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Una storia di RossellaDettori

Recensione del live action #MULAN

di Rossella Dettori

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1 minuti

Pubblicato il 07 settembre 2020 in Recensioni

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Si tratta di un prodotto ibrido e imperfetto, che mescola nuovi linguaggi Disney (compresenza di scene ad alto e basso budget, come già visto in “Aladdin“) con contenuti che vogliono, ovviamente, parlare ai più giovani: crescita e formazione, ideali nobili e conoscenza di sé, più lo tsunami “me too” che pare ormai imprescindibile, con tutti i pregi e i difetti del caso.

Il personaggio di Gong Li, a mio avviso affascinante, è una sperimentazione riuscita a metà. Evoca, più che affermare, un femminismo che non sa realizzarsi, perché troppe sono le insidie nel contesto in cui si trova a vivere. In questo senso, solleva una problematica che ha ancora tanto da raccontare. E ben venga.

Mi interessano poco le divergenze con il divertente film di animazione del 1998.

Mi aspettavo ve ne fossero, e molte, anche se speravo in maggiore aderenza con la leggenda originaria.

Quanto alla protagonista, la bella, aggraziata ed algida #LiuYifei: forse la sua Mulan è troppo perfetta, troppo valorosa, troppo poco ironica.

Non ha sufficienti cedimenti, né incertezze tali da coinvolgere abbastanza le giovani occidentali, che pure potranno ammirarne sognanti le imprese.

Non so prevedere se in Estremo Oriente il film saprà raccogliere o meno grandi consensi.

Quel che è evidente, è che questo live action è un rispettoso atto d’amore per la Cina, che a molti occhi ed orecchie occidentali, più o meno politicizzati, risulterà inopportuno.


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