che in un tempo edenico trovava nella natura l‘armonia’ e la ‘gioia’ del proprio vivere.


Perché di tutto questo se oggi siamo più che mai consapevoli di vivere in un mondo imprevedibile e in un certo senso meraviglioso in cui l’intera natura, inclusi tutti gli esseri viventi che l’abitano, incarna bellezza e concordanza nell’essere parte del creato che ci include: dal movimento dei pianeti, all’apparire delle stelle nel cielo, all’universo intero che tutto coinvolge in un unico abbraccio?


Perché noi cosiddetti ‘umani’ che sappiamo d’essere i soli abitanti della galassia che ci accoglie avvertiamo sorprendentemente d’aver perduta la nostra umanità, e ancorché vivificati da un raggio di luce che tutto illumina, non confidiamo nelle nostre capacità intellettive e ci ostiniamo a non vedere le cose per quello che realmente sono?


Magari neppure lo sappiamo ma la felicità d’esserci non ha memoria, e la sola cosa che davvero ci serve, perché indispensabile al nostro vivere quotidiano, è proprio l’autenticità di tornare ad essere umani. Lo dimostra da sempre il costante rinnovarsi della natura che ci circonda, per quanto noi facciamo del tutto per distruggerla, umiliarla, costringerla a ribellarsi dall’estremità dei nostri convincimenti fino alla fonte della sua essenza.


Stando a quanto ci dice l’autrice la natura non soggiace ad alcuna condizione e, prima o poi, è scientificamente provato, si riprende ciò che a piene mani continua a offrirci come un dono: un atto estremo che non abbiamo ancora imparato a conseguire e a fruttificare in modo sostenibile. Come se emotivamente e spiritualmente non ci liberassimo mai delle nostre specifice scorie, trattenendo tutto dentro di noi …


«Cercava l’assoluto, sempre. Estremizzava ogni cosa, come se nel mezzo ci fosse solo la morte. E ogni volta arrivava a un passo, a un soffio. E ogni volta mancava qualcosa…»


«Dicono che i sogni arrivano quando ci ostiniamo a non voler cambiare. Ci fanno vedere le cose, ce le sbattono daventi costringendoci a viverle nell’impotenza del sogno. Che è così che ci salviamo


Ma noi sappiamo che non è così, che tenersi stretti al proprio passato, a interiorizzare il dolore dentro di noi, mette in atto un meccanismo che blocca il funzionamento del nostro sistema, fa insorgere delle patologie che poi non riusciamo a gestire …«quasi mi fossi demotivato rispetto alle vecchie abitudini e priorità. […] Me ne sono andato col pensiero in testa che avrei fatto volentieri a meno delle loro ovattate esistenze.»


Veniamo da mondi invisibili e verso mondi invisibili andiamo” – canta il poeta, e malgrado ci sentiamo immersi in un modo pieno di luce, siamo destinati a vivere nell’ombra dei nostri pensieri, benché la filosofia così come la musica e la poesia ci aiutino a illuminare il nostro cammino, nulla infine compete con la capacità di esaltazione che la natura di per sé ci corrisponde.


Ed è forse la chiave di lettura di questo romanzo-thriller, che s’avvale del convincimento di Lorenzo, il protagonista romano avvenente e sfaccendato che, un giorno cambia radicalmente la sua vita e, all’improvviso, decide di partire per darsi all’avventura, e di voler scoprire una piccola parte di quel mondo che pure ruota intorno a sé, dove egli dice di: «..trovare inebriante la solitudine perché promette possibilità infinite.»


Se è vero che noi tutti abbiamo il diritto di sentirci tristi, depressi, immersi nel caos, e abbiamo tutti il potere di distruggere questo pianeta e di ucciderci l’un l’altro, è anche vero che abbiamo anche il diritto di essere felici, e di vivere la nostra vita ‘disperata o meno’ come vogliamo, anche secondo quel «..motto che mi ha sempre affascinato, cioè di “vivere in semplicità e pensare alla grande”, ma che non ho mai applicato.»


