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Una storia di utente_cancellato

Atatürk

Una morte non poteva che essere così immortale

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8 minuti

Pubblicato il 12 novembre 2018 in Altro

Tags: #ataturk #biografia #mustafakemal #storia #turchia

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L'argomento che sto per affrontare mi sta molto a cuore.
Innanzitutto, è bene che voi sappiate che io ho origini turche. È un po' una merda, considerata l'attuale condizione del paese dei miei genitori. Ma c'è una cosa, o meglio una persona di cui vado particolarmente fiera. Il suo nome è Mustafa Kemal Atatürk, il fondatore della Repubblica Turca.
Il 10 novembre è stato l'ottantesimo anniversario dalla sua morte. Alle 09:05 di ogni 10 novembre, il mondo si ferma. Per un minuto intero suonano le sirene. E ogni anno lui si allontana sempre di più.
Vedete, per me lui non è solo il fondatore di una repubblica. Atatürk per me è una figura fondamentale, di riferimento. Sono cresciuta con mio padre che mi raccontava gli aneddoti della sua vita. E per quanto possa sembrare strano, senza averlo mai incontrato, gli voglio tanto bene e mi manca, mi manca tantissimo.
Mi piacerebbe condividere la sua storia, perché sono convinta che sia una persona da raccontare e da ricordare. Inoltre, mi capita spesso, con molto dispiacere, di leggere cose poco carine e poco veritiere su di lui. Scrivo anche per dimostrare a quelle persone che le loro cattive intenzioni sono nel torto.


Nacque nel 1881 a Salonicco. L'Impero Ottomano era agli sgoccioli.
Mustafa perse il padre a tenera età. Voleva fare il soldato e, nonostante la controvoglia della madre, si iscrisse in un'accademia militare.
Nel 1893, il suo professore di matematica lo chiamò Kemal, che significa conoscenza, maturità. Da quel momento in poi verrà chiamato Mustafa Kemal. Non voglio addentrarmi nel dettaglio, ma vinse molte battaglie. Battaglie date per perse.
Il popolo era molto povero al tempo e vigeva l'analfabetismo. C'era molta ignoranza e la donna non aveva ruolo nella società. Parliamo di un regresso perenne che sembrava non avere fine. L'esercito non era istruito e neanche preparato. Il popolo aveva bisogno di un leader e quel leader si fece avanti durante la Campagna di Gallipoli. Era scoppiata la prima guerra mondiale e l'Impero Ottomano era entrato a farne parte alleato con la Germania, contro l'Inghilterra, la Francia e la Russia.
Il nemico venne respinto, in un primo momento, via mare nello stretto dei Dardanelli; quindi ci fu un tentativo di invasione via terra. Mustafa Kemal riuscì a respingerlo di nuovo, questa volta dando ordini senza un confronto con il comandante. Ha rischiato la testa per questo gesto, ma ha vinto.
Ci furono altre tre vittorie a seguire e così Mustafa Kemal, con i suoi uomini, vinse la Campagna di Gallipoli. Ma la guerra non stava procedendo per le buone e presto l'Impero Ottomano dovette arrendersi.
Il nemico era entrato a Istanbul e quel giorno, il 13 novembre 1918, l'aiutante di Mustafa Kemal lo guardò preoccupato e lui disse: "Come sono arrivati, così se ne andranno." E così fu.

