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Una storia di Clomaximus

Guerra e Onore

Un soldato, una guerra, un viaggio che cambierà lui e tutto il suo mondo...

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31 minuti

Pubblicato il 22 aprile 2020 in Fantasy

Tags: #magia #imperi #guerra #avventura #azione

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Premessa Iniziale

Prima di tutto un grazie a chi deciderà di leggere questa mia opera.


Grazie di cuore.


L’opera nasce con l’intenzione di essere una introduzione ad una campagna di D&D (noto gioco di ruolo, per gli infedeli), idea poi abbandonata. Dunque decisi di trasformare il tutto in un vero e proprio libro. Per questo specialmente la prima parte del prologo potrebbe sembrare un poco più macchinosa ad alcuni, ma dato che è parte integrante del mondo che voglio creare, ho scelto di lasciarla intatta (fosse solo per nostalgia dato che avevo 15 quando l’ho scritta). Ma a partire da fine seconda/inizio terza parte del prologo il tutto è scritto per essere ciò che quest’opera spera di essere adesso. Un libro scritto per diletto che possa intrattenere anche voi che scegliete di darci un’occhiata.


Detto ciò non mi dilungo più. Buona lettura, e fatemi sapere cosa ne pensate scrivendomi un messaggio (sono sempre molto curioso).


Grazie ancora,

Lorenzo Massimo Leone

Prologo

Parte 1

La notte era appena scesa sulla collina di Arden, ma nonostante ciò il campo era tutt’altro che silenzioso. Leusk poteva sentire i numerosi ordini che venivano comunicati ovunque dai vari caporali e sergenti, sentiva il vento far ondeggiare le tende e sentiva lo scalpitio dei cavalli che trainavano i carri carichi di materiale bellico e pronto ad attuare l’impresa che egli stesso si accingeva a compiere. Entrò nella larga costruzione adattata a quartiere generale provvisorio, una struttura formata da più tende dall’aspetto spartano, di certo non pensate per il comfort degli occupanti. Non appena si resero conto che era entrato nella struttura, i soldati si girarono verso di lui facendo il saluto militare e rivolgendogli uno spiccio e formale “Generale”. Leusk si avvicinò al tavolo situato al centro della stanza, sopra il quale si trovava una mappa dell’area del confine tra gli imperi dei Rad’sul e degli Onagha. Sopra di essa c’erano numerose pedine che rappresentavano le varie armate oppure i punti di importanza strategica nell’area.

Attorno al tavolo si trovavano i comandanti in capo dell’esercito dei Rad’sul. Leusk li aveva scelti personalmente durante gli anni, e aveva scelto il meglio che l’impero potesse offrirgli. I primi che vide furono i generali Otrom e Nuxe. Il primo era vestito in modo semplice, indossava una maglietta che sembrava pensata più per la comodità che per l’estetica e un paio di pantaloni militari in cuoio, portava al collo un ciondolo al cui interno era incastonata una gemma che Leusk sapeva servire come protezione contro certi tipi di incantesimi. Il generale era di media statura e di aspetto parzialmente inusuale; aveva la testa pelata ma ricoperta da tatuaggi di guerra Rad’sul e dei baffi castani molto folti e, nonostante le sue gambe fossero sottili, sfoggiava due braccia i cui bicipiti era particolarmente massicci. Nuxe invece si vedeva a malapena sotto la sua armatura di ferro borchiato. Avvicinandosi a Leusk, si tolse l’elmo mostrando la sua faccia; aveva dei capelli marrone scuro tagliati corti secondo lo stile militare Rad’sul, tenuti in modo da risultare sporti verso sinistra, occhi blu scuro e un mento ben pronunciato.

Quest’ultimo si rivolse per primo a Leusk “Ben arrivato generale, abbiamo quasi ultimato i preparativi.”

Gli si fece coro Otrom “Tutto nei minimi dettagli signore. L’avanzata sarà fulminea come un lampo e potente come un masso che si scaglia sul nemico.”

Leusk chinò la testa in segno di assenso e diede un’occhiata alla mappa, poi chiese “La segretezza è stata rispettata?”.

Fu Nuxe a rispondere “Secondo le nostre spie gli Onagha sono totalmente all’oscuro di ciò che faremo piombare su di loro, come aveva presagito il consiglio”.

“Bene” rispose pensieroso Leusk “Ciò ci permetterà di mantenere l’effetto sorpresa. Argos ha finito di organizzare i suoi stregoni?”.

Otrom si inserì “Ha mandato un corriere un’ora fa. Dice di aver diviso le sue forze adeguandosi alle due offensive che lanceremo, e che i suoi maghi saranno pronti a marciare tra un giorno”.

“Allora non ci resta che aspettare tre giorni, e i nostri nomi saranno pronunciati con ammirazione, i bardi canteranno le nostre gesta e le nostre spalle si copriranno d’onore” Esclamò Leusk sulla cui faccia spunto un sorriso improvviso. “Fino ad allora consiglio vivamente di raccogliere le nostre forze e di prepararci allo scontro. Buonanotte signori.” Detto questo si girò e uscì dalla tenda.

