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Una storia di manolagaleazzi

"Il passato dentro me"

i rimpianti di una gioventù che si custodisce nel proprio cuore.

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8 minuti

Pubblicato il 20 settembre 2018 in Altro

Tags: #Affetto #dolore #famiglia #passato #rimpianto

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Sono seduta su una sedia e inizio a vagare con la testa, mi porta in molti luoghi, mi porta nella negatività del mio essere. Una bambina che non capiva cos'era quel male che aveva dentro di se, quel vuoto, il suo cercare di chiedere aiuto.

La causa è la mia adolescenza, fatta di punti interrogativi e paure. Ho perso mia madre a l'età di 6 anni, e non sapevo cos'era la morte di un genitore, mi mancava anche se passavo poco tempo con lei che stava in un letto paralizzata.Ricordo poco di lei, la sua faccia pallida, e quelle sue mani ingiallite dal fumo delle sigarette. ricordo che mia sorella mi parlò di mia madre, ma per me erano parole incomprensibili, non capivo cosa stesse dicendo.Un giorno mi portò al cimitero e mi disse che mia madre era sotto terra, ma io come al solito non comprendevo le sue parole. Passarono gli anni e la stessa sorte toccò anche a mio padre, malato di tumore e scoperto oramai tardi, avevo 15 anni e come al solito mia sorella mi disse che mio padre stava morendo, ora sapevo cosa era la morte. Oltre ad una sorella ho anche due fratelli più grandi di me. In casa c'era una situazione non bella, la moglie di mio fratello era una vera cagna, era cattiva e dispettosa, non la volevo in casa. Perdevo i giorni di scuola per stare con mio padre in ospedale, il suo volto pallido e assente. Una mattina telefonò mio fratello e ci annunciò che mio padre era morto. Iniziai ad avere paura, era lui il mio punto di riferimento, era lui che mi insegnava a pescare, a raccogliere funghi. Il suo funerale? ho fatto la codarda. Quel senso di colpa che non se ne è più andato dal mio cuore e dalla mia testa. vennero tutti i parenti, io ero con i miei nipoti, si a quel epoca avevo tre nipoti. Ricordo poco di quel episodio, ma mi a segnato per sempre. Toccava a me dare l'ultimo saluto a mio padre, mia sorella mi spingeva per andare, ed io non volevo. Quando mi decisi, iniziai ad avere paura, cos'era quella bara? perché era li dentro? pochi passi lenti, mentre tutti mi guardavano e poi mi fermai guardai il fondo della bara, le sue scarpe e iniziai a tremare. Non c'è l'ho fatta! ancora oggi mi pento e mi condanno per non averlo salutato. Ero scappata, io sono fuggita via da lui, e non l'ho più salutato. Dopo qualche giorno, mio fratello ci raccontò che mio padre prima di morire fece il nome di mia madre. Immaginate per una ragazzina come sia stata difficile la separazione di un genitore, l'ultimo genitore che ti aveva protetto e cresciuto come poteva. Io l'ho odiata! iniziai a odiarla, non volevo sapere più di lei. Mi aveva portato via mio padre. Dopo un po di tempo, iniziai a interessarmi di una professoressa di matematica, non so cosa ci vidi in lei, forse perché mi sgridò perché non avevo fatto i compiti. Non mi ero innamorata di lei, no, ma mi batteva il cuore quando la vedevo. Iniziai ad avere dei sogni con lei, immaginavo che era la mia mamma, e iniziai a scrivere le nostre storie e farle leggere alle mie amiche più fidate. Sapevo tutto di lei quando era a scuola, gli orari, la targa della sua auto. Ero una specie di stalker! Io le mie giornate le passavo scrivendo di lei, di come potevamo avere un bel rapporto affettivo. Anche se era la mia professoressa, gli parlavo pochissimo mi imbarazzavo. Un giorno le mie amiche mi spinsero a scrivergli e cosi feci. Che figura di merda che feci quel giorno a scuola, lasciando il compito alle mie amiche che si cagarono in mano per quella lettera lasciata sul vetro della sua macchina. La vice preside venne in classe chiedendo alla mia amica, lei ovviamente mi guardò con la faccia bianca e mi disse: "Mi spiace, ho paura" cosi mi alzai io dalla sedia e davanti alla classe, dissi che quella lettera la scrissi io. Tutti erano curiosi, mi guardavano non sapendo nulla. Sapete cosa gli scrissi? Che la osservavo sempre e che mi piaceva. Che figura!! non scrissi le mie vere intenzioni e sentimenti. Chiedo alla prof. se potevo uscire e andare in bagno, e mi fu concesso. Uscendo dal corridoio la trovai a parlare con la vide preside, e girandosi mi guardò.Corsi subito su per le scale e andai di corsa in bagno, il cuore mi batteva forte e tremavo. avevo paura che venisse a dirmi qualcosa o a rimproverarmi, ma non venne. ero seduta a terra sul muro del bagno piangendo per la mia vergogna, mi sarebbe piaciuto però se sarebbe venuta, io avevo bisogno di qualcuno che mi confortasse, che capisse come stavo emotivamente. Non ho mai parlato con lei a faccia a faccia, solo per lettera perché dalla mia città mene ero andata perché non volevo più stare in quella casa con mio fratello e sua moglie. Quella mi trattava male, ogni volta che gli giravano per i cavoli suoi, doveva sfogarsi con qualcuno e se la prendeva con me. Un giorno un amico venne a farmi compagnia sotto casa, io stavo affacciata alla finestra non potevo uscire, lei sparata come sempre lo minaccia e lui ragazzo di 16 anni cercò di difendersi con la bocca, e lei si scaraventa su di lui. Poi non contenta sale a casa e viene in camera mia, mi spinse sul letto e mi saltò a dosso, mi prendeva la faccia e la sbatteva sul letto infuriata. io allungai la mano sotto al cuscino, avevo un coltello ma lo strinsi forte ma non osai. Mi lasciai picchiare da quella donna, mentre mio fratello guardava la scena. Cosi mia sorella mi portò via da quella casa e andai ad abitare al nord per un anno e li che scrissi alla prof. e gli dissi il mio comportamento. Fatti i miei 18 anni, torno nella mia città, e li faccio conoscenza con un militare che dopo tre anni mi sposò. Abbiamo avuto due figli che adesso anno 19, e 17 anni ma prima di loro un altro pezzo del mio cuore piange e soffre. Il mio bambino... una gravidanza interrotta quasi al 5 mese, un maschietto, una colpa che mi darò sempre. Anche li episodi da non cancellare, che ti prendono le budella e si contorci ano dalla rabbia. Io non l'ho voluto vedere, non gli ho dato il saluto, non l'ho tenuto tra le braccia. Ho avuto paura! quel suo piedino appena preso dall'infermiera con un panno e portato via. Sembra fatta come una condanna, mio padre e mio figlio, vedere i loro piedi. Mi tormenta questa cosa, io non mi so spiegare perché si assomigliano questi due episodi, forse è una punizione.