Tra il 1919 e il 1922 è il periodo della guerra dell'indipendenza turca. Mustafa Kemal è ricercato, se lo trovano è un uomo morto. Nascono movimenti segreti per poter combattere il nemico; fanno un po' la parte dei partigiani. Da un lato c'è il nemico, 400.000 soldati armati fino ai denti, con navi, aerei, cannoni e tanti soldi. Dall'altro lato ci sono Mustafa Kemal e i suoi 30.000 uomini. Vincere sembrava impossibile, ma è successo. Perfino le donne hanno partecipato a questa battaglia, imparando a sparare e rubando armi al nemico per portarle ad Ankara.
Si sposta di città in città per parlare alla sua gente, senza mezzi termini, spiegando le sue intenzioni e chiedendo di seguirlo verso l'indipendenza. Si fidava della sua gente e la sua gente si fidava di lui. Con la sua mente brillante e la sua astuzia, Mustafa Kemal riesce a respingere il nemico. E dopo aver vinto, ancora una volta, contro i suoi nemici, ha un'altra battaglia da vincere: quella della civilizzazione.
Nel 1923 fonda la Repubblica Turca e viene eletto presidente della repubblica. Vengono costruite fabbriche, scuole, strade, acquedotti, eccetera. Inizia un lungo percorso verso la modernità, verso il progresso. Mustafa Kemal confida in primis negli insegnanti, convinto che siano loro a determinare e a salvare il futuro di un popolo. "Non scordatevi", disse una volta ai bambini che stava visitando in una scuola: "che in un'aula anche il presidente della repubblica viene dopo l'insegnante."
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Ora è all'apice della sua posizione sociale, potrebbe diventare sultano e avere un harem tutto per sè. Ma non è questo che vuole: elimina il sultanato e il califfato, assecondando il suo popolo. Aggiorna l'alfabeto, introducendo le lettere latine: si sposta di città in città per poter insegnare il nuovo alfabeto. Fa tradurre perfino il Corano e le preghiere, per dare la possibilità alle persone di comprendere a pieno ciò che si legge e si dice.
Introduce i cognomi e così l'Assemblea Nazionale decide di assegnargli Atatürk, che significa padre dei turchi. Stabilisce l'eguaglianza dei sessi: le donne non devono più essere coperte e accompagnate per uscire di casa. Nel 1934 permette anche a loro di votare.
Era un vero gentiluomo, aveva perfino preso delle lezioni di ballo per ballare il valzer. Dava moltissima importanza all'abbigliamento: anche quest'ultimo doveva essere rivoluzionato e reso più civile. Amava l'arte ed era convinto che il popolo avesse bisogno degli artisti. Tra molte sue citazioni, una in particolare mi colpisce molto: Un popolo senza arte è un popolo che ha perso una vena vitale.
C'è un aneddoto molto significativo che dimostra questo suo rispetto per l'arte e per gli artisti. Durante la guerra vide una calligrafia incisa su un pezzo di legno: esisteva al tempo l'arte della calligrafia, essendo l'alfabeto arabo una scrittura molto elegante. Atatürk volle conoscere l'artista di quell'opera e lo interrogò. Il soldato disse di aver voluto dimostrare ai suoi compagni la sua capacità, incidendo la scritta sul legno con la sigaretta. Atatürk successivamente gli disse di prepararsi per tornare a casa. "Ma Pascià, io sono venuto qui per combattere!", gli rispose lui. "Tu vai a casa, soldato. Questo paese ha bisogno degli artisti. Se c'è da morire, moriremo noi", rispose Atatürk. A me affascina molto la generosità, la classe e il rispetto di quest'uomo.
Parlando di rispetto, quando il nemico invase il territorio turco, ci furono i greci che si stabilirono a Smirne. Lì il generale greco entrò in casa calpestando la bandiera turca, facendo spettacolo al popolo. Quando ci fu la vittoria dei turchi e Atatürk andò a Smirne, si trovò la bandiera greca stesa sui gradini davanti alla porta di casa. Chiaramente il popolo non aveva scordato la vicenda sgradevole e volle vendicarsi. Ma Atatürk non volle ripetere quel gesto e chiese immediatamente che la bandiera fosse rimossa e solo dopo entrò in casa. Era un uomo di cuore, rispettava qualsiasi persona e popolo, non portava rancore con sè.
Adottò ben otto bambini orfani per istruirli, mandandoli a scuola a sue spese. Una di questi si chiamava Sabiha Gökçen: è stata la prima pilota femminile da combattimento nel mondo e la prima aviatrice turca.
Ma la cosa che gli ammiro di più era la sua passione per il sapere, la conoscenza. In tutta la sua vita Atatürk ha letto 3997 libri. Dove lo ha trovato il tempo? Se lo è creato. Tra le lettere che scriveva in guerra, in una per un suo compagno che si trovava a Istanbul, chiede di ricevere dei libri d'arte. Quell'uomo si creava il tempo per leggere durante una guerra da cui dipendeva il futuro della sua vita e quella del suo paese.
Fu un uomo straordinario, brillante, rispettoso e con classe, tanta classe.
Pensate che per evitare di tagliare il ramo di un platano che stava danneggiando il suo chiosco, fece spostare di quattro metri il chiosco su dei binari. Quel chiosco è ancora in piedi e oggi è diventato un museo.

Credo che tramite questi brevi gesti e racconti si possa intuire, senza troppa difficoltà, quanto fosse buona e generosa questa persona. Ci teneva e ci credeva nei suoi progetti. Credeva ciecamente nella sua gente. Si impegnò a istruirla, a crescerla e a maturarla. Era un occidentalista e modernista convinto, credeva nel progresso. Investì tutta la sua vita nell'istruzione e nella scienza. E si impegnò anche a far sì che la sua gente, a sua volta, facesse lo stesso.
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Non penso che con le mie parole si possa raccontare a pieno la grandezza di quest'uomo. Ma spero davvero di aver stuzzicato la curiosità di qualcuno. Informatevi su di lui, leggetelo, raccontatelo, ricordatelo. Oggi, in moltissimi paesi ci sono statue e nomi di vie e di piazze dedicate in suo onore. Moltissimi parlamentari lo prendono di riferimento. Ed è un vero peccato che oggi la patria, quella che lui ha lasciato in eredità ai prossimi, ai figli e ai figli dei figli di quelli con cui ha combattuto, non valga quanto prima. Tutto ciò che è stato costruito viene distrutto senza esitazione ed è una vergogna per tutto il sangue che è colato in onore della libertà e dell'indipendenza.
Ho voluto raccontarvi di Mustafa Kemal Atatürk perché è un uomo meraviglioso a tutti gli effetti e di cui tutti hanno bisogno, nessuno escluso. Un uomo che putroppo non ha pari. Un uomo che tutti dobbiamo prendere esempio.
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"Aah."
"Cosa c'è, bimbo?"
"Tu vieni punto dalle spine?"
"Certo."
"E la tua mano sanguina poi?"
"Certo che sanguina."
"Ma tu non sei Atatürk?"
"Lo sono, bimbo."
"Ma..."
"Tu adesso lascia perdere chi sono io. Se vuoi coltivare questa rosa, ti farai del male, ti sanguinerà la mano, suderai sotto il sole. Ti diranno che in questo giardino non cresceranno rose. Ti diranno che una rosa si coltiva così e non cosà. Ma tu devi chiederti questo: io voglio rendere questo giardino pieno di rose? Voglio che questo giardino si riempia con le rose più belle del mondo? A quel punto, se lo vuoi davvero, non ti deve importare nè della spina che ti punge nè delle parole degli altri. Chiunque tu sia, basta che tu voglia... sentire questo buon odore. Hai capito?"
"Ho capito!"




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