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Una storia di Veronicadegregorio

Questa storia è presente nel magazine D'amore e dintorni

UNA LETTERA

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3 minuti

Pubblicato il 01 dicembre 2018 in Storie d’amore

Tags: #amore #lettera

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Starai leggendomi solo per distrarti.

In uno di quei momenti in cui, stremato dall’ennesima riunione di lavoro, dalla scrittura di una relazione e dal controllo ossessivo della posta elettronica, decidi di concederti una pausa.

Leggerai anche me come una pausa, una di quelle che ci si prende soltanto per staccare la spina e poi riprendere. Un po’ come le brochure promozionali dei centri commerciali e che si leggono soltanto per curiosità, apprezzandone le offerte, senza nessuna intenzione d’approfittarne. Leggerai questa lettera in tutta fretta, non hai tempo da perdere, saltando da un rigo all’altro, senza rispetto per la pause di punti e di virgole, senza neanche leggere la firma. I tuoi occhi la troncheranno sull’ultima parola. Non hai bisogno di conoscere il nome del mittente. L’intestazione manoscritta sulla busta mi ha annunciata subito. Ogni rigo, parola, lettera,finiranno stritolati dal noncurante gesto con il quale, per liberartene, appallotterai questo foglio. Lo getterai nel cestino della carta straccia, seppellendolo tra fax, fazzolettini di carta e scontrini, in attesa che l’impresa delle pulizie ne sbarazzi anche quello. Tornerà intonso, pronto all’avvicendamento di carta straccia e di ammiccanti offerte patinate di qualche centro commerciale.

Ma non m’importa. Ti scrivo lo stesso. E’ l’unico modo che mi è concesso per incontrarti. Riesco a vedere quel minuscolo aggrottare di sopracciglia mentre, leggendo l’intestazione sulla busta , e indovinando chi sia a scriverti, ti domandi che cosa diavolo voglia. Vedo il movimento delle tue mani che aprono il foglio. Sento il fruscio della carta sollevarsi sul caos della tua scrivania. Seguo le tue dita mentre scorrono la stessa superficie del foglio A4 che ho toccato io. Percepisco il tuo sguardo oltrepassare quella riga segnata dalla traccia di cenere della mia sigaretta.

Mentre ti scrivevo ho bevuto due tazze di caffè. Un po’ d’aroma è rimasto imprigionato nella busta. Stai percependo anche quello. E’ salito dalla busta alla memoria, rievocandoti la prima volta che ci siamo incontrati. Eravamo in quel bar alla periferia di Roma. Ti ho chiesto scusa perché, senza accorgermene, ti avevo superato nella fila alla cassa. Mi hai fissata dicendomi “Con quel sorriso puoi superare tutte le file che vuoi”, e mi hai pagato il caffè.

E’ cominciato tutto da un caffè. Ma l’aroma che hai inalato aprendo la busta è differente. E’ svaporato da una tazzina azzurra che ho bevuto da sola. Nel mio nuovo appartamento. Quello che ho cambiato per liberarmi di te. Dei ricordi custoditi nella casa che ci ha visti insieme. Ho cambiato anche la marca del caffè e il colore delle tazzine. Ma è stato inutile. Sei rimasto dentro di me. Fissato come un chiodo alla parete. Hai solo traslocato dall’aroma di un caffè a un altro.

Dopo pranzo, giù al ristorante sotto il tuo ufficio, chiederai un caffè. Lo berrai guardando l’orologio. Penserai che devi correre a quella riunione. La mia lettera resterà nel cestino fino al nuovo turno delle signore delle pulizie. Delle tracce di questo incontro mai avvenuto non ci sarà memoria.

Alessandra

Veronica de GregorioAll rights reserved - © copyright



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