Giovane e immatura, facevo vedere alla gente che ero serena che non me ne importava nulla, ma io piangevo dentro di me. il mio dolore lo trasformai in un cassetto dentro a questo cuore, dove non poterlo far vedere alle persone e ai miei figli. I ragazzi crescono, e io sempre più turbata, arrabbiata e con i nervi, cedo. Io non sapevo cos'era poi lo scoprì, si chiama depressione che mi a allontanato da mio marito facendomi diventare cattiva. Le litigate, gli insulti verso di lui, ero dannatamente acida. Poi il suo allontanarsi da me e scoprire che aveva un altra, me lo meritavo! io sapevo di lei ma non feci nulla. Ma non chiedetemi il motivo dei miei gesti, non ero io, ero diventata auto le sionista. Non volevo perderlo, era tutto per me, ma lui aveva paura di me, per come ero fatta. I miei 73 kg persi in un paio di mesi, arrivare a 45 kg. Lei mi aveva offeso al telefono dicendomi che io non avevo mai fatto nulla per lui, che mio marito mi giudicava come una povera stracciona abbandonata. Erano parole pesanti e iniziai a non voler più mangiare e dalla bulimia passare alla anoressia. Anche queste parole non sapevo, e con il tempo imparate. E' stato un periodo difficile per me, ero entrata in un mondo di realtà, quando io vivevo di fantasia. Io ero divisa in due, una metà di me diceva di non fidarsi di lui, e l'altra mi parlava con il cuore, non sapevo a chi dare ascolto. Mi sono data colpe che non avevo, inflitto un male che non dovevo, ma l'ho fatto. Ora quei tagli sono visibili sulla mia pelle del mio braccio, mi chiedono cosa ho fatto ed io gli dico un vetro caduto addosso. Gli ho fatto prendere una decisione, stare con me o stare con lei. Sono passati 6 anni, lui è con me, innamorato come una volta, ma io? l'ho perdonato e gli sono stata vicina, facendo capire a lei che si doveva togliere dalle palle! Ma adesso sento un vuoto dentro di me, un male che non comprendo, un allontanarsi da lui. Io continuo sempre a rivangare il passato, non lo faccio apposta, ma mi esce spontaneo. Lui mi dice che a paura di me, che mi vede nervosa.Tutto quel passato che è uscito da quel cassetto quando ci fu quel tradimento, ed ora non riesco a farli rientrare. I miei 43 anni passati a dare tutto per gli altri ed ora mi ritrovo come uno scatolone vuoto che non sa prendere la sua giusta via. Mi sono data un nome, " la donna bambina" che spera che un giorno cresca e scopra la parola

"FELICITA".


FINE.

Manola galeazzi 6 anni fà
Manola galeazzi 6 anni fà

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