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Una storia di RudyFinno

Questa storia è presente nel magazine Peter Lebron e i poteri dell'antica pietra di Luma

Peter lebron e i poteri dell'antica pietra di luma

Capitolo uno

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42 minuti

Pubblicato il 31 dicembre 2020 in Fantasy

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Si! ebbene si, lo ammetto, adesso non avevo la più pallida idea di dove mi trovassi con esattezza, dissi tra me e me, osservando per l’ennesima volta la mappa che tenevo ben distesa di fronte al mio volto.


Non ostante avevo percorso chilometri e chilometri senza sosta tra le colline della Maremma Toscana, convinto di essere finalmente giunto al villaggio di Lovertown situato nelle campagne di Saturnia a 175 km a sud di Firenze, adesso potevo dire che qui ahimè, non c’era nessun villaggio, né tanto meno case o edifici, ma soltanto campi deserti, fitti boschi sparsi in qua e là, prominenti colline tondeggianti, ed un silenzio che mi metteva i brividi. Si! È vero, probabilmente mi ero perso.


E sé il villaggio che cercavo era proprio là! oltre quella vallata? ipotizzato.


Ogni idea era buona per

lasciar perdere, ma di tornare indietro proprio non se' ne parlava affatto, non avrei mai gettato al vento tale opportunità, no! non questa volta.


E adesso non mi restava altro che pregare, proseguire verso ovest, e sperare che il villaggio non sarebbe stato ancora troppo lontano.


E così avanzai percorrendo un altro tratto di strada infinitamente lungo che si inerpicava sul vertice tondeggiante di una ripida colina, mi guardai intorno mentre procedevo senza sosta verso l’interminabile salita, con il fiato corto, ed il cuore che batteva sul petto all’impazzata, pensando che non c’era niente di più orribile che provare quella terrificante sensazione di sentirsi smarrito, solo e confuso com’ero; ad ogni modo tentai di non pensarci più, adesso tutto ciò che volevo era raggiungere quel villaggio prima dell'imbrunire.


Procedetti senza sosta verso oriente a passo svelto, superando una fila di alberi ai lati della strada che digradavano sul manto stradale bianco e polveroso, gettai occhiate furtive in ogni dove, sperando di scorgere qualche abitante di questo luogo, nonostante il silenzio lo sperai, magari anche con buoni propositi e valide informazioni che mi sarebbero restate utili per raggiungere la mia destinazione. Ma era evidente qui non passava nessuno da tempo.

Sterpaglie e erbacce secche prolificavano nei campi incolti e nelle strade sterrate non si vedere altri che impronte di cervi e cinghiali. L’impronta del uomo non si vedeva da miglia oramai, e si, ahimè la zona si destava sempre più deserta ad ogni mia avanzamento, le colline all’ orizzonte silenziose e possenti, che ondeggiavano verso oriente a perdita d’occhio adesso assomigliavano ad un miraggio lontano e le strade lunghe e tortuose sembravano non finire più; un senso di terrore afflisse la mai anima


cosa avrei dovuto fare adesso?


guardai il cielo grigio coperto da gruppi di nuvole che scorrevano leggiadre sopra la mai testa, il sole stava quasi tramontando e senza un posto dove poter passare la notte, pensai che mi sarebbero potute accadere cose terribili e irreparabili; al solo pensiero mi vennero i brividi.


Non ostante ero pienamente consapevole dei rischi che avrei potuto incontrare durante la notte, solo e sprovvisto di mezzi, c'era una cosa che mi faceva sentire anche più angosciato, ed era il semplice fatto che a nessuno avevo detto dove adesso ero diretto, e nessuno, dopotutto avrebbe potuto soccorrermi in caso di necessità.

Anche se' una telefonata mi avrei potuto salvare da morte certa, nel caso mi fissi ferito gravemente, quell'ipotesi adesso era esclusa, riflettei sapendo che qui la linea telefonica del cellulare era irraggiungibile.


Infondo ero stato costretto a mentire, perché nella vita spesso si è costretti a fare delle scelte prima che il tempo possa scegliere per noi.

Ed io questa volta avevo scelto di mentire, non era per giustificarmi, sia chiaro, ma sé mia madre avesse saputo, sé solo avesse immaginato dove adesso ero diretto, le speranze di conoscere Jo Lebron, si sarebbe ridotta a zero.

Dopotutto ancora oggi mi chiedo il perché, il motivo per cui i miei genitori non riuscivano ad accettare quell’idea, che prima o poi, un giorno, avrei davvero conosciuto quell'uomo.


Ricordo di aver visto il suo volto in una vecchie foto in bianco e nero che lei, mia madre, teneva ancora nel suo album dei ricordi.

E Perché i miei genitori, soprattutto mia madre mi aveva sempre tenuto lontano da lui? a dire la verità non avevo neanche idea di che colore fossero i suoi occhi, o che tono di voce avesse, figuriamoci sé potevo conoscere le reali cause di tale scelta.

E sé per mia madre lui era solo un altro dei suoi problemi, perché probabilmente era così che stavano le cose, per me non lo era affatto, se' lo odiava, beh, problemi suoi, infondo cosa c’era che non avrei potuto capire a diciotto anni?

cosa c’era di così tanto segreto da proteggere?

E poi avrei tanto voluto sapere per quale dannato motivo mia madre aveva deciso di bruciare tutte le lettere che Jo costantemente mi aveva inviava nel corso degli anni senza che io le leggessi? Ripensai tra me e me a quell'evento vissuto, mentre ancora nella mia mente mille pezzi di carta andavano a fuoco.


Maledizione! Ero stufo di vivere nell’ombra, di essere costantemente preso in giro dalle sue bugie,

e di sentirmi dire per l'ennesima volta che Jo Lebron era morti, quando sapevamo benissimo entrambi che non era affatto così.


E adesso, adesso ero diventato maggiorenne da pochi mesi, avevo un lavoro solido nel settore metallurgico, una macchina modesta una Ford Fiesta del 2014, chiunque di voi avrebbe potuto affermare che la mia era una vita nella media, ma non per me, c'era ancora qualcosa che andava fatto subito, perché qualcosa mi diceva che dovevo conoscere quell’uomo che tutti nella mia famiglia chiamavano ancora Jo, ma che per me era solo nonno Jo.

I rimorsi mi aflissero l'anima, come quando fai un azione e poi te ne’ penti. Ma se fossi stato troppo ingenuo ad intraprendere tale scelta, solo e senza mezzi sufficienti per sopravvivere, e sé mio nonno fosse uno svitato come mia madre mi aveva sempre descritto prima di dichiararlo morto a mezzo mondo, Beh, allora avrebbe voluto dire pagarne tali conseguenze, perché la verità adesso era più importante della mia stessa sorte.


