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Una storia di BrunoMagnolfi

Superiori alle regole.

Non so come meglio dirtelo

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4 minuti

Pubblicato il 25 dicembre 2020 in Altro

Tags: #oltrevirus #raccontobreve

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Non so come meglio dirtelo, però sei tu il vero problema. Tutti si sono presentati con la voglia di stare tranquilli, divertirsi, svagare la mente, magari chiacchierare con gli altri anche per rendere più interessante la festa, instillare l’impressione che i pareri su una cosa o sull’altra abbiano ancora un loro rilievo, e che le parole, pur scambiate nel corso di una serata leggera come può essere questa, abbiano una propria importanza, un valore, anche un peso, se proprio vogliamo essere chiari. E in tutto questo tu sei soltanto stata capace di portare con te quella solita depressione che non fa star bene nessuno, che provoca soltanto irritazione, amarezza, voglia di scansare in qualche maniera le tue opinioni tristi e perlopiù inconcludenti. Certo, tutti abbiamo tentato di fingere che le cose andassero bene lo stesso, c'era da bere, da mangiare, la musica, però qualcosa d'importante strideva, lo si avvertiva benissimo. Quando ti sei messa seduta in silenzio e da sola, per un verso abbiamo tirato un sospiro di sollievo, ma d’altro lato la tua presenza stessa ha proseguito con il suo influsso di grigiore e di tristezza. Nessuno naturalmente ti ha chiesto di andartene via, perché tutti siamo persone educate e rispettose nei confronti degli altri, anche se il tuo continuare a prendere parte ad una serata come la nostra è sembrata a chiunque una cattiveria gratuita.

“Come va?”, ti ha chiesto qualcuno nel corso della nostra piccola festa, ma più per darti la possibilità di farti sentire tra amici, che per vero interesse alla tua condizione. E tu non hai saputo far altro che attaccare con un sermone infinito, una vera cantilena sui tuoi malesseri e tutte le manie che covi da sempre dentro di te. Ci chiediamo addirittura che cosa mai ti abbiamo fatto di male per costringerci a sopportare il peso snervante della tua vista già di per sé deprimente, con l’aggiunta dei tuoi modi di essere incapaci di calarsi in una situazione che cerca di essere allegra e spensierata come una festa. Ma il tuo egoismo ha proseguito imperterrito a sviluppare il proprio livido disegno negativo, ed anche quando ti si è fatto immaginare che c’è un limite a tutto, e chi ti sta attorno non è chiamato per obbligo di legge a sopportare il tuo disagio manifesto, tu hai proseguito ad inclinare la testa su un lato e ad osservare semplicemente le tue mani, conservando la faccia da funerale che ti è consueta, e mostrando come sempre l’espressione di chi non viene compresa.

La festa ormai è rovinata, hanno pensato in molti, e tanto varrebbe persino prendere e andarsene, se non fosse per la figura meschina di coloro che dimostrerebbero in questa maniera di non riuscire a resistere al fastidio di doverti sopportare per forza; oppure, al contrario, potremmo metterti addirittura al centro dell’attenzione, per imparare proprio da te come si fa a non somigliarti per niente. Chiaramente poi non abbiamo fatto così, però se la serata non è decollata come doveva, sappiamo tutti a chi darne la colpa, e del resto è ormai chiaro che tu sei venuta tra noi proprio per questo, per rendere angosciati anche quelli che prima non lo erano affatto. Così il ritaglio di spensieratezza e divertimento, peraltro meritatissimo, che volevamo dedicare a noi stessi, all’interno di un periodo talmente nero e buio come si è dimostrato questo, almeno fino adesso, si è afflosciato rapidamente tra le tue mani, grazie alla tua incapacità di guardare anche gli altri attorno a te, oltre che vivere rinchiusa in te stessa e circondata soltanto dai tuoi oggetti personali.

Alla fine, proprio in questo momento, ci stai salutando uno per uno per andartene sicura di lasciare dietro di te una grande mestizia, come se purtroppo, alla fine di questa festa, ti ritrovassi senza ombra di dubbio a riconoscere che queste persone che hai avuto di fronte a te per tutta la sera, non sono quelle che ti si confanno maggiormente, e che a dirla tutta la colpa è un po’ proprio la nostra, che non siamo neppure riusciti a farti divertire, magari facendoti dimenticare che la nostra era un’aggregazione proibita, un ritrovarsi oltre gli schemi, e che proprio per questo motivo avremmo dovuto sentirci tutti felici, leggeri, trasgressivi quanto basta, contenti di essere parte della schiera degli indifferenti alle regole, ben superiori, esattamente in questo, a qualsiasi indicazione.


Bruno Magnolfi



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