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Una storia di BrunoMagnolfi

Intollerabili presenze.

Il sibilo improvviso fende quell’aria

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3 minuti

Pubblicato il 23 agosto 2020 in Avventura

Tags: #disagio #raccontobreve

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Il sibilo improvviso fende quell’aria ricambiata continuamente tramite le bocchette grigliate del grande impianto di condizionamento e deumidificazione, sospese ad una discreta altezza rispetto alla pavimentazione dell’enorme edificio che ospita la fiera annuale, e come una lama tagliente scagliata a pazzesca velocità da qualche misteriosa zona interna alle spesse mura perimetrali, si insinua poi in ogni angolo possibile del luogo, come a voler riempire ogni spazio, senza rispettare neppure una direzione precisa, che resta peraltro del tutto impossibile da definire, mentre la folla delle persone vaganti in quell’esatto momento all’interno di quella moderna costruzione, tra le innumerevoli installazioni coloratissime e dalle fogge estremamente creative, sembra comunque non avvertirne affatto la presenza, come se quel suono fortissimo, perdurante e anche nitido, forse prodotto da un generatore di frequenze di altissima potenza, oppure da un complesso macchinario elettronico forse sfuggito al controllo, e spingesse le vibrazioni audio generate là dentro molto al di sopra del livello di percezione di una qualsiasi normale persona.

Annarita invece si porta immediatamente le mani alle orecchie: per lei il dolore che riesce a provare è davvero notevole, le è già capitato in passato qualcosa del genere, le sue capacità auditive si sono sempre dimostrate estremamente particolari e sensibili, ma anche guardandosi attorno tra tutta la gente che affolla la fiera, sembra in questo momento sia proprio l’unica ad avvertire quel suono e a provare quel dolore pazzesco, come se quella lama composta soltanto da vibrazioni, fosse stata creata e lanciata apposta per lei. Poi tutto si attenua, ed il sibilo poco per volta scompare, “forse un contatto non voluto”, pensa Annarita, “forse un aggeggio infernale di cui non si è verificata mai l’effettiva potenza”. Lei è arrivata là dentro da sola, sistemando la sua vettura non troppo lontano, nel grande parcheggio messo a disposizione dei visitatori da coloro che hanno organizzato la fiera, ma anche adesso, pur sentendosi molto meglio una volta svanito il rumore, le è rimasta una voglia decisa di andarsene, allontanarsi rapidamente da quel luogo, ritrovare al più presto un po’ di silenzio, anche sgombro da quel brusio che emana la folla là dentro, ma soprattutto tale che possa farle dimenticare la sofferenza patita poco prima.

Ma in quel momento qualcuno la affianca, gli occhi coperti da occhiali oscurati, gli abiti seri, quasi distinti, e nel momento in cui le dice qualcosa senza volgere la faccia verso Annarita, il suono riprende, attraversa i corpi e gli spazi, lasciando di nuovo preda del dolore soltanto lei. I due uomini che adesso le camminano accanto, sembra abbiano la capacità di gestire in qualche maniera quella vibrazione, e di torturarla senza troppa preoccupazione, come se volessero strappare qualcosa da Annarita, forse una notizia che solo lei conosce, oppure qualcosa che le appartiene. Ma di scatto, pur cercando di turarsi ancora le orecchie, lei ha un moto improvviso e scattante, e in un attimo si va ad infilare in un capannello di persone, che prese così alla sprovvista la lasciano passare, richiudendo subito il varco che si era formato. Annarita scivola svelta accanto ad una struttura metallica dove sorridendo alcune persone mostrano ad altri le loro cose, e fa perdere le sue tracce ai due uomini in pochi secondi. Quindi si infila con rapidità in una uscita di sicurezza, e dopo pochi momenti è all’aperto, senza più quel rumore infernale e i due loschi figuri a tormentarla.

Lascia momentaneamente la sua macchina dentro al parcheggio, e si allontana rapidamente a piedi da quel quartiere, fino a quando non trova un mezzo pubblico su cui sale, andandosene via. Il rumore potrebbe ancora inseguirla, pensa; i tizi nel padiglione della fiera probabilmente riuscirebbero facilmente a rintracciarla; ma intanto è lei vincitrice, e si è sottratta ad una situazione a dir poco inquietante. Il resto è tutto da definire, esattamente come appaiono le frequenze degli ultrasuoni: impalpabili, inascoltabili, inaudibili; praticamente inesistenti.


Bruno Magnolfi


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