La notte era ormai inoltrata sulla collina, il cielo si era oscurato rivelando una miriade di stelle che risplendevano nell’infinito. Una leggera pioggia si stava abbattendo sul campo e bagnò Leusk durante il suo breve tragitto tra il quartier generale e il suo alloggio. Arrivato alla sua tenda si tolse i vestiti e li mise ordinatamente in un piccolo cassetto portatile, dopodiché si infilo nel suo letto e si lasciò cadere nel sonno.

Parte 2

Cinque giorni dopo l’esercito aveva attraversato la frontiera a nord-est, in direzione della città di Jiskosia. Jiskosia si trovava alla foce del fiume Yiddaki e il suo porto era il principale e più agevole collegamento all’isola di Quarelia, che avrebbe potuto rendere la campagna complicata grazie al metallo e al cibo situati nei suoi magazzini. Se gli Onagha avessero potuto ricevere approvvigionamenti dall’isola, ciò gli avrebbe permesso di avere un gran numero di rifornimenti in breve tempo, concedendogli di poter spostare l’esercito senza doversi preoccupare del suo mantenimento. Perciò, il piano operativo di Leusk era di arrivare a Jiskosia il più rapidamente possibile, cingerla d’assedio e lasciare una divisione a conquistarla mentre il resto dell’esercito si sarebbe mosso verso Chakin, nell’entroterra.

L’esercito si mosse esattamente come pianificato, addentrandosi nella piana di Ranrak con rapidità ed efficienza. Durante l’avanzata i reparti in avanscoperta ebbero l’occasione di debellare la povera gente di alcuni villaggi che Leusk fece imprigionare per mantenere la riservatezza del piano. Tutto il cibo e le poche ricchezze degli abitanti furono fatti catalogare e in seguito furono sequestrati come bottino di guerra. Nel tardo pomeriggio del nono giorno di cammino, l’avanguardia avvistò Jiskosia. I reparti dell’esercito la cinsero d’assedio il giorno dopo incontrando poca resistenza.

Quella sera le grandi macchine da guerra dei Rad’sul si posizionarono a pochi metri dalla città, in modo da essere al di fuori del raggio di tiro degli assediati ma abbastanza vicine da essere schierate rapidamente. L’esercito comprendeva massicce catapulte e baliste, ma era grande la presenza di torri da assedio modificate. Gli ingegneri Rad’sul creavano delle torri d’assedio più larghe del comune, per permettere agli stregoni di situarsi ai lati e supportare lo “sbarco” della propria fanteria. Il rumore degli spostamenti era notevole, e causava non poco disturbo ai generali. Si erano riuniti per fare rapporto a Leusk.

Il Primo Generale era già entrato nel vivo della conversazione, discutendo con i suoi sottoposti delle varie disposizioni. Conversava rapidamente, passando da Otrom a Nuxe da Eroc ad Arhon e ad altri in pochi minuti. Dopo aver speso la prima ora ad assicurarsi che la citta fosse stata accerchiata correttamente, Leusk si posizionò al centro del tavolo e rivolgendosi a tutti disse “Inizieremo a bombardare stanotte stessa. Non c’è motivo di stare seduti mentre si riposano, stanotte li teniamo ben svegli. Mentre il buio ci copre sposteremo il grosso dell’esercito verso Chakin, come programmato.” Si fermò un attimo e poi continuò guardando Otrom “Otrom a te lasceremo il comando di due divisioni. Prendi la città e poi organizzati basandoti su quella che sarà la situazione allora. Cerca di bloccare il loro porto il più presto possibile. Non dovresti avere problemi, il sacro consiglio è stato molto chiaro al riguardo” Otrom annuì, poi la conversazione scivolo nel sistemare i dettagli.

Poche ore dopo le massicce catapulte avevano Jiskosia a tiro. Quando il buio della notte inizio a manifestarsi, Otrom si portò all’inizio della fila di catapulte e fece un cenno al capitano in servizio. Lui annuì, si girò e urlò “Catapulte. Accendere”. Le catapulte erano caricato con massicci pietroni, ma ad ognuna di esse era assegnato un mago che tramite un paio di parole e di gesti riusciva a far avvampare le pietre rendendole infuocate. All’urlo tutti i proiettili si accesero uno dopo l’altro, dopodiché il capitano urlò ancora, questa volta più forte “FUOCO!”. Quasi all’unisono le catapulte lanciarono il loro pesante carico sulla città. Dalla posizione dell’esercito si riuscivano a sentire il rumore del caos che si stava generando, mentre le prime case iniziavano a cedere. Da lontano sembrava che Jiskosia si tingesse di un rosso acceso in più punti mentre il fuoco si iniziava a propagare tra le costruzioni in legno.

Per tutta la notte la gente di Jiskosia fu alla presa con il panico e la distruzione, mentre i più valorosi tentavano di spegnere gli incendi e limitare i danni. Nessuno fece caso, e a nessuno sarebbe importato, che la quasi totalità degli aggressori si era dileguata, marciando verso Chakin.

