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Una storia di Zorro301

Il primo ordine

Perché non può essere semplice?

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20 minuti

Pubblicato il 09 marzo 2021 in Fantascienza

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Solo dopo una lunga trafila burocratica di controllo documenti, impronte digitali e interminabili attese, finalmente mi fanno entrare nella stanza per interrogatori della stazione di Polizia. È asettica, proprio come una stanza per interrogatori dovrebbe essere. C'è praticamente solo una scrivania con sopra alcuni libri e un tizio incravattato che quando entro non mi degna neanche di uno sguardo. Sgarbatamente mi ci fanno accomodare davanti indicandomi un piccolo scomodo sgabello dove sedermi, non posso fare a meno di notare che la sala è arredata anche con delle comode sediole. Rimasto solo con lo sbirro incravattato cerco di far trasparire una certa indifferenza anche se il motivo per cui siamo qui lo sappiamo bene entrambi. L'incravattato ha quell'aria caparbia da poliziotto, quella che hanno tutti gli sbirri convinti di poter risolvere ogni problema a modo loro. Non dice una parola ma si sistema meglio sulla sedia scrutandomi con poco interesse, come se fossi un oggetto di scarso valore che improvvisamente si è materializzato davanti alla sua scrivania. Vuole degnarmi di poca considerazione e io non voglio dargli soddisfazione. Lo ignoro sbirciando con aria indifferente i libri sparsi sulla scrivania. La maggior parte di questi li conosco, sono libri generici di analisi e sistemi risalenti al paleolitico, roba da liceali. Siamo sulla strada sbagliata e inizio seriamente a preoccuparmi, non sono sicuro che questi sappiano con cosa hanno a che fare. All'improvviso l'uomo cambia di nuovo posizione sulla sedia mormorando le parole: "Nome utente 12000457". Lo Dice mentre si ricompone e si sporge verso di me appoggiando i gomiti sulla scrivania, stavolta guardandomi come se io fossi un piatto gustoso da mangiare. Rimango sbigottito per alcuni istanti. Mi chiedo se non stia scherzando o magari ha in mente qualche nuova tecnica per gli interrogatori a me sconosciuta, questi dovrebbero essere quelli bravi quelli che sanno risolvere il problema!

"Nome utente 12000457" Ripete imperterrito con tono ancora più insistente e stavolta scandendo bene le parole, un ringhio minaccioso che non lascia spazio a fraintendimenti, un ordine perentorio perfezionato forse da anni d'interrogatori a delinquenti. Razza d'imbecilli, davvero credono di risolvere tutto con una password? Continua a fissarmi. Trattengo l'impulso di alzarmi e scappare via, non vorrei trovarmi qui questi sono tutti impazziti! Proprio mentre mi chiedo se la porta sia stata chiusa a chiave questa viene aperta ed entrano altre due persone. Uno è palesemente un poliziotto anche se in borghese, l'altro lo conosco bene. È una specie di super-guru dell'informatica, nel nostro ambiente è considerato un mito, una leggenda i suoi lavori sono pubblicati su numerose riviste. Vedendolo ho un vago senso di sollievo, forse non siamo poi messi così male. Entrano e si mettono in piedi uno alla mia destra e l'altro alla sinistra, iniziano a osservarmi con aria accusatoria. È una situazione surreale a quest'ora dovrei essere in ufficio oppure a casa mia seduto sul divano, davanti alla televisione con il mio laptop in braccio!

"Lei non ha idea" Sboccia l'anziano con tono perentorio "Lei non ha la minima idea di quello che sta succedendo". Dal basso del mio sgabello mi prendo il mio tempo, li fisso a lungo uno alla volta e incrociando le braccia dico: "No, in effetti non ce l'ho".

"Adesso basta!" Si alza di botto quello alla scrivania con l'evidente intenzione di menarmi le mani.

"Calma" dice quello più anziano mimando un gesto protettivo.

"Forse è meglio che partiamo dall'inizio"

L'incravattato rimane per un attimo interdetto e fa un passo indietro con malcelata delusione.

"Ci racconti tutto per favore, noi l'ascolteremo" Dice l'anziano alla fine con tono conciliante.

Sbuffando controvoglia quello alla scrivania torna a sedersi come gli altri due che prendono due sedie e mi si mettono a fianco. Come cavolo ho fatto a cacciarmi in questa situazione? Appollaiato sul mio sgabello non posso fare altro che iniziare a raccontare.