La verità è che si può essere felici solo se si va al di là del proprio pensiero, che si torni ad abbracciare la propria natura di ‘creandi’ nella pienezza delle sue corrispondenze, ove lasciar decadere ogni limite, ogni qualità peculiare di superiorità della condizione umana: ‘il dentro e il fuori’, ‘l’io e l’altro’, ‘il giorno e la notte’, ‘il buio e la luce’; onde permettere ogni possibile/impossibile incontro negli oscuri meandri della nostra mente.


Come dire che non esiste un ‘dentro e fuori’, non c’è ‘giorno e notte’, un diverso ‘io e l’altro’, c’è soltanto il centro splendente della luce dell’amore, la sola che ci permettere di comprendere l’eternità cui siamo destinati. L’amore vero per tutto quanto ci circonda si muove a un livello più elevato d’ogni altra cosa pur mantenendo la sua ‘profondità’ nel cuore, nelle emozioni come nei desideri, purché rivolti per un fine benefico e/o salvifico, onde anche salvare un animale dalla sicura morte o essere causa del suo dolore, equivale ad amare la natura e tutti gli esseri che in essa vivono, incluso l’altro diverso da noi, che pure s’avvale del suo istintivo senso di uccidere una preda e impossessarsene. Anche quando ci sono leggi (fatte dagli uomini) che glielo permettono.


Cosa dire allora di impossessarsi e/o di uccidere un corpo umano anche lì dove le leggi lo proibiscono?


Se si inizia a osservare in profondità il proprio cuore la vita dischiude davanti agli occhi dell’amore tutta la sua magia: “La mente può adattarsi ai compromessi, il cuore no” – dice il poeta ch’è in ognuno di noi, e ben lo sappiamo. Perché ogni cosa si manifesta prima nel mondo spirituale e poi discende e prende forma in quello materiale. Ed è proprio per questo che attraverso di essa possiamo costruire la nostra ‘realtà’, darle forma, trasformare le circostanze della nostra vita in qualcosa di positivo, anche quando le apparenze, e talvolta le conseguenze, ci appaiono in netto contrasto con le nostre aspettative.


A Daniza” – l’orsa con i suoi piccoli.


Vi avrei nascosto fra i rovi
se avessi potuto
o negli anfratti delle sorgenti
dentro le voragini dei monti
persino nelle radici profonde degli alberi
L'inospitalità di un luogo sbiadisce a confronto della cattiveria umana
Piccoli miei.


Come dice il filosofo questo nostro mondo è ‘perfettamente imperfetto’, ma noi sappiamo anche, l’abbiamo imparato a fatica, che non è il mondo ad essere ‘imperfetto’, bensì è la società folle e oppressiva che ci siamo dati ad esserlo, allorquando bastava essere intenzionalmente più determinati, che tutte le forze di cui avessimo avuto bisogno sarebbero venute in nostro aiuto. Lo suggerisce la natura stessa con la sua costante germinazione. La nostra vita, la stessa felicità è ‘qui e ora’, non nel passato o nel futuro, e può soltanto esistere nel presente, perché dove c’è pace, amore, non si può essere infelici. La natura ci insegna tutto questo …


«Sono diventato vegetariano anni fa […], successivamente mi sono bastati un paio di video sulla pesca e sui macelli per far diventare irreversibile quella che all’inizio era stata solo una scelta timida, anche se, fin da piccolo, ho sempre avuto un istintivo amore per tutti gli animali […].»


E che dire di Anna la co-protagonista di questo romanzo, ecologista convinta e acerrima nemica della caccia, che combatte fino allo stremo per salvare i suoi ‘angeli’ discesi sulla terra (cerbiatti, cervi, uccelli e tutti gli altri animali dei boschi), il cui presentimento di morte è parte integrante del segreto che la motiva a seguire il suo istinto di sopravvivenza … Ma il tranquillo villaggio di montagna è sconvolto dalla cupidigia dei cacciatori e dalla loro smania di uccidere, d’imbrattarsi le mani nel sangue delle loro prede. Comunque di ostacolare ogni persona che si adoperi contro di loro e della loro brama venatoria, arrivando anche ad uccidere i loro simili.


