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Una storia di AnnaDa

Contiamo le stelle

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7 minuti

Pubblicato il 25 febbraio 2019 in Altro

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Mi hanno sempre detto che scrivere aiuta a chiarirsi le idee…ebbene, proviamo!

Mi presento: Mi chiamo Giulia, ho 12 anni, occhi verdi e capelli ramati.

Finite le presentazioni iniziali, direi che posso passare alla sostanza.

Odio questo mondo. Odio il mio mondo…che poi è anche il vostro. Odio voi.



Mia madre mi diceva sempre che ai suoi tempi tutto era diverso. Le persone si incontravano per strada, chiacchieravano, ridevano, si abbracciavano...Che i bambini della mia età, ai suoi tempi, uscivano a giocare, a rimorchiare. Ai suoi tempi…

Tempi strani.

Oggi anche pensarle queste cose mi risulta difficile. Come facevano i bambini a quei tempi a fare amicizia? Io bho…

La scuola poi…brutta roba. Ogni giorno mi alzo, entro in classe…sopporto quelle stupide bulle che danno il tormento e torno a casa a studiare.

L’unica vera via di fuga dal mondo per me è il computer.

Qui, su internet, siamo tutti liberi. Posso scrivere, parlare, comunicare, cazzeggiare, fingere. Posso serenamente trovare degli amici…instaurare rapporti intimi con loro.


Ma cosa ne sanno i grandi.

Che poi, i grandi, tutti presi anche loro dal ritmo frenetico della grande città…dai loro selfie, dal loro estenuante razzismo.

"Non parlare con Abdul…ha una cultura diversa, sbagliata. Ignoralo.

I neri sono una razza inferiore sappilo…" Va bene mamma, va bene.


In chat si trovano personaggi veramente strambi. I più strani sono i feticisti, ma a volte anche i pedofili che chiedono foto di tette.

Ovviamente io sono intelligente e quindi blocco subito.

Non mi va di allarmare inutilmente i miei, ed in realtà non ho voglia neanche di parlarci. Non potrebbero capirmi…appartengono ad una generazione troppo vecchia e distante dalla mia.

Come diavolo potrei mai far capire a mia madre che ho conosciuto un ragazzo in chat che mi piace e che mi ha chiesto di uscire? Sicuramente se ne lamenterebbe, comincerebbe a farmi il 3 grado.

Lo vedrò di nascosto…lui ha anche l’auto…potremmo scappare da qualche parte per qualche ora e chiacchierare o magari bere un drink.

Le mie amiche appoggiano questa uscita ed anzi insistono. Sarei la prima del mio gruppo a baciare un ragazzo. Diventerei io la figa tra loro. Non vedo l’ora.

Lo vedrò domani mattina, non sto più nella pelle.

A scuola le solite tre racchie mi costringono a portare i loro zaini in classe, tra insulti e risatine.

Li porto solo per non avere altri problemi. La scuola fa già schifo di suo…cosa sarà mai umiliarsi costantemente per evitare schiaffi?

Meno male che Marco non mi vede. Lui non sa quella che sono davvero, altrimenti neanche uscirebbe con me…debole come sono.

Al suono della campana sarà lì ad aspettarmi, me l’ha scritto ieri su whatsapp.

Io mi fido.

Finalmente esco dalla scuola e vedo un signore. Avrà avuto 30 anni…molto lontano da quello che avevo visto in foto. Questo ha la pancia ed è stempiato. Ma che schifo è?

Faccio finta di nulla e torno a casa di corsa. Mi cerca su internet ma invento una febbre improvvisa e lo blocco.

Che schifo, il solito pedofilo.

Non dirò nulla a mia madre…neanche a mio padre. Non ci parlo da giorni, sono troppo impegnati, figuriamoci cosa mai potrebbero ascoltare. Neanche gli importa della mia vita.


Torno al pc . Musica rilassante, gente che non conosco mi ammira per le mie forme sviluppatesi forse troppo presto. Per fortuna sono prosperosa…Non come quella sfigata della mia classe che neanche ha le tette. Non si fidanzerà mai.

Ho bisogno di fare dei selfie, oggi mi sento giù. In fondo in Marco ci speravo…Ho bisogno di essere guardata ed apprezzata da qualcuno della mia età.


Trovo un sito e ci entro. E’ una figata. Qui tutti sembrano intelligenti. Tutti anticonformisti. Ci sono ragazzi di tutte le età, con mille tatuaggi e piercing. Il mio mondo. Finalmente.