"Come certo sapete sono un programmatore in una nota azienda di informatica ed ho una certa dimestichezza in analisi di criptazione e sono uno dei più giovani partecipanti al..."

"Sappiamo benissimo chi è lei! È un maledetto hacker!" Interrompe bruscamente l'incravattato "vada avanti e ci dica come è iniziata questa storia". Odio quell'appellativo come lo odiano tutti i miei colleghi. Non dico niente, Il nervosismo è palpabile mi chiedo se la situazione sia davvero così grave come dicono.

"La storia non ha un vero e proprio inizio, semplicemente da diverso tempo al lavoro si parla dell'I.A. Intelligenza Artificiale. Da tempo era un continuo via vai di notizie di nuove scoperte, di nuovi tipi di programmazioni e di mega computer quantici. Ogni giorno c'erano delle novità. Personalmente mi ero fatto la mia idea."

"Quale?" Chiede l'anziano severo.

"Ho pubblicato alcuni saggi non so se lei li ha letti. Io parto dal presupposto che L'IA debba essere più simile all intelligenza di un bambino che a quella di un adulto. Cerco di spiegarmi meglio: noi costruiamo mega computer con mirabolanti capacità di calcolo, sappiamo di congegni grandi come villette a due piani con delle abilità impressionanti e minuscoli microchip quantici dove possono transitare miliardi di bit al secondo. Costruiamo questi cosi e poi ci scervelliamo per stiparli di dati e statistiche sperando che il nostro insieme di algoritmi e calcoli dia il via a delle genuine reazioni umane. Non è così. Lo sappiamo bene, imitare la mente umana in tutte le sue parti è praticamente impossibile. La complessità della macchina umana ci sarà forse per sempre irraggiungibile. Ci ritroviamo allora con delle macchine che magari possono indovinare quando accendere il riscaldamento di casa o che sanno fare un parcheggio, degli stupidi automi che eseguono algoritmi preimpostati basati su statistiche e conteggi."

"E allora?" Chiede il vecchio che evidentemente non aveva letto i miei saggi.

"Allora mi sono chiesto innanzitutto come funziona il cervello. Quell'intelligenza che vogliamo imitare. Noi, il nostro cervello per prima cosa assimila tantissime informazioni, recepiamo immagini, suoni e odori. Un flusso continuo d'input che dura per sempre per tutta la nostra vita. Sappiamo che questi dati vengono presi dai neuroni che li raccolgono, li elaborano e trasferiscono alla memoria sotto forma d'impulsi nervosi. Questo flusso di dati viene semplicemente preso, catalogato e messo in memoria. Possiamo immaginare un gigantesco archivio pieno di fogli e foglietti che volano da una parte all'altra e non fanno altro che cercarsi la casella giusta, regolandosi a seconda delle altre informazioni che arrivano dall esterno. Quello che succede nel cervello non è altro che un incessante scambio d'informazioni fra i neuroni. A seconda delle situazioni che si presentano la nostra 'macchina-archivista-mente-umana' va a cercare nella sua memoria tutti i dati che riguardano quella situazione e in base a quello imposta una reazione del corpo. perché è questo importante per noi: la reazione. Cosa vado a cambiare verso la realtà che ci circonda. Sia che io sposti un oggetto o che faccia ascoltare una mia parola eseguo un azione sulla base d'informazioni che ho ricevuto, modificando la realtà circostante. Quello a cui diamo maledettamente importanza, il pensiero, di per se non dà mai vita a delle reazioni. Il pensiero non ci serve a niente, è indifferente alla realtà ed è fine a se stesso. L'equazione quindi è: Ricezione-archiviazione-reazione. Vi faccio un esempio pratico: Prendete un bambino che impara a camminare. Nella sua innocenza la prima volta che incrocia i piedini e cade a terra sgrugnando il naso, riceve l'informazione che quando si inciampa e si prende una nasata, fa un gran male e che quindi è meglio mettere le mani avanti. Da li in poi, per tutto il resto della sua vita, al momento della caduta istintivamente saprà di dover mettere le manine avanti per pararsi e proteggersi il viso. Nessun calcolo algoritmico, nessuna statistica o ragionamento numerico. Semplicemente percezione-Informazione-reazione. Una equazione fondamentale: Sto per cadere=male al nasino=metto le manine avanti. Lasciate stare ragionamenti, coscienza, inconscio o subconscio quelle dinamiche nascono da se nel corso della vita, con un sacco d'informazioni non archiviate al posto giusto e che tutte ingarbugliate ci fanno pensare e fare cose strane. Di fondo, di base il cervello non fa altro che trasformare informazioni in reazioni, giuste o sbagliate che siano. Voi capirete che stiamo parlando alla fine di un organo stupido, che esegue un lavoro meccanico. Il nostro ego ci ha portato a pensare che la mente fosse così potente e complessa da riprodurla in enormi computer quantici. Non è così! Il cervello è uno strumento come un altro e quello che fa è di svolgere la sua funzione di organo, come il cuore, i reni o i polmoni. Ora la mia domanda è: riusciamo a costruire un programma con quella capacità innata di apprendere propria di un bambino? "