Il riscontro è pressoché palpabile fin dalle prime pagine allorchè la quiete del luogo è sconvolta da una serie di inquietanti delitti su cui indaga la polzia del luogo, il comandante Norberto, una figura salvifica che interviene a salvare la protagonista del romanzo, e allo stesso tempo, riscatta l’autrice che in essa si rivela autobiografica …


«Mi chiedo con quale criterio l’uomo scelga chi dei due – madre o figlio in una battuta di caccia – abbattere e lasciare a terra. Non so spiegare quello che sento, ma associo quel boato al dolore intenso e irrimediabile di ciò che viene frantumato e non si ricomporrà mai più, e che solo un attimo prima era integro e vivo. E allora penso che ogni nido, per quanto piccolo, ha un cuore, che è l’inizio, il sogno. È lì che nasce tutto: nel desiderio. E io desidero fortemente che tutti gli animali - ‘gli angeli’ – di Anna abbiano un posto sicuro dove rifugiarsi. Questo è il mio intento, e sono sicuro/a che, ad ogni costo, lo realizzerò.»


Sappiamo che ‘qui e ora’, o il ‘tutto subito’ del presente cui siamo strettamente e indissolubilmente legati, è uno spazio infinitamente vasto che non ci rassicura, anzi, è un mondo relativamente pericoloso, che può anche spaventare. Ma è questa l’incognita insita nella natura delle cose che non si conoscono, come ad esempio: l’assoluto o l’oblio, delle quali abbiamo spesso paura come dinanzi alla morte. Per quanto sappiamo anche che a morire è soltanto ciò che non esiste e che per questo dobbiamo abbandonare il passato e aprirci al nuovo, a tutto ciò che non sappiamo quel che contempla…


«Vada sempre dritto! La strada, in fondo, è una sola.», risponde un signore molto gentile al quale Lorenzo si rivolge per un’informazione stradale. Tuttavia la risposta è allo stesso tempo indicativa e simbolica che andrebbe meditata. L’autrice imposta tutto il suo romanzo sull’espediente del thriller parafrasando questa risposta, poiché il suo intendimento è di portare a conoscenza del lettore, quanto c’è di sbagliato nel comportamento umano nei confronto della natura e, in particolare, verso gli animali …


«A un certo punto, appena dopo una curva in direzione di Zoldo Alto (Belluno), a momenti mi schianto per la visuale che d’improvviso mi si para davanti. Lo riconosco subito, è inconfondibile. Sorge in solitaria come un panettone appena lievitato: il monte Pelmo. Mi fermo per lo shock. Cerco un punto dove la visuale sia più ampia possibile. Mi appoggio allo schienale dell’auto in un totale stato di ammirazione. È come l’avevo immaginato: roccia color del miele con i riflessi rossi,. È una meraviglia unica al mondo. […] Socchiude gli occhi qualche minuto per aumentare la concentrazione; quando li riapre […] l’atmosfera magica e inquitante lo inchioda a quel luogo pregno, ne è sempre più certo, di mistero


Mistero che avvolge il lettore pagina dopo pagina e che si ravviva, anche dopo aver chiuso il libro, davanti allo spettacolo delle natura che incombe intorno a noi, ma solo se si hanno gli occhi in grado di guardare nel profondo del nostro cuore.


“Il piccolo bambi e la prima neve”


Ti ha tradito la fiducia

Che tanta bellezza non potesse ferire

Mentre la magia del cielo ti rapiva

Nella danza di tutte quelle piccole stelle bianche

Che venivano a te

Come potevi pensare che l’uomo era in agguato

E che il suo fucile avrebbe sparato.


Grazie Lu.



L’autrice:

Lu Paer vive a stretto contatto con la natura e i suoi animali; da decenni è una convinta attivista e sostenitrice dei diritti degli animali. Dal 2000 si occupa di consulenze e formazione nel settore del benessere ed estetico e cerca di ritagliarsi i più ampi spazi possibili per continuare a scrivere.

Con EEE-book ha pubblicato “Che cosa stai aspettando!” (2012) e “Non altro che me stesso” (2015).


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