Parte 3

“ALLA COLLINA, CORRETE” le urla dei sottoufficiali insieme al frastuono dei soldati in corsa coprivano il rumore dell’ambiente circostante. Otrom correva all’impazzata insieme alla sua scorta personale verso l’inizio della caotica colonna di uomini che si affrettava a raggiungere la collina di fronte. Era tremendamente arrabbiato con sé stesso ma cercava di tenere la mente lucida. Erano passati due giorni da quando la città era stata cinta d’assedio ma il risultato non era quello che i Rad’sul si sarebbero aspettati. Meno di un’ora fa Otrom si era visto costretto ritirarsi dalla città verso una collina difendibile a meno di un chilometro di distanza. Gli Onagha si erano dimostrati combattenti più tenaci e accorti di quanto i Rad’sul pensassero: erano riusciti a tenere il porto e a fare sbarcare un cospicuo contingente di uomini direttamente da Quarelia, i quali avevano colto di sorpresa i reparti più esposti delle divisioni di Otrom. Le cose erano andate di male in peggio fino alla necessaria ritirata e conseguente rottura dell’assedio. Adesso gli Onagha inseguivano con soddisfazione gli invasori, mietendo uno ad uno i reparti rimasti troppo indietro.

Otrom si era arretrato nel tentativo di gestire la ritirata nel modo più ordinato possibile, ma si era dovuto arrendere al fatto che sarebbe stata una corsa disordinata verso la collina. Si rese conto che nonostante stesse correndo con tutte le sue forze gli Onagha avrebbero finito per raggiungere lui e i soldati a lui vicini. Si sarebbe dovuto confrontare con il nemico da svantaggiato, ma il resto del suo esercito aveva ancora l’opportunità di dare battaglia con onore. Si staccò dal resto dell’esercito insieme alla sua scorta e si girò di scatto e urlò “Soldati, combattete per i vostri fratelli. Respingiamo il nemico. PER L’ONORE”.

Al richiamo del loro generale, decine di soldati smisero di fuggire e si girarono verso i loro inseguitori. Otrom ebbe un moto d’orgoglio nel sentire i suoi tenenti che ordinavano alle truppe di compattarsi in modo ordinato anche di fronte a morte certa. I Rad’sul si schierarono contro i soldati degli Onagha che per un paio di secondi sembrarono sorpresi e i due eserciti si bloccarono. L’attimo passò rapido com’era venuto e le spade si schiantarono l’una contro l’altra mentre i primi corpi senza vita cadevano a terra. Nei primi attimi dello scontro Otrom chiamò a sé una delle sue guardie di scorta. Gli ordinò di proseguire fino alla collina e di fare organizzare una difesa mentre lui teneva a bada i nemici. Il soldato partì spedito e Otrom si lanciò nel vivo del combattimento.

Dopo una decina di minuti, il nemico aveva ormai quasi eliminato i suoi soldati. Avevano rotto il blocco e avanzavano verso la collina mentre la retroguardia finiva il lavoro. Sapeva che nonostante il suo diversivo le sue truppe non sarebbero riuscite a tenera la collina per molto. Doveva avvertire Leusk del suo fallimento, per quanto odiasse ammettere che si era lasciato sconfiggere in malo modo. Vide che non lontano da lui dei cavalli si erano allontanati dalla battaglia, probabilmente dopo aver perso il loro cavaliere, e stavano fermi, come in attesa. Sfinito, chiamò a sé una decina di soldati e si lanciò verso i cavalli. Gli Onagha si accorsero di loro e una trentina di soldati si misero all’inseguimento, tra di loro spiccava nella sua tunica bianca un giovane stregone.

Otrom raggiunse i cavalli insieme ai suoi sottoposti, si girò a guardare la carica degli Onagha che significavano morte certa per tutti loro. Calcolò di avere una trentina di secondi prima che li raggiungessero. Afferrò le briglie di un cavallo e lo tirò a sé mentre con l’altra mano richiamava un soldato. Il ragazzo che corse verso di lui doveva avere intorno ai vent’anni, portava la corazza standard dei Rad’sul. L’elmo gli nascondeva la maggior parte del capo ma alcuni ciuffi fuoriuscenti dimostravano che doveva essere di capelli biondi. Se si vedevano i capelli non doveva averli tagliati secondo lo stile militare Rad’sul il quale prevedeva che fossero molto corti almeno ai lati e sulla nuca. Doveva essere una recluta molto recente, forse questa era la sua prima battaglia, non un grande inizio pensò Otrom.

“Soldato prendi il cavallo” esordì senza convenevoli.

“Sì signore” rispose prontamente il soldato. Prese in consegna le briglie da Otrom e infilo il piede sinistro sulla staffa più vicina, un rapido movimento e fu in groppa al destriero.

“Cavalca verso Nord. Fai un giro largo, sono troppo impegnati con noi, non si accorgeranno di te. Trova Leusk e riferisci ciò che è accaduto.” ordinò Otrom.