Poi d’un tratto sentii un ramoscello spezzarsi e quel “Cruc” ruppe il silenzio, improvvisamente balzai indietro, lanciando un occhiata alle mie spalle, chi c’è la ? Urlai a squarcia gola guardando la fitta foresta fatta di abeti, ma il silenzio fu l’unica risposta che ottenni in quell’istante.


Avevo il cuore in subbuglio, doveva sicuramente essere stato un cervo della foresta mi rammentai, ma se fosse stato un lupo? no! non un lupo, era sicuramente un innocuo essere del bosco, probabilmente uno scoiattolo, o un cervo, ma no un lupo, mi tranquillizzai mentre il cuore mi scalpitava ancora nel petto come un grillo impazzito.

Perché a Saturnia non c’erano lupi!


Mentre procedevo verso ovest a passi svelti notai in lontananza una maestosa collina che si elevava nel punto più alto di qualsiasi altro rilevo che i miei occhi avrebbero potuto vedere da quella distanza, e decisi che quello sarebbe stato il mio punto di riferimento, da qui in poi.


Speranzoso che proprio la su, oltre quel gigantesco promontorio avrei finalmente raggiunto il villaggio per incontrare Jo, fantasticai a modo mio, ma la possibilità che li villaggio si trovasse proprio su quella altura non era da escludere.

E cosi percorsi ancora qualche magia prima di raggiungere una biforcazione stradale, poco dopo il ponte di legno, e decisi di proseguire a destra, dove le gole profonde dei burroni che dividevano le strade erano così precipitose che se ci fossi caduto dentro, di me non sarebbe rimasto nient’altro altro che la polvere; poi mi inerpicai su di una ripida salita fino a raggiungere la vetta più alta della collina, da lì il panorama era fantastico, i colori vivaci del territorio cangiavano dal verde, al giallo zafferano, le betulle gremivano sotto robusti tronchi di maestosi alberi, i campi brulicavano di rossi papaveri, il vento, scompigliava le chiome degli alberi più giovani e stenti, flettendo il loro busti snelli sui sentieri stretti e vertiginosi.


L’idea di scattare una foto, di catturare quel panorama e farlo mio, nonostante fossi scosso da costanti preoccupazioni, non mi fermai, dopotutto non si comanda la passione, così sollevai la Canon EOS 600D nera opacizzata che avevo appeso al collo, la portai all’altezza dei mei occhi, guardai nella fessura e scattai, Click, sarà uno scatto memorabile, se' uscirò vivo da questa selva, ironizzai con il fiato corto.

Ma la cosa sconcertante era che ahimè, anche qui non vidi nessuna casa, ne tanto meno il villaggi.


Ancora una volta il deserto di questo luogo non mi stupì; diavolo! urlai rivolgendo gli occhi al cielo che lentamente stava mutando, perdendo la sua luminosità.

Mentre gli ultimi raggi di sole si stavano affievolendo, l’oscurità avanzava come una minaccia sopra la mia testa, maledizione ci siamo! dissi mentre una lacrima scivolò sulle mie guance paffutelle, e adesso cosa diavolo faccio? Mi domandai ancora con la mappa distesa difronte al mio volto, consapevole di essere in una posizione al quanto scomoda, sapevo che il passo successivo adesso era trovare un posto dove poter sostare per la notte, un luogo sicuro lontano dalla fitta foreste, ma niente in effetti qui sembra poi così sicuro.


in quell'istante pensai ai miei genitori, immaginai i loro volti devastati dalle lacrime mentre attendevano quella telefonata che sembrava non arrivare mai.

Immobili con gli sguardi perso nel vuoti si chiedevano ancora dove fossi finito, seduti sul divano di pelle si stringevano in un forte abbraccio, pronti al peggio, pronti a ricevere quella notizia tanto sentita.

Ma tutto ciò che avrei voluto fare adesso era andare da loro e dirgli si! sono stato costretto a mentire, credetemi non avrei mai voluto fuggire così, senza neanche darvi almeno un preavviso.

Anche se ancora oggi mi chiedo quanto sarebbe stato più facile dirmi la verità! ed evitare tutti questo.

Farvi soffrire non era nei miei piani, ma credetemi questa era l'unica soluzione in assoluto, l'unica che mi avrebbe permesso di conoscere la verità, quella verità che si celava dietro ai vostri patetici teatrini.


Poi ad un tratto sentii dei rumori che mi destarono sospetti, in quell'attimo i miei pensieri svanirono nel nulla, e il cuore inizio a battermi nel petto istericamente....


-chi c’è la? Urlai puntando il fasci di luce oltre l’oscurità, fendendo il nero che mi avvolgeva tutto intorno.


Fui immancabilmente attaccato ad un senso di ansia che come una morsa mi strinse la gola, lasciandomi quasi senza fiato.


Poi ci fu un fruscio, i cespuglio iniziarono ad ondeggiare, e un attimo dopo vidi spuntare da li quattro buffi individui incappucciati che indossavano delle strane tuniche tenebrose che le facevano sembrare dei boia usciti da un libro di storia medievale. Ma chi erano questi uomini! Pensai.


Schierati prettamente a forma di triangolo avanzarono in branco osservandomi in maniera circospetta, era quello più

basso degli altri quattro, posto a capo del gruppo, che mi guardo' con disprezzo lanciandomi occhiate di sfida, proprio come si vede nei film Western, poi baretto qualcosa sotto voce, che io non fui in grado di decifrare,

-Ha lo stesso portamento di suo nonno Joe, vero Marvel! disse ad uno dei suoi seguaci.


-proprio così, sangue non mente! Rispose uno di loro ridendo di gusto.


Spaventato com’ero non feci altra che guardarli inorridito, sapevo che se non fissi riuscito a fuggire, e anche in fretta, la situazione si sarebbe messa male. Ma ero circondato! intorno a me non c’era neanche uno spiraglio per darsela a gambe levate.


Confuso e senza sapere il motivo di tale oppressione verso i mie riguardi, osservai i loro volti ossuti, scarni, oscurati dall’ombra dei loro copricapi neri, li osservai mentre avanzavano a passo svelto per raggiungermi; ed io retrocedevo ad ogni loro avanzamento, mentre quei tremolii incontrollati e isterici non mi mollavano un attimo.


-chi siete, e soprattutto, cosa diamine volete da me!


Il mezz’uomo non considerò affatto ciò che avevo appena chiesto, era come se in quell’istante non avessi fiatato, senza battere ciglio allungò il suo bastone affilato verso di me e con voce tuonante mi disse :


- dacci la Pietra, o di te non resterà nient altro che la polvere.


-scusate qui c’è stato un malinteso, non ho idea di cosa stai parlando.


- Dacci la pietra di luma adesso! La sua voce tuono’ di nuovo


Ma cosa poteva fare un uomo tutto solo nel bel mezzo del niente, braccato da quattro loschi individui! Beh, ovvio, fuggire quando sarebbe stato il momento opportuno.


