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Una storia di GioMa46

LA DANZA IMMOBILE

‘La danza e il gesto' nell’arte di Vittoria Marziari Donati.

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6 minuti

Pubblicato il 07 aprile 2019 in Arte

Tags: #Scultura #Poesia #Gesto #Forma #Teatralit

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Scultura in argento e bronzo di Vittoria Marziari.
Scultura in argento e bronzo di Vittoria Marziari.


‘La danza e il gesto' nell’arte di Vittoria Marziari Donati.


Si vuole che la ‘danza’, qui presa a pretesto per formalizzare una sorta di ricerca spaziale, corrisponda a un concetto metafisico che la parola in sé solo talvolta riesce a contenere. Per quanto, almeno nelle sue rappresentazioni più eclatanti, si lasci travolgere dal tentativo di manifestare l’indicibile di un comunicare muto. Allo stesso modo che il ’gesto’, di per sé contenuto entro l’alone contemplativo dell’astrazione, assicura ad entrambe una necessaria consequenzialità interdisciplinare all’interno del ‘movimento’ delle due diverse espressioni, alle quali si aggiunge la riflessione ‘oggettivante’ dell’arte. Riflessione che, con maggiore evidenza statica, funge da intermediaria tra le due discipline rappresentate dalla ‘danza’ e dal ‘gesto’, nell’evolversi costante della spazialità figurativa ‘modificata e modificante’ nelle opere di Vittoria Marziari.

Spazialità creativa di ‘forme statiche’ in quanto ‘solidamente immobili’ benché soggiacenti alla mobile visualizzazione di chi, per così dire, le guarda dentro lo ‘spettro ottico’, in grado di diversificare il proprio punto di osservazione da diverse angolazioni e diverse prospettive. Come pure dalla diversificazione della luce e delle imprevedibili ombre che ogni forma proietta di se stessa, dando vita a una sorta di ‘movimento costante’ che è di per sé ‘danza’ o quantomeno ‘gesto’ che assume valenza teatrale. È così che nel dibattito fra ‘pieni’ e ‘vuoti’ il moto si attesta ora come ‘presenza’ ora come ‘assenza’ per una sorta di ‘danza immobile’ in cui l’osservatore, che possiamo definire spettatore di un metafisico ‘fare teatro’, viene interamente coinvolto nel movimento delle sue ‘sculture poetiche’, nei gesti e nei passi di quella danza che esse suggeriscono.

Nella realtà non esiste una linea di confine fra il gesto e la danza in quanto sono entrambe espressioni dominanti e interagenti in modo evolutivo, quasi che l’una dipenda dall’altra in quanto ‘cadenza’ alternata e alternativa di una ‘concretezza’ pressoché onirica, suggestiva di emozioni scaturite dall’inconscio che si saldano come immagini nella memoria cosciente. Entrambe danno luogo a quella ‘scansione’ di emozioni che l’ ‘indicibile’ trasforma in note musicali come ‘misura del tempo’, sulla quale s’instaura l’ordine dell’armonia cosmica. Quella stessa armonia che è ‘struttura primaria’ di riferimento di tutte le varianti in cui l’arte si esprime, e che sono proprie della classificazione matematica delle cose, così come dell’espressione letteraria, della poesia e di molta concettualità filosofica.

Armonia che è all’origine di ogni ‘segno tracciato’ come di ogni singola ‘forma plasmata’ nel nostro ‘spazio comunicativo’ dai nostri diversi “modi di misurare il mondo” che ci circonda. Spazio significativo di contemporaneità che accoglie gesti percettibili e forme distinguibili in cui convergono le linee della progettualità speculativa, e altre se ne prospettano, seppure disgiunte da una futuribile oggettivazione.

Va tuttavia considerato il contesto nel quale una certa creatività origina, si riproduce e si propaga nelle diverse ‘forme’ dell’arte; sia in cui la contestualizzazione utilitaristica si rende necessaria (oggettistica quotidiana, immagine illustrativa ecc.); sia lì ove l’adattamento alle nuove tecnologie (auto, computer, costruzioni meccaniche ecc.) richiede nuove formulazioni propedeutiche all’utilizzo pratico e usuale. È quindi inevitabile che lo spazio operativo che rimane all’arte così detta si riveli tendente alla sola ‘indagine programmatica’ più che all’arte stessa, per cui oggi si passa attraverso un’infinita gamma di esempi che pure vengono da lontano.