“Sì signore, per l’onore”

“Per l’onore soldato” fece eco Otrom. Dopodiché diede uno schiaffo sul didietro del cavallo e lo guardò partire a gran velocità. A giudicare dallo scatto di partenza doveva essere un purosangue tra i migliori dell’esercito, almeno un colpo di fortuna pensò.

Tornò sui suoi passi e impugnò la sua spada sottile, una lama lavorata apposta per il suo stile di combattimento basato soprattutto su rapidi affondi. Si mise in posizione tra i suoi soldati e si preparò all’impatto con l’ondata di Onagha che correvano verso di lui. I nemici erano il doppio di loro ma al primo contatto riuscirono a farne fuori un paio, poi persero il controllo.

Otrom si ritrovò isolato dagli atri, spinto una decina di metri indietro rispetto ai suoi. Gli onagha dovevano aver riconosciuto l’armatura e saggiamente lo stavano affrontando in massa. I Rad’sul erano un popolo di guerrieri e i loro generali erano famosamente conosciuti come letali. Arretrò di un paio di passi parando un fendente proveniente dal primo dei quattro soldati di fronte a lui. Poi all’improvviso i quattro si tirarono indietro; ciò che vide fu un alquanto chiara spiegazione del perché. Lo stregone dalla tunica bianca si trovava poco dietro di loro e adesso aveva un corridoio libero verso di lui. Agitò le mani e pronunciò alcune parole nella lingua arcana, poi tese la mano destra verso Otrom. Un dardo lungo una quindicina di centimetri e largo tre-quattro scaturì dal nulla e volò in aria verso il petto di Otrom, talmente veloce che lui non ebbe il tempo di muoversi.

Il dardo si andò a schiantare contro una barriera sottile, un’aura a forma di cupola che si manifestò a protezione di Otrom. Appeso al suo collo, il ciondolo scintillava in un’accesa luce verde. Lo stregone emise un grugnito di fastidio e Otrom vide i suoi occhi acuirsi per la rabbia. I quattro attorno si resero conto che era protetto dagli incantesimi e si lanciarono nuovamente all’assalto. Arrivarono quasi in successione, cosa di cui Otrom fu grato. Schivò il primo fendente muovendosi rapidamente verso destra, poi alzò la sua spada prontamente perforando la gola del suo avversario. Il secondo arrivò subito dopo tentando un affondo per colpire il suo ventre, Otrom abbassò la spada e deviò il colpo sul terreno. Il soldato non ebbe il tempo di alzarsi che Otrom lo perforò con la spada da un lato all’altro attraverso il petto.

Gli altri due si fermarono e capirono di doverlo affrontare insieme, perciò si misero l’uno accanto all’altro e sferrarono il loro attacco combinato. Otrom non ebbe altra scelta se non indietreggiare. Parò un fendente diagonale e continuò a muoversi indietro riuscendo a tenere entrambi gli aggressori di fronte a sé. Le spade dei tre uomini si incrociarono in una rapida ma intensa sequenza di colpi. Otrom attese il suo momento fino a quando uno dei due soldati non si sposto di un paio di passi in avanti rispetto al suo compagno. Sferrò un rapido fendente costringendo il soldato a pararsi, poi approfittando del momento di vantaggio che si era procurato lo spinse via con un calcio. Una soluzione non permanente ma che gli permise di concentrarsi su un nemico alla volta per un paio di attimi. A Otrom non serviva altro. Attaccò il soldato rimasto in piedi con un colpo dall’alto. Il soldato lo parò ma Otrom abbassò la lama con forza spostando insieme alla sua anche quella del suo nemico, poi in un rapido movimento affondo la lama nel ventre del suo avversario.

Mentre estraeva la lama dal soldato, il nemico che aveva allontanato si abbatté su di lui con forza. Otrom non era pronto, non si aspettava che l’uomo si rialzasse così in fretta, chiaramente era molto svelto. Riuscì a bloccare il colpo solo grazie ai riflessi temprati da anni di addestramento e combattimento. Il soldato Onagha continuò il suo attacco cercando di utilizzare il vantaggio acquisito, con un certo successo. Otrom fu costretto a tornare ancora una volta sulla difensiva ma dovendo affrontare un solo avversario, questa volta non indietreggiò più di tre passi. Dopo questa serie di sferzate, Otrom riprese il controllo dello scontro. Deviò l’ultimo fendente del nemico a sinistra e recuperò completamente lo svantaggio acquisito dall’attacco a sorpresa. Il soldato capì che di avere perso il vantaggio e quasi si fermò per mezzo secondo. Otrom si mosse per finirlo ma all’improvviso il soldato Onagha sferrò un potente e rapidissimo colpo che avrebbe aperto completamente il petto di Otrom. Quest’ultimo riuscì tuttavia ad allontanarsi all’ultimo schivando per un soffio il colpo, che gli passò vicinissimo al collo, così vicino che Otrom sentì il calore della spada. La difesa del soldato si era azzerata in quel tentativo quasi riuscito di uccidere Otrom che non dovette far altro che rialzarsi rapidamente colpendolo alla gola con un affondo dal basso verso l’alto. Mentre si alzava ponendo fine allo scontro, Otrom si sentì il collo più leggero di prima. Il rumore della lama che penetrava il colpo del soldato coprì un altro rumore, un piccolo tonfo nell’erba. Un attimo dopo Otrom percepì un sussurro nell’aria e immediatamente dopo una fitta nel centro del suo petto. Un'altra fitta colpì il generale che cadendo comprese il perché di quella improvvisa sensazione di leggerezza al collo. Un altro dardo lo trafisse al ventre, causandogli un dolore atroce. Otrom cadde nell’erba e prima di chiudere per sempre gli occhi vide il sogghigno stampato sulla bocca dello stregone Onagha, le sue mani tese verso di lui. Riuscì a vedere il suo talismano di fronte a sé nascosto tra i verdi ciuffi d’erba. Poi abbassò le palpebre e la vita scivolò fuori dal suo corpo per sempre.

