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Una storia di Litgin

Dietro il silenzio

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8 minuti

Pubblicato il 19 marzo 2020 in Thriller/Noir

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Nota al lettore:

Ero appena maggiorenne quandoscrissi questo breve racconto, tra un interrogazione in storia e uno scritto di matematica. Non ho voluto modificarne il contenuto, nonostante uno stile immaturo. Ho voluto esordire con "Dietro il silenzio", soprattutto per termini affettivi. Buona lettura.


20 Aprile ore 20.18

Patrick pensò che una cioccolata calda lo avrebbe tirato su di morale. Quella sera il quartiere era più desolato del solito, probabilmente a causa della pioggia, che da giorni batteva costante sui cieli dell’Alabama. Il Bark’s Bar offriva luogo di riparo e un ottimo menù. Patrick pensava, tormentando il cucchiaino nella tazza di cioccolata bollente. La sua storia con Dayle, la bella figlia del reverendo Walker, era ormai giunta amaramente al termine. La loro avventura era iniziata qualche anno prima. Scambiarono il loro primo bacio in un afoso pomeriggio di Agosto, dietro la chiesa di St.Louis, dove il padre di Dayle accoglieva i suoi fedeli. Si erano giurati amore eterno e sembrava che le cose andassero per il meglio. Fino a qualche giorno prima. Quel maledetto 15 Aprile.


15 Aprile


Il cellulare di Patrick squillò.

Cliccò sul tasto della risposta.

La voce del suo più caro amico gli arrivò all’orecchio inconfondibile.

“Patrick.” Il tono era smorzato da una nota di dolore.

“Chris, va tutto bene?” chiese preoccupato.

“Siediti amico mio. Sto per dirti qualcosa di orribile”.



20 Aprile ore 22.00


Scendo dalla mia BMW e tolgo gli occhiali, chiudo la portiera e mi dirigo verso la chiesa di St. Luis.

Mi avvicino al cadavere e subito vengo raggiunto da Marcus Keller, collega ed amico.

“Patrick King, ventidue anni, un metro e settantacinque per sessantotto chili. Ferita da arma contundente all’addome” mi informa, senza perdere tempo.

“Sospetti sull’assassino?” chiedo distrattamente mentre osservo la ferita sul corpo del ragazzo.

“Nessuno, a quanto pare alcuni testimoni hanno visto il ragazzo uscire dal Barck’s poco prima delle ventuno, poi nessuna notizia e ovviamente nessuna traccia sul luogo del delitto” rispose Marcus.

“Chi è il tipo in lacrime?” dico indicando un ragazzo con le mani sul volto.

“E’ Leonard King, il fratello della vittima”.

Mi avvicino e lui attacca a parlare senza che io dica nulla:

“Non so chi possa essere stato. Non so chi possa aver fatto una cosa simile a mio fratello.” Le lacrime gli rigavano il viso.

“Sono l’agente Thomas Derek della polizia nazionale. Mi spiace per suo fratello, ma sa dirmi perché si trovava in questa zona? Cosa ci faceva difronte la chiesa a quest’ora?” chiedo con aria professionale.

Il ragazzo si asciuga una lacrima e prende fiato:

“Credo stesse andando a parlare per l’ultima volta con Dayla” dice.

“Chi è Dayla?”

“La figlia del reverendo. Era la ragazza di Patrick fino a qualche giorno fa”

“Sa dove posso trovarla?”

Il ragazzo mi indica l’ingresso della parrocchia.


Ore 23.47


Seduta su una vecchia sedia di legno, all’interno della centrale di polizia, Dayla Walker piange, china sulle sue braccia incrociate sul tavolo.

“Mi dica signorina, cosa doveva dirle Patrick stasera? E perché avevate appuntamento difronte la ciesa di S. Luis?

La ragazza tace per qualche secondo.

“Credo che Patrick volesse vedermi per un’ultima volta e quello era il luogo del nostro primo incontro”

“E’ stata lei a chiamare i soccorsi. Era già lì durante l’accaduto?” chiedo pacato.

“No, sono arrivata e ho trovato Patrick riverso in un lago di sangue” la voce è rotta dal pianto.

“Ha idea di chi possa essere stato?”

“No, assolutamente.”

“Leonard King mi ha detto che avevate rotto da pochi giorni” prendo una pausa infinita “ho bisogno di sapere come sono andati i fatti tra lei e Patrick”

La ragazza diventa pallida.

“Sospettate che sia stata io a ucciderlo?” chiede tremando.

“E’ un indagine, signorina Walker. E un’indagine ha bisogno in primis dei fatti”.



15 Aprile


Patrick grondava sudore.

Schiacciava il piede sull’acceleratore con foga.

La casa dei Walker non distava molto, ancora qualche minuto e sarebbe stato da Dayla.



16 Aprile ore 07.30


“Dayla!”

La voce del reverendo Walker svegliò la ragazza.

“Dimmi Papà” biascicò Dayla spuntando da sotto il lenzuolo.

Il reverendo prese a specchiarsi, mettendo a punto il suo abito.

“Svegliati tesoro, ho bisogno di te in parrocchia stamattina” con la mano destra sistemò il grosso crocifisso che portava sempre al collo.

Un attimo di silenzio invase la stanza.

“Oggi non posso” disse Dayla con voce impastata.

Il rifiuto inaspettato della figlia fece trasalire il reverendo che si voltò di scatto. Avrebbe voluto chiederle il motivo, ma non fece in tempo ad aprir bocca. Si limitò ad osservare il volto tumefatto della figlia, sul quale cominciava a sgorgare qualche lacrima.

