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Una storia di Lapennadirox1965

VIAGGIO SENZA ARRIVO

...

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7 minuti

Pubblicato il 20 luglio 2021 in Giornalismo

Tags: #FAME #TERZOMONDO #PAURA #SBARCHI

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Mombasa, 4 Gennaio 2020



Ricordo perfettamente il giorno in cui ho deciso di scappare.

Era giorno di mercato.

Sono scappato dall’ uomo della mia mamma che è cattivo e mi picchia sempre.

Non è il mio papà.

Io non ho un papà.

Boseda, l’ uomo della mia mamma, “zio “ come vuole che lo chiami altrimenti sono botte, l’altro giorno mi ha portato con lui.

Io pensavo mi portasse al mare, invece mi ha portato alla taverna dove va sempre a bere con i soldi della mamma.

Lì c’erano dei suoi amici.

Boseda mi ha detto di sedermi accanto a uno di loro, un tipo grasso, con la barba e due mani gigantesche.

Io l’ho fatto e lui ha cominciato ad accarezzarmi, poi però mi ha messo le sue manone dentro i pantaloncini e ha cominciato a toccarmi in un modo che non mi piaceva.

In quel preciso momento ho deciso di scappare.

E sono scappato.

Mi sono nascosto nel boschetto dietro la taverna, che si trova proprio sulla piazza del mercato.

Non potevo tornare a casa; Boseda mi avrebbe ammazzato di botte.

Lui mi ha inseguito ma io sono stato più veloce.

Lo sentivo che andava avanti e indietro sulla strada chiamandomi a gran voce.

Poi non l’ho più sentito.

Deve essere ritornato a casa, ubriaco.

Sta facendo buio, chissà come sarà preoccupata mia mamma.

Ma io non posso tornare a casa.

E poi sono grande, ho 10 anni, bado ai miei fratelli più piccoli e so mungere e badare alle capre.

E’ notte e sono stanco.

Mi distendo sotto un albero e guardo le stelle in cielo.

Sento il rombo di un aereo.

Vedo le luci colorate, deve essere meraviglioso vedere la città dall’alto, le nuvole soffici e bianche, il cielo azzurro, come dopo il monsone.

E con l’aereo si può arrivare in posti che non riesco nemmeno ad immaginare ma che devono essere belli come i signori bianchi che vedo sulla spiaggia.

I signori bianchi devono essere ricchi, devono avere molte capre.

Quante capre ci vogliono per salire su un aereo?

L’aeroporto non deve essere distante; una volta ci sono passato davanti con il bus mentre andavo a trovare la nonna.

Domani mattina, cerco di salire sul bus, così lo vedo da vicino.

Mi sono svegliato all’alba.

Mi incammino in direzione della piazzetta dove si fermano i bus.

Non so quale sia il bus giusto.

Vedo un signore con una di quelle valigie colorate.

Lo seguo.

Salgo sul bus.

Mi metto in fondo, e mi rannicchio su un sedile.

Il bus parte.

Fa varie fermate e si riempie.

Meglio, nessuno mi vedrà.

Il signore con la valigia colorata e un gruppo di ragazzi con le bisacce a palla, si alzano.

Dobbiamo essere arrivati all’aeroporto.

Il bus si ferma, tutti scendono.

Anch’io.

Da lontano vedo tanti aerei.

Sono fermi, non volano.

Vorrei entrare nel grande palazzo dove entrano quelli con le valigie, ma ci sono i poliziotti davanti.

Se mi fermano mi mettono in prigione.

Meglio stare fuori.

Mi incammino per vedere meglio gli aerei.

Più avanti c’ è una rete dove posso vedere attraverso.

Mi nascondo dietro un bidone della spazzatura.

Mi siedo e guardo gli aerei.

Finalmente ne parte uno.

Il rumore è assordante

Poco dopo ne arriva un altro.

Uomini e donne scendono; altri salgono

Però, entrano ed escono dal palazzo con i poliziotti davanti.

Per andare sull’aereo bisogna passare da lì.

Li dentro si paga per salire sull’aereo.

O si vendono le capre per aver i soldi.

Gli uomini bianchi devono averle vendute prima di venire qui.

Mi piacerebbe salire su un aereo.

Così non vedrei più Boseda.

Ma neanche la mia mamma.

Però se riuscissi a salire sull’aereo arriverei nel posto dove ci sono tanto cibo e tante capre.

Se riuscissi ad arrivare in uno dei posti dove da dove vengono gli uomini bianchi, potrei avere anch’io tanto cibo.

Così tanto da poterne mandare a mia mamma ed ai miei fratelli.

Pensare al cibo mi ha fatto venire fame.

Ho bevuto ma dalla sera prima alla taverna non ho più mangiato nulla.

Sull’aereo avranno del cibo?

Per salire devo avere delle capre da vendere: ma io non ne ho.