Capitolo 1

Raidus camminava nell'erba lasciando impronte dietro di sé. Passò vicino alle stalle sentendo alcuni dei cavalli ragliare in modo sgraziato. Stava attraversando il complesso di tende che si estendeva per decine di metri, ospitando il fuggiasco esercito Rad'sul. Alcune delle tende non erano state fissate bene ed il vento minacciava di staccarle da terra. Mentre proseguiva nella sua strada sentì qualcuno imprecare, il vento doveva esser riuscito nell'impresa, oppure qualcuno stava semplicemente perdendo a carte. Raidus capiva la voglia di svagarsi che aleggiava nell'aria. Passare le prime settimane di una campagna marciando prima in avanti e poi indietro senza alcun risultato non era certamente un’esperienza piacevole.

Mentre l'esercito stava iniziando la sua marcia per aggirare la grande foresta vicino a Chakin erano giunte fauste notizie. L'assedio di Jiskosia era stato rotto. Il generale Wong morto. Raidus stava a cavallo insieme alla sua unità quando un tenente arrivò dall'inizio dello schieramento per ordinare il dietrofront. Raidus non aveva potuto vedere la reazione del generale supremo alla notizia, ma stando a ciò che si mormorava tra i soldati non doveva essere stato piacevole.

E così insieme al suo gruppo di guerrieri d'élite Raidus era tornato sui suoi passi, riattraversando il fiume nel primo guado disponibile e ritrovandosi nuovamente a percorrere la piana di Ranrak, questa volta in direzione sud-est. La piana era una lunga distesa desolata che ad alcuni sarebbe potuta sembrare infinita. In realtà era attraversabile in più direzioni in meno di una settimana ma il colore giallo del terreno, la mancanza di vegetazione, eccetto dei solitari cespugli secchi, e il silenzio innaturale davano alla piana un’aria soffocante che risultava spiacevole ai più. L'unica compagnia che l'ambiente offriva erano i corvi neri come la pece che svolazzavano, gracchiando qua e là.

Fortunatamente il passaggio di un esercito così imponente sopperiva al silenzio. Inoltre Raidus aveva la sua unità con cui passare il tempo. Era composta da soldati provenienti dalle accademie di guerra avanzata Rad'sul e tutti i suoi membri avevano preso parte in almeno una campagna. Raidus come molti altri aveva combattuto i ribelli nella provincia di Bicria, guadagnandosi elogi e un posto nel corpo d'élite dell'esercito.

Passò il tempo chiacchierando con i suoi compagni, senza pensare a ciò che stava accadendo. Cercò di tenere il morale alto nonostante la situazione ma non fu sicuro di esserci riuscito. Da come i suoi amici parlavano era chiaro che sapessero cosa implicava il viaggio di ritorno. L'effetto sorpresa era andato in polvere e l'esercito si sarebbe dovuto riorganizzare all'interno del territorio Rad'sul per evitare una contro-invasione Onagha. In tutto ciò, il nemico si sarebbe organizzato e avrebbe fatto confluire rinforzi dall'entroterra. Però invece di dare vita a questi pensieri, Raidus preferì distogliere la propria attenzione ogni volta in cui fu possibile. Infine giunsero a destinazione e si accamparono a nord del lago Arral, sulla strada che collegava Iskaradan a Jiskosia.

Erano rimasti lì a far niente per due settimane e mezzo. Nessun soldato sembrava avere idea di cosa stesse facendo il nemico, ma tutti erano stanchi di rimanere con la coda tra le gambe. Più volte dei convogli erano dovuti arrivare da Iskaradan per mantenere l'esercito. L'ingresso sud dell'accampamento era oramai diventato una sorta di magazzino provvisorio, pieno di sacchi e di carri. Lì vicino erano sorti dei cerchi da combattimento dove i soldati si affrontavano per svagarsi. La maggior parte degli uomini senza un lavoro fisso si trovava lì. Ed era lì anche Raidus quando il messaggero lo aveva convocato.