Se mai l’arte è stata fine a se stessa, cioè se mai è servita a mostrare una certa creatività insita nell’essere umano, la nostra epoca denuncia l’esistenza di un flusso crescente durato almeno cinquemila anni che ha portato alla sublimazione dell’arte come qualcosa di irripetibile. Di contro si prospetta l’ ‘indicibile’ che ha portato alla ‘action-painting’ di Pollock, alla ‘street-art’ metropolitana di Haring e Basquiat, e che va bene per riempire di effetti colorati le superfici vuote delle stazioni o quelle dei muri delle case in disuso. Così come la ‘light-art’, affermatasi come forma d’arte visiva mediante le opere di Dan Flavin e James Turrell, il cui mezzo di espressione è il fine stesso dell'opera, va considerata ‘figlia della luce’ che, pur mettendo in evidenza le capacità tecniche di chi manipola lo strumento che la produce, si esprime in forma creativa, ma resta l’arte in assoluto più effimera che si sia vista fino ad oggi.

È nelle pieghe di quest’arte astratta e informale evolutasi nella ‘forma modificata e modificante’ che Vittoria Marziari trova la sua fonte d’ispirazione creativa, traendo dal passato quegli elementi naturali, oggi diremmo ecologici, come la terra refrattaria e la creta, la resina e il marmo, nonché il cristallo e i metalli più diversi, che rendono alle sue opere la ‘tangibilità della luce’ e il ‘senso equanime’ di una incontestabile contemporaneità. Tutto questo senza necessariamente rinnegare il passato dell’arte aulica dei grandi scultori e delle opere colossali, con opere dalle dimensioni ridotte, decisamente appetibili in ambito oggettistico e dell’arredamento di pregio, pur restando nei canoni propri dell’arte scultorea incentrata sulla tradizione.

E tuttavia permettendo alle sue opere, di entrare nel vortice di quella ‘danza imobile’ che coinvolge tutta l’arte e che ancora ‘fortunatamente’ ci coinvolge tutti, regalando al nostro sguardo attento quell’effimera bellezza di cui da sempre andiamo alla ricerca, e che in fine salverà questo nostro mondo.


L'artista Vittoria Marziari Donati è stata insignita nel 2017 dell’Onorificienza al Merito dell’Ordine della Presidenza della Repubblica in presenza del Sindaco e del Prefetto della nobile Città di Siena "per l'eccellenza italiana che ci rappresenta all'estero"; e ancora, nel 2017, ha ricevuto in quel di Firenze Sala dei Cinquecento, il prestigioso ‘Collare Laurenziano’ dell’Accademia Fiorentina “per il suo contributo alle discipline scientifiche e artistiche”.

La sua attività prossima-futura apre a diverse inaugurazioni di Mostre dedicate alla scultura che la vedono impegnata a Siena per il IV anniversario del ‘Parco della Luce’ istituito dall’artista aperta al pubblico dal 04 Giugno fino al 30 Settembre e che vede la partecipazione di altri scultori fra italiani e stranieri.


Nel Giugno 2018 è avvenuta l’inaugurazione a Roccaraso del monumento in bronzo dedicato ‘Ai genitori’ visibile nel piazzale antistante Hotel 5Miglia della cittadina medesima.

Ancora il 18 Luglio, c'è stata l'inaugurazione della Mostra Collettiva organizzata dalla ‘Enciclopedia d’Arte Italiana’ al Palazzo Visconti di Bergamo (oggi sede comunale) con l’opera intitolata ‘La superbia’ in bronzo levigato con escrezioni di materia informe che bene mettono in risalto la dicotomia dentro/fuori (pieno/vuoto), illustrata dall’autrice stessa con la poesia didascalica: ‘Come colonna senza piedistallo, sta la superbia al cospetto dei venti’.

Una seconda ‘opera’ dal titolo concettuale ‘Oltre la conoscenza’ svettante dalla base a forma di calotta che rappresenta la terra, per la quale ci si avvale dell’interpretazione cosmica che ha voluto l’artista: ‘Chissà se come, dove e quando, ti sarà data tutta la conoscenza’.

Nel Luglio dello stesso anno, a Roveredo (Suisse) inoltre, Vittoria Marziari ha presenzieto all’inaugurazione della Mostra nel Parco organizzata da OpenArt insieme ad altri artisti provenienti da varie esperienze artistiche.




Il bacio - scultura di Vittoria Marziari
Il bacio - scultura di Vittoria Marziari

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