Nel piazzale davanti ci sono tanti camion strani che passano in mezzo agli aerei.

Se riuscissi a salire su uno di quei camion senza farmi vedere, poi potrei salire sull’aereo e nascondermi.

Sì, farò così, sono un uomo ormai, so badare alle capre.

Noto un buco nella rete.

Mi intrufolo e mi nascondo sopra uno di quei camion che girano tra gli aerei.

I due autisti stanno parlando tra di loro e non si accorgono di me.

Il camion si mette in movimento.

Passa vicino agli aerei!

Come sono grandi!

Coloratissimi!

Ma che puzza strana.

Peggio di quella della macchina dell’amico di Boseda.

Il camion si ferma davanti ad un aereo bianco con una scritta blu.

Boseda non voleva che andassi a scuola, diceva che lui non è andato ed è diventato un uomo lo stesso.

Qualche parola la riconosco.

A..I…R…. F….R..A..N…C…E

Non so dove sia.

Ma sembra un posto lontano.

Con tanto cibo.

E capre.

La porta per entrare dentro l’aereo è aperta, ma per entrare dovrei passare davanti all’autista che mi vedrebbe.

Vicino a me ci sono le ruote dell’aereo.

Come sono grandi.

Potrei scendere e nascondermi dietro e poi decidere cosa fare.

Scendo.

Sono nascosto dietro la grande ruota.

Sopra la ruota c’è un meccanismo metallico che tiene la ruota attaccata all’aereo.

Più in alto ancora, vedo una piccola stanzetta buia.

Potrei nascondermi lì.

Il camion se ne è andato.

Piano piano comincio la mia salita.

Scivolo un paio di volte dalla ruota ma finalmente arrivo al meccanismo metallico.

Salire da qui è più facile, è come salire su un albero, solo che è più alto.

Arrivo alla stanzetta buia.

Qui fa più fresco.

Ho il fiatone e sono sudato.

Sono così stanco che mi addormento.

Mi risveglia un rumore fortissimo.

L’aereo si sta muovendo.

Sempre più forte.

Ora è velocissimo.

Tutto vibra.

Mi manca il fiato!

Ci sono riuscito !

Sento un rumore vicino a me.

Vedo la grande ruota che viene contro di me.

Mi devo spostare o mi schiaccerà!

Mi rannicchio contro la parete di metallo.

Ora la grande ruota è vicinissima a me.

Non posso più distendere le gambe.

Spero non ci voglia tanto tempo per arrivare, mi fanno male le ginocchia.

Mi gira la testa.

E’ completamente buio, ho paura!

Non ci sono fessure, non riesco a vedere fuori.

Mi sento debole e ho tanta sete.

Ho tanto male alle gambe e sono debole e stanco.

Non riesco a respirare bene, deve essere la puzza.

Devo respirare a fondo.

Un respiro.

Un altro respiro.

La paura sta passando.

Il rumore è cambiato, mi sembra meno forte di prima anche se mi dà sempre fastidio.

Mi sento sempre più debole.

Ci credo, non ho mangiato.

La testa continua a girarmi.

Mi viene sonno.

Arrampicarmi sulla grande ruota è stato faticosissimo.

Forse è meglio se dormo un po’, così arrivo riposato.

Cerco di mettermi più comodo, ma non ho abbastanza spazio per le gambe.

Comincio ad avere freddo.

Fa più freddo che sulle colline dove porto le capre.

Raccolgo le gambe al petto per riscaldarmi.

Ma fa sempre più freddo.

Comincio a tremare e a battere i denti.

L’oscurità ora mi pare più fitta.

Ricomincio ad avere paura.

Ci fosse la mia mamma mi prenderebbe tra le sue braccia e non avrei più paura.

Il suo abbraccio mi riscalderebbe.

Ma la mia mamma non c’ è.

Cerco di ricordare il suo volto.

Un pulviscolo luminoso, entra attraverso i bordi del portellone; cerco di toccare quelle particelle luminose, come facevo con le lucciole. Attraverso il pulviscolo intravedo il volto della mia mamma.

I dettagli del suo volto diventano sempre più nitidi; è completamente immersa nella luce dorata.

E’ qui, vicino a me!

Ma quando è salita?

Mi abbraccia.

Un confortevole tepore mi avvolge.

Ora che lei è qui con me mi tranquillizzo e mi addormento.

Sogno tanto cibo, come quando facciamo festa a casa della nonna e lei dice sempre:

<< Il pezzo di agnello più tenero è per il mio nipotino Muzi ! >>.

Muzi sono io.


***


Parigi, 9 Gennaio 2020 - Quotidiano LE MONDE



“ TROVATO CADAVERE DI BAMBINO NEL VANO CARRELLO DI UN AEREO PROVENIENTE DA MOMBASA”

Il piccolo è stato ritrovato assiderato e senza documenti. Non si conoscono né il nome né l’eta …










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FINE


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