Adesso era diretto dall'altro lato del campo, verso la tenda comando. Si chiedeva per quale motivo il generale supremo in persona avesse richiesto la sua presenza. Però sperava che fosse qualcosa di importante; aveva dovuto andarsene prima della fine di un grande combattimento tra un uomo enorme, proveniente da una compagnia del nord, ed un più esile adepto delle arti marziali crask. Quei due stavano dando vita ad una lotta epica, di quelle degne di essere raccontate per giorni a venire. Raidus non aveva potuto evitare di imprecare leggermente al pensiero di non vederne la fine.

Tuttavia il comandante supremo in persona aveva chiamato, e Raidus non lo avrebbe fatto attendere nemmeno per il più onorevole dei combattimenti. Raidus aveva parlato con il generale Leusk solamente un paio di volte in passato, e sempre brevemente. Questa chiamata inaspettata lo incuriosiva non poco.

Arrivò alla tenda comando e si diresse verso una delle sentinelle.
"Sono il soldato d'élite Raidus, il generale Leusk mi ha mandato a chiamare".

La sentinella lo guardò per un attimo, poi rispose.
"Si ti aspettavamo, il generale è già a colloquio con gli altri due. Entra dentro" detto ciò si mise da parte per far passare Raidus.

Raidus rimase perplesso per un attimo chiedendosi a chi si stesse riferendo la sentinella. Poi la superò, ed entrò nella tenda. All'interno si trovava l'enorme tavolo usato dai generali per pianificare le strategie. Il generale Leusk era in fondo, insieme a lui si trovavano un nano ed un umano. Raidus li raggiunse e fece il saluto militare al generale supremo.

Leusk gli fece un cenno con la mano. "Riposo soldato, prego siediti pure insieme a noi". Raidus si sedette vicino al nano, poi Leusk proseguì. "Di certo ti domandi perché sei qui." Si fermò un attimo. "Sei stato scelto Raidus, scelto per far parte di un unità di élite dell'esercito che ci guiderà alla vittoria nelle prossime settimane".

Le sopracciglia di Raidus si inarcarono leggermente "Generale, faccio già parte di un unità d'élite" rispose, perplesso.

"Ne sono a conoscenza soldato. Anche in questi momenti bui questo rimane il mio esercito, e io lo conosco alla perfezione. L'unità di cui stiamo parlando non è la classica unità d'élite.” Leusk fece una pausa “Al momento tu fai parte di un numeroso gruppo di soldati esperti che prendono parte alle operazioni di guerra come tutti gli altri. Andate in battaglia e tornate vincitori per l'onore dell'impero, come dovrebbe essere. Per te non sarà più così, adesso fai parte di un piccolo gruppo che agirà in modo indipendente a distanza dall'esercito, prendendo parte a delle missioni vitali per l'intera campagna."

"Perché sono io a ricevere questo onore, mio generale?" Domandò

"Ho letto di cosa tu sia stato capace di fare nella campagna di Bicria." Rispose Leusk "Sei sprecato nell'esercito, come i due uomini che ti siedono accanto." Indicò i due seduti accanto a Raidus "Anch'essi sono membri di questa nuova unità"

Un moto di orgoglio riempì Raidus in risposta al complimento di Leusk. Se fosse stato ancora un ragazzino sarebbe potuto arrossire. Ammirava quell'uomo, come comandante in capo dell'esercito Rad'sul e come guerriero leggendario. Per Raidus, Leusk era la rappresentazione fisica dell'onore di guerra Rad'sul. Ma Raidus non era più un ragazzino da diversi anni ormai.

"Grazie mio generale, per l'onore di cui mi investe" disse chinando leggermente la testa in avanti.

"Non ringraziarmi soldato." Leusk lo guardò dritto negli occhi e Raidus sentì un calore paterno in quello sguardo. “Sei appena diventato responsabile dell’intero esercito, non è un fardello facile da portare” il tono di Leusk era solenne. Un tono da leader supremo dei Rad'sul pensò Raidus. Leusk continuò "Delle tende sono state preparate apposta per voi tre" disse rivolgendosi a tutti

"Prendete ciò che dovete dalle vostre vecchie postazioni, poi trasferitevi e riposate. Domani vi aggiornerò personalmente sulla vostra prima missione".

I tre si congedarono dal generale ed uscirono dalla tenda. Raidus ignorò i suoi nuovi compagni e si diresse verso i suoi alloggi per recuperare il suo equipaggiamento. Dopo averlo fatto andò in giro a congedarsi dai suoi fedeli compagni di battaglia. Gli dispiaceva doversene separare, ma ciò che avrebbe dovuto fare contava più dei suoi legami d'amicizia. Una missione da parte del generale supremo era una missione da parte della società Rad'sul stessa. Contava più di tutto. Raidus lo capiva, e così lo capirono anche i suoi compagni. Quando ebbe finito, trovò una sentinella addetta agli alloggi degli ufficiali e si fece guidare dalla sua nuova squadra.




Raidus entrò nella tenda, era larga abbastanza da poter alloggiare 6 persone ma priva di particolari comodità. Una tenda spartana, come tutte quelle dei Rad'sul dopo tutto. Il nano e l'umano erano seduti a metà della tenda, sulla sinistra.
Non appena il nano vide Raidus esclamò, "Eccolo qua il nostro compagno, stavamo giusto discutendo di te" portava una tunica bianca spessa con degli ornamenti color oro nei bordi.