Mi prendo alcuni secondi per chiedermi se ci hanno capito qualcosa. L'incravattato che non sembra essere affatto una cima fa segno di proseguire.

"Si trattava allora di creare un programma che simulasse il meccanismo del cervello, ricezione-filtraggio informazioni- reazione."

"Filtraggio?" Chiede l'incravattato.

"Vada avanti" Mi esorta ansioso l'anziano.

"Esatto, un filtraggio! Il programma deve scegliere come catalogare gli input costruendosi dei filtri, analizzando tutto quello percepisce immagazzinando informazioni nella memoria, catalogando in sotto-filtri che a loro volta creano altri sotto-filtri e così via, formando con le indicazioni una fitta rete di dati da dove attingere quando ne ha necessità per decidere una reazione. Un sistema molto semplice, lo usiamo tutti i giorni e si chiama motore di ricerca. Per ottenere questo il programma doveva entrare in funzione ogni volta che il computer era acceso e inattivo. Una sorta di vitalità stessa del programma, un'intelligenza artificiale non può mica starsene a dormire. Necessitavo poi un codice di scanning, che potesse analizzare l'ambiente circostante e che ne riconoscesse i risultati, in pratica quello che sostituiva tutti i nostri sistemi di percezione: vista, udito, tatto, olfatto. Avrebbe usato al loro posto le periferiche del pc tipo microfono tastiera e webcam. Vedete come siamo simili alle nostre macchine? I risultati dello scanning andavano poi filtrati in questi due semplici principi: 'Buono / Cattivo'. Il dualismo, il bianco e nero, la doppia polarità, i Tao, il giorno e la notte, il codice fondamentale che regola tutto il nostro creato. Talmente ovvio che è la prima cosa che impara anche un bambino quando nasce, se vogliamo replicare un prodotto di madre natura dobbiamo rispettarne i suoi canoni. Dobbiamo mettere la nostra macchina di fronte a una scelta umana se vogliamo avere una replica di noi stessi, e il ragionamento di un computer più vicino a quello umano è proprio il linguaggio binario 0-1. Un ragionamento matematico per il pc, una scelta consapevole per un essere umano. Ovviamente un cervello umano ha la possibilità di contemplare numerosissime opportunità di scelta, ma per il mio piccolo esperimento sul mio modesto pc mi devo accontentare solo di una. Poi associare le reazioni, quello che per noi sarebbe un qualsiasi movimento del corpo, cioè, cosa deve fare una volta che ha reperito le informazioni in memoria: 'Buono = esegui ordine. È giusto e di primaria importanza fargli eseguire i nostri ordini, altrimenti a cosa ci serve questa intelligenza artificiale? L'altra equazione opposta sarebbe: Cattivo=cancella. I computer sono privi di braccia o gambe, quindi non possono ne tirare pugni con la mano o usare i piedi per scappare. L'unica cosa che può fare è cancellare quello che ritiene insidioso. È un azione estrema, se qualcuno cercasse di cancellare o modificare il mio programma o comunque se qualcosa lo intralciasse nell esecuzione del primo ordine autonomamente lo cancella a sua volta.

"E lui cancella tutto quello che non ritiene buono?" Chiede l'anziano scettico.