Ma non ebbi neanche il tempo di farlo che il mezz’uomo agito’ il bastone nel vuoto, lo sposto prima a destra, e poi a sinistra sferzando l’aria con violenza, e da lì a poco una luce dorata si sprigiono dal estremità, che mi colpi rovinosamente dritta sul petto, improvvisamente fui catapultato a terra; l’impatto con il suolo mi provoco un dolore lacerante alla spalla, ma poco male, ad ogni modo ero ancora vivo.

Dopo la caduta mi guardai intorno e il vidi, erano tutti intorno a me, e solo in quel istante capii che il peggio doveva ancora arrivare.


Poi il mezz’uomo rincaro la dose.


-Il ragazzo qui ha qualche problema! cosa c’è, hai forze perso la bacchetta Peter? Questo mondo privo di magia ti ha fatto dimenticare come fare un incantesimo? - Sei un vero codardo! In quel istante i suoi fedeli mi derisero al unisono, come un branco di iene inferocite. Vidi i suoi faccioni scarni ridere di gusto.

Pietrificato e confuso, sinceramente non capii cosa fosse successo con esattezza, ad ogni modo ero in pericolo e questo mi bastava per terrorizzarmi.

Ma quando credetti di essere spacciato, udì una voce da lontano, il silenzio si abbatte su di noi.

Tutti si voltarono verso l’individuo sconosciuto che aveva parlato, al mia occasione di fuggire si consumò in un millesimo di secondo, Java il più grosso dei quattro individui, mi affermo per il collo immobilizzandomi al istante. Tu adesso vieni qui! - stupido pidocchio.


-Dico a voi! La voce tuonò nel silenzio


-lasciate stare il ragazzo! disse l’uomo rivelandosi attraverso il chiarore della luna, era alto all’incirca un metro e ottanta, indossava una buffa tenuta da cowboy che lasciava trasparire una folta peluria che si intravedeva attraverso la canottiera di seta di lino bianco, i jeans blu, abbastanza stretti, gli calzavano a pennello.

Il sigaro stretto tra i denti continuava a fumare, divampando nuvole grigie nell'aria.

Era buffo, ma allo stesso tempo aveva quell’aria da esperto navigatore.


- Finalmente Jo, Vecchio lupo di mare, ti stavamo aspettando.

Adesso basta nascondersi però, tutti sappiamo che c’è l’hai tu la pietra di luma e tu sai perché siamo qui, sai cosa devi fare, se non vuoi che il qui presente ci resti secco,


-non vuoi che gli accada questo a tuo nipote, vero ? No? beh immaginavo, allora cosa stai aspettando? consegnaci la pietra di luma e nessuno si farà male.


-ok va bene, avete vinto voi, ma adesso lascia andare il ragazzo.

lui non possiede il diamante! Non c’ entra niente con questa storia.


Non fui liberato all’istante, anzi la presa dell’individuo fu sempre più letale sul mio collo, ma quando affondai i miei denti suo braccio, finalmente riuscii a divincolarmi dalle sue enormi braccia paffutelle


In quel attimo Jo si avvicinò verso l’uomo senza fiatare, gli stivali ticchettavano sul asfalto a ritmo costante, il mio sguardo incrocio il suo, vivido e pieno di speranza.

Con un gesto rapido sfilo’ dalle tasche dei pantaloni due revolver lucenti che brillavano come smeraldi sotto i flebili chiari raggi della luna.

Contemporaneamente con entrambe le mani premette sui grilletti. Sparo’ quattro colpi a freddo, Il rumore della polvere da sparo mi riecheggiò fin dentro i lembi delle orecchie.

In un attimo i soggetti caddero sul manto stradale come pupazzi.

Gli sprazzi di sangue macchiarono la mia maglia di sangallo nero.

Io restai pietrificato, mentre il cuore mi batteva suo petto.

Li a uccisi pensai, ma un secondo più tardi le macchie rosse di sangue scomparvero dal mio tessuto senza lasciarne traccia, guardai di nuovo i quattro corpi distesi al suolo.

Ma anch’essi non c’erano più.


- no, no, come e’ possibile? - Balbettai, guardando incredulo l’asfalto.


- hey non preoccuparti. Mi disse dandomi una pacca sulla spalla.

Non li ho mica uccisi davvero eh! - una ferita non li guasterà, fidati, qui nel tuo mondo uccidere è reato, ed io non voglio finire in carcere ad ottantatré anni, per aver fatto fuori dei buoni annulla come loro.


-Io Intendevo dire, ma com’ è possibile che si siano volatilizzati in un attimo, credevo di avere le allucinazioni.


-giusto ragazzo, avvolte credo che tu sappia già tutto del nostro modo, ma poi mi rendo conto che non è così, hanno utilizzato l’incantesimo che fa parte dei viaggi veloci, un teletrasporto temporale.

Poi mi guardò, e mi fece l’occhiolino, ci presentammo anche se io avevo già intuito che quel uomo vestito da cowboy era mio nonno Jo.

- A proposito di tua madre, come sta, l’ultima volta non ci siamo lasciati molto bene.


- Mia madre sta bene, tentennai a rispondere, ma a cosa ti riferivi quando parlavi della teletrasporto temporale ? Insomma non esistono certe cose dai.


- Adesso pensiamo a noi ragazzo giuro che appena potrò di spiegherò tutto sui viaggi veloci, adesso vieni qui, fatti abbracciare, non sai da quanto tempo ti stavo aspettando! non ho mai mangiato nessuno, eh! dai avvicinati.

Improvvisamente fui avvolto dalle sue lunghe e paffute braccia, travolto da una calorosa stretta d’amore, io ricambiai immediatamente, ero venuto qui per questo no!


-Ma adesso dobbiamo andare, qui non è sicuro, vieni con me, seguimi, il villaggio non e poi così lontano.


Così ci mettemmo in camino fino a raggiungere un altura; Jo, mi disse che il villaggio si trovava proprio la sù e così ci arrampicammo sopra quella collina scoscesa, avvolta da un manto erboso simile al muschio, che rendeva il terreno scivoloso al tal punto da essere quasi impraticabile. Ma con tutti gli sforzi apportati, riemergemmo dalla natura di un sottobosco selvaggio, più selvaggio di quanto avrei potuto immaginare dalla strada sottostante.


Raggiunta la vetta più alta, incontrammo un ponte che a primo impatto sembrava impraticabile, fragile e instabile, ma poi si rivelò più sicuri di quello che potevo pensare.

Collegava i due vertici collinari spezzati da una cola profonda, fatta di pareti rocciose. Ancora più in là si vedeva il villaggio fatto di case a schiera che si elevavano nel punto più alto del terreno.

Era inspiegabile non poter vedere il villaggio dalla strada sottostante.