“Dayla…” il reverendo rimase impietrito “…cosa diavolo ti hanno fatto?”



21 Aprile ore 13.07


“Non potrai crederci Thomas, quello che sto per dirti è incredibile” la voce di Marcus appare eccitata.

“Tutti gli esami post-decesso hanno confermato la morte per dissanguamento a causa di un forte trauma toracico dovuto ad un colpo da oggetto contundente” dice entusiasta.

“Non capisco cosa ci sia di tanto incredibile Marcus”

“Ascoltami. I test comparativi non hanno dato alcun risultato positivo. La vittima è stata uccisa con un oggetto mai usato in casi precedenti. La ferita denota un foro e non un taglio, dunque niente forbici, niente lame, niente coltelli, niente di niente. Semplicemente un oggetto appuntito che il carnefice deve aver usato con molta forza da distanza ravvicinata. Pare proprio che abbia avuto tutto il tempo per farlo”

Le ultime parole sono uno schiaffo.

“Stai tentando di dirmi che...” rifletto.

“Esatto Thomas. Abbiamo abbastanza dati per pensare che la vittima conoscesse perfettamente il suo assassino e che quella sera, prima di essere ucciso, si fosse trattenuto a parlare con lui.”


15 Aprile


Patrick sostò a pochi metri dal giardino di Dayla.

Scese dall’auto mentre un uomo usciva dalla finestra di casa Walker e fuggiva sul retro.

Patrick prese a correre ed entrò dalla finestra aperta. Entrò in camera.

Dayla era sul letto con il corpo tremante e la paura stampata sul volto.


22 Aprile ore 17.43


La chiesa di St. Luis era vuota nonostante fosse domenica.

Al mio arrivo trovo il reverendo Walker, seduto sugli scalini di marmo che portano all’ingresso, visibilmente preoccupato.

“Reverendo” esordisco “ le assicuro che la perquisizione dell’edificio durerà poche ore, gli agenti sono già all’opera.” Le mie parole non ricevono risposta, il suo sguardo è altrove e la sua mano destra continua ad appuntare il colletto del suo abito freneticamente. Lo osservo, mentre il mio cellulare prende a squillare.

E’ Marcus.

“Pronto Thomas!”

“Marcus sono in chiesa, stiamo effettuando una perquisizione, cerca di essere breve” dico.

“Io sono in casa Walker e ho trovato qualcosa che potrebbe interessarti” nella sua voce c’è un palese senso di soddisfazione. A pochi metri da me, la mano destra del reverendo continua a tormentare il colletto.

“Abbiamo perquisito casa da cima a fondo e abbiamo trovato l’oggetto del delitto. Credo che il colpevole non sia molto distante da te.” Senza ascoltare un’altra parola stacco la chiamata e afferro le manette.

“Reverendo Walker, la dichiaro in arresto per l’omicidio di Patrick King”



22 Aprile ore 20.01


Dayla è in lacrime.

Il reverendo siede ammanettato dall’altro capo della scrivania. Ha lo sguardo chino.

“Perché l’ha fatto, reverendo?” chiedo

L’uomo resta in silenzio per un attimo infinito. Poi comincia:

“L’ho fatto per difendere Dayla. Ho scoperto del loro appuntamento e non ho esitato un attimo. Avevo paura che le facesse del male. Ho semplicemente difeso mia figlia, capisce?” la voce era strutta “non volevo accadesse di nuovo!”

“Accadesse cosa?” chiedo basito.

“Ciò che è accaduto il 15 Aprile”



15 Aprile


Il cellulare di Patrick squillò.

Cliccò sul tasto della risposta.

La voce del suo più caro amico gli arrivò all’orecchio inconfondibile.

“Patrick.” Il tono era smorzato da una nota di dolore.

“Chris, va tutto bene?” chiese preoccupato.

“Siediti amico mio. Sto per dirti qualcosa di orribile”.

Il ragazzo obbedì impaurito

dalle parole dell’amico.

“Ho visto Dayla con un uomo Patrick. Sono scesi da un auto a pochi metri da casa di lei. Si tenevano per mano. Mi spiace Patrick, ma a quanto pare Dayla ha fatto una cazzata”.

Patrick staccò la chiamata all’istante, prese le scale e scese in garage. Mise in moto la sua Audi e partì sgommando.

Grondava sudore.

Schiacciava il piede sull’acceleratore con foga.

La casa dei Walker non distava molto, ancora qualche minuto e sarebbe stato da Dayla.

Non riusciva a credere a ciò che gli aveva detto Chris.

Era furioso.

Sostò a pochi metri dal giardino.

Scese dall’auto mentre un uomo usciva dalla finestra di casa Walker e fuggiva sul retro.

Patrick prese a correre ed entrò dalla finestra aperta. Entro in camera.

Dayla era sul letto con il corpo tremante e la paura stampata sul volto. Nuda.

Non disse nulla.

Patrick la colpi violentemente con uno schiaffo. Poi un atro. E un altro.

Cominciò a percuoterla furioso di rabbia.

Quando finì il viso di Dayla era livido, il naso colava sangue.

Patrick scappò furibondo. Dayla affogava nel suo letto di dolore.


22 Aprile ore 20.33


Il reverendo in lacrime aveva appena confessato tutto.

Dayla in silenzio guardava il crocifisso sporco di sangue in una busta sulla mia scrivania.


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