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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine PICCOLI OMICIDI QUOTIDIANI

LA CASA DI FRONTE 1

Piccoli Omicidi Quotidiani

254 visualizzazioni

13 minuti

Pubblicato il 19 novembre 2018 in Humor

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La casa di fronte, (..a ghost).


Come in tutte le storie che si rispettano, arriva un momento dove al sogno si sostituisce il dubbio, che diventa aspettazione, per poi trasformarsi in desiderio e quindi ansia, e ancora, inquietudine, affanno, paura. Non so perché questo accada e vorrei tanto conoscere il meccanismo che genera questo strano rincorrersi di sentimenti. Per certo so che l’abitazione di fronte, che vedo dall’ampia finestra del salone, potrebbe essere disabitata … non credi? Ma che dici George, è abitata eccome, se verso sera a una certa ora, diciamo alle otto, si vedono tutte le luci accese! È proprio di quello cui stavo pensando Ann, a quelle luci che si accendono tutte insieme in una volta sola, neppure fosse per una qualche ispezione di Polizia. Hai presente quando nel cuore della notte si è svegliati all’improvviso dall’arrivo dei gendarmi? No, io no, perché tu si?

No, io no. Comunque, non mi sembra sia così normale, penso, tutto qui, nient’altro. Però, e c’è sempre un però ogni qualvolta persiste un dubbio nella mia mente, il fatto in sé mi dice che quelle luci accese, tutte insieme e sempre alla stessa ora, nascondano qualcosa che si vuole far credere agli occhi degli altri. Certamente agli occhi dei curiosi, dei sospettosi e dei rompiscatole come te, George, che non riescono a farsi gli affari propri, non credi? Credo invece che se ognuno di noi si occupasse solo degli affari propri non si potrebbe parlare di comunicatività, di associativismo, del civile stare insieme e quant’altro. Ci si deve occupare e preoccupare di ciò che ci circonda per infinite ragioni di altruismo, nonché per ragioni di sicurezza personale, come altrettanto di salute, non è forse detto: “mente sana in corpore sano” ?

Allora tanto vale avere sotto naso il controllo della situazione ... non ti pare? In quanto a naso fossi in te prenderei qualche precauzione, sono almeno tre giorni che non ti fai la barba e mi è sembrato di sentire che forse non la tieni poi così pulita come dovresti. Ma che centra adesso la mia barba con la storia che sto tentando di scrivere sulla casa di fronte, proprio quando mi sembrava di aver carpito il segreto di quelle strane luci che si accendono improvvise e restano accese nottetempo fino all’alba. Hai detto fino all’alba? Sì l’ho detto, ed è proprio questo il dunque, quel quantum che finora mi era sfuggito di annotare, e solo perché tu hai la capacità di distrarmi dai pensieri che si accendono all’improvviso nella mia mente.

Con la differenza che in me fuggono via come lampi, nell’incapacità di trattenerli, mentre quelle luci si accendono così, tutte insieme ogni sera all’improvviso, come dal niente. Lampi di follia pura, la tua George, che in ogni accadimento vedi un sintomo d’ingegno, una traccia di creatività, o al contrario dell’esasperazione umana. Piuttosto quando ti deciderai finalmente a controllare la maniglia di quella porta che cigola e che ogni volta che la si adopera sembra chiedere amorosamente di essere oliata … sarà sempre tardi. Ci sono Ann! Immagina lo scricchiolio delle assi delle librerie che stufe di sostenere il peso voluminoso dei libri di cui sono pieni gli scaffali, fungono da avvertimento di un possibile ravvicinato schianto. Immagina lo sconquasso degli scaffali che irrompono sul pavimento e il frastuono di tutti quei libri che s’aprono, che si disciolgono dalle rilegature e si squinternano, lasciando cadere parole, frasi sconnesse, aforismi, sentenze deliberate …

