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Una storia di MarcoCasagrande

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Carpe diem rewind

Quando il sole dei Caraibi si fece di piombo

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3 minuti

Pubblicato il 05 settembre 2018 in Avventura

Tags: #pericolo #Venezuela #viaggio

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Mi svegliai, feci le abluzioni mattutine e mi preparai ad affrontare la corposa colazione salata venezuelana, a buon diritto paragonabile a un pranzo completo italiano.

Nell'enorme sala da pranzo, mi aspettavano T. e I.

"Abbiamo una brutta notizia da darti," mi annunciarono, con molto tatto. "Monica è morta".

Corrugai la fronte: "Come... morta?"

Eravamo reduci da una gita nei Piani, definiti da Wikipedia "una ecoregione dell'ecozona neotropicale, appartenente al bioma delle praterie, savane e macchie tropicali e subtropicali, indicata dal WWF con il codice: NT0709. Los Llanos sono collocati in una enorme depressione, delimitata dalle Ande a ovest, la cordigliera costiera del Venezuela a nord, che la divide dal mare Caraibico e dallo scudo della Guiana a sud". La gita era stata un affare piuttosto spartano: si viaggiava sui fuoristrada, si dormiva all'aperto sulle amache, si andava a caccia di anaconde e a pesca di piranha con gli indigeni.

Molte cose che in Europa sarebbero un divertissement, però, in Venezuela sono un lusso. Infatti, della comitiva facevano parte una ragazza della squadra olimpica nazionale e Monica, una vera gloria della Patria bolivariana e socialista. Ex Miss Venezuela, già finalista a Miss Universo, ora attrice di soap opera. Viveva a Miami, era rientrata per le ferie estive, insieme al marito scozzese e alla figlia.

Ci eravamo salutati la sera prima, al piccolo aeroporto da dove, con i miei ospiti, ero ripartito per Caracas. Anche lei faceva rientro nella capitale, classificata dall'ONU come la città più pericolosa del mondo, ma in macchina. Grosso errore. Non si percorre l'autostrada che porta a Caracas di notte. Perché, per arrivare in città, occorre superare il barrio, la baraccopoli. Di giorno, l'autostrada è letteralmente costellata di posti di blocco paramilitari. Di notte, la Guardia Nazionale Bolivariana si ritira e abbandona la zona alle sue primitive, violente forme di autogoverno. Gang di criminali che si trasformano in Collettivi Rivoluzionari, quando il Governo ha bisogno di spaventare l'opposizione dei quartieri ricchi e delle università.

Forse Monica viveva da troppo tempo in Florida e non aveva piena cognizione dell'abisso in cui era sprofondato il suo Paese. In ogni caso, la sua macchina forò. Forse fu una fatalità, forse qualcuno aveva sparso dei chiodi sull'asfalto. Il grosso SUV - da oligarchi, secondo la propaganda governativa - fu crivellato di proiettili; i sicari non controllarono nemmeno chi ci fosse a bordo. Se avessero riconosciuto Monica, certamente l'avrebbero rapita per chiedere un riscatto, suo padre era uno degli uomini più ricchi del Venezuela. Invece, Monica morì insieme al marito. Con il suo corpo, riuscì a fare scudo alla figlia, che sopravvisse.

Mentalmente, presi in braccio quel corpo martoriato, lo estrassi dalle lamiere dell'auto e camminai a ritroso, non nello spazio ma nel tempo, attraverso le settimane che avevo trascorso in Venezuela.

I blindati in strada, il giorno dell'insediamento del nuovo Presidente. Il ricovero a Cuba del suo predecessore, il Comandante Hugo Chavez Frias, la cui morte era stata annunciata dal Governo - si malignava - con mesi di ritardo. Le merci che, a rotazione, mancavano dagli scaffali dei supermercati: una settimana la carta igienica, un'altra la farina, e così via. Le code interminabili ai negozi di Stato. Il lindo quartiere riservato ai membri delle Forze Armate, pattugliato dalla Polizia Militare in uniforme candida della Marina, con i centri commerciali americani, dove puoi girare anche alle tre di notte, mentre nel resto della città il coprifuoco è alle sette di sera. La propaganda martellante del Governo, le continue arringhe presidenziali a reti unificate.

Poi ancora più indietro, oltre l'oceano, in Italia. Mi ritrovai a fissare molte e molte paia di occhi sbarrati, all'annuncio della mia partenza per il Venezuela. Occhi di cani di Pavlov, certo, che reagiscono automaticamente con l'allarme a qualunque cosa insolita o ignota; ma anche occhi amorevoli, genuinamente preoccupati.

Me ne stavo seduto al massiccio tavolo della sala da pranzo, già addobbato di rosso per le feste natalizie. Pensavo a Monica, maciullata dal piombo delle armi automatiche. Per la prima volta, realizzai pienamente con quanta leggerezza, complici i miei diciassette anni, avessi preso la decisione di accettare l'invito di T. Non me ne pentii, né provai paura. Forse, però, quello fu l'inizio dell'età adulta.

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