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Una storia di MirianaKuntz

La tua cromia

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4 minuti

Pubblicato il 19 gennaio 2019 in Storie d’amore

Tags: #amore #colori #fine #nostalgia

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Ti ho rivisto stamattina, dopo un po’ di anni, in centro, in mezzo ad una folla, col tuo cappotto senape e lana, con la tua sciarpa annodata un paio di volte al collo. Porti i capelli più lunghi, il cappello te lo scordavi sempre a casa anche nelle giornate più fredde, immagino sia ancora così che succede adesso. Qualche chilo in più ti rende più simpatico del solito, ma non meno affascinante. Certe persone trovano la bellezza nelle cose sottili, sfilanti, che dall’alto cadono verso il basso con un certo spessore, che quasi non si vede, invece io trovo che la bellezza non abbia forma, che non porti nomi, e che non abbia confini disegnati in china.

E’ ovunque, anche se gran parte di essa ti è rimasta addosso, e non in mezzo al mondo. Almeno, questo è ciò che penso io di te.

Vai avanti e indietro, parli al telefono con le tue cuffie bianche, immagino che sia la tua incontentabile ragazza, o tua madre che ti chiama ad ogni ora del giorno, anche per le sciocchezze più piccole. Lei vuole raccontarti la sua vita anche se adesso non vivete più insieme né vicini. Ti vuole raccontare le cose che le succedono al mercato o il libro che ha sul comodino, insomma, in qualche maniera ha sempre voluto parlarti, un po’ come facevo io, anche se a me riusciva male, perché nelle cose di -cuore- sono maldestra e testarda, ed entrambe le caratteristiche incasinano sempre le cose, anche se in fondo a te piaceva, anche se in fondo a -noi- piaceva così.

La tua figura è come la risacca del mare, vai e vieni sui sanpietrini mezzi rotti. Un po’ come facevi con la mia vita, un ‘onda su, un’ onda giù, nell’alta marea facevamo l’amore senza soste, e quando ti stancavi un po’, e l’acqua scarseggiava, fuggivi in tutte le direzioni annidandoti nelle fughe di sabbia secca. Poi sparivi, ed io me ne accorgevo sempre troppo tardi.

Succedeva sempre così, mare e sabbia, fughe d’acqua e sale incrostato. Un po’ c’eri e un po’ no. Un po’ restavi e un po’ fuggivi. Ho imparato da te a scappare. Forse questo dono inconsapevole che mi ha fatto la tua presenza mi ha danneggiata, a volte mi sembra di scappare anche dalle cose belle perché ho troppa paura di perderle. Mi sono persa i sorsi migliori di vino, i concerti con la musica jazz, i baci più sfrontati. E a volte invece, le stesse corse, mi hanno fatto fare cose stupide: amare senza riserve, sterzare in curve pericolose, guardare le stelle sui pendii più assurdi. A volte mi chiedo se scappare ti ha messo in salvo o ti ha privato di tante cose, come hai fatto con me.

Poi non mi rispondo perché certe risposte fanno più male del silenzio. Un po’ come adesso che non rispondi a chi è dall’altra parte del telefono, ma fai le tue facce buffe. Hanno tutti i colori del mondo le tue facce. Vanno dal giallo noia, al nero fine del mondo. Io li conosco tutti i tuoi colori.

Conosco il rosa della tua sensibilità, il giallo dei tuoi momenti noiosi, il verde delle abat jour e dei baci, il rosso delle coperte capovolte e delle mani intrecciate, il nero dei mondi che cadono su se stessi, il viola delle tue transizioni, il bianco delle carezze tra i capelli, e il blu dei momenti in cui non si respirava senza il cielo dei nostri abbracci.

Comunque, tutti i tuoi colori stavano bene coi miei.

Ti incammini verso la tua auto con il tuo passo da chi è a basso ma si sente un gigante, hai messo il telefono in tasca e hai acceso una sigaretta.

Il tabacco mi ha sempre dato fastidio sugli altri, come un profumo insopportabile che ti mette sottosopra lo stomaco, ma io che non ho mai fumato, e che ho girato due o tre sigarette solo per noia o imprudenza, volevo fumare le cose che fumavi tu. Ti baciavo e non volevo smettere, non volevo sentire il cioccolato, la frutta, lo zucchero a velo. Volevo solo sentire il gusto che sentivi tu, avere nei capelli il tuo stesso profumo chimico. Baciarti e baciarti ancora, le tue mani perfette, il tuo disordine assoluto.

Mentre ti guardo di spalle, ti saluto ancora una volta, ma tu non lo sai che ti sto guardando. Mi dico che è una tua specialità, voltarti mentre ti sono dietro, incamminarti senza di me verso la salvezza, arrivare ai tuoi semafori, sfrecciare con prudenza, arrivare a casa in orario, annoiarti un po’ e poi dormire.

Lascio libero il palo della luce che stava morendo sotto la presa delle mie mani salde. Sono in ritardo, ma va bene così. La mia faccia è rosa, verde, gialla, blu, poi d’improvviso nera.

Seguo la tua cromìa, e a pizzichi e riprese mi scoppia il cuore.

Me ne vado senza che tu te ne accorga, me ne vado ancora prima che ti ritorni in mente.

Come sempre.


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