Era alquanto illogico dato che il livello della terra dal punto più alto dove si ergevano le prima schiera di villette si elevava abbastanza da essere notato certamente dalla strada sottostante,

Non fiatai per tutto il tragitto, mente Jo fischiettava melodia che assomigliavano a canti lirici.


Superato il ponte incontrammo un cartello stinto, posto all’ingresso che recitava un monologo assai strano.


“Lovertown, una Città destinata ai nascosti, maghi in genere, la nostra comunità ti proteggerà dalla malvagità.

Se deciderai di farne parte, ci sarà sempre un posto anche per te, perché noi siamo con te sempre. ”

In poco tempo raggiungemmo il villaggio, la casa di mio nonno era vicino al fiume, poco dopo la locanda di Tobob.


-È un villaggio organizzato? chiesi a Jo osservando il luogo grazie alle lanterne che illuminavano la zona circostante, c’era quasi tutto, per non dire tutto, il chiosco, chiamato lo spaccio di Mister boom per acquistare prodotti alimentari, la locanda di Tobob dove passare una sarete in compagnia, la sarta, ma non era finito qui, il villaggio si estendeva ancora più in là , vidi le luci delle case in lontananza che si estendevano verso ovest a perdita d’occhio. Volevo scoprire, esplorare, conoscere qualcosa di unico come questo luogo incantato.


- Questa è una comunità di Magi, siamo tutti un unica famiglia, qui ciò che e mio e tuo e viceversa, dai entra non voglio che la gente di veda qui, non ho voglia di rispondere alle domanda di certo curiosi.


Appena entrammo , ci sedemmo uno difronte all’altro, su delle vecchie sedie di legno traballanti, il tavolo di mogano aveva una ampiezza che occupava quasi tutti il perimetro della sala.

La casa di Jo aveva poche stanze, era così mignon da sentirmi pressurizzato.

Improvvisamente un gatto nero piombo sul tavolo con un lancio impetuoso.

Aveva uno strano medaglione legato al collo, che strano pensai, i gatti non portano le collane.


- Miao, miao - miagolo poi si appallottolo sulle mie gambe come un serpente peloso.


- Ragazzo : vuoi una tazza di tè alla menta e liquirizia?


Non potevo fingere perfino a me stesso che oggi era una giornata perfetta, e poi il the alla menta non lo sopporta affatto, e l’incontro con Jo era stato più traumatico del previsto, ma ero contento di essere qui, e partire nel migliore dei modi era tutto ciò che volevo, così credetti che accettai una tazza di tè alla menta sarebbe stata un buon inizio.


- beh si grazie, molto volentieri.


Gli risposi , afferrando la tazza di tè fumate , l’aroma intenso della menta e della liquirizia invase la stanza in pochi secondi, era inebriante, in effetti non lo ricordavo così invitante, da riuscire quasi a metterei di buon umore.


-Lui mi guardo chiedendomi : è buono il the ?


- beh si è ottimo. Gli risposi dando un altro piccolo sorsata dalla tazza.


- Comunque devo dire che sei arrivato giusto in tempo!


“Come sarebbe a dire giusto in tempo? Gli chiesi ansiosamente


“ beh! si insomma eccoti qui giusto in tempo per...


Poi un rumore improvviso mi fece sobbalzare dalla sedia, il nostro dialogo si interruppe ed io mi voltai preso da un stato di agitazione quasi tangibile, mentre il vetro della finestra posto alle mie spalle si frantumò in mille pezzi. Esplodendo con un boato assurdo .

Jo urlo a squarcia gola,

- Ragazzo scappa, vai vaiiiiii corri


Osservai la finestra con il fiato sospeso come se in quel istante in tempo si fosse fermato, mentre i frammenti di vetro schizzavano intorno a noi, ed un essere alato, l’unico colpevole di tale avvenimento, sorvolava sorvolando sopra la mia testa a grande velocità, Restai immobile difronte alla sua presenza, inorridito dal suo aspetto, il suo corpo era smilzo e le sue ali lunghe e affilate, per non dire della sua pelle liscia come la coda di un ratto. La sua schiena arcuata e le ossa spigolose modellavano il suo aspetto deformandone la corporatura.

Un brivido mi percosse la schiena come corrente elettrica, difronte a tale orrore restai muto.

Incrociai per l’ultima volta lo sguardo di Jo, mentre per l’ennesima volta mi imprecava di andarmene da quella maledetta stanza.

Poi la bestia planando si era diretta verso di lui, afferrandolo per la maglietta con i suoi artigli adunchi e lo sollevo’ trascinandolo con se.

Mentre, Jo oscillava nell’aria , la fata sparì verso l’orizzonte di un cielo sereno.


Cosa diavolo sta succedendo pensai incapace di agire, era come se fossi stato pietrificato, terribile guardare tutto questo orrore senza poter fare assolutamente niente.


In realtà non lo so cosa voleva da mio nonno quell’essere. Il mistero si infitti e i dubbi dentro la mia mente diventarono caos, avevo la testa frastornata, come se mi avessero colpito ripetutamente con un manganello dritto in fronte, ma riuscii lentamente ad alzarmi dalla sedia nonostante mi tremavano le gambe e il cuore mi batteva ripetutamente nel petto e mi concentrai sul accaduto.


Cosa avrei potuto fare adesso, ogni idea che mi saltava per la testa si rivelava inutile, perché nessuno avrebbe creduto alle mie parole, questa era la verità, perfino io avevo dei dubbio non ostante avessi vissuto in prima persona tutto questa situazione.


Chiamare la polizia? non se ne parlava affatto.


Così mi sfregai le mani sul volto ripetute volte nella disperazione più nera, mentre continuavo a passeggiare frettolosamente in su e in giù per il salotto, disperato ripensai a ciò che avevo visto, tutto sembrava così assurdo e illogico, ma io non ero pazzo pensai, a no!

Ma ero solo, dopotutto come avevo già affermato precedentemente nessuno mi avrebbe creduto, l’unico modo era pensare per conto mio, maledizione pensa Peter pensa, ma non c’era niente da fare, nessuna idea sembrava tale da essere presa in considerazione .

Poi in lontananza sentii un miagolio tedioso provenire dalla cucina, capii immediatamente che si trattava di Gomitolo, il gatto di Jo, senza indulgi mi precipitai da lui pensando al peggio, il suo lamento era così straziante che non potevo pensare diversamente.

E appena superata la soglia, lo vidi, ai piedi del tavolo, riverso su se stesso, preso da un strano attacco di convulsioni. Aveva gli spasmi e gli occhi rivolti verso l’altro.

Visto che non ero un veterinario, e non ne sapevo niente di anatomia felina, non lo toccai, non feci mente che avrebbe potuto peggiorare la sua situazione, restai li, sperando che questa tortura finisse il prima possibile, non potevo veder soffre cosi quel povero animale indifeso, ma purtroppo la situazione in poco tempo peggiorò, e gli spasmi aumentarono.

