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Una storia di Massimo.ferraris

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #ildono

Ogni Natale ha la sua favola

#ildono

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18 minuti

Pubblicato il 13 dicembre 2018 in Storie d’amore

Tags: #ildono #amore #natale #destino

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La macchina avanzava lentamente su quella strada di montagna ammantata di neve. Le previsione avevano dato solo coperto, quindi perchè preoccuparsi quando i primi fiocchi avevano iniziato a scendere da quel cielo che sembrava un grande ammasso di cotone?

Il padre guidava, cercando di seguire le strisce di asfalto che gli spazzaneve, partiti in ritardo, lasciavano sulla carreggiata. La donna accanto, mamma di Luca e Sara, che sedevano sui sedili posteriori in silenzio, aveva il viso tirato e un piccolo tic le faceva sobbalzare la palpebra sinistra. Tutta la famiglia sapeva che quando la vedevano così era meglio non fiatare, papà compreso. Un occhio alla strada, uno al bordo che diradava velocemente verso il nulla di una nebbia impenetrabile e le unghie conficcate nel cruscotto. Sembrava una fiera pronta a spiccare il balzo.

-Non mi fiderò mai più delle previsioni di Rai Uno- disse, rompendo il silenzio.

-Abbiamo le catene, cara- cercò di tranquillizzarla l'uomo.

-Si, riciclate di auto in auto, a partire da quella di tuo padre.-

-Ma se sono quasi nuove...- cercò di giustificarsi, ma l'occhiata iniettata di sangue lo fece ammutolire.

Luca trattenne a stento le risa, trovava divertente quel quadretto tipico dei suoi, situazioni all'apparenza tragiche che finivano spesso in un abbraccio. Li invidiava, nonostante i suoi diciassette anni e una vita ancora da vivere, pensava che non sarebbe mai riuscito a trovare una ragazza che lo capisse come sua madre capiva papà (situazioni al limite escluse).

Sara, la gemella, guardava assorta fuori dal finestrino quei fiocchi che cadevano copiosi; abituati a vivere in Riviera, la neve era solo qualcosa che apparteneva ad un mondo al di là delle colline.

Mancavano tre giorni al Natale, il primo che la famiglia passava in montagna. Papà era riuscito a ritagliarsi quel periodo, che sarebbe durato sino al tre gennaio, a fatica, rendendosi disponibile al lavoro durante l'anno. Era stato divertente (ed anche dispendioso) acquistare i capi e rinunciando agli sci, che avrebbero affittato, insieme ad un maestro, per una mega lezione collettiva.

-Due chilometri- esclamò papà sollevato, vedendo il cartello "La Thuile" comparire a lato strada. Le unghie di mamma si staccarono e iniziò a rilassarsi appoggiandosi al sedile. La salita si fece più dolce, e le prime case emersero facendo tirare un sospiro di sollievo.

-Hai l'indirizzo?- chiese Sara.

-Certo, Monica me lo ha segnato qui- rispose la madre, mostrandole un foglio scritto a penna, -e pure il telefono.-

-Sempre che si trovi una cabina- scherzò Luca.

-Abbiamo sempre la lingua in bocca, e con quella giri il mondo- aggiunse il padre.

Monica era l'amica di mamma che possedeva un'agenzia di viaggi; si era occupata lei di tutto, prenotando uno chalet dotato di zona cucina e quattro posti letto, un piccolo locale riscaldato e in grado di accoglierli per le due settimane di permanenza.

Non fu difficile trovarlo, la situazione in paese era decisamente normale, e Luca si stupì nel vedere quanta gente affollava quel piccolo borgo di cui sino a una settimana prima non conosceva nemmeno l'esistenza.

La sera precedente aveva salutato gli amici, che sembravano dispiaciuti di non poterlo avere con loro alla festa di fine anno. Era il 1984 e passare la mezzanotte del 31 significava entrare nell'anno della maggiore età. Quante volte si era soffermato a pensare a ciò che il futuro aveva in risebo per lui; patente, giri in auto e magari una ragazza seduta sul sedile accanto. Non che non avesse mai avuto una storia, ma quelle uniche due con cui era uscito si erano rivelate tipe molto lontane dal suo modo di pensare. A volte credeva di essere nato già con quella maturazione che lo rendeva più grande dei coetanei. Anche sua sorella viaggiava in linea con lui, e nonostante fosse una femmina, ritrovava in lei un completamento della propria persona.

