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Una storia di Raffaele

L'uomo del gas

(Prima parte)

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7 minuti

Pubblicato il 29 maggio 2020 in Thriller/Noir

Tags: #racconti

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I corpi erano sparsi nell'enorme sala illuminata dove gli uomini della Scientifica si muovevano come danzando.
Alcuni giacevano a terra, altri ancora seduti ai tavolini, molti riversi sul bancone del bar. Solo i buttafuori si erano salvati e le loro deposizioni erano state già registrate.
Il proprietario era stato avvisato.
“Non sopporto questi posti” mormorò l’Ispettore.
“C’è un buon sistema di aerazione e riciclaggio dell’aria” disse uno dei tecnici che lo aveva sentito, sentendosi evidentemente in dovere di replicare.
Qualche giornalista era già sul posto e tenuto saldamente lontano. Per evitare comunque che gli leggessero le labbra - a che punto siamo arrivati, si chiese - rivolse loro le spalle avvicinandosi al tecnico e coprendolo con il corpo.
“È possibile che abbiano usato quello per avvelenarli?”.
L’altro scosse la testa. “È la prima cosa che abbiamo analizzato visto lo stato dei corpi, ma come le altre volte non abbiamo trovato nulla”.
“Già” disse lui continuando a girare nella sala.
Il fermento dei tecnici della Scientifica non rendeva la scena meno cupa. Quanti corpi c’erano? Trentacinque, un numero esiguo rispetto al luogo, ma in linea con le norme vigenti anti contenimento. La sala avrebbe potuto ospitare almeno il doppio delle persone, ma l’Ispettore sa anche che “normalmente” i gestori di quei posti non si facevano scrupoli nel riempirle come un macellaio farebbe con un budello per farne una salciccia più succulenta e appetitosa.
Da quel punto di vista doveva ringraziare il COVID-19.
“Abbiamo finito” disse il capo della Scientifica.
“Grazie” replicò lui. “Dite pure al Coroner che può portare via i corpi”.
Poco dopo, nel silenzio, restò solo.
Come sempre si sarebbe preso il suo tempo, guardando ogni cosa di nuovo, con occhi diversi e cercando ciò che a prima vista non sarebbe stato evidente. I rilievi della Scientifica, il loro passaggio evidente, a contrario di come spesso veniva descritto in certi romanzi, lo avrebbero aiutato.
Lui non era l’investigatore solitario che vedeva quello che altri non vedevano. Era un uomo che aveva bisogno di aiuto e la squadra a cui si affidava era essenziale. I rilievi fatti e contrassegnati con i numeri sequenziali lo avrebbero guidato nella sua solitaria indagine e se qualcosa fosse sfuggito all'occhio attento di un esperto lui lo avrebbe trovato proprio su quelle linee guide.
Reperto numero 65, il bigliettino da visita. Sui tavolini disposti lungo la sala c’erano ancora bicchieri semi vuoti, ciotole con stuzzichini, portatovaglioli, qualche birra vuota e alcuni cellulari. Il tavolino con il biglietto da visita era invece sgombro e immacolato. L’assassino si era preso il tempo per lasciare la sua firma, la sua sfida.
Il primo omicidio, due mesi prima, sarebbe passato inosservato se non fosse stato per quel particolare. Allora, nessuno sospettava l’opera di un serial killer. Una settima dopo era comparso su un’altra scena, questa volta con tre cadaveri. Poi c’erano stati in sequenza, a distanza di pochi giorni, la ragazza che faceva jogging, la coppia al supermarket e i quattro amici che giocavano a poker. Infine, il massacro nella sala del pub appena riaperto.
“Ancora tu”.
Aveva dato un volto immaginario e un sesso reale al suo avversario e lo aveva fatto seguendo i profili che la sua squadra investigativa aveva elaborato.
Solitario, esibizionista, arrogante, violento, metodico, pericoloso.
Non ci faceva nulla con quegli aggettivi e lo sapeva.
Il bigliettino da visita riportava come sempre un nome inventato – le uniche corrispondenze trovate fino a quel momento erano state di un pensionato che abitava all'altro capo dello stivale e un paio di defunti in quella stessa città - una professione, quella di tecnico del gas – avevano indagato su tutti i tecnici del gas della zona e ancora li tenevano sotto osservazione senza ricavarci nulla – e un indirizzo, un lotto vuoto in un quartiere residenziale sempre della stessa città.
“Cosa c’è che non vedo?”.
Ciò che più inquietava in quelle indagini era lo stato in cui venivano ritrovate le vittime. Apparentemente avvelenate. Non c’era sangue. Non c’era sui corpi nessuna evidenza di reato. Gli esami tossicologici avevano dato esiti negativi, i luoghi in cui si trovavano le vittime risultavano incontaminati.
Cosa aveva ucciso quelle persone?
“L’uomo del gas”.