Ecco, immagina per un momento di trovarti lì, cosa faresti? E tu George cosa faresti? Ah, non dirmelo, lo so già. Mi sembra già di vederti, seduto sul pavimento a raccogliere tutte quelle pagine, a riordinarle, finanche a leggerle, tutte, dalla prima all’ultima, e poi di nuovo, dall’ultima alla prima, senza fine, non è forse ciò che faresti? Devo ammettere che hai ragione. Ebbene sì, è quello che farei. In fondo quella casa di fronte mi attrae proprio per l’idea che continuo a farmi delle sue copiose librerie che si scorgono dalle finestre illuminate nottetempo, e che mai, e dico mai, neppure un’ombra che le sfiori. Ho ossevato a lungo le grandi vetrate che occupano l’intero lato dell’edificio, un continuum di riquadri opachi, che la luce offusca durante il giorno, ma che conservano nel buio chissà quali segreti, quali verità che non mi è dato conoscere, ed è forse ciò che più eccita la mia fantasia, la mia brama di sapere, quasi di voler essere io stesso il fantasma di quei luoghi.

Il caso vuole che ieri ho visto una finestra aperta, qualcuno quindi dev’esserci, anche fosse solo la donna delle pulizie, non lo credi George? No, preferisco pensare che dev’essere stato a causa di un’esplosione di parole. Nient’altro. In ragione del fatto che mi sono sentito investito da un colpo d’aria proprio mentre mi aggiravo in casa, e in quel preciso momento mi è occorso di volgere lo sguardo alle finestre di fronte. In realtà mi è capitato di notare come se una delle finestre si fosse spostata sulla guida del telaio che la contiene, sì da sembrare aperta, ma non doveva essere così. Eppure so per certo che l’esplosione c’è stata se poi ho sentito l’impellente bisogno di mettermi a scrivere di quella casa. Ma se neppure vi sei mai entrato?

Per l’appunto, mi piace immaginare che qualcuno, diciamo un vecchio signore, uno studioso o un filosofo che sia, o forse un professore di una qualche materia storica o letteraria, nottetempo se ne stia sprofondato a leggere su un comodo divano di pelle marrone, sai uno di quelli di una volta, ampio, con grandi cuscini e braccioli consumati. O meglio no, forse a meditare, filosofeggiando sulla relatività dell’esistenza, sui meccanismi di difesa messi in atto per proteggersi dagli attacchi dell’età, o magari preso da necessità di sopravvivenza. Troppo complicato George, possibile tu non sappia pensare ad altro che a elucubrazioni arzigogolate e mai a semplici pensieri quotidiani.

Pensa che magari a un vecchio signore romantico, attaccato ai ricordi, che si lascia prendere dalla malinconia … non ti sembra più plausibile? Comunque sia, eccolo incasellato: edoardiano, edonistico, mitteleuropeo. No, piuttosto preferisco affidarlo alla cerchia di Edgar Allan Poe, o come lo si direbbe un poetiano (?). Non saprei come altro definirlo. Tuttavia è la, apparentemente tranquillo, preso nella lettura, quando un ragno argentato appeso al suo filo di seta, discende dal soffitto e si ferma all’altezza dei suoi occhi a creare una zona d’ombra notevole sulla parola chiave di un ragionamento che sta seguendo: l’interpretazione di un momentaneo raptus di follia. Quello che un giorno o l’altro prenderà a me, se non ti stacchi da quella infernale macchina per scrivere in cui hai tramutato il tuo portatile e finalmente ti decidi a tornare tra noi.

A proposito, se non ti sei ancora accorto, si è formata una ragnatela proprio all’angolo della libreria che io non arrivo a togliere. Quanto di più falso, penso. Ma perché proprio a un ragno dovevi pensare, quando … Perché ricordo di averti veduta salire su una sedia per un grillo ch’era entrato dalla finestra. Neppure che un grillo non fosse in grado di raggiungerla sulla sedia, quando deve aver fatto un volo ad alta quota per arrivare fino al quarto piano della nostra abitazione. Così ho pensato meglio che scendesse dal soffitto. Penso davvero che Ann non potrebbe che essere così, uguale e diversa da tutte le altre, così psicologicamente malleabile quanto inflessibile nelle decisioni. Che è poi il problema di sempre, tutto qui, una decisione, qualunque essa sia, secondo lei va difesa a spada tratta, prima ancora di essere presa.

