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Una storia di Brividogiallo

Non si può

Dimmelo ancora che devo fermarmi. Perché la voglia di sfidare il divieto, é il più potente degli afrodisiaci

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10 minuti

Pubblicato il 10 febbraio 2021 in Storie d’amore

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Quante volte Asia si è sentita dire quella frase?

Decine, da quando era bambina e vedeva un gattino per la strada, piccolo, abbandonato, affamato e lei chiedeva alla mamma :"Possiamo portarlo a casa?"

"Non si può, Asia. Chi baderebbe a lui? Tu sei troppo piccola per prenderti cura di un cucciolo e papà ed io non abbiamo tempo."

A sei anni non hai voce in capitolo su niente, almeno in certe famiglie, vivi al traino dei tuoi genitori che decidono per te qualsiasi cosa.

Il tempo passa e diventi adolescente.

Credi di aver raggiunto un minimo di considerazione per quello che concerne le scelte che ti riguardano.

A quindici anni chiedi :"Papà posso avere un motorino? Lo hanno quasi tutti i miei amici...."

"Non si può, Asia, è troppo pericoloso ne abbiamo già parlato l'anno scorso. E, naturalmente vietato andare sui motorini degli altri!"

E io che faccio allora? Corro dietro loro a piedi?

Ovvio, resto a casa o al massimo esco con quei quattro sfigati che, come me, non hanno il motorino e passano i pomeriggi sul muretto a parlare, a palare...di qualsiasi cosa pur di non sentirsi soli.

Finalmente compio diciotto anni.

Grande festa e...novità!! La farò con i miei amici in un locale che papà mi ha riservato, senza genitori, nonni, zii, cugini e cuginetti. Solo i miei amici ed io e ho il permesso di tornare a casa all'una accompagnata da Fabio (perché i suoi sono amici di famiglia e per questo Fabio deve essere PER FORZA un bravo ragazzo).

Ora sono maggiorenne, anche la legge è dalla mia parte, posso prendere la patente, entrare, uscire e anche viaggiare.

"Papà, Simonetta ed io abbiamo pensato di andare a passare il fine settimana ad Amalfi."

non è una domanda la mia, è un'affermazione, metto a conoscenza mio padre di una mia decisione.

"Non si può, Asia. Siete ancora troppo giovani per andarvene in giro per l'Italia da sole e, lasciamelo dire, secondo me, anche un po' sprovvedute."

E grazie!!! Non mi hai mai permesso di fare un cavolo con le mie gambe finora! Sempre attaccata a voi, protetta da voi, consigliata (obbligata) da voi.

Sono davvero furiosa, quando inizierò a vivere? Il mondo è pieno di cose brutte dice papà.

Beh se non so quali siano queste cose brutte non potrò mai evitarle.

Sento subentrare la ribellione, mi sale su come l'alta marea, sono stata una brava bambina, poi una brava ragazza, adesso voglio essere una donna. Normale.

"Papà ho quasi diciannove anni, non sono più bambina e comunque sono maggiorenne.

questo vuol dire che anche la legge mi ritiene una persona in grado di prendersi le sue responsabilità. Se ammazzo qualcuno adesso vado in galera non al riformatorio. Devo avere solo oneri e nessun onore?"

"Tutto giusto. C'è solo un particolare. Abiti ancora sotto il MIO tetto e finché starai qui dovrai sottostare a certe regole."

E con questo capisco che mio padre, è lontanissimo dall'idea della democrazia. Sarei contenta se vivesse in un paese a regime totalitario per sperimentare sulla sua pelle cosa significhi essere del tutto privati della libertà.

"Ok papà. Non ho scelta allora. Risparmia i soldi per l'iscrizione universitaria, io mi cerco un lavoro e un altro tetto."

Segue discussione accesissima.


Passi la vita a dire "Va bene" e dopo averlo detto ti allontani con un groppo in gola, vorresti piangere ma non lo fai altrimenti confermeresti la loro convinzione che sei ancora una bambina.

Io voglio smontare questa convinzione e se non ci riesco voglio comunque iniziare a vivere una mia vita, a fare delle mie scelte anche a costo di sbagliare. Anche un errore può essere utile ai fini dell'esperienza.