"Salve" rispose Raidus

" 'Salve' ma senti questo qua" si rivolse all'altro umano "Prima se ne va via senza nemmeno presentarsi alla sua nuova unità e ora tutto quello che è capace di dire è 'salve' " brontolò prendendolo in giro. "Non si può dire tu sia un tipo sociale" disse guardando Raidus.

"Magari è corretto presentarsi per primi" si inserì l'umano sorridendo.

"Perché no?" Esclamo il nano allargando le braccia "Magari così si affeziona e possiamo fare quattro chiacchiere" sorrise "Io sono Sokobor, sacerdote Gisir”

“E io sono Phrahs-El” alzò la testa per guardare Raidus “Benvenuto in squadra, compagno” girò il corpo verso l’entrata della tenda e posò le mani sulle proprie ginocchia

Raidus fece per rispondere “Io so…” ma il nano lo interruppe

“Tu sei un ritardatario, antisociale e pure parecchio brutto a guardarti bene” Sokobor si mise davanti a Raidus, puntandogli il dito contro. Dietro di lui Phrahs-El scoppiò a ridere e si coprì la faccia con una mano. Raidus guardava il nano, incerto sul da farsi e sul perché Sokobor ce l’avesse tanto con lui.

“Perché ci hai messo tanto eh, come mai? Qualcosa di più importante da fare che parlare con la tua nuova squadra forse” lo incalzò Sokobor. Il nano era così vicino che Raidus poteva sentire uno strano odore provenire da lui. Colse un cenno di Phrahs-El che con un dito gli indicava un punto vicino al confine interno della tenda. Raidus roteò gli occhi e vide quattro bottiglie vuote e una a metà lasciata per terra poco lontano e capì.

Phrahs-El prese la parola in aiuto di Raidus “Amico mio, perché non ti fai un goccio da solo mentre io striglio per bene questo…” guardò Raidus poi continuò ridacchiando “…Brutto, ritardatario antisociale per te” Aveva in mano un'altra bottiglia piena, ignoto fu per Raidus da dove Phrahs-El l’avesse tirata fuori.

Sokobor si girò e vide la bottiglia, poi si rigirò per guardare Raidus. Lo scrutò a fondo ed infine si girò ancora una volta verso Phrahs-El e afferrò la bottiglia “Ma si chi me lo fa fare, meglio una buona bevuta” dopodiché uscì dalla tenda.

Phrahs-El si alzò dalla sedia, si avvicinò a Raidus e disse, sempre ridacchiando “Devi perdonare il nostro compagno. Sarà anche un sacerdote ma di certo il suo credo non gli impone divieto di bere” Tese la mano verso Raidus “Forse è il caso di ricominciare da zero”

Raidus gli strinse la mano “Io sono Raidus, mi hanno trasferito dal corpo d’élite centrale”

“E così hai combattuto i ribelli a Bicria, eh? Avete fatto un buon lavoro da quello che si dice” Girò la testa guardandosi intorno tenendo il dito in aria come in attesa, poi lo puntò verso il fondo della tenda “Vieni ti faccio vedere dove starai tu”

“Non credo che rimarremo a lungo qua accampati in ogni caso” Osservò Raidus

“Già lo credo anch’io” fece coro Phrahs-El “Ecco questo è il tuo letto”

Si trattava di una branda rettangolare pensata per un uomo di taglia media. Era sorretta da quattro pioli di legno agli angoli. Al lato si trovavano delle lenzuola di colore bianco, messe da parte dato che il clima caldo della piana di Ranrak non ne rendeva necessario l’uso. Raidus sistemò il suo equipaggiamento ordinatamente, poi tornò da Phrahs-El che lo aspettava seduto su una sedia.

“Vuoi un goccio?” gli chiese Phrahs-El porgendogli un bicchiere

“Prima vorrei capire cos’è che stiamo bevendo” rispose Raidus “Non ha l’odore tipico di una bevanda, quando il nano mi è venuto vicino non avevo capito che fosse un alcolico”

Phrahs-El gli porse la bottiglia e poi disse “Questo perché non si tratta della tua tipica bevanda da due soldi che trovi alle fosse di combattimento. È un vino ricavato dalle bacche pirros, molto raro da trovare. Per questo non ne hai riconosciuto l’odore”

Raidus si rigirò la bottiglia tra le mani per qualche secondo, poi la ridiede a Phrahs-El “E da dove l’hai presa questa?” chiese

“Omaggio del nostro amico dalla bassa statura” rispose Phrahs-El “Non so da dove l’abbia presa lui”

“Mi chiedo a cosa servirà un nano ubriaco come quello lì in battaglia” Raidus mise le braccia conserte e diede uno sguardo all’entrata della tenda

“Non sottovalutare Sokobor, è un grande stregone. In battaglia farà la differenza tra la vita e la morte. Inoltre” aggiunse, guardando il proprio bicchiere “non metterai in dubbio il giudizio del generale supremo, no?”