Ma George la bestia stava attraversando il pavimento del salone! Sì certo, ma non era un rinoceronte! Con ciò vorresti insinuare che sono una donna poco determinata? Ti rammento che “Ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male”. Ma questo è Nietzsche! – mi dico, ma non glielo dico … Anche il mio professore, è un tipo poco determinato, benché riflessivo, e anziché scansare il bellissimo ragno argentato, lo invita a condividere quella frase a dir poco ambigua che stava leggendo e di cui non è ancora venuto a capo, data l’ombra che gli oscura la visuale. In tal caso il parere del ragno è determinate nella visualizzazione del concetto – si dice il filosofo che è in lui, osservando per un momento la ferma intenzione del ragno di restare lì, dove è arrivato. In fondo è uno spazio aereo che ha conquistato. E non solo all’interno della casa, ma nella mente del professore. Esattamente come quello che hai tu … un buco in testa dove un ragno ha tessuto la sua ragnatela, vero George?

Ecco, è esattamente come potrei definire la cefalea che mi ha tormentato tutta la notte, e che a quanto pare non c’è verso che passi. Io sto uscendo George, raggiungo mia sorella, andiamo a fare shopping, pensi tu ai ragazzi vero? Certo, non preoccuparti! Una spirale tessuta su fili d’argento che s’irradiano dal centro su di un piano verticale denota la bellezza di una ragnatela elegante e ingegnosa con cui la sensibilità tattile del suo tessitore avvolge, una volta catturata la preda, e la trasforma in una mummia bendata, prima di discioglierla coi suoi succhi fino a renderla liquida. Il momento è catartico. Il professore libera la sua mente dall’ostruzione di un possibile nemico e si allea con lui per definire una strategia che gli consenta di pervenire all’interpretazione della frase che stava leggendo su “la strategia del ragno” per l’appunto.

George ci sei? Ho appena detto che esco, e ricordati anche di spazzare il terrazzo. Sì, certo, i ragazzi, ma se non so neppure dove sono? Dov’altro vuoi che siano se non a scuola! Va bene Ann, per l’ora in cui torneranno a casa, avrò spazzato il terrazzo e avrò preparato sicuramente qualcosa da mettere in tavola. Devi farlo prima George, rammentalo! Prima di cosa? Ma che arrivino a casa! Sì certo, certo. Dopo la mattinata uggiosa è uscito un bellissimo arcobaleno che si vede dalla mia finestra. Strano come i suoi colori non siano esattamente quelli della ricercata tavolozza di un pittore? – mi chiedo. Nient’altro. Nel frattempo, seppure nelle sembianze di un ragno argentato, sono appena entrato nella casa del professore e intendo restarci, e so che non mi muoverò di qui e fisserò il suo sguardo fintanto che mi renderò conto che non intende schiacciarmi contro la parete. Sarebbe davvero meschino da parte sua.

La mia miopia, si sa, non mi permette di prevenire le sue possibili azioni future, ma la mia sensibilità senz’altro può captare le sue benevole o malevoli intenzioni. Almeno lo spero, se non altro, per non finire spiaccicato sotto i colpi di scopa. Sì certo ora rammento, avrei anche dovuto spazzare il terrazzo, del resto l’avevo anche promesso ad Ann. Be, pazienza! Anche se potrebbe obiettare che stare qui a gingillarmi nei miei costrutti, rubo del tempo alle faccende che, una volta ogni tanto, mi sono impegnato di fare. Lo so, lo so – mi ripeto sconcertato. Intanto il professore è lì che aspetta – mi dico. Nient’altro. Bene, allora diciamo che sta leggendo Nietzsche, la trasvalutazione di tutti i valori, a cominciare da quel rompicapo sull’insegnamento etico del cristianesimo, in cui riconosce una forma di sovversione dell’ordine naturale, e sono annientati i fondamentali istinti vitali.

