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Una storia di Brividogiallo

Questa storia è presente nel magazine Vari volti dell'amore

Se non piaccio me ne frego

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.  (Platone)

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4 minuti

Pubblicato il 21 febbraio 2021 in Altro

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Mi chiedo perché io debba sentirmi sempre sbagliata o, comunque, sempre sotto la lente d'ingrandimento, destinata al giudizio di qualcuno.

È sempre stato così da quando ero bambina.

È vero che non sono mai stata un tipo convenzionale, non ho mai seguito la moda, tanto per me è sempre esistito solo il nero, qualunque colore facesse tendenza in quel momento, mi sono sempre ribellata agli stereotipi del "saper vivere" che ho sempre trovato intrisi di ipocrisia.

Avverto il fatto di avere una mente pensante che, purtroppo, non sempre è allineata al sentire comune.

Finché sono stata giovane, le persone "mature" mi guardavano quasi divertite dal mio aspetto insolito, una neogotica quando il mondo, invece, esplodeva di colori, contestavano i miei discorsi progressisti considerati sconvenienti e che oggi, a distanza di trent'anni, sono la normalità, come la convivenza.

Ho sempre sostenuto che due o tre anni di sana convivenza erano propedeutici ad un matrimonio sano e consapevole, un test prima del grande passo.

Concubinaggio veniva definito, vivere nel peccato senza che l'unione fosse stata sancita dalla Chiesa o, nella peggiore delle ipotesi, da un ufficiale dello stato civile.

Io continuavo a ritenere che il vivere insieme per amore, non avesse bisogno di essere sancito da nessuno, se non dai diretti interessati.

Sono cresciuta e ho avuto due matrimoni e quattro suoceri.

In entrambi i casi, per amore dei miei mariti, ho sempre fatto il possibile per piacere alle mie suocere (i miei suoceri, non so perché, li ho sempre avuti dalla mia parte, forse perché conoscevano le peculiarità dei loro figli e li vedevano con occhio più critico delle mamme),

ho plasmato il mio carattere, ho anche cercato di apparire meno stramba possibile per quanto riguardava il look, tutto per cercare di essere accettata, di venire giudicata all'altezza di essere la consorte dei loro figli.

Sapevo che c'era la solita lente d'ingrandimento che mi seguiva, mi giudicava pronta a cogliere falli o mancanze.

Ora sono suocera.

Mio figlio ha sposato una donna straniera, un medico messicano.

Finalmente sono passata dall'altra parte, ora sono io il giudice, quella che, senza darlo a vedere, osserva con spirito critico se questa donna soddisfa le mie aspettative di suocera!

E avendo superato i sessanta, avendo vissuto oltre mezzo secolo tra varie difficoltà, avendo avuto una vita affatto facile che mi ha portata a fare scelte difficili e dolorose, mi sento in diritto di essere finalmente me stessa.

Quindi finalmente tutto ok, penserete.

E no!

Ora è mia nuora che mi giudica, perché mi sono separata da mio marito dopo quasi trent'anni di vita insieme, perché, per questioni pratiche che nessuno considera, sono stata io ad andarmene di casa quando mio figlio aveva ventitré anni, un uomo, ormai.

Perché ho un compagno che ha otto anni meno di me e anche lui, è un tipo controcorrente nonostante abbia passato i cinquant'anni, un tipo che va capito prima di giudicarlo per il suo codino o il brillantino all'orecchio.

Continuo ancora a blandire, a cercare di farmi accettare per quel che sono, a tentare di non essere giudicata con troppa severità.

Ma per cosa?

Perché devo rendere sempre conto a qualcuno, che abbia trent'anni più di me o che ne abbia trentacinque di meno? Che io sia nuora o sia suocera la situazione non cambia, devo essere sempre io ad adattarmi agli altri, ad essere sottoposta alle critiche, a dover stare attenta a come mi comporto, a quello che dico.

"Mamma non chiedere mai a Joanna perché non lavora. Stai attenta, è una cosa che la fa infuriare."

"Mamma non chiedere mai a Joanna perché non prende la patente, è una domanda che la innervosisce molto."

"Mamma, se Joanna non ha voglia di parlare lasciala stare, parla con me."

"Mamma ma tu non cerchi il dialogo con Joanna, come mai?"

E poi è arrivato il momento che mi sono rotta i coglioni.

Mi sono ritirata a vivere con il mio compagno a trenta chilometri da Roma, a venti metri dal mare, in un posto isolato, tra la natura, l'acqua, la fauna e la flora.

La natura non giudica, è lì e si offre senza chiedere niente.

Ed è sempre se stessa anche lei, a volte ti rallegra con giornate di sole, mare calmo, brezza gentile, altre s'infuria con temporali, mareggiate, vento impetuoso.

Io accetto ogni giornata che mi riserva e rispetto i suoi umori perché la natura non si può cambiare, né quella del nostro pianeta, né quella delle persone.




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