Il suo corpicino continuò a contorcersi disteso a terra con movimenti irregolari e incontrollati, movimenti scomposti e innaturali, poi una smorfia di dolore segnò il suo muso affusolato, rosso come le fiamme, mentre i suoi continui latrati si facevano sempre più acuti.

Vidi i suoi arti allungarsi, deformando le sue conformità, sentii le sue ossa sfrigolare, come se da un momento all’altra si sarebbero spezzate, aveva ancora gli occhi rivolti verso l’alto quando spalanco le mascelle lascando un grido di dolore , un grido che riecheggio fin dentro i lembi delle mie orecchie, mi rabbrividì e un senso di nausea mi dette il voltastomaco, mentre il suo cranio stava assumendo una forma del tutto umana, ed il suo pelo si deterioro a mano a mano che parti del suo copro lentamente mutavano, distinto feci un passo in avanti come se fossi davvero stato in grado di fermare quel atrocità, a poi mi fermai.


-oh madonna santa, urlai, ma che diavolo sta succedendo qui, adesso cosa faccio,

continuai frignando come un fanciullo , adesso cosa diavolo devo fare dissi mentre ripresi a camminare avanti e indietro, con il telefono stretto tra le mani, si si adesso lo faccio, dissi mentre composi il 118 con le mani tremanti; ah si adesso chiamo i soccorsi, quando vedranno ciò che è accaduto, mi crederanno, ah si che mi crederanno. Ma quando accostai la cornetta al mio orecchio, l’essere urlò


-No, no per l’amor del celo, posa immediatamente quel telefono, vuoi mettermi nei guai ragazzo, cosa diamine ti passa per la mente.


Così agganciai la telefonata , avvicinandomi a quella che adesso si presumeva fosse una donna in carne ed ossa.


-Che mi venga un colpo, ma tu sei una d...! Tremai nel vedere distesa sul pavimento, era una donna anziana con le braccia al grembo in posizione supina, nuda, come madre natura l’aveva fatta, questo era ciò che si presentava difronte ai miei occhi.


Nonostante tutto però mi feci coraggio e allungai la mano verso di lei, afferrai la sua mano fredda ed i nostri sguardi si incontrarono.

Era così familiare il suo volto paffuto pensai, macchiato da piccole lentiggine rosso acceso, che contornavano il suo occhi grandi di colore verde acceso, il suo naso era arcuato, le narici dilatate, aveva le labbra carnose e rosse come il petalo di una rosa, alcune rughe solcavano la sua pelle biancastra, e le ciglia erano folte.

I suoi lunghi capelli posavano sul parquet ondulati e luminosi..


-Uno due tre, al mio tre la donna fece un balzo in avanti sorretta dalla mia mano e si rimise in piedi, era alta, abbastanza da guardarla dritta negli occhi, con il suo sguardo pieno d’amore continuava ad scrutarmi come quando si osserva qualcosa che è nostro e di nessun altro.

Ebbi la netta sensazione che mi conoscesse, era una sensazione che non riuscii a spiegare, ma era vivida dentro di me.


La sorressi mentre tentava di non cadere di nuovo.


-tutto apposto signora, le chiesi


-si grazie, mi disse barcollando un po’.


Finalmente si decise a lascare la sua presa sul mio braccio, e iniziò a camminare lentamente.


-Non muoverti ragazzo io posso aiutarti a trovare tuo nonno Jo, mi metto qualche indumenti a dosso e arrivò subito da te, ti prego resta li, abbiamo da dirci tante cose.


-oh! Fantastico, finalmente qualcuno può aiutarmi, Wooo! annunciai estasiato.


-Dovevo capire cosa diamine stava succedendo, dissi a bassa voce


-Ragazzo hai detto qualcosa urlò dall’ altra camera.


-Ha! no, stavo solo riflettendo tra me e me. Risposi pensando a come cavolo aveva fatti a sentirmi.


Dopo qualche secondo sentii la porta sbattere e le sue scarpe ticchettare sul pavimento, mi voltai verso il lungo e infinto corridoio che collegava la sala al resto delle altre stanze.

La vidi avanzare verso di me, indossava una buffa tunica nera dai bordi violacei, strizzo gli occhi che gli brillavano come smeraldo e mi sorrise sfilandosi il cappello a cilindro dalla forma appuntita e si inchinò, salve Ragazzo, avrei preferito conoscerti in una situazione migliore, ma come si dice, meglio tardi che mai no; disse avvicendano alla bocca una strana pipa che stringeva tra le mani, soffiò al suo interno facendo gorgogliante l’acqua presente al interno del fornello almeno duo o tre volte, trasformandola in tante piccole bolle tutte colorate che lievitavano nell’aria.


- è favoloso. ma come ci riesci? Chiesi eccitato


Ero incantato, le bolle adesso erano intorno a noi, lievitavano favolosamente nell’ aria , sfumate di vari colori, tutte molto vivaci. Era come se tutti i problemi adesso fossero svanito in un attimo.


-con una pipa così tutti i pensieri negativi svaniscono come per magia, e un oggetto fantastico, una terapia.


-una pipa, così, come?


-una pipa magica. È un buon passatempo devo ammetterlo, non potrei dire diversamente al riguardo, credo sia il mio passatempo preferito.


-immagino, se posso permettermi chi è lei?


La donna restò immobile, il suo volto si irrigidì, ed ebbi la netta percezione che qualcosa non andasse.


-Ragazzo beh eccomi qua, non saprei come dirtelo in un altro mando, ma, sono io, si insomma, Mary Suon, quella Mary Suon che conosci tu.


-Mara Suon? Cioè tu vuoi dirmi che sssss. gli risposi balbettando


-sssssi ragazzo, sono proprio io, tua nonna Mary


-come e possibile, ma tu non eri.........


-Io non ero cosa? ma dico io, ma chi diamine ti a messo in testa queste baggianate , ma insomma tua madre non ti ha raccontato proprio niente riguardo a noi, riguardo alla pietre di luma, non ti ha mai spiegato del tuo dono, per la barba di merlino, Peter, tu sei un mago, un mago con la M maiuscola, ma dico io. Disse scuotendo la testa demoralizzata poi sbuffo.


-ma di cosa stai parlando eh? Gli chiesi in tono aspro e irrequieto, ma per favore io un mago, ma adesso basta eh! adesso non voglio proprio più sentirti, adesso me ne vado, si proprio così, e non provare a fermarmi He!


Frettolosamente mi avvicinala alla porta di ingresso semi chiusa, e con un movimento furioso allungai la mano per afferrare il pomello della porta, ma nell’istante in cui lo feci essa si chiuse con un clangore , (Bam ) poi mi voltai con il cuore in subbuglio, senza parole. Mentre Mary mi guardò con le mani incurvate sul petto, e il piede che tamburellava suo pavimento, restammo in silenzio per qualche minuto poi mi disse


-dove vai fuori con questo buio, non sapresti neanche dove mettere i piedi.