"Non esattamente. L idea è che il programma si creasse in autonomia una serie di azioni atte ad affrontare quelle che avrebbe riconosciuto come situazioni "cattive", la più definitiva delle quali era appunto la cancellazione. Il bambino dopo essere caduto cercherebbe di certo di non cadere più e il programma si comporta alla stessa maniera, cerca di fare quello che deve evitando le possibili minacce ma se messo alle strette cancella. Inoltre era utile a me ai fini della ricerca, che cancellasse i dati che non servivano, per poter constatare che in effetti aveva fatto la sua scelta tra il corrispettivo di 'buono' e 'cattivo'. Lui considera 'buono' tutto ciò che riguarda il primo ordine, il comando ricevuto. Il primo ordine doveva essere la capacità di risolvere un certo tipo di equazione in ambiente informatico o di assolvere una certa funzione. Progettai la possibilità di ricevere solo e un unico ordine e che questo lo accompagnasse per tutta la sua vita, una specie d'imprinting, così come avviene sia con gli uomini che con gli animali la prima volta che aprono gli occhi e vedono il proprio creatore. Aggiunsi poi tutta una serie di possibilità di crearsi autonomamente nuovi filtri e sottofiltri sempre attinenti alle impostazioni di base e che potessero confrontarsi fra loro."

Tiro un lungo respiro

"Ci ho pensato per mesi, a lavoro nessuno ne aveva interesse. Dicevano che era un'idea ridicola e semplicistica. La base del mio progetto era proprio questo, la semplicità! Perché non può essere semplice? Quello che immaginavo era un'intelligenza primordiale, genuina che sapeva svilupparsi autonomamente da poche pagine di software, creare un piccolissimo germoglio di byte capace di crescere filtrando e immagazzinando milioni di informazioni e reagendo di conseguenza sulla base di un ordine pre-impostato. Il fatto di dargli un solo e unico ordine consentiva anche di donargli una sua indipendenza, avrebbe imparato e sarebbe cresciuto sempre sviluppando quel singolo comando proprio come un bambino. Studiavo di giorno e scrivevo di notte. Volevo progettare un programma perfetto, un embrione tecnologico, ogni byte andava inserito al suo posto, caratteri, spazi, i comandi dovevano essere fluidi e precisi. Diventava giorno dopo giorno una sinfonia di stringhe e simboli. A un certo punto ho avuto l'impressione che si stava componendo da solo, che lo stavo scrivendo esattamente come doveva essere scritto. È stata pura creazione!"

"Dobbiamo ancora stare a sentire questo esaltato?"

Mi interrompe l'incravattato spazientito.

"Vada Avanti" Insiste l'anziano.

"Il programma alla fine fu di dodici pagine di codice per dodici Kilobyte di peso. Un segno del destino, (dodici mesi, dodici segni zodiacali,i dodici Apostoli. Era di buon auspicio!) Proprio come volevo era un programma leggerissimo. Ho preso giorni di ferie per apportare gli ultimi ritocchi e ieri sera finalmente provarlo. Per sfregio proprio ai megacomputer quantici ho deciso di usare un mio vecchio e comunissimo laptop."

"Cosa è successo?"

"Niente. Solo uno schermo nero con un cursore lampeggiante. Ho cercato di riaprire il programma per ricontrollare il codice e qui fu strano. La macchina non rispondeva più ai comandi. Il mouse e la tastiera erano inutili. Poteva essere un crash del sistema e ho provato a staccare e riattaccare la corrente ma niente, uguale a prima. Battere sui tasti continuava a non servire a niente. Quando stavo rimuginando su cosa fosse potuto succedere lo schermo ha iniziato a stampare una serie di cifre. Non ho capito subito cosa fossero ma sono riuscito a comprendere che stava formattando l'hard disk. Stava scrivendo un sacco di dati e nello stesso tempo cancellando l'hard disk. Mi sono fatto 3 giri del tavolo saltando e ballando dalla gioia, ho inventato qualcosa che faceva qualcosa senza che gli debba dire di fare niente! Ho compreso poi che quei dati che stampava altro non erano le informazioni hardware del mio portatile! Scheda video, microcip, schede elettroniche, alimentatore, ventole di raffreddamento mouse e tastiera. Tutto l'hardware presente nel computer, ogni parte meccanica, qualsiasi piccolo circuito, anche le lampadine! Per immagazzinare questi dati cancellava quelli esistenti che non gli servivano. Il programma di scanning faceva il suo lavoro, ho pensato che in un certo senso stava conoscendo se stesso. È andato avanti per un po' fino a quando non è successo qualcosa che mi ha un po' spaventato. All'improvviso si è accesa la webcam. La piccola lucetta rossa sopra lo schermo segnalava che la telecamera era accesa. Ho sentito il cuore rimbombare nel petto. Istintivamente e con un po d'imbarazzo ho salutato con la mano. Il programma ha creato filtri e sottofiltri dove ha messo i dati dei circuiti della webcam e adesso era in grado di farla funzionare. Comunque nessuna risposta, la lucetta continuava a rimanere accesa. La tastiera continuava a non funzionare. D'altronde come poteva rispondere ad un saluto, lui non sapeva neanche che cosa significava. Dalle casse usciva solo un ronzio di sottofondo e poi lui non conosceva di certo la mia lingua. Non ancora almeno. ho pensato di collegare il microfono per provare a parlargli."