Entrarono in casa, dopo aver ritirato le chiavi da un tipo che sembrava la versione più giovane di Babbo Natale, quindi scaricarono l'auto, che sistemarono nel vialetto d'ingresso.

-E' un amore!- furono le prime parole di mamma, e quell'aura di beatitudine aleggiò intorno a lei per tutto il periodo delle vacanze. Per papà fu il raggiungimento di un sogno, dopo quasi cinque anni senza ferie, mentre per i ragazzi l'inizio di un magico Natale che mai avrebbero dimenticato.


L'albero fu montato per ultimo; non avevano rinunciato a nulla, lo chalet doveva essere come casa, ricevendo pure le tendine che mamma aveva deciso di portare nonostante le smorfie del marito. Luca e Sara si ambientarono presto, d'altronde il paese era piccolo e perdersi risultava veramente difficile. Il primo passo fu la visita alla chiesa parrocchiale di San Nicola, quindi un giro per negozi, per lo più di attrezzatura sportiva e prodotti tipici della zona. Era bello, le piste da sci erano raggiungibili tramite una breve passeggiata e la gente sembrava tutta felice. Quel clima positivo, unito al freddo intenso ma sopportabile rese il primo giorno un biglietto da visita invidiabile.

-Mi piace- disse Sara, che sino al mattino sembrava scettica sulla vacanza. Anche lei aveva in previsione una festa di fine anno, caduta nel dimenticatoio come quella di Luca. Sembravano più che fratelli, giravano spesso a braccetto, e così fecero pure a La Thuile. Chi li incontrava poteva scambiarli per fidanzatini, data la differenza di tratti. Tutti due belli, ma mentre Luca aveva ereditato dalla mdre, Sara possedeva alcune caratteristiche del padre che ne esaltavano il viso.

L'impianto di risalita era affollato, nonostante la nevicata funzionava regolarmente. Sentirono dire che in quota era pure spuntato il sole e che gli sciatori si soffermavano a prendere quella tintarella che avrebbe fatto l'invidia dei conoscenti. Era presto per pensare di salire a bordo, occorrevano almeno un paio di lezioni, giusto per riuscire a stare in piedi. Infatti i ragazzi non avevano mai neppure provato un paio di sci, e l'unico mezzo con cui erano riusciti a trovare l'equilibrio era stata la bicicletta.

I genitori pensarono a tutto, e la mattina dopo l'appuntamento era vicino alla scuola di sci alle nove. Fu una notte decisamente agitata per Luca, mentre Sara dormì beatamente. Fare cose azzardate non rientrava nel suo carattere, nonostante tutto fosse pianificato e nessuno lo avrebbe messo in pista sull'orlo di un precipizio.

Arrivò il mattino e i quattro raggiunsero la zona indicata, dove un'altra decina di persone, goffamente agghindate e con gli sci ai piedi, si trovavano già pronte per la lezione. Di tutte le età, una passione che li accumunava per la prima volta. Gli altoparlanti suonavano le hit del momento, pezzi famosi come "Like a Vergin" di Madonna e "Hungry like a wolf" dei Duran Duran, che rendevano il luogo divertente. Non nevicava, il cielo sembrava essersi rasserenato e alcuni raggi di sole riuscivano a penetrare, accendendo il ghiaccio di bianco luminoso. Quello che sembrava essere il maestro controllò i pass e li dispose in fila, facendogli indossare gli sci e spiegando come agganciarli; Luca finì quasi sul fondo, accanto ad una ragazza visibilmente preoccupata. Continuava a controllare la zip della giacca, sistemava gli occhiali e provava continuamente a sollevare gli scarponi.

-Tranquilla, non scapperanno- disse Luca, sorridendo. Lei lo guardò, quindi tornò a fissare verso il basso.

-Speriamo, anche se trovo innaturale costringere i piedi in queste morse. Io non volevo saperne, ma i miei sono parecchio fissati con lo sport, quindi eccomi qua- tornò a guardarlo e Luca notò gli occhi, di un chiaro talmente trasparente che pareva acqua. -Io sono Alice, e scusa se non ti stringo la mano.-


Passò Natale, la famiglia scartò i regali e il pranzo fu allietato da un panettone farcito che papà era riuscito ad ordinare di nascosto. Sara aveva conosciuto una ragazza coetanea di Milano e nel pomeriggio, col permesso dei suoi, la raggiunse per provare a sciare sulle piste baby. Non si sentiva sicura, e visibilmente quello sport non rientrava tra i suoi preferiti. Luca rimase solo, non era riuscito a socializzare con nessuno, tranne che con Alice, con cui aveva provato le tecniche insegnate dal maestro nei due giorni successivi la prima lezione. Anche lei, al pari di Sara, sembrava scettica, mentre lui aveva acquisito una discreta padronanza degli sci, tanto che quel pomeriggio decise di salire a Les Suches a 2.200 metri. I suoi si sentivano troppo satolli per pensare ad una discesa, preferendo una passeggiata.