Dai vieni qua, adesso mettiti comodo su questo divano, e calmati! Credimi, sarà tutto più chiaro quando deciderai di ascoltarmi ragazzo, ma adesso ti serve qualcosa di buono. qualcosa di rilassante, dimmi te cosa preferisci, un Animacalma, oppure vuoi un Paperbrussy?


Così mi sedetti sul suo comodo divano in pelle di lino nero a tre posti, dovevo stare al suo gioco pensai mentre sprofondavo sul soffice cuscino foderato, adesso volevo proprio vedere dove sarebbe andata a parare. Dopotutto non avevo altra scelta.


-allora un Animacalma dissi estasiato


-Adesso si che iniziamo a comprendere, adesso si che va bene, bravo ragazzo, ottima scelta dopotutto L’Animacalma è un ottimo rigenerante, ancora oggi è definita la pozione più richiesta di sempre.


-Proprio ciò che ci vuole per tirarmi su, risposi alzandomi in piedi con uno scatto dal divano, la segui fino in cucina, volevo proprio vedere che intruglio avrei dovuto ingerire.


-Non dubitavo, in effetti ti vedo un po’ pallidino ragazzo, mi rispose intenta ad aggiungere gli ingredienti nel calderone uno ad uno fino ad arrivare all’ultimo ingrediente, una viscida e mollica coda di rospo che solo a guardarla mi dava il voltastomaco, che provocò uno scoppio nel momento in qui fu gettato nel acqua in ebollizione, Puff, la pentola inizio a fumare come una locomotiva a vapore, Mary apri l’unica finestra che affacciava alla corte estero, più frettolosamente possibile, perché il fumo si era già propagando nella stanza.

Ci coprimmo il naso aspettando che evaporasse dalla cucina.


-devo aver sbagliato il tempo di immersione con ultimo ingrediente disse Mary tossendo stizzita, strozzata dal fumo che aveva rovinosamente provocato quello scoppio, poi verso’ nel calice argentato la pozione calmante, me la porse, e nell’ istante in cui posai il bordo del calice alle labbra un profumo inebriante di fragole mi invase, feci scivolare quel liquido melmoso giù nella gola e Woo! fantastico, annunciai mentre sentivo un formicolio solleticarmi i piedi, per poi correre lentamente su tutto il corpo, e in quell’ istante non capii cosa fosse.


-se pur strano, devo dire che ho un leggero formicolio su tutto il corpo, è normale? chiedo


-Ha! Quello, tranquillo è tutto normale, vuol dire che la pozione Animacalma sta facendo il suo corso, in quattro e quattr’otto vedrai come ti sentirai ragazzo


-Ok, bene direi, gli risposi, mentre iniziavo lentamente ad abituarmi a tutte queste stranezze.


Un sorso tiro l’altro e in men che non si dica finii la pozione, il formicolio in tutto il corpo svanì e un senso di rilassamento assali il mio corpo, fantastico annunciai entusiasta


-Allora?


-Allora COSA!


-Beh, allora come ti è sembrata L’Animacalma!


-Onestamente ero un po’ scettico all’idea, ma devo dire che oltre ad essere una bevanda gustosa , adesso mi sentivo rilassato. E proprio grazie All’animacalma ero stato capace di riflettere su tutte quelle stranezze che avevo vissuto oggi, senza prendere la pazienza, con la dovuta calma, rendendomi conto che nonostante adesso non avessi una spiegazione valida a tutto queste assurdità, sapevo che era tutto reale, niente di più vero di questo, è compresi da cosa in effetti mia madre Mara mi aveva sempre PROTETTO. la magia era pericolosa immaginai, ma avevo così tante domande da fargli che adesso la testa sembrava pensate più pesante di qualsiasi altro giorno della mia vita.


Poi Mary si sfilò un amuleto che portava al collo e puntualmente me lo mostro

Lo riconobbi subito, era lo stesso che indossava nella sua forma felina.


-Cosa sarebbe, chiesi mente lo ammiravo disteso sul suo palmo, scintillava sotto le lampade fioche del lampadario della sala da pranzo come uno smeraldo prezioso


-È un amuleto magico, una pietra preziosa, così preziosa da dover costudite gelosamente!

il suo potere e così grande che riesce a risvegliare i demoni del aldilà, demoni che cercano un padrone, demoni pronti a obbedire a chi gli restituisce la libertà. Ma la sua funzione si attiva solo ed esclusivamente quando la pietra viene abbinata alla sua gemella chiamata la pietra di Yhumm, poi la donna si fermò, mi guardò diretta negli occhi con le ciglia corrugate, e le labbra quasi socchiuse come se cercasse di non far uscire troppe parole dalla sua bocca, e mi disse, ricordi quei loschi individui che proprio questa sera avevano quasi rischiato di ucciderti?

Beh, come fai a non ricordartelo, eri così spaventato in quel istante che tuo nonno Jo si è precipitata da te vestito in quel modo.


-eh, si in effetti ero terrorizzato a morte,


-loro sono pericolosi devoti alla stregoneria nera, chiamati Oscuriani , da molti anni a questa parte ci danno la caccia.


-per quel motivo!


-Per questa Peter, disse avvicinandomi la pietra che posava ancora sul suo palmo, infondo loro possiedono la pietra di Yhumm, credo che non sia difficile pensare a cosa sarebbero in grado di fare con un esercito di demoni al loro cospetto, quello fu il motivo per qui da molti anni a questa parte decidemmo di lasciare il nostro modo fatto di magia e stregoneria, di incantesimi e animali favolosi. In fondo capimmo che il luogo più sicuro per nascondersi da certi individui era proprio qui, nelle terre della Maremma toscana dove la parola mago o strega sono solo una leggenda tramandata da secoli e secoli, e così senza indulgere ulteriormente ci trasferimmo in questo magnifico luogo circa trent’anni fa,accompagnati sempre dalla paura che ci avrebbero potuto rintracciare; gli oscuriani sapevano molto bene che qualcuno della nostra famiglia costudiva la pietra di Luma e questo era quell’ indizio che non li avrebbe fatti fallire una seconda volta. Così decidemmo di creare un piano, qualcosa che ci avrebbe tutelati maggiormente, trasformarmi in un gatto europeo, e così fu. restai così per vent’anni fino ad oggi.


-ma per quale motivo dico io?