Ho vent'anni e sto pensando a mio nonno materno, un uomo che è sempre stato avanti di trent'anni rispetto alla gente comune.

Credo sia stato il pioniere del femminismo, se lo avessero voluto, si sarebbe unito alle suffragette.

Mio nonno è un uomo libero, dalle idee aperte a tutto, un progressista.

Mi afferro alla sua mentalità per trovare il coraggio di mettermi contro i miei genitori e prendere in mano le redini della mia vita.

Da sei mesi, grazie alle conoscenze di mio nonno e al fatto che parlo bene inglese e spagnolo, lavoro come commessa in una prestigiosa gioielleria del centro e tra un mese sarò promossa capo commessa per meriti tutti miei.

E tra un mese la mia vita cambierà.

Guadagnerò abbastanza da potermi permettere di andare a vivere da sola.

Ora devo solo comunicarlo ai miei e so già come la prenderanno. Ah come vorrei essere una ragazza americana! Lì se a venticinque anni vivi ancora con mamma e papà sei considerato un coglione. Da mamma e papà stessi.


L'ho fatto. Mamma ha pianto, papà ha alzato l'altezza del tetto promettendomi più spazi tutti miei ma io ho preso la mia decisione e non torno indietro.

Un pomeriggio salgo in macchina e vado a vedere un appartamento.

Per non recidere di netto il cordone ombelicale ne ho scelto uno non distante dalla casa paterna.

Mi piace. È piccolo, due camere, cucina e bagno ma ha un bel giardinetto e poi è arredato, cosa non poco importante.

Faccio il contratto e tra quindici giorni mi consegneranno le chiavi.

Sono sempre stata abituata ad essere famiglia-dipendente, che quando esco dall'agenzia mi chiedo se abbia fatto davvero la cosa giusta e se sarò poi così felice, libera ma in una casa vuota.

"Ci devo fare l'abitudine, è logico. Poi l'indipendenza diventerà una necessità. Soprattutto non ci sarà più nessuno a dirmi "Non si può".

Mamma e papà ormai sono rassegnati, hanno capito che faccio sul serio appena ho fatto vedere loro il contratto d'affitto.

Cerco di far capire loro che non mi hanno persa ma :"Non si può evitare di crescere, di fare delle esperienze che ci conducano all'età adulta".



Vivo nella mia casa da due settimane e devo ammettere che mi mancano i baci di mamma e papà quando torno a casa dal lavoro, mi manca trovare la cena pronta in tavola e il caffè a letto che mi portava mamma tutte le mattine.

Ma queste sono cose materiali a cui devo per forza rinunciare, l'importante è come mi sento dentro, il mio stato d'animo, andare a dormire serena e svegliarmi piena di energia e di voglia di iniziare una nuova giornata.

E il mio stato d'animo non è mai stato più entusiasta, sono orgogliosa di me, sto acquistando autostima. A soli vent'anni ho già un buon lavoro, una casa solo mia e una gran voglia di vivere, viaggiare, conoscere e, quando accadrà, trovare l'uomo giusto e mettere su famiglia.

Il mio lavoro mi permette di conoscere tanta gente, mi tiene così impegnata che la giornata vola senza che io me ne accorga.

Sono già le diciannove e fra mezz'ora inizieremo a chiudere, anche questa giornata è quasi finita, volata via.

Entra un uomo. È bello accidenti! Viene verso di me e chiede di vedere delle fedi nuziali.

Gliene mostro una decina e lui ne sceglie due senza esitare.

Prendo quella più grande per vedere se la misura è esatta.

"No, non sono per me. Io sono solo il testimone, non lo sposo. Comunque so che mi occorrono una 54 e una 60."

Mi piace il fatto che sia solo il testimone.

"Conosco questo negozio da anni ma lei è la prima volta che la vedo."

"Lavoro qui solo da otto mesi." rispondo con il migliore dei miei sorrisi

"Allora tornerò spesso, non sempre per acquistare qualcosa ma...per un caffè?"

"Perché no?"

Mi tende la mano :" Alessio"

Gli stringo la mano e rispondo "Asia"

"Il caffè, Asia. È una promessa."