Tornava sul lotto vuoto tutte le sere prima di rincasare. Era un ossessione. L’unica cosa concreta nelle indagini era quel luogo e doveva avere un significato particolare.
Il killer si muoveva nella sua città, colpiva la gente di quel luogo e pur nascondendosi nell'ombra aveva dato loro qualcosa su cui indagare. Doveva essere così.
Lo dicevano i profili investigativi, anni di affinamento in tecniche che arrivavano da esperienze molteplici. Avevano chiesto aiuto agli esperti dell’ Interpool e in diverse occasioni dall'America erano arrivati suggerimenti utili.
Ma la pressione era tanta, troppa. Nell'Italia che si stava riprendendo dall'epidemia del COVID-19 non c’era bisogno di tutta quell'attenzione.
Sorride l’Ispettore e sorride amaramente.
I turisti avevano in verità cominciato a tornare, ma nei loro tour c’era sempre qualche tappa nel luogo dei delitti, nella città italiana che all'improvviso aveva acquisito notorietà in tutto il mondo. Come in passato. Come sempre.
Forse la gente era stufa di sentirsi dire sempre “ce la faremo” e “andrà tutto bene”. Magari è la volta che cinismo e realtà prendono il sopravvento, pensa l’Ispettore. Altro che “andrà tutto bene”, sta andando tutto male!
Si aspettava prima o poi di essere sollevato dall'incarico, ma stranamente non era ancora successo. Non aveva potuto rifiutare le collaborazioni che il Ministero gli aveva imposto, ma la cosa non lo aveva affatto infastidito. Non aveva sentito in questo una sconfitta, non gliele importava nulla della carriera. L’obiettivo era il killer.
Camminò per un po’ nell'erba alta del lotto inalando il dolce profumo dell’erba. C’era anche un altro odore che sulle prime non identificò. “Camomilla?” chiese soprappensiero e fissò bene gli occhi là dove aveva messo i piedi. C’era in effetti, distribuita a chiazze, una discreta quantità di piccoli fiori bianchi. Si abbassò per raccoglierne uno. “Camomilla selvatica” mormorò con un velato sorriso, quando ebbe la sensazione di aver intuito qualcosa. Chiuse gli occhi, come sempre faceva in quei momenti, e si estraniò dai rumori esterni. Mi ricorda qualcosa, ripeteva alla sua mente e cercava in ogni modo di focalizzare un’immagine, un luogo, una persona, un momento.
All'improvviso, aprì gli occhi.



“Aveva ragione” disse il tecnico del laboratorio. “Ci sono almeno quattro vittime, due del pub, la ragazza che faceva jogging e...aspetti! Sono sette, perché anche i ragazzi che giocavano a poker presentano nell'apparato respiratorio tracce di Matricharia Camomilla”.
“È possibile che ci sia stata anche nelle altre vittime e non sia stata individuata?”.
“Credo di sì. Se la camomilla fosse stata ingerita sarebbe diverso, ma lei vuole sapere se l’hanno semplicemente odorata, giusto?”.
“Esatto”.
“Nei corpi in cui è stata evidenziata la presenza era in quantità tali da lasciare residui. Non si può risalire a tutto quello che è passato attraverso le narici se non lascia traccia”.
“Puoi dirmi in che posizione si trovavano le vittime rispetto a condizionatori, finestre o comunque zone di circolazione di aria?”
“Certo…mi dia il tempo. Credo di capire dove vuole andare a parare, Ispettore, ma...perdoni... la camomilla non è tossica e altro non ne abbiamo trovato”.
“Già” mormorò l’Ispettore. “Sai dirmi qualcosa di più sulla camomilla?”.
“Le ho stampato quello” disse il tecnico indicando un foglio alla sua destra.
Mentre il tecnico comparava i dati sul suo pc per eseguire la ricerca, l’Ispettore lesse ad alta voce: “Di questa pianta vengono in genere raccolti i fiori dopo aver perso i petali, ma prima di essersi essiccati sulla pianta stessa. Si essiccano disponendoli in strati sottili all'ombra e si conservano poi in recipienti ermetici di vetro al riparo da fonti di luce e umidità.
Da questi fiori si producono infusi che vengono utilizzati per i loro effetti sedativi. Oltre che alla somministrazione orale, è possibile ricorrere all'uso di preparati di camomilla anche per nebulizzazioni, linimenti anti-stress, impacchi, colliri e collutori. La camomilla è dotata di buone proprietà antinfiammatorie, locali e interne, e costituisce un rimedio calmante tipico dei fenomeni nevralgici (sciatica, trigemino, lombaggine e torcicollo).
La combinazioni di principi attivi ne fa un buon risolvente nella dismenorrea, nei crampi intestinali dei soggetti nervosi, negli spasmi muscolari e nei reumatismi. Le tisane ottenute con questa pianta, inoltre, provocano l'espulsione di gas intestinali in eccesso.
Presenta anche proprietà nutrizionali per capelli e cuoio capelluto.
Nell'omeopatia, oltre alle indicazioni già elencate, la camomilla viene consigliata per i problemi associati alla dentizione, alla sindrome premestruale e a varie malattie infantili come otiti, coliche e a numerosi problemi comportamentali”.


(Continua...)


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