-Ragazzo immagina un gatto con là mente di un essere umano cosa e in grado di fare,

così affine, veloce, pronto a fuggire senza lasciar tracce. Il custode perfetto, su ogni fronte. E devo dire che si rivelò la soluzione più sensata, anche se dopo tutti questi anni sono felice di poter affermare che mi mancava la mia vecchia vita da essere umano, insomma essere un gatto non è molto avvincente, per nessuna ragione al modo, e da un anno a questa parte iniziava a starmi un po’ stretta quella quotidianità, ma però solo adesso posso dire che grazie al mio udito felino sono stata in grado di proteggere la pietra da quella dannata Fata nera.


-ma hanno rapito Jo, non sappiano neanche dove lo avranno portato, credo sia una situazione alquanto grave, si insomma potrebbero ucciderlo, se non riusciranno a capire dove nascondiamo la pietra di Luma, mi sfogai preoccupato


-Peter non devi preoccuparti tutto sta andando secondo i piani, Jo ha in mente di scoprire dove nascondono l’altra Petra, e così non a posto resistenza, fingendo di essere spacciato si è fatto rapire, geniale no?


- hahahah! Risi di gusto,fui sorpresi, lo sapevo che aveva un piano in serbo.

Devo dire che è stata una mossa astuta, ma non sarà pericoloso, se lo attaccheranno lui sarà sempre in netto svantaggio numerico.


-non preoccuparti ragazzo, se la cava meglio di quanto potrai immaginare.


-ma adesso credo che sia lecito che il nuovo nuovo custode di Luma sia tu. disse Mary allungando entrambe le bracci verso di me per infilarmi là pietra la collo ma io la bloccai allontanando le sue braccia.


-non lo so se in effetti sono pronto a questo.


-non puoi rifiutare la magia, perciò adesso questa appartiene a te. Come ultimo erede della nostra stirpe dei maghi sta a te proteggerla, in fondo io e tuo nonno Jo siamo troppo anziani per continuare a farsi carico di una missione così ardua.


-Ma io non so niente di magia come farò a proteggerla


-Ragazzo non serve la magia per essere un buon custode degli oggetti magici e quant’altro, ma basta quel pizzico l’amore che hai per qual oggetto prezioso, proteggerlo vuol dire non abbandonarlo mai, solo così sarà al sicuro dal male.


In quel momento una sensazione mi diceva che dovevo prendermi carico di tale responsabilità, una sensazione che non fui capace di negare neppure a me stesso, e così Mary mi fece scivolare la collana dalla testa, chiaramente non avevo idea di cosa voleva dire essere un vero custode; ma non la fermai, no questa volta, preferii seguire l’istinto e mi lasciai andare.


Lei mi guardò con lo sguardo profondo, mi guardava in silenzio, aspettava, anche se in effetti non so cosa stesse aspettando, quel silenzio mi imbarazzava abbastanza da non dire neanche una parola, poi finalmente accadde qualcosa, qualcosa di particolarmente improbabile.

Improvvisamente la pietra inizio a luccicare ad intermittenza, e nel volto di Mary dilagò un sorriso, notai che la sua voce era allegra quando mi disse, lo sapevo, Ha! Ha, ha! Lo sapevo che non avresti deluso le mie aspettative, la pietra ti ha accettato ragazzo! Lo sapevo che eri quello giusto.


- Accettato ? Domandai con lo sguardi basso ad osservare quella luminescenza che pulsava ad intermittenza al interno del diamante.


-Proprio così ragazzo! esclamò stingendomi tra le sue braccia, sono proprio orgogliosa di te ragazzo.


-Ma comunque io continuo a non capire, puoi spiegarti meglio.


-È’ vero, a volte ti parlo del nostro mondo come se tu lo conoscessi già, in effetti tu non sai niente di DrackGreen tu non sai niente di niente della magia, devo mettermelo in testa, devo ricordare che tu sei cresciuto in un mondo privo di magia; ma adesso veniamo a noi, devi sapere che si definiscono oggetti Animus tutte quelle categorie di oggetti magici che si connettono alla tua anima,


- All’ anima?


-si ma non sempre va come sperato, a volte, molto spesso capita che l’ Animus non accetta il contatto con l’anima di chi lo custodisce, perché devi sapere che tutte le pietre Animus hanno bisogno di un custode.

Un antica leggenda narra che gli Animus scelgono il proprio custode per sentirsi sicuro e protetti, sembra sia un autodifesa personale.


- E cosa sarebbe accaduto se la pietra di luma non mi avesse accettato?


-beh dirti che non sarebbe servito a niente la tua protezione sul oggetto è un affermazione un po’ scontata ragazzo, poichè quando la pietra ti accetta come suo unico custode diventa subito invisibile e quindi nessuno può vederla.


In effetti non passò molto tempo da quel eventi, da quell’ istante in cui la pietra diventò invisibile ai nostri occhi.


-Woo! Ma quanto è pesante questa pietra adesso, cavolo ebbi là sensazione di avere un macigno al collo.


—Ah! beh! Ragazzo ti ci abituerai, con il tempo ti ci abituerai, in questo modo non ti dimenticherai mai che stai proteggendo un oggetto veramente prezioso, e che adesso sei il suo custode.


-oh certo, credo che sentirei subito quel senso di leggerezza , quella mancanza, se solo qualcuno provasse a sottrarmela.


-credo proprio di si, ah! Già ragazzo devo dirti un ultima cosa riguardo all’uso dell’ amuleto; devi sapere che la Petra di luma resta invisibile solo quando la indossi, quindi ragazzo dovrai convincervi giorno e notte, infondo questa è l’unico modo per tenerla lontana dagli oscuriani e non rischiare spiacevoli inconvenienti, sono consapevole che è un impegno arduo ragazzo , ma sono anche convinta che tu c’è la farai, si ragazzo, si che c’è là farai, questo è certo.


-credi che Mara non...

In quel istante la donna mi fermo, era rivolta verso la finestra e osservava il cielo nero e senza stelle, nero come l’inchiostro, con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte.

Sospirò un attimo prima di dirmi, no adesso non c’è più tempo di rispondere alle tue domande, adesso Peter è arrivato il momento di andare, sempre che tu sia della stessa idea di venire come me.


Io restai immobile, confuso, e senza sapere cosa fare.

Non ero pazzo, quel dannato essere alato aveva davvero rapito mio nonno Jo, anche se avrei preferito risvegliarmi nel mio comodo letto, sapevo benissimo che accettare di aiutare Mary era l’unica occasione che avevo per superare questo incubo.

Adesso salvare Jo era cosa più importante da fare .


-Allora vuoi aiutarmi o no? Non abbiamo tutto il tempo, tuo nonno è in grave pericolo rincarò Mary.


- Ma se accetterò cosa racconterò a Yari e Giorg, cosa?


-bazzecole, Ragazzo! tua madre sa più di ciò che tu immagini, domani mattina la chiamerai, e lei capirà, ah Si!!! lei si che capirà , cosa credi che lei non ha mai ipotizzato che questo giorno prima o poi sarebbe arrivato; la magia prima o poi richiama sempre il suo mago all’ ordine, nessuno resta fuor neanche il più imbranato dei mago di questo universo.

