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Una storia di MirianaKuntz

Quando ti ho visto ti ho fatto un buco nel cuore

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4 minuti

Pubblicato il 25 marzo 2021 in Storie d’amore

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Ti ho fatto un buco nel cuore. Quando ti ho visto ti ho fatto un buco nel cuore. Ho scavato a mani nude, come quando da bambina setacciavo la sabbia, cercando tesori. Ho raschiato con le unghie le parti più difficili, ho strofinato col solvente i nomi che andavano via con più difficoltà. Ho spinto le mie dita fin in fondo, temendo di strappare il doppio fondo del tuo cuore, senza cedere però, del tutto, al timore di ferirti. Le mie mani erano della giusta misura per il tuo cuore. Come l’etichetta che corrisponde in centimetri alla sua stoffa, come il nome in grassetto sui cibi, che anticipano la loro bontà. Quando ho smesso di scavare, avevi un foro perfetto, simile a quello di un corpo incavato. Ti avevo scolpito in te stesso, come un’anfora, come un dio su colonna. Ti muovevi, parlavi, ridevi persino, fatto di marmo e capitelli, con la corona e gli spigoli. Quando l’occhio cadeva più in basso, è lì che potevo vedere il tunnel, la macchia, il buco, lo sparo. Con la mia tuta di baci e caramelle, mi ci sono calata dentro con una corda di scuse. Con la torcia ti facevo segno di respirare, come a permettermi una discesa più veloce. Quando ho toccato il fondo, ho iniziato a spogliarmi tutta: la tuta ha sfiorato la punta dei miei piedi, e una cascata di dolci e baci ti è finita dentro. Ti ho messo a guardare il mio corpo nudo, e ho lasciato cadere anche quello, ossa dopo ossa, muscolo dopo muscolo. Prima che potessi esserne sazio, ho lasciato cadere anche il sesso. È lì, quando il mio corpo si è adagiato lento sul tuo, che abbiamo fatto l’amore. Dopo il sesso è crollato Amore. Tutto quello che sentivo, facendosi eco, divenuto materiale, come una coltre di palloncini rossi, ha preso spazio e volume nella tua gabbia toracica. L’esercito di elio ti ha scosso da parte a parte, ammorbidendo persino i punti più spigolosi del tuo caratteraccio. In ginocchio, poggiando il peso sul mio corpo, ho lasciato cadere anche le difese, sentendo lo scudo sbattere a terra, tintinnando insieme all’ascia come una vecchia campana di scuola. È lì che è iniziato il chiacchiericcio scomposto delle mie paure, che tenendo per mano i miei desideri, si sono disposti in due file da due, saltando dritto in mezzo alla tua ira. Una ad una, battendosi con la parte peggiore di te, ha avuto la peggio, diventando bolle acquose, di un sapone che fa schiuma breve e incolore. Ho lasciato lì dentro tutti i miei vestiti, sperando che possano tenerti al caldo, anche se imbottito dei tuoi, anche quando sembra che tu non li voglia, anche se ti sembra di avere caldo, e invece ti incurvi nella schiena. Ti ho lasciato tutta la mia musica, rendendo il mio mondo un posto muto e buio, dove non si canta, dove i ballerini non fanno più salti e giri, dove i bambini hanno smesso di piangere, e le donne di ridere. Dove non si parla neppure, dove non si respira affatto. È tutta lì, la banda, il pianoforte, la scala diatonica, la samba, le corde di chitarra, il tango, il rumore dei tacchi, le note allegre di una storia d’amore. È stato tutto dato a te. E mentre ancora vomitavo le cose migliori, le poesie più belle, il dipinto più estremo, e ti lasciavo cadere dentro una stella cometa, tu te ne sei andato, interrompendo i giochi, crepando il buco nel cuore, e facendomi incastrare da un lato. Respiravo a pena quando con un balzo feroce sono riuscita ad uscire da te. La carne mi si è tranciata da un lato, il sangue ha iniziato a sgorgare lento. Gran parte di me, è caduta dentro di te, zigzagata dalle tue forbici di risentimento, hai reciso di colpo i legamenti tra noi due.

E anche se rivolessi indietro tutto, gran parte di me, vive ancora dentro di te.

Tu mi porti a spasso, senza saperlo. Vedo le cose che vedi, sento le cose che senti.

Non posso più scavarti dentro, riprendermi indietro tutto, non posso tornare intera, e non posso trovarti, perché esisti solo dove non esisto io.

Quando ti ho visto ti ho fatto un buco nel cuore, tu hai mangiato il mio.


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