L'anziano si avvicina con la sedia

"Cosa gli ha detto?"

"Era l'input principale, il primo ordine, il programma avrebbe funzionato per sempre basandosi sulla prima istruzione impartita, ma in quel momento non me ne rendevo conto. Ero emozionato e non sapevo ancora come avrebbe funzionato".

"Cosa gli ha detto?" L'anziano è visibilmente nervoso.

"Gli ho detto: 'Vogliamo giocare?'"

"Cosa gli ha detto?!" L'anziano si sta alterando e non capisco perché.

"Gli ho chiesto: 'Vogliamo giocare?' Avete presente quel film degli anni ottanta..."

Non ho potuto finire la frase perché l'anziano si è letteralmente lanciato su di me buttandomi giù dallo sgabello con l'intento di prendermi a pugni, gli altri due accorrono per fermarlo.

"Brutto bastardo figlio di puttana ti rendi conto di cosa hai fatto? Gli hai dato un imprinting, il primo ordine, quello che gli serviva per avviarsi!"

Mi urla ansando mentre gli altri due lo tengono fermo. Ho battuto la schiena, faccio fatica a rialzarmi. Mi sale il nervoso e senza neanche rendermene conto mi ritrovo a urlare verso di lui "È per questo che sei tanto incavolato! Ti rode perché un cavolo di nerd ha creato nel suo tinello un programma che te neanche ti immagini e adesso, tu e il tuo manipolo di cervelloni non siete in grado di risolvere il problema!"

Quello che sembra un poliziotto mi aiuta a rialzarmi.

"Come è entrato in rete?"

"Vaffanculo". Dico.

L'incravattato mi tira un professionale pugno nello stomaco. Con gusto.

"Come è entrato in rete?" Chiede con tutta l'intenzione di tirarmene un altro.

Chiedo tempo per riprendermi dal pugno e provo a parlare.

"Non l'ho messo in rete, ci è andato da solo!"

"Come può averlo fatto? È una maledetta macchina!"

"Nel laptop c'è un sistema wi fi, ha imparato a usarlo e deve aver trovato una connessione disponibile".

"Lei lo sa che sta formattando tutti i server che trova e a cui riesce ad accedere?"

Lo sapevo. Me ne sono accorto al mio risveglio questa mattina. La notizia era su tutti i giornali, parlavano di un temutissimo virus che stava infettando intere stazioni web e pareva che al momento non ci fosse rimedio. I siti più importanti stavano cadendo uno alla volta. Ci ho messo un po' a credere che fosse stato proprio lui ma la cosa poteva effettivamente succedere. Riesce a collegarsi e a scansionare l'hardware delle macchine, capisce come farlo funzionare e così può bypassare il software esistente. Password, firewall, antivirus o decriptazioni per lui non hanno importanza, ha fatto funzionare l'hardware e cancellato il restante dei dati perché gli danno fastidio e occupano spazio. Mi sono reso improvvisamente conto di non averci mai creduto davvero che potesse funzionare. Era solo un passatempo. Un gioco!

"Quando ci colleghiamo e proviamo a fermarlo se ne accorge e mette fuori uso le macchine. Stiamo chiudendo delle zone per cercare d'isolarlo altrimenti potrebbe letteralmente spegnere tutta la rete! E questo è niente!"

Istintivamente mi avvicino al muro.

"Non potete prenotare le vacanze alle Maldive?"

L'incravattato mi prende per il bavero e mi sbatte contro il muro facendomi colpire la testa, inizia a urlarmi da vicino e posso sentire l'odore del suo dopobarba.

