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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

TAKE TIME 4 LOVE

DIALOGHI A DISTANZA (..al tempo del covid19).

320 visualizzazioni

7 minuti

Pubblicato il 16 aprile 2020 in Erotici

Tags: #HUMOR

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UNA LINEA E' UN PUNTO CHE E' ANDATO

A FARE UNA PASSEGGIATA.

Botero - Nudo di donna.
Botero - Nudo di donna.


Genevieve,

(..strangers when we meet, strangers when we left).

Il profumo di una candela che brucia nella stanza da letto mi sconvolge la mente. Genevieve, le tue parole che si rincorrono nelle mie orecchie, come l’acqua di una cascata che scivola via attraverso i giorni del nostro essere stati insieme. Ci mancano ancora un mucchio di parole per poter dire chi siamo, per poter spiegare a noi stessi cosa pensiamo, cosa vogliamo essere. Due innamorati? Due amanti? O restare solo due sconosciuti che s’incontrano per caso.

Parole che non riesco ancora a pronunciare le tue, che non voglio proferire le mie e che nemmeno più sentiamo. In fondo siamo chi siamo, due vite in balia del tempo, consenzienti e partecipi di un diverso amplesso passionale, morboso, che ci unisce e ci allontana, che resta al di fuori di noi, di chi realmente siamo, e che non sempre troviamo le parole che ancor più lo spiegano. Suoni sconnessi, balbettii senza senso, così ci ricorderemo Genevieve, quando non saremo più qui, insieme, in questa stanza senza porte né finestre, in questo letto senza amore, in mezzo a tanto affanno, a tanto sudore, a tanto sangue, e non saremo più niente, niente.

Nient’altro che reminiscenze, evocazioni di quello che è stato, che ancora vaga nel presente come nel futuro che sarà, privo degli stessi audaci abbracci, degli infuocati baci, dei poderosi allacci. Promesse di soluzione alle nostre segrete paure di restare da soli, così come d’immolarci a restare … Qualcuno bussa alla porta che non c’è, di una stanza che immaginiamo. Solo il letto, io e te avvolti nel sudore e nel sangue che imbratta le lenzuola, e che all’improvviso ci getta nella disperazione del buio che sopraggiungerà una volta finita la candela.

È così Genevieve, tutto finirà e i nostri corpi muti giaceranno ancora insieme ma disgiunti, separati nella solitudine, nell’infinità delle ombre senza volto, come sopravvissuti che si accompagnano nel lungo viaggio che stiamo intraprendendo e che non sappiamo dove ci porterà. Poiché l’autore di questo impossibile fumetto non ha ancora scritto come andrà avanti questa storia, la nostra storia. Staremo ancora insieme Genevieve? Cioè tu starai al mio fianco per quanto? Fino a quando? A che scopo? Per diventare famosi? Per costruire qualcosa insieme? Tu hai detto un sacco di cose, io mi sono limitato ad ascoltare.

Adesso sono io, che ti parlo piano, che ti sussurro, anzi non dico, e le mie parole si perdono nell’aria come il respiro leggero che emana il tuo corpo sfiorato appena dalla carezza del sonno ch’è sopraggiunto a chiuderti gli occhi. Perche tu dormi, vero Genevieve? Dimmi, ti prego, che la pace che sembra averti raggiunta è la tua pace, quella che più desideri, che hai sempre desiderato. E che adesso, nel silenzio della stanza, in questo letto di trance, alla luce della candela che si consuma, ti riscatta dall'oscurità.

Dimmi lo senti anche tu il silenzio? Bisbiglia di una calma senza tempo, oltre la quale giace il tuo corpo addormentato. Perché tu dormi Genevieve, riposi del sonno dei giusti, come io riposo accanto a te nel torpore che mi sorprende, esausto come leone fiero d’aver sbranato la sua preda e che adesso giace sazio fra i peli serici della tua vulva e le colline vellutate dei tuoi fianchi, che di morbide carezze ricolma. Quasi un ritorno a quella eterna madre nel cui alveo, fin dall’origine del tempo, il frutto era germinato, senza peccato. Perché tu sei senza peccato, è vero Genevieve? Beh, magari lo eri, e ora …

Ora batte forte il mio cuore in mezzo alla bufera, ma non è rimorso, o panico, o sgomento, piuttosto è un cercare invano quel parlare d’amore che non ha più senso, se tu non mi ascolti. E vago nei labirinti della mia mente in cerca di quell’attaccamento irriverente che adesso dispera di averti accanto senza vita, come morta, con le mani sporche del tuo sangue, tenute strette ancora sui tuoi fianchi. Ed ecco che t’aggiri nella stanza nella notte che mi vede insonne, come un fantasma senza posa, personaggio di scene già vedute, nel ricordo di noi due scossi sul letto disfatto.