Io amo colui/lei (per effetto della par condicio), la cui anima resta profonda anche nella ferita e può esser distrutto anche da un piccolo avvenimento (come spazzare il terrazzo o preparare il pranzo per i ragazzi), perché così andrà volentieri all’altro capo del ponte” (*). Penso di non dirlo ad Ann, altrimenti mi spedisce direttamente a dormire sul divano (l’altro capo del ponte, appunto) … vediamo in seguito. Meglio qualcosa sul l’eterno ritorno dell’uguale, col quale Nietzsche intende determinare il cammino dell’uomo nel mondo. Il seguito è pressoché detto, l’eterno ritorno dell’uguale può rivelarsi terribile e impossibile da sopportare, ma costituisce la più determinante prova nel cammino verso l’emancipazione da tutti gli idoli.

Solo a queste condizioni l’uomo saprà superare se stesso, accettando integralmente il proprio destino. Un principio questo che gli permette di interpretare gli eventi della vita senza far ricorsi a premi e punizioni” (*). Davvero non la seguo professore, vuole dire che se uno nasce coglione nutre la speranza di evolversi in dignità, oppure da morto sarà ricordato proprio perché era un coglione due volte? Non è detto! Sarebbe come dire un coglione per due – immagino mi risponda. Oppure che una onestissima prostituta, una volta accettata la sua condizione di escort possa trasformarsi in cortigiana altolocata? – gli chiedo. Questo mi sembra più probabile, se ho appena detto che l’essere umano saprà superare se stesso, non vedo perché anche una puttana non possa accrescere le sue potenzialità.

Quindi mi sta dicendo che un coglione resta un coglione e una puttana rimane comunque una puttana, ma così non cambia niente e che al dunque, non si tratta di un atto progressivo e graduale, bensì di un salto, di una rottura radicale rispetto al passato? Sì, un salto però che permette a entrambi di approdare a una nuova dimensione in cui non avranno più bisogno di appigli e puntelli esterni, ma potranno esercitare un’attività libera e creativa. Ho l’impressione prof che la situazione sia rimasta la stessa, al massimo la puttana può diventare imprenditrice, e il coglione sarà comunque uno stronzo patentato. Però sentiamo anche come la pensa il ragno, non le pare? – immagino di dirgli. Grrr, grrr … “La felicità non è fare tutto ciò che si vuole, ma volere tutto ciò che si fa” (*).

Ma questo è di nuovo Nietzsche? Ancora lui, sempre lui. Prof mi scusi, inutile dirle che mi sono perso, ma allora il “superuomo”, la teoria sulla “volontà di potenza”? … e mentre gli pongo la domanda mi rendo conto che non si tratta affatto di una teoria ma di una semplice constatazione di fatto. Con l’espressione “volontà di potenza” Nietzsche intende – immagino mi dica – il principio vitale che governa l’esistenza, ciò che costituisce il tratto essenziale del superuomo, l’accettazione dell’eterno ritorno, come appunto, la trasvalutazione di tutti i valori. Il superuomo è infatti l’esito dell’emancipazione di tutte le tradizioni e i fondamenti “una fune tesa tra la bestia e l’uomo”, ma non vorrei che lei si montasse la testa – aggiunge. Beh, in quanto a superuomo Ann avrebbe certamente qualcosa da ridire.

In quanto a bestia, va da sé che … Ma George!!! – esclama Ann di ritorno, ma come, ancora non hai preparato per i ragazzi? Ti rammento che avresti dovuto spazzare il terrazzo, era il tuo turno, e poi avevi promesso che l’avresti fatto. Sei una bestia, ecco cosa sei! Ecco Ann, posso spiegarti … semplicemente non ho potuto, mi sono intrattenuto a parlare con il professore della casa di fronte – dico. Nient’altro. In quanto a essere creduto va con sé che la finzione non regge. Soprattutto perché la casa di fronte dista almeno cento metri, in linea d’aria, dalla nostra, che neppure con un megafono avrei potuto colloquiare con il dirimpettaio. Abbasso lo sguardo e assumo un’aria dimessa in cerca di quella comprensione che solo Ann mi elargisce a piene mani, cioè lasciando cadere le braccia. Che sia per sfinimento? – mi chiedo dubbioso.


- Continua.

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