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Una storia di ChiamatemiMimi

26 luglio 1936

Fosse nata femmina, l'avrebbero chiamata Anna

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2 minuti

Pubblicato il 26 luglio 2019 in Altro

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Un altro anno è passato, ed è ancora tutto uguale.

Mi spaventa questa statica immobilità, mi spaventa perché so che nel momento in cui l’incanto si spezzerà io ruzzolerò giù dalle nuvole come Satana cadde dal Paradiso; chissà, forse formerò anche io una voragine sottoterra e mi rifugerò lì per non sentire più nulla, per non vedere più nessuno.

Un anno e io sono ancora la stessa di sempre, un po’ più grande, un po’ più libera, un po’ più fragile. Sento sempre e ancora tutto fin nelle ossa: le delusioni, gli amori, gli ostacoli. Non sfugge niente a quel radar misterioso dentro la mia mente, non sfugge neanche uno dei passi che faccio, nemmeno uno dei battiti del mio cuore, nemmeno una minima parte dei ricordi che mi hai lasciato e ai quali – un po’ infantilmente, forse – oggi più che mai mi voglio aggrappare.

Vorrei ricominciare da capo la giornata, vorrei svegliarmi e andare al parco giochi a litigare coi maschi durante una partita di calcio mentre mi guardi seduto su quella panchina di legno che c’è ancora, mentre non ci sei più tu; oppure andare in bicicletta, sono tanti anni che non lo faccio, potrei anche non ricordarmi più come si fa, semmai ricominciamo tutto da capo e mi insegni di nuovo ad andare con le rotelle e poi senza - ti va? Se non ti va neppure questo non fa niente, possiamo andare a fare la revisione della macchina in quel posto che non mi ricordo più dov’era, ma che sapeva di grasso e di benzina come te.

Ecco, sarebbe bello sapere che pensi quando mi vedi sfrecciare con questa macchinetta rossa proprio come la tua; chissà quante risate ti fai quando mi vedi impacciata dal benzinaio - eppure basterebbe così poco se tu fossi ancora qui.


Sì, hai ragione, di “se” e di “ma”, dei condizionali tanto inflazionati che cosa ne facciamo?


Piuttosto vienimi a prendere a scuola, parliamo del tempo e delle montagne, offrimi una Tic-Tac all’ arancia – le compro sempre, come vedi –, facciamo finta che tutto questo non sia mai successo come facevamo finta di giocare a “Moglie e marito”; però stavolta guida tua nipote, che si è fatta tanto grande ma vuole ancora essere quella bambina che ti ha voluto così bene e che tu, mai a parole e sempre a fatti, hai tenuto sul palmo di una mano per vent’anni.


Ancora una volta, perdona, se puoi, questa testa matta che mi ritrovo.


Buon compleanno.


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