Ma adesso ho bisogno di te, ho bisogno del tuo aiuto, più di ogni altra cosa

Poi Mary batte le mani, come quando si fa un applauso dicendomi


- Allora ragazzo andiamo ???


Non avevo altra scelta così annui con la testa.

E immediatamente ci incamminammo verso lo scantinato, superammo le vorticose scale , e appena arrivammo li, lei tiro fuori due buffi ombrelli dall’ interno di un antico mobile logoro e polveroso.


-eccolo quai i miei piccoli ometti, finalmente! non sai da quanto tempo aspettavo questo momento.

-ma Mary, scusa la domanda, ma secondo te cosa diavolo dovremmo farci con quegli ombrelli adesso.


-Seguimi e capirai.


Così ci dirigemmo verso il lungo e affilato corridori che accedeva al retro della abitazione contornato da un manto erboso dai lunghi e affilati ciuffi perfettamente ordinari. Raggiunta l’estremità dell’abitazione Mary mi porse uno di quei ridicoli ombrelli che teneva ancora posizionato sotto il braccio sinistro, proprio quello che aveva inciso sul suo manico una testa di rinoceronte.


-dai afferrala! Questo sarà il tuo mezzo per viaggiare fino alla contea di Drack, e un pezzo unico, trattalo con la massima cautela, non si trovano più sul mercato dal 1780.


-un ombrello? Adesso vuoi dirmi che voi Maghi avete gli ombrelli per volare, ha Ha! Io conoscevo le scope, non gli ombrelli, questa mi è nuova.


-Su Ragazzo un po di fiducia però, dai tieni, e non fare più domande, da adesso in poi concentrati, il viaggio è lungo e farsi male non è così scontato quando si vola ad alta quota.


Dopo aver aperto la copertura di tessuto impermeabile dell’ ombrello con un lungo clangore, fui bruscamente strattonato in avanti, era come se l'ombrello avesse la facoltà di poter decidere dove potersi spostare, con il cuore che mi batteva a mille nel mio petto, strinsi la testa di unicorno con tutta la forza che avevo, tentando di dominare la sua ira, feci sei metri strisciando con i piedi per terra in direzione ovest.


-Woo, ma come si ferma questo coso, urlai mentre mi spostavo a grande velocità nel giardino si Mary, lasciando sul suolo profondi sorci con le mie scarpe che sprofondavano sul terreno erboso.


-vuoi dominarlo o no! Cosa diavolo aspetti. Così rischierai di perdere entrambi i bracci ragazzo,

La sua voce severa mi irrigidì mentre le mie forze si stavano indebolendo a poco a poco ,


-cambia rotta, così andrai a sbattere sul reticolato dell’abitazione


-cosa ?


-ho detto. cambia rotta, così andrai a sbattere. dannazione.


-Non e così scontato diamine, gli risposi irritato.


-Fallo e basta ordinò Mary con voce severa.


Immediatamente Feci leva sulla bacchetta cercando di spostare il puntale verso la direzione opposta, tentai di contrastare le sue intenzioni, ma l'ombrello non ubbidì e ancora una volta destabilizzò le mie iniziative voltando a destra, in quell’ sitante non ebbi scelta se volevo controllarlo dovevo farlo adesso, e così ruotai la stecca verso destra con tutte le forze che avevo.


- Bravo ragazzo, adesso allinea la bacchetta dell’Ombrello perpendicolare al tuo corpo così otterrai la fase decollo


Dovevo effettuare la manovra che Mary mi aveva consigliati e inferita, perdere il controllo del ombrello anche per un momento voleva dire ripartire di nuovo da zero, e senza indulgi, effettuai la manovra come doveva essere stata fatta, e finalmente iniziai lentamente a salire verso l’alto, ero sospeso un metro dal suolo, mentre oscillavo nel vuoto con ripetuti dondolii nauseanti; Iniziai a salire , e salivo sempre di più, e sempre più in alto, fino a vedere in lontananza le verdi e sinuose colline. Il piccolo villaggio assumeva le dimensioni di un piccolo e affollato plastico, quasi perfetto.


Mara in un batter d’occhio mi raggiunse, il viaggio era appena iniziato, ma io mi sentivo pieno di energia, come se il mondo visto da quassù avesse tutto un altro aspetto.


Per tutto il viaggio non facemmo altro che attraversare fitti banchi di nebbia, e nuvole grigie e minacciose, stormi di gabbiani ci seguirono fino al continente africano per poi virare a sud, mentre noi raggiunto il contingente, attraversammo il sedicesimo anello temporale, fino a raggiungere il ventiduesimo che ci catapultò finalmente alla contea di Drack.


L’aria quassù era fredda, pungente però piacevole, forse era l’adrenalina che mi rendeva più euforico di quanto non lo fossi mai stato prima d’ora, e da lì a poco la poggia inizio a ticchettare impetuosamente sulla tela del ombrello, i tuoni lappavano irradiando la zona sottostante dove si poteva scorgere una cittadina modesta fatta di case e negozi, i tuoni rimbombavano sulle colline, con ripetuti squarci, che neanche un ordigno avrebbe potuto provocare.


-Ma questa è una tempesta con i fiocchi disse Mary, fortunatamente laggiù c’è un rifugio che fa al caso nostro.


ecco, guarda lo vedi?


Indicò una locanda che si ergeva su quello sprone di roccia.


- Dovremmo fermarsi qui per adesso, e ripartiremo domani alle prime luci dell’alba, per raggiungere il campo di addestramento di Trixy, adesso ascoltami con attenzione, sei pronto per effettuare la manovra di atterraggio


- Sono pronto!


- adesso ascoltami bene ragazzo, devi inclina la bacchetta del ombrello verso il basso fino a quando non raggiungerai la terra ferma, capito?


-credo di si!


-allora fallo!


Stranamente eseguii la manovra di atterraggio senza sbagliare un colpo;

E in un attimo ci trovammo difronte alla locanda da Breckery mentre gli sghignazzi e canti provenienti da dietro le mura di quel locale si facevano sempre più intesi, tirai un sospiro di sollievo, c’è l’avevo fatta, ero riuscito a volare pensai., soddisfatto

guardai Mary, e lei guardò me, mi sorrise dicendomi, Ragazzo ben venuto alla contea di Drack, tutto ciò che dovrai fare adesso e sorridere al resto ci penserò io.

annui, sembrava tutto così normale per lei, così semplice, dopotutto non potevo fare altro che accontentarla di nuovo; ero qui e da qui non sarei stato in grado di andarmene così affidai tutta la mia stima a mia nonna, anche se mi suonava così strano chiamarla nonna, ma così era e così doveva essere.

Per il resto ci avrebbe pensato il tempo a mostrarmi le cose per come erano realmente.























































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