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Una storia di AndyArton

Non ti scordar di me

in collaborazione con Giulia Sartori

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4 minuti

Pubblicato il 20 novembre 2020 in Thriller/Noir

Tags: #fiori #horror #noir #racconto

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Ho deciso di iniziare ogni giornata scegliendo una parola dal dizionario che riesca in qualche modo a spiegare a pieno il mio stato d'animo. Oggi è un giorno diverso dagli altri anche se costellato di azioni abitudinarie ed orari prestabili. Mi sono alzato alle sei. Non perché avessi una sveglia, ma perché sono giorni che fatico a dormire.

Ho convinto i piedi a lasciar andare la loro comoda posizione orizzontale per scontrarsi con il freddo del pavimento. Ho rabbrividito mettendoli giù, eppure ho trovato piacevole restare ad osservare le dita muoversi a tempo lungo le piastrelle lisce. Per un breve momento ho finto di star componendo una canzone: L'alluce si occupava dei tasti bianchi, mentre le altre dita, più piccoline ed affusolate, dei tasti neri.

La canzone era semplice, perché non so usare entrambi i piedi contemporaneamente senza rischiare di andare fuori tempo o di perdermi del tutto. Eppure è stata così carina da strapparmi un sorriso. Non credo sia stato tu a suonarmela in una mattina come questa. Forse è stata mia madre o quell'insegnante privata che per un breve periodo hanno pagato perché imparassi a suonare il pianoforte.

Ovviamente il loro investimento è stato fallimentare sin dal principio.

Comunque, evitando di perdermi in chiacchiere e in stupide delicatezze capaci di tenermi ancorato nella nostra stanza, ho deciso di spingere il corpo in avanti e di tirarmi su. Ho raggiunto il dizionario che da giorni tengo aperto sulla scrivania, precisamente sulla pagina da cui ho estratto la parola il giorno prima e mi sono messo a cercarne un'altra.

Se ieri avevo fatto mia la parola Lipemania, che sta ad indicare ''la sindrome affettiva che ha per note fondamentali una tristezza morbosa e ostinata, indipendente dagli avvenimenti esterni, un pessimismo invincibile, un senso profondo di sfiducia e di avvilimento che paralizza l'azione. Questa mattina ho deciso di cercare qualcos'altro che potesse iniziare con la stessa lettera.

Non so perché questi giorni io sia portato a nutrire questa simpatia quasi viscerale per la lettera L, sta di fatto che in un momento di noia, quando sfogliando le pagine mi sono ritrovato a farlo con estrema lentezza, ho scelto la parola Labile dimenticando per un istante che il suo significato fosse proprio quello di scivolare, svanire.

Scivolare via al punto da non essere più nulla.

Svanire.

Smolecolarsi.

Non esistere più, forse nemmeno nei ricordi di chi ha fatto parte della tua vita.

Immagino che una rappresentazione esatta di questa parola sia proprio quella sensazione di vuoto che percepisci quando dormi e all'improvviso ti senti cadere.

Sei nel luogo in cui dovresti sentirti al sicuro e invece qualcosa ti spinge giù, verso il basso, allora ti svegli di colpo, col cuore in gola che batte così forte da strapparti via i respiri. Così oggi ho deciso di essere labile ed ho capito di essere perfetto nei suoi panni quando restando in silenzio ho scoperto di possedere sin da sempre una camminata leggera, quasi camminassi fluttuando a pochi millimetri dal terreno. Sono aggraziato come lo è un fantasma, eppure ho strati di carne pronti a parare i colpi se cadessi.

Non ho fatto alcun rumore scendendo le scale, nemmeno quando ho portato la sigaretta alla bocca e ho acceso la caffettiera. Ho sorseggiato il caffè in silenzio. Non avevo voglia di uscire, eppure in giardino ci sono andato lo stesso. Ho preso l’annaffiatoio mentre camminavo in direzione delle aiuole.

Il Non ti scordar di me è un arrivederci con una promessa d'amore eterno.

È un piccolo fiore azzurro, rigoglioso, ha foglie sottili, appuntite e morbide. Richiede poche cure perché anche se delicato è coraggiosamente tenace.

Oggi fuori c’è un sole così piacevole che scalda senza far male. I Non ti scordar di me risplendono. Crescono rigogliosi su un terreno fertile, uno che ho scavato io stesso nel buco che ora hai al posto del cuore. Ci ho messo ore a tagliarti le ossa, ma alla fine ho aperto il tuo petto per prendermi quello che non hai mai saputo darmi.

L’ho tenuto a lungo tra le mani, il tuo cuore. L’ho stretto per proteggerlo da tutta la sofferenza che ti ha reso così sterile d’amore. Però io ho rimediato, ti ho reso capace di far crescere di nuovo qualcosa dentro di te.

Mentre annaffio i tuoi fiori ti guardo. Il tempo non è clemente con la tua pelle, si tira giorno dopo giorno sulle tue ossa. Ti stai consumando. E presto i vermi finiranno di mangiarti gli occhi e alla fine arriveranno anche più affondo.

Oggi è il quarantaduesimo giorno.

Continuo a piantare altri fiori sullo che rimane di te, anche solo per restare lì a guardarli fiorire nello scorrere dei giorni in cui invece io appassisco.

Ma oggi i Non ti scordar di me risplendono, come fossero appena nati.


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