Mentr’io muto, come un fantoccio dentro un presente che non ha domani, disperato invoco di ricondurti a me, dal tuo sonno profondo, per continuare a vivere nel fumetto che ci vede insieme. Che solo un altro giorno è ciò ch’io chiedo, una svolta o forse solo una via d’uscita, che mi regali un sogno, o che sia finita. E mi ritrovo a spendere parole senza senso chiudendo porte in faccia a un sentimento che amore d’amore parla ma che amore più non è, solo cieca passione, sospetto, gelosia, o forse rabbia, tormento, dolore, e che pure continuiamo a chiamare amore, perché non conosce altro nome.

C'è che, mentre tu dormi e non mi presti ascolto, mi spinge verso il basso, il dirupo, il baratro, il declino, prima che m’addormenti sfinito sul cuscino della pagina intonsa, che la buona musa dell’autore ha decretato di lasciare bianca. Buonanotte e sogni d’oro Genevieve! Che domani è sempre un nuovo giorno, e ben altro ci riserva il destino.


Tu sai dirmi quanto durerà questo tenerci a distanza?



Botero - Nudo di donna.
Botero - Nudo di donna.

Lady Love,

(..cocktail d’amore).


Adams al telefono: qual'è il problema, bastano due spruzzi di sciroppo di lampone, un terzo di Cognac, un terzo di Curaçao, un terzo di Porto, uno spruzzo di menta bianca e cinque o sei ciliegie snocciolate. Mettete il tutto nello shaker con dei cubetti di ghiaccio ed agitate bene, servite con alcune ciliegine al maraschino, e il gioco è fatto!

Allora che fare? Preparo il cocktail, metto della musica nel lettore CD, accendo delle luci soffuse e mi stendo sul divano, mentre Lady Love tiene momentaneamente occupata la stanza da bagno.

Mi addormento sul divano come un cretino, mentre ero ormai su di giri. Ad un certo punto Adams ci raggiunge in un battibaleno a bordo della sua Porsche roboante e si scopa la donna che avete convinto a seguirvi in casa (approfittando del fatto che Ann con i ragazzi è andata per alcuni giorni a stare da sua madre).

Sì, è così, quel bel pezzo di femmina per la quale avete speso una cifra per la cena al ristorante, e con la quale avete programmato di passare MilleUnaNotte in una sola notte. Che strana notte, stanotte, prima il capogiro, poi il sonno da non poter tenere le palpebre alzate, per non dire degli strani rumori e bofonchiamenti, che proprio lì, nella stanza accanto al salone dove giaccio stravaccato, s’odono al riparo di lenzuola pulite, di cuscini schiacciati sotto il peso dei corpi nudi che si allacciano, che si sovrappongono in un corpo solo.

A un certo punto mi è sembrato di sentire della musica, era Bach? No, era Ravel, il Bolero, e i versi di Lady Love che se la godeva da matti.

Per un momento mi è sembrato come se avessi aperto gli occhi nel sonno, dove c’era un culo che volteggiava nell’aria. Era quello di Adams che stantuffava a pieno ritmo sul crescendo del 'Bolero', in cui Lady Love impalata sull’asta del timone si dimenava come una furia coi bei capelli sciolti che le ricadevano sulla schiena come vele strappate dal vento.

E un altro dove Lady Love montava Adams, cavalcandolo come un’amazzone arrapata, la cui folta criniera Adams agguantava a piene mani tirandola all’indietro, lasciando così a Lady Love di liberare la propria voce in urla di gioia e di pianto che bene si adattavano all’andamento ondulatorio del ‘galop’ finale.

E dire che Ann mi ha più volte avvertito, a ragione, del rischio per me di assumere alcolici e super alcolici. Continua pure a dormire George – mi ha detto prima di lasciare l’appartamento, e davvero non avevo trovato nulla da ridire.

Ma come non lasciarsi corrompere dalle ciliegine al maraschino. Un goloso è un goloso anche quando dorme e non riesce a fare a meno di gongolarsi nel gusto retroattivo che assapora in bocca, arrivando finanche a leccarsi le labbra e a sorridere di piacere.

Ma forse ho solo sognato. Peccato però non essermi svegliato, chissà cosa mi sono perso. No, non posso pensare che Adams ...

No, considero Adams il mio migliore amico, ma credo di non averlo ancora ringraziato per avermi dato l’opportunità di gustare un nuovo cocktail che non conoscevo. Davvero eccellente! – confermo.

E che dire del grazioso biglietto che mi ha lasciato sul tavolo del salone, con su scritto: “Grazie tante George, per aver(ci) messo a disposizione la tua confortevole casa!”.


Quello che ancora non mi convince è se quel “ci”, apparentemente innocente quanto importuno, corrispondesse a una qualche premeditazione. Che fossero d’accordo?





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