"Sono una persona di parola"


Con Alessio siamo arrivati a otto caffè. Lui ha iniziato a venire una volta alla settimana ma dopo il secondo caffè, sono diventate due le volte.

Abbiamo scoperto che, oltre a lavorare abbastanza vicini, abitiamo anche nello stesso quartiere.

I nostri caffè insieme ci procurano un tale piacere, che ormai Alessio passa da me ogni giorno alle quindici.

"Asia non ho trovato il coraggio di dirtelo finora ma sarebbe possibile una cena con me una di queste sere? Si può fare?"

"Si può."

Mi viene da sorridere. Come cambia la vita se solo noi le diamo la possibilità di cambiare, se la diamo a noi stessi. I tanti "Non si può" che ho ricevuto da quando sono nata sono stati immediatamente cancellati dal il mio "Si può".

Arriva la sera stabilita per la cena. Mi metto in tiro ma non troppo, una via di mezzo tra il sexy e il casual, un trend che ho inventato io questa sera ma il risultato mi soddisfa.

Mi passa a prendere e andiamo in un locale accogliente e molto tranquillo, quasi intimo.

Sembra impossibile ma alla mia età, è la prima volta che vado a cena con uomo.

Un uomo, non un ragazzo, perché Alessio ha quindici anni più di me e mi sono chiesta spesso cosa ci faccia sentire così vicini, in sintonia avendo io poco più di vent'anni e lui trentacinque.

Iniziamo a parlare della nostra giornata, mi chiede se mi sento a mio agio e io gli rispondo che è tutto perfetto.

Ed è in quel momento che mi rendo conto che la perfezione non esiste.

"Asia io non ti ho mai detto finora una cosa. Avevo paura che non volessi vedermi più."

"Che cosa devi dirmi di così terribile?" dico assumendo una finta espressione grave

"Che sono sposato ed ho due figli."

Mi si ferma il cuore per un attimo e all'improvviso non capisco più niente.

Perché ha voluto vedermi tante volte? Perché stasera mi ha portata a cena? Che cosa vuole da me?

"Ed io che cosa ci faccio qui con te?"

Lui non mi risponde, tiene la testa bassa, si tormenta le dita.

"È una domanda semplice. Perché non rispondi?"

"Perché non saprei cosa dirti, non ho le idee chiare nemmeno io. Quello che posso dirti è che nonostante abbia una famiglia, ho voglia, anzi, direi ho bisogno di stare con te."

"Non ha senso. Tutto questo non ha alcun senso!" dico alzando la voce e non mi interessa se gli altri mi guardano, qui si parla della mia vita.

"Ti prego non la prendere così. Io ci tengo davvero a te, non voglio perderti!"

"Ok. E cosa intendi fare? Pensi che io abbia voglia di fare l'amante per mesi o forse per anni?"

"No, non usare quel termine, non mi piace e non si addice alla situazione. Io mi sono innamorato di te e non sto scherzando."

"C'è un futuro per noi? Lascerai tua moglie per iniziare un rapporto a due e non a tre?"

"Non si può, questo non si può. Non potrei rinunciare a stare con i miei figli tutti i giorni e poi avrei paura che possano vedermi con occhi diversi perché ho lasciato la loro mamma per un'altra donna."

Di nuovo quelle tre odiose parole "Non si può".

"Accompagnami a casa per favore."

"Ma dai, almeno ceniamo."

"Perché? Tu hai voglia di mangiare? Io no. Così come mi è passata improvvisamente la voglia di vederti ancora."


Alessio è sparito dalla mia vita ma io ho già fatto la mia prima esperienza, l'ho vissuta e l'ho gestita da sola e da questa prima esperienza ho imparato che "Non si può" non è una frase riservata a chi non ha ancora la facoltà di decidere.

Essere soli, liberi non ci consentirà mai di ottenere tutto quello che desideriamo, come credevo io.

E so che di "Non si può" ne sentirò ancora nella mia vita futura, di frutti proibiti ne troverò ancora molti sulla mia strada.

Devo solo attendere che arrivi il momento in cui non troverò paletti o difficoltà ma vedrò davanti a me una strada libera, priva di ostacoli e potrò finalmente dire con consapevolezza "Sì, si può, questa volta niente mi fermerà."




















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