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Una storia di AminaNarimi

La mano di perla

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2 minuti

Pubblicato il 17 giugno 2020 in Avventura

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Un taglio sottile lungo la fronte, uno sfregone di roccia sotto il ginocchio.
Ma è stato il giorno del bosco più bello che so.
Dove ho sempre immaginato di essere, ero
lungo le tracce dei miei cinghiali arrotolata all’odore di umido e pioggia,
con le mani impastate di terra sotto il costone a strapiombo sul fiume.

Durante la pioggia di pochi giorni fa cercavo un riparo sotto le albere del boscovecchio, vicino alla rupe un colpo improvviso di vento ha strappato dalle mie mani il minuscolo libro d’ore, sbalzandolo oltre le rocce. Gli occhi si sono confusi alla pioggia mentre ho annodato alla quercia un filo rosso con la promessa che sarei ritornata col primo sole. C’era quel sole stamane ho raggiunto il sentiero la quercia il segno annodato, il salto,
troppo profondo per le mie forze ha indicato di chiedere aiuto all’unica casa abitata. Una perla, le mani hanno detto di sì… seguimi amina, risaliremo la via dei cinghiali.
Ero al centro del mondo mai visto quando ho perso la testa, ero tutta palpebre e cuore, ho fatto l’amore più grande che so, ero la madre del bosco la figlia la sua compagna ero la cerva da un solo fianco la cinghiala coi piccoli, ero il bagnato di tutte le piogge le foglie marcite i rovi alle gambe, ero il ramo del noce che mi ha ferito la fronte e il sasso che ha aperto il ginocchio, ero, ed ero felice.
Salivo radice dopo radice sdraiata per terra fino allo stacco più grande dove le mani di perla si sono protese per farmi saltare.
Un’uccella, sono stata un’uccella col vuoto a due passi e sotto la pelle, lì soffocato, l’inferno della paura.
Ma nel luogo, il più nascosto di tutta la pancia dell’isola al centro del cuore
c’era la gioia di essere un animale che aveva fiutato il suo cucciolo al buio assoluto, a pochi metri, due braccia, il suo luccichio, come sa fare un vapore quando si alza sottile da terra. Dobbiamo rientrare –
è tuonata la voce col temporale- torneremo, promesso, ora scendiamo-

Il libro d’ore è ancora nel ventre del bosco, duole il ginocchio e il viso è graffiato, ma sono stata dove ho immaginato di essere, piena
di gioia imponderabile.


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