Credo di aver trovato il mio gruppo ideale. Non sono più sola. Fanculo la scuola…fanculo le amiche sfigate. Voglio vivere qui.

Passo intere giornate qui. I miei non ci sono mai, quindi ho ampia libertà.

Invio foto, discuto di tematiche interessanti, ci scambiamo canzoni. Con alcuni addirittura mi sfogo.

Ho degli amici veri, reali. Non ho più voglia di uscire con quelle 2 sfigate compagne di banco. Pensano solo ai compiti. Mi annoiano a morte. Io sono una ribelle. Voglio divertirmi con gli adulti.


Dopo 2 anni di chat costante con questa gente mi sento bene ma al tempo stesso avverto una sorta di mancanza interiore. Non ricevo mai abbracci. Possibile che il mondo reale faccia così schifo? Ogni volta che mi ritrovo a pranzo o cena ascolto cose che non ho voglia di ascoltare e sono costretta a rispondere. E’ terribile. Ormai sto bene solo quando sono in chat.

Giorgia, una ventenne del gruppo propone un incontro tra tutti gli iscritti in una zona della Sicilia.

Decido di partecipare. Inventerò una scusa con mia madre e ci andrò. Ho messo da parte tutte le paghette dato che non esco da anni.


Arriva il giorno. Parto.

Ho ansia e curiosità al tempo stesso.

Vedo un gruppetto da lontano , riconosco alcuni tatuaggi e mi avvicino.

Si voltano verso di me e si presentano. Non erano come in foto . Non ne riconosco i volti, gli occhi, le movenze. Avevo immaginato tutt’altro. Avevo idealizzato.

Mi imbarazzo e mi metto da parte.

Intanto arriva altra gente, che mi sembra totalmente estranea a me. Mi sento fuori posto anche lì. Senza parlare mi allontano da tutti e corro via.

Giungo in riva al mare. Lo guardo…Respiro.


Finalmente sono sola. Ho bisogno di stare sola per essere felice. Nessuno mi capisce.

Guardo le onde che si infrangono con forza sugli scogli e continuo a respirare. Chiudo gli occhi e mi rilasso.

D’un tratto sento una voce. Un accento strano, che non conosco. Molto diverso dal mio italiano. Mi giro di scatto.

-Ma tu sei un negro…gli urlo.

Il bambino ,che avrà avuto 7 anni, indietreggia impaurito.

-No fare male, io perso. Me solo!

- Solo? Ma sei un lattante, dove sono i tuoi?

Il bambino indica il mare.

Mi giro ed osservo.

-Sono morti?

-Solo la mamma. Mio papà Africa. Io qua.

-sei in uno di quei centri?

Il bambino fa si con la testa.

-Capisco. Anche io sono scappata da quel gruppo. Molto meglio stare in chat che con la gente nel mondo reale. Fate tutti schifo.

-Cosa è chat?

-Sei nero e pure ignorante, bravo!

-cos’è chat?

-La chat è una sorta di messaggistica istantanea. Ti metti ad un pc e scrivi tutto quello che ti pare senza essere giudicato. Puoi fingere di essere chi vuoi e trovare mille amici o anche più.

-Non ho un pc. Ma bello! Io no amici.

-Ci credo che non hai amici, sei nero. Lo sanno tutti che siete pericolosi…che avete una cultura diversa dalla nostra e che non volete integrarvi. Mia madre non vuole che parli con quelli come te, va via.

-Io no sono cattivo. Non ho cultura. Vuoi essere la mia internet?

-La che? Tua amica? E perché? Non mi servono amici…vedi? Serve solo un portatile o un cellulare come questo.

Glielo mostro…

-Ah! Smartphone…me conosce. Io trovare i pezzi di questo in miniera. Mi divertivo molto.

-lavoravi in miniera? Tu? Ma per cortesia…

-Si me lavorava in miniera con i miei amici.

-Ed ora dove sono i tuoi amici?

-I miei amici son rimasti lì…nella miniera. Era tutto bello prima. Ogni mattina prima di entrare nella cava ,contavamo le nuvole ed ogni sera, contavamo le stelle. Chi ne contava di più vinceva. Me manca tutto.

Il bambino piange a singhiozzi. Lo raccolgo dall’angolo e lo porto per mano lungo il porto.

-Dai non piangere, sarà tua internet…ed ora contiamo le stelle! Chi trova quella più luminosa vince.


Mi sentivo stranamente serena, a mio agio. Nel posto giusto al momento giusto…e la stella più luminosa quella notte la trovai io… era il suo sorriso !



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