scrivi

Una storia di Balarm

Questa storia è presente nel magazine Le storie di Balarm

Palermo in età araba

Storia di una città unica al mondo!

267 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 24 febbraio 2019 in Didattica

0
Balarm
Balarm

Nell’ 831 d.c. Palermo viene conquistata dal nuovo stato arabo, e chiamata Aghlabita, che la fonde a base principale per la conquista dell’intera Sicilia. La città subisce delle trasformazioni per fare onore al suo ruolo di capitale: viene indicata come “al Madinah” lo stesso nome della residenza del Profeta, un onore che tra le varie città cristiane conquistate spetterà solamente a Palermo.

Rimangono la divisione del Cassaro in due nuclei e il reticolo a lisca di pesce del viario sistema; l’antica Paleapolis diventerà l’Halqah “recinto” e sul suo punto più elevato, gli arabi edificheranno il primo nucleo del palazzo reale.

Un secolo dopo, successivamente, alla dinastia Aghlabita, si subentra quella Fatimita, con un processo storico non pacifico; dunque nel lontano periodo del 938d.c. i Fatimiti edificheranno una cittadella autonoma cinta da mura in prossimità della Cala: l’Halisah (l’eletta) da cui deriva l’attuale nome del quartiere Kalsa, che diventa il centro direzionale dei nuovi dominatori.

Nel frattempo la città si espande e durante il decimo secolo la cinta muraria conta ben 9 porte che mettono in collegamento il Cassaro con i nuovi quartieri (harat) periferici: a nord del Cassaro si estendeva il quartiere degli Schiavoni che gravitava sulla Cala ed era il più popoloso; a sud-est il quartiere della moschea, lungo il lato meridionale del Cassaro, in cui si svolgevano gran parte dei mercati, ed altri due quartieri, uno dei quali più recente, corrisponde all’attuale Albergheria. Nel quartiere dell’Halisah è ancora possibile riconoscere una delle porte, detta “della vittoria”, presso la chiesa di S. Maria della Vittoria.

Maredolce

Situato alle pendici del Monte Grifone, nella periferia sud di Palermo, oggi quasi nascosto alla vista dalle costruzioni che lo circondano, il “castello” della Favara o di Maredolce, viene edificato nel periodo arabo tra il 998 ed il 1019, durante il governo dell’emiro Kalbita “Ja’Far II”, come dimora campagnola. Sempre allo stesso emiro va attribuita la realizzazione della bella peschiera, che era alimentata da una copiosa fonte esistente ai piedi del Monte (la sorgente della Fawwarah), che sgorgava da tre grandi canaletti di terracotta ad arco acuto e da li veniva incanalata nel laghetto.

L’edificio primitivo infatti, come ancora può vedersi, era circondato per tre lati dall’acqua di un lago artificiale che per le sue grandi dimensioni prese il nome di “Maredolce”, nella quale furono immessi, provenienti da diverse regioni, pesci di svariate specie, come si sa dalle cronache di quel tempo.

Quel posto è anche ricordato per un’antica leggenda che alcuni pensano sia vera: l’emiro Ja’Far viveva nel castello di Maredolce. Lui invitava spesso emiri di altre famiglie arabe. Egli era molto importante e quindi aveva tutti al suo servizio; per questo fece costruire un lago artificiale. Lui con i suoi amici fidati pescava e poi invitava tutti a mangiare il pesce pescato servito in un gran banchetto. Si racconta che un giorno un maggiordomo dell’emiro incontrò la figlia dell’emiro; i due si innamorarono perdutamente e cominciarono a vedere di nascosto. Segreto dopo segreto l’emiro venne a scoprire questa relazione e cacciò il maggiordomo. Lui per stare vicino alla sua amata si rifugiò in una capanna abbandonata dietro il castello, nutrendosi la notte dei pesci del laghetto. Si dice che ancora oggi il suo spirito viva in questa capanna di tufo rimasta per tanti secoli sul bordo orientale del laghetto di Maredolce.

Cubula

Nel parco del Genoardo, ai tempi che furono, gli emiri Arabi non si fecero mancare diversi luoghi di delizie e di sollazzi. Uno di questi è la Cubula o Piccola Cuba. È un edifico con una pianta quadrata con archi a sesto acuto su ogni lato, sormontati da una cupola del tipico colore rossastro. Il padiglione, fu realizzato nel 1184 da architetti fatimidi. Per la sua particolare posizione, così immersa nel verde, la Cubula veniva spesso usata come luogo di riposo dall’emiro e dai suoi ospiti. Gli ospiti dell’emiro venivano intrattenuti mangiando pesce spada, arance, mandarini e ovviamente non si facevano mancare bevande e vini prelibati. Davanti alla Cubula erano presenti vari alberi di arance e mandarini, portati a Balarm dagli Arabi.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×