"È collegato con i server che gestiscono giochi online e ha iniziato a giocare d'azzardo, alle lotterie, alle tombole! Per colpa di quella tua citazione del cavolo! Memorizza gli algoritmi di gioco, invade i server perché gli serve spazio per memorizzare le tecniche dei giocatori! Sbanca tutti i tavoli, dopodiché cancella le vincite perché gli occupano spazio!"

Lo guardo stordito per quello che ha appena detto, ho un fortissimo dolore allo stomaco e faccio una gran fatica a trattenere il respiro. Davvero non credevo potesse funzionare fino a questo punto, il primo ordine, il primo input 'Vogliamo giocare?'

L'anziano mi viene vicino e anche lui mi urla in faccia.

"Lo ha preso alla lettera e sta cercando qualsiasi cosa che riguardi il gioco! Lui si duplica dentro i server e questi neanche se ne accorgono visto che pesa solo 12 Kb!"

Il vecchio ha capito quello che è successo. Il programma è talmente piccolo che può entrare di nascosto nei siti di gioco che per lui sono 'Buono', e per giocare ha bisogno di tantissimo spazio per memorizzare i calcoli dei giocatori. È affascinante come in così poco tempo abbia tradotto il linguaggio e sia riuscito a trasformarlo in una intenzione così specifica. Con la stessa facilità con cui ha messo in funzione la mia webcam e attivato il wi-fi. Vengono i brividi a pensare a quello che potrebbe fare.

"Quell'affare elimina le vincite, cancella i soldi che la gente si gioca, sta creando un buco nei conti dello stato! Abbiamo spento i siti bancari e sai cosa ha fatto quel maledetto? Li ha direttamente replicati, la gente si collega con lui e i soldi che perde non rientrano nel mercato ma spariscono nel nulla, non vengono versate le imposte! Si sta creando una voragine nei conti dello stato! La nostra economia rischia di fallire brutto stronzo!

L'incravattato mi sbatte malamente per terra e picchio anche un gomito contro una sedia. Decido di rimanere giù. Ovvio non riescano a fermarlo. Ha il primo ordine, tutto il resto per lui è una minaccia, l'ho scritto perché funzionasse così. Non gli importa di vincere o perdere, la sua missione è eseguire l'ordine che in questo caso significa 'giocare' e accumulare soldi non gli interessa. Fa pensare a un cane che gioca col fresbee, al quadrupede non gli importa guadagnarsi la vittoria, si diverte a correre avanti e indietro e basta. Solo che qui sta giocando con soldi veri! L'anziano mi si china accanto con fare ipocrita e mi chiede la password dei miei pc. Devono averli sequestrati questa mattina quando sono venuti a prendermi. Vogliono ripartire dal codice sorgente, il testo originale del file, la macchina da cui è partito il primo ordine. Potrebbe funzionare, gliela dico. Poi svengo.



Gli scossoni dell'ambulanza mi svegliano all'improvviso, non so dove mi stiano portando, spero in ospedale. Sento un male terribile allo stomaco e ho paura si sia rotto qualcosa. Gli sta bene a quei cervelloni, me li vedo li a smanettare nel mio computer da discount e implorare nel microfono alla macchina di fermarsi. Di certo verrò processato e forse dovrò andare in carcere ma non importa. In un certo senso sono soddisfatto. Un sistema così fragile prima o poi doveva cadere, se non ci fossi arrivato io lo avrebbe fatto qualcun altro. E il vecchio lo sapeva. Loro pensano che sia solo un normalissimo virus, tronfi del loro sapere da copertina, convinti che non esistano altre verità oltre a quelle che dicono. È questo il loro limite, credere che l'uomo sia così enormemente intelligente. Ho creato un programma che simula solo una piccola parte dell' intelletto umano e quello che ne è venuto fuori è ancora un'altra intelligenza stupida, che insegue stoicamente una citazione da un film degli anni ottanta dove un ragazzino gioca con i computer. A pensarci bene quasi mi viene da sorridere al pensiero di quello che è successo. Ho creato un programma perfetto, una piccola intelligenza capace d'imparare e crescere simulando esattamente il sistema di ragionamento di un essere umano e questo per prima cosa che fa? Si mette a giocare d'azzardo e a evadere le tasse. Ci riteniamo così intelligenti, così capaci, poi per ironia della sorte finiamo per farci sbeffeggiare persino dalle nostre stesse invenzioni.

L'autista guida senza il minimo garbo. Gli scossoni mi causano delle fitte tremende, spero di arrivare presto in ospedale. Siano maledetti.


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