La fila interminabile di gente lo fece stare in coda per quasi mezz'ora, durante la quale Luca non potè fare altro che ascoltare musica e sopportare il ronzio di due francesi dietro di lui.

Quando la telecabina riuscì a portarlo in alto, il ragazzo rimase a bocca aperta: un paesaggio così meraviglioso era impossibile da descrivere. Mille formichine scendevano zigzagando in mezzo a quel manto bianco senza fine e il timore di aver azzardato troppo lo colpì all'improvviso. Una cosa era avere accanto un maestro, un'altra buttarsi da solo in una avventura che, per uno come lui, equivaleva alla ricerca del Graal da parte di Indiana Jones.

Per fortuna il piano dove scese era talmente vasto che non rischiò di trovarsi di nuovo in fila. Ognuno poteva decidere dove e quando partire e questo gli fece tirare un sospiro di sollievo. Tolse casco e berretto e si godette il sole montano, sedendosi sul manto nevoso. Sentiva il freddo ed il calore allo stesso tempo e ciò gli piaceva.

-Ciao- sentì dire, -stai prendendo la tintarella?-

Luca aprì gli occhi e si trovò a pochi centimetri dal viso quello di Alice. Si alzò buffamente in piedi, finendo poi per incespicare e finire a terra come un sacco vuoto. La ragazza rise, lui fece altrettanto.

-Beh, se la metti così lo faccio anche io- e si buttò sulla neve accanto alui. II cielo sopra di loro era di un azzurro chiaro intenso, mentre il cuore di Luca batteva per l'emozione.

Gli piaceva Alice, l'aveva trovata carina sin da subito.

-Sei sola?- chiese.

-Si, ho litigato con i miei. Volevano che andassi con loro a fare un giro verso il Piccolo San Bernardo, ma io non ne avevo voglia. Mi hanno obbigato a venire qui per sciare? Ho preso la telecabina ed eccomi qui. Anche se ti confesso che ho una paura boia ad affrontare la discesa.-

-A chi lo dici- e risero di nuovo. Si misero a parlare, delle cose più diverse, sentendosi molto affini. Stessi gusti musicali, idee per il futuro, la voglia di scoprire ed imparare e la consapevolezza di essere due spiriti unici. Luca aveva trovato un'amica e sperò anche qualcosa in più.

Dopo un'ora decisero di affrontare la discesa, uno accanto all'altro. Impiegarono un'eternità, ma alla fine raggiunsero la meta, con la gioia dentro che li riempiva.

-E' stato bello, sicuramente da rifare, che ne dici?- le propose lui.

-Mi piacerebbe, ma...- e rimase in silenzio a fissarlo. Quegli occhi chiari brillavano come la luce colpita dal sole. -Domani riparto.-

Non era possibile, non poteva accadere, Luca si sentì fragile.

-Senti, possiamo darci appuntamento qui il prossimo anno, che dici? Promettiamocelo, come se fosse un dono natalizio- propose Alice. -Ora devo andare, i miei sono in attesa- e puntò il dito verso un uomo e una donna seduti al bar. Lo baciò sulla guancia e gli sorrise.

-Ciao- fu l'ultima parola che sentì pronunciare dalle sue labbra. Lui non riuscì a rispondere.


Le promesse sono foglie spinte dal vento, fluttuano, si posano ed alzano senza ai raggiungere la meta. E così fu anche per Luca. Alice era stato un bel fiore sbocciato nella neve, quel desiderio mai appagato che si trascinò dietro per tutte le vacanze.

Non sapeva nulla di lei, a parte il nome. Nelle due ore che avevano passato insieme si erano dimenticati le cose più importanti: i loro cognomi e dove vivevano. Rimaneva solo l'appiglio dell'appuntamento. L'unico dono promesso.

