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Una storia di RossellaDettori

Questa storia è presente nel magazine Romanzo a puntate

La simmetria dura solo un minuto

4 - Bulli perfettamente integrati

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4 minuti

Pubblicato il 09 settembre 2020 in Altro

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Innumerevoli, a tutti i livelli scolastici; di certo non assenti nei giochi e nei gruppi giovanili. Non vale la pena enumerarli e menzionarli, ad eccezione di una; si capirà il perché.

L’insulto più gettonato, banalmente, riguardava l’aspetto fisico di Eleusi, specie nella sua preadolescenza, fase che l’aveva resa particolarmente goffa nella figura e nei modi, com’è piuttosto comune accada.

Lei a rispondere a tono non pensava proprio, benché ce ne fosse ben donde nella maggior parte dei casi!

Le battute appropriate, inoltre, le venivano in mente sempre troppo tardi.

Ma le parole che le fecero più male, a più riprese, riguardarono la leggera asimmetria del suo volto: uno zigomo più pronunciato dell’altro e naso e bocca un po’ “dislocati” verso sinistra.

La ragazzina quindi ebbe, suo malgrado, ad apprendere che nel mondo occidentale la bellezza si misura a colpi di squadra e compasso.

Nei momenti in cui si sentì dire, chiaro e tondo: - Raddrizzati quella faccia! – o sentenze simili, del tipo – Sarà bella quando avrà la faccia dritta – le sembrò di morire.

Un insulto del genere è in grado di far sentire una qualsiasi persona fragile non semplicemente brutta, ma in torto per il solo fatto di esistere!

Eleusi incassava.

Ma il peggio doveva ancora arrivare.

Il primo giorno di ginnasio fu accompagnata da Bruno in un quartiere della sua cittadina natale, Leonvalle, che ancora non conosceva.

Ebbene sì: Eleusi era tutta casa, chiesa e annessi, compagnie di strada del proprio rione, e poche conoscenze in località di villeggiatura che puntualmente si disperdevano.

Così, piena di buona volontà e di aspettative, conobbe il tanto sospirato liceo classico, un edificio di triste memoria fascista, costruito a forma di M.

Giunta alla diramazione oltre le prime rampe di scale, timida e non propriamente dotata di senso dell’orientamento, sbagliò corridoio alla ricerca della classe E.

Fece dietrofront, imboccò quello giusto ed entrò nell’aula col sorriso sulle labbra.

Ciò dovette sconcertare i pochi presenti, che non risposero affatto al suo gioioso “Buongiorno”.

Eleusi prese posto mesta.

Arrivarono poi pochi maschi e almeno un paio di gruppi di ragazze da quattro – cinque che, manco a dirlo, si conoscevano già.

Infine, l’insegnante di quella prima ora di quel primo giorno, diede il benvenuto a tutti, si presentò e chiese che i ragazzi facessero altrettanto.

Cominciò a farli parlare dalla bancata di sinistra.

La prima a svelare la propria identità fu una certa Marica, dall’aria trasandata.

Aveva però un bel timbro vocale, un’aria gentile e si esprimeva bene, pensò Eleusi. Ma qualcuno degli altri, alle sue spalle nella bancata centrale, già ironizzò, perché pareva svarionata.

Seguì la persona accanto a Marica: - Io mi chiamo Lavinia – esordì.

Tutti assunsero delle facce costernate, che esclamavano, tacitamente: - Come, una ragazza?! – Il timbro era androgino, il volto rotondo e poco espressivo, occhi all’ingiù e senza ciglia, capelli cortissimi, abbigliamento sportivo.

Lavinia era ripetente, ma non rivelò allora il livore che ciò le causava, persuasa di aver subito un’ingiustizia.

Narrò, semmai, accuratamente la vicenda ad oltranza, nei giorni a seguire, ai suoi compagni, dei quali sperava di diventare una sorta di leader.

Petra, la compagna di banco di Eleusi, era autodidatta in inglese come lei, portava gli occhiali, aveva un viso qualunque ma un sorriso coinvolgente - le poche volte che sorrideva. Tra loro, una cordiale indifferenza.

Non interagirono mai più di tanto, malgrado la vicinanza.

Anzi, alla prima occasione, quella preferì spostarsi, per sedersi accanto ad una ragazza dai capelli chiari e vaporosi, che negli Stati Uniti sarebbe stata di sicuro una cheerleader, interessata alla sua compagnia per migliorare il proprio rendimento scolastico, specie in latino e greco.

Petra, infatti, si dimostrò ben presto formidabile in tutte le materie.

Metodica, ordinatissima, dotata di una stupenda calligrafia.

Eleusi, colpita dal suo esempio, la seguì a ruota, ma senza eguagliarla mai.

Lavinia, consapevole della propria intelligenza, rosicava, ma si applicava poco.

Prese ben presto in simpatia Petra, avuto modo di avvicinarla (pur con delle riserve che non di rado, alle sue spalle, manifestava), rivolgendo tutto il suo odio verso Eleusi.

Ogni santo giorno, rideva delle sue osservazioni a lezione, assumendone sempre il parere opposto, per puro sport; ne disprezzava apertamente la grafia alla lavagna – che, forse in risposta, si fece sempre più stentata e meno gradevole; la ridicolizzava e/o insultava all’ora di educazione fisica (una volta, mentre giocavano a pallavolo, stessa squadra, arrivò a dirle “Faccia di merda” quasi dritto in viso, senza alcuna ragione apparente). E, soprattutto, la teneva costantemente d’occhio, spingendo anche i compagni a fare altrettanto. A quelli, in realtà, forse un po’ freddi e snob ma non certo cattivi, interessava ben poco di perseguitare chicchessia, ma trovavano Lavinia divertente.

Eleusi divenne paranoica.

I buoni risultati negli studi la confortavano, la fede cristiana la sosteneva nel conseguirne ulteriori. Ma si fece sempre più guardinga, scostante, diffidente. Quasi si guardava alle spalle.

Socializzò sempre meno.

A casa si lamentava di rado.

Pareva andasse tutto bene.


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