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Una storia di utente_cancellato

Melancholia

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4 minuti

Pubblicato il 18 novembre 2018 in Altro

Tags: #vivere #arte #vita #realt #complicazioni

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Ho sempre pensato di essere un personaggio da libro o da film: una di quelle ragazze che leggi in treno o prima di andare a letto, o guardi in un film una sera del fine settimana e neanche per sogno pensi che possa esistere. E invece, esisto.

La cosa più caratteristica delle persone come me è che gli altri credono di conoscerti, ma il loro pensiero non si avvicina neanche alla realtà: sono degli illusi, però li lasci vivere nella loro illusione. Tanto a loro non cambia molto, ognuno è convinto di quello che crede.

Mi rendo conto di non essere compatibile con tutti, quasi con nessuno, e la cosa più frustrante è che non esiste nessuno che possa essere compatibile con me, o meglio io non lo trovo. Ma il problema non posso essere io.
Alle volte mi capita di intravvedere una persona in mezzo alla folla e sento che è diversa, come se la sua esistenza mi mandasse dei segnali. Ma che cosa posso fare in questi casi? Andare da quella persona e dire: "Ehi ciao, sento che tu sia la persona giusta con cui parlare, come ti chiami?". Sarebbe troppo inquietante come scena. Perfetta per un libro o un film, ma inquietante nella realtà. Ed è proprio questo il punto: io non sono adatta a questa realtà.
Perché sto scrivendo tutto ciò? Ormai stanno accadendo diversi eventi che mi fanno riflettere parecchio e inizio a pensare che siano solo un modo per emarginarmi dalle mie intenzioni di integrazione nel il mondo.
Ieri sera sono stata ad un concerto, prima volta nella mia vita. Non avevo mai assistito alla performance di un artista che seguo con grande ammirazione, principalmente perché sono afflitta da una sociopatia cronica. Ora, questo artista è bravissimo, uno di quelli che col talento ci nascono ed io non vedevo l'ora di ascoltarlo dal vivo. Quando è salito sul palco, il mio cuore è esploso dall'emozione, sentivo un'enorme gioia in me. Ma non sono riuscita a godermi il momento. Qual è il mio problema? Il fatto è che questo artista è esattamente la descrizione di quelle persone che intravvedo da qualche parte in giro e di cui sento la forte presenza, e dover condividere quest'ultima con il resto del mondo mi ha delusa. Forse "delusione" non è esattamente il termine giusto, ma sentivo che avrei avuto bisogno di un contatto più diretto e intimo con la persona che avevo di fronte ai miei occhi. Perché ho bisogno di conoscerla realmente la persona che ho davanti, senza intralci e distrazioni.
Questa sensazione l'ho vissuta ancora una volta, quasi un anno fa: sono un'appassionata dell'arte e amo visitare i musei. L'ultimo anno del liceo, durante una lezione di arte, mi sono messa a piangere di fronte alle foto delle opere di Antonio Canova. Avete presente? Quelle sculture di marmo perfettamente scolpite, mordibe e sensibili solo alla vista. La bellezza di Amore e Psiche tutt'ora mi riempie il cuore fino a farmi scendere le lacrime. Ma così non è stato al Louvre. Ho cercato quella scultura per tutto il museo, con il magone in gola, come i bambini persi che cercano la madre nel supermercato. E alla fine me la trovai davanti, in tutta la sua bellezza. Ma qualcosa non andava, tutto quello che sentivo fino pochi secondi fa svanì. Il mio ragazzo rimase deluso dalla mia reazione, pensava che non mi fosse piaciuto.
In effetti, ci fu qualcosa che non mi piacque: condividere le mie emozioni con il mondo, lasciare trasparire la vera me davanti a tutti. È così frustrante per me, soprattutto quando devo ammetterlo. Chiunque di fronte alle mie parole mi crede pazza. Eppure non lo sono. Sono semplicemente una ragazza inadatta a questa realtà, che ha bisogno di trovarsi da sola di fronte all'opera d'arte che la commuove, per ammirarla in tutta la sua bellezza, senza dover avere a che fare con l'intrusione degli sconosciuti che appaiono superficiali di fronte a quello che vedono. Sono una persona estremamente sensibile che ha bisogno di prendersi una cioccolata calda e fare due chiacchiere con l'artista che con le sue canzoni le fa vivere emozioni passate, anziché assistere al concerto e condividere il momento con gli altri, senza riuscire neanche ad avere un contatto visivo con il diretto interessato.
Sono consapevole che non verrò compresa, fino ad ora non è mai successo. Ma fino ad ora non mi era mai capitato di volermi raccontare.
Credo che il mio problema sia vivere fino in fondo. Non mi lamento di questo aspetto di me, ma il malessere che mi provoca il fallimento del mio tentativo di voler essere me stessa, mi rende complicata la convivenza con individui superficiali, che al momento ricoprono la maggior parte del globo terrestre.
Se anche tu, lettore, fai parte di quella maggioranza, sappi che non ho nulla di personale contro di te. Ma le poche persone come me finiscono nell'oscurità degli stereotipi che vengono trattati in modo artistico nella letteratura e nella cinematografia. Ma io esisto veramente e così anche le mie complicazioni. E vorrei che venissero affrontate realmente anche nel nostro mondo, non solo in quello dell'arte.

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