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Una storia di CuorDiPolvere

Santa Follia

Estrazione di essenza dalla Nera Bile

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3 minuti

Pubblicato il 13 ottobre 2018 in Avventura

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Tali forze muove nel cuore degli uomini la malinconia, ch'è stata spesso musa agli artisti di ogni mestiere. Dovremmo forse parlare di Durer, o delle preziosissime pagine che Lucarelli ci ha lasciato nelle Lettere Mussulmane? Forse suona troppo intelligente, incautamente scontato.

Dovremmo portarne invece alla luce l'etimo? E a cosa gioverebbe?


Nutrendosi del collettivo acume, l'arte ha affrontato dure prove di sopravvivenza: patimenti dovuti alla profanazione di un sacro manifestare, diremmo, che privò il contenente del contenuto.


Qui ora si torna all'analisi di quanto annuncia il manifestarsi di una narrazione unica nel proprio pleroma; da quale abisso nasce un sentimento? A cosa si aggrappa per salire dal fondo e regalarci una visione?


È più di una mancanza, cerchiamo di aggirare l'ovvio - Sant'Agostino diceva che ridere non basta.
Come per l'infante la nostalgia, così un trasognare per il malinconico: non già un ricordare col sospiro ma un caparbio ripassare strade, incontri e luci di un mondo rovescio, implicitamente perfetto nella sua lacunosa perfezione astratta.


È lecito dire, a questo punto, che le contaminazioni stilistiche evidenti ci permettono di scorgere dei nessi col concetto di "ciclicità", con maggior dettaglio al "finire" e "finito" del quale si attende una resurrezione. Trabocca, nonostante tutto, di abbondante tenacia a un Presente Cosmico, a un tempo alterato causa un eccelsa qualità di luce, che avvolge l'ora e non conosce altro che l'adesso.


Un adesso che ha pari confidenza col giorno e con la notte, le cui infinite sfumature vengono portate all'eccesso da un forte contrasto che delinea quanto un fuoco è rosso, quanto il fiocco gelido, quanto le case si bagnano di sole dopo notti intere al lume di lanterna.


Superata una certa soglia, la narrazione s'imbeve di caratteri sacri e religiosi che tessono trame, si associano alle persone o alle imprese degli eroi: ne nasce un vero e proprio culto la cui flessibilità nasconde un perno centrale riflessivo, un'escatologia.


In ogni dove repetita iuvant; nella reiterazione di riti, compiti e sacrifici nasce un ciclo di leggende, si contorce un passato disvelato, fa eco una conoscenza prode di sé stessa per la continua attualità del suo esserci.


Dalla contrazione cosmogonica di una tale utopia si mostra e nasconde il nome di ogni re, cavaliere, dama o ladro che mitologicamente si forma su caratteristiche precise ai fini dell'ordito.


Non risparmia neanche le architetture e la cultura popolare, di guglie e torri in pietra o travi e chiodi - piace di più se storta e incastrata nell'eternità di un crepuscolo.


L'iperbole seguita dal silente raccontare impenna verso uno scontro, midollo dell'impresa eroica, impreziosito da un antagonismo il cui fine ultimo non già include il male, ma vi declina nel momento di un'ambiziosa concupiscenza.


Il ritorno è l'esigenza di esorcizzare il passato da superbia ed arroganza, pena la perdita di una benedizione, o l'acquisizione di un malus estremo attraverso la cui liberazione si esplica un nuovo stato, una nuova forza o un nuovo potere: una conoscenza superiore della realtà e della vita.


L'immaginifica perdita di una condizione si traduce nell'artista malinconico con la reiterazione di un'instancabile Cerca di origine romanza, il cui compimento coincide spesso con una "giusta" morte dell'eroe, con una rinascita o un sacrificio: una rivalsa alla propria follia.


Influenzata dalla "fine di ogni cosa", la dimensionalità si fa mappa intorno a città dalla vastità pressoché infinita; isola il tempo e ne opera alchemicamente una fusione degli opposti, una sintesi che comprime i binomi e le duali macchinazioni: il passato piomba nel presente, il tempo totale è ora. Al futuro, quando il mondo è finito, non resta che lo scorrere della sabbia.

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