Raidus si irrigidì per un attimo “No certo che no” si fermò a pensare “Hai ragione tu. Se il generale l’ha scelto, di sicuro sarà un grande combattente”

Phrahs-El sorrise “Visto? Tutto risolto”

Raidus decise di non aver soddisfatto abbastanza la sua curiosità riguardo alla sua nuova squadra “E tu invece perché non sei nella capitale o a guardia di qualcosa?”

“Eh?” fece Phrahs-El in modo pigro alzando lo sguardo verso Raidus

Quest’ultimo lo incalzo “Sei un El, non è così? Pensavo che gli El fossero tutti a fare la guardia al sacro consiglio o alle accademie”

“Infatti è così” disse Phrahs-El “Però io sono stato riassegnato all’esercito”

“Perché?” insistette Raidus

Phrahs-El fece spallucce “Il sacro consiglio ha ritenuto che i miei talenti sarebbero stati più utile altrove”

Raidus si sedette a riflettere mentre Phrahs-El si faceva un altro bicchiere. Gli El erano i guerrieri scelti del sacro consiglio, passavano la vita a proteggerlo da minacce e pericoli. Concentrò di nuovo il suo sguardo sul suo nuovo compagno, osservandolo bene. Phrahs-El era alto quanto lui, intorno al metro e ottanta. Portava i capelli più lunghi rispetto al classico taglio militare Rad’sul. la sua capigliatura era di colore biondo, tipico delle città occidentali mentre i suoi occhi erano di un marrone profondo. Raidus aveva già notato che i tatuaggi da guerra di Phrahs-El erano diversi da quelli standard, un altro segno distintivo degli El. In generale la sua faccia aveva una struttura esile, leggermente allungata.

Raidus distolse lo sguardo dal suo compagno, sempre pensieroso. Era molto strano che un El si trovasse insieme all’esercito. Si domandava il perché della presenza di Phrahs-El ma era sicuro che il sacro consiglio avesse i suoi buoni motivi per ritenerlo inadatto al servizio di guardia.

Mentre rimuginava sulla questione, Phrahs-El finì di bere “Tu cosa pensi succederà domani?”

Raidus lo guardò “Direi che ci manderanno in missione”

Phrahs-El roteò gli occhi “Comincio a pensare che Sokobor non avesse tutti i torti su di te” poi fece ruotare il polso destro, tenendo le prime tre dita della mano aperte nell’aria “Elabora. Dimmi di più”

Raidus si chiese cosa si aspettasse Phrahs-El da lui. Era un soldato non un generale, non sarebbe spettato a lui decidere. Tuttavia decise di sforzarsi “Torneremo a Jiskosia. Quella città deve cadere se vogliamo proseguire all’interno del loro territorio, il generale lo capisce sicuramente. Si sedette vicino a Phrahs-El "Poi torneremo verso Chakin, ma più lentamente, per essere sicuri di non dover fare di nuovo una retromarcia così improvvisa. Ad essere sincero io attaccherei Quarelia, ma non credo che la nostra marina sia all'altezza, ci mancano le navi per assaltarla, e gli uomini per conquistarla"

Phrahs-El fece un’espressione accondiscendente "Mmh, interessante teoria" poi allungo le braccia verso l'alto, stiracchiandosi "Vedremo cosa ne pensa il generale domani mattina. A me basta che ci mandino a fare qualcosa, mi annoio a morte in questo deserto abbandonato dal mondo"

Non appena Phrahs-El finì di parlare, si udì un tonfo nell'erba ed uno scricchiolio di ramoscelli rotti al di fuori della tenda. I due nuovi compagni si diedero un’occhiata e poi si alzarono rapidamente, muovendosi verso l'uscita. Il buio della notte investì Raidus non appena varcata la soglia. Si girò per raggiungere il punto dietro la tenda da cui si era sentito il rumore, Phrahs-El fece lo stesso. Alcuni rapidi passi e si ritrovarono lì, davanti all'origine del rumore.

Davanti a loro si trovava Sokobor, a pancia a terra e con la testa completamente infilata in mezzo a dell'erba secca. Accanto a lui si trovava la bottiglia che Phrahs-El gli aveva dato poco prima, adesso vuota, il cui poco liquido rimasto ondeggiava all'interno. Dietro il nano si ergevano due casse di legno impilate per creare un appiglio su cui salire. Probabilmente Sokobor era salito in preda all'ebbrezza per fare chissa cosa, e si era ritrovato così come lo vedevano i due adesso. O almeno così immaginò Raidus, e a giudicare dalla fragorosa risata di Phrahs-El anche lui doveva aver raggiunto una conclusione simile.

"Avrà cercato di pronunciare un altro dei suoi discorsi di incoraggiamento" disse Phrahs-El ridendo "Ogni tanto gli capita quando è completamente andato" si asciugò una lacrima causata dalle sue risate “Avanti tiriamolo dentro"

Raidus prese il nano per le gambe e lo portò dentro la tenda insieme a Phrahs-El. Mentre spostava il suo nuovo compagno completamente ubriaco all'interno, Raidus non poté fare a meno di sorridere


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