Passarono due anni, il padre di Luca era stato messo in cassa integrazione e le vacanze erano diventate un sogno irrealizzabile. Due figli da mandare a scuola, una famiglia da mantenere ricorrendo a qualche lavoretto precario. Pure la madre si era dovuta adattare e accudiva una signora anziana. L'inizio dell'Università servì a Luca per conoscere Livio, un ragazzo che subito divenne il suo migliore amico. Lui era ricco, in modo spropositato, e quando gli propose di passare le vacanze nella casa in montagna, per poco non gli venne un coccolone quando scoprì che si trattava di La Thuile. Non doveva pensare a nulla, tutto spesato e con casa a disposizione. I genitori non ebbero nulla in contrario; Luca era un bravo studente, posato e coscienzioso.

Il ventiquattro dicembre sera il paese li accolse col solito manto bianco che ricordava, il caos di gente, gli sci appoggiati in ogni angolo. Alice era partita il ventisei di due anni prima, forse avrebbe fatto lo stesso. Confidò a Livio la storia e lui sembrò entusiasta dell'idea.

-Come una caccia al tesoro!- esclamò. Girarono tutta la sera, ma senza risultato, finendo poi con il cenare a casa di Livio in compagnia di altri ragazzi amici suoi. Luca si adattò, cercando di non essere scortese, ma doveva assolutamente trovare Alice.

Il giorno di Natale raggiunse la telecabina all'ora di apertura. Molta gente, visi sconosciuti, ma tra questi nessuno che assomigliasse a quello di lei. Si sdette al bar, passeggiò, sempre rimanendo nelle vicinanze. Si erano dati appuntamento in quel luogo magico e sperò che il fato li facesse rincontrare.

Livio lo raggiunse all'ora di pranzo; si era svegliato tardissimo e non l'aveva trovato a casa. Come pensato lo aveva intercettato vicino all'impianto di risalita in attesa di Alice.

-Dai, vieni almeno a mangiare con noi- gli aveva suggerito. -Se proprio devi incontrarla succederà e basta.-

Forse aveva ragione, e in più si sentiva stanco, tanto che lo seguì. Era inutile aspettare ancora, in cuor suo sapeva di rincorrere una chimera.

Le vacanze continuarono, ma di Alice nessuna notizia.


Gli anni passarono veloci, e quel ricordo sbiadì ma non scomparve, nemmeno quando conobbe Chiara, una compagna di corso di Sara. si frequentarono in compagnia per quasi un mese, poi fu lei a fare il passo dandogli appuntamento al cinema. Chiara era carina, simpatica e spigliata, conosceva un sacco di modi per farlo ridere e Luca sentì che finalmente era arrivato il tempo di costruire una storia.

Nel 1991 si laurearono tutti e tre, i due fratelli e Chiara, diventata ormai una di famiglia. Papà era riuscito a trovare lavoro, uno di quelli stabili e ben retribuiti che rimise il sereno in casa. Anche Livio si laureò, sebbene non brillantemente, a fine anno, quando ormai Luca lavorava in modo fisso per un'azienda presente sul territorio europeo.

-Dai, si festeggia dottori!- disse Livio una sera a cena. -Ce lo meritiamo. Dobbiamo prenderci una vacanza. E c'è una novità- guardò Sara.

A Luca non sembrò vero quando scoprì che i due si erano segretamente innamorati. Quattro amici che formavano due coppie fantastiche, la voglia di stare insieme che cresceva giorno dopo giorno.

-Si va a La Thuile- buttò lì Livio, durante la cena. Il sentire quel nome fece affiorare in Luca i ricordi mai cancellati. Avrebbe voluto rinunciare, ma l'entusiasmo degli altri lo bloccò. In fondo sapeva che si sarebbero divertiti e che un ricordo, seppur bello, non poteva condizionare la vita.

Un altro Natale, stesso posto, tanta gente. Non era una novità, eppure anche quella volta Luca sentì di rivivere lo stesso sogno di sei anni prima. Decisero di provare a sciare, fecero lunghe passeggiate e ogni volta che tornavano a Les Suches, Luca rimaneva a fissare il punto in cui lei si era buttata accanto. Il piccolo bar dove le persone si fermavano a fare uno spuntino era meta di gran traffico di visitatori. Entrarono per ripararsi da una abbondante nevicata. Il locale non era troppo spazioso e i tavoli già tutti occupati. Il bancone in legno affollato di gente, ma almeno il caldo dell'ambiente permise loro di riscaldarsi. Luca chiese del bagno e l'uomo al bancone gli indicò il corridoio a destra. La porta in fondo era sormontata da grandi pannelli carichi di foto fissate con puntine da disegno. Facce sorridenti, gruppi con bicchieri alzati e primi piani di visi abbronzati. Li guardò, trovando buffa quella mostra, poi lo sguardo cadde su due occhi che mai avrebbe potuto dimenticare, quelli di Alice. La testa vacillò, mentre con la mano staccava la foto. Era proprio lei, non c'erano dubbi, più matura, e ancora più bella. La girò e dietro lesse la data del 23 dicembre 1990. Un anno prima, quello stesso giorno!

Allora lei era tornata, forse tutti gli anni, e chissà se aveva mantenuto la promessa di ritrovarsi davanti alla telecabina. O forse lei non intendeva quello, il luogo in cui erano stati felici altro non era che lì, a 2200 metri.

Il 1987 Alice, alle due del pomeriggio aveva preso la telecabina per l'appuntamento, sebbene l'anno prima non si fossero incontrati. Luca era andato via con Livio all'una.

Ma questo nessuno dei due poteva immaginarlo.


Il secondo figlio di Luca, un maschietto, coincise con la nascita di Flora, la figlia di Alice. La sera della vigilia di Natale entrambi compivano sei mesi e come ogni anno La Thuile era diventata la meta per entrambi.

Alice aveva conosciuto un maestro di sci e se ne era innamorata. Si era trasferita in Val D'Aosta da Torino e iniziato il lavoro di consulente turistica. Si era sposata nel 1995, un anno prima di Luca, che con moglie e figli abitava ad Alessandria.

Il 2000 era alle porte, si entrava in un nuovo millennio, ogni località turistica importante si apprestava a festeggiare in grande.

Luca conservava ancora la foto di Alice tra le pagine di un libro ed ogni tanto tornava a guardarla con malinconia.

La figlia più grande compiva tre anni, Gioele solo sei mesi, e guardandoli sentiva di aver fatto qualcosa di importante. La relazione con Chiara continuava tra alti e bassi; l'idea di fare un altro figlio per cercare di riannodare i fili di un amore si era rivelato ancor più problematico. Legati si, ma anche distanti. Eppure dovevano continuare, per il bene dei piccoli che non si meritavano di venir sballottati tra due genitori separati.

D'altro canto Sara e Livio filavano d'amore e d'accordo, innamorati insieme alla piccola Beatrice di un anno e mezzo.

Faceva fatica Luca ad essere normale in loro presenza, mentre Chiara arrivava pure a stringerlo e baciarlo per poi tornare indifferente una volta soli.

Natale trascorse col pranzo in famiglia, i genitori di entrambi si unirono a loro e la festa continuò sino al pomeriggio inoltrato. Non se ne rese conto, ma quando ne fu conscio capì che era troppo tardi per salire in montagna e far fede all'appuntamento. Si affacciò alla finestra e guardò in alto, verso quel cielo azzurro che stava sfumando nel grigio di una fredda sera invernale.

Le porte della telecabina si aprirono in quel momento e Alice uscì, stringendosi nel piumino. Ma il suo non era solo freddo, era la delusione di aver perso un incontro importante tanti anni addietro. Suo marito se ne era andato la settimana prima, lasciando solo un biglietto in cui dichiarava di non riuscire a continuare il rapporto. Flora era rimasta coi nonni, lei era scappata, inseguendo il sogno di diciassettenne.

Ora però ne aveva trentadue e una figlia da crescere. Non sarebbe più tornata a La Thuile, non si girò nemmeno e raggiunse l'auto con cui sparì.


La vita è un romanzo, impossibile da decifrare, anche se pensiamo che il caso la governi. Non è così, tutto torna e si incastra perfettamente.

I due pezzi del puzzle si chiamano Flora e Gioele, entrambi ventenni e studenti universitari a Torino. La facoltà che entrambi frequentano li spinge a conoscersi.

Non immaginano che i rispettivi genitori si sono innamorati una vita prima, quando erano ancora più giovani di loro. Entrambi separati non si sono mai risposati, preferendo una vita solitaria ad una possibile relazione disastrosa. Son stati scottati, non ci vogliono più ricadere.

I due ragazzi diventano amici, di quelli veri e senza fraintendimenti, un rapporto fatto di complicità ed interessi. Sono fidanzati entrambi, tra loro non succederà mai nulla.

Un giorno si raccontano le loro esperienze di figli e si scopre che Luca è stato lasciato dalla moglie Chiara, così come Alice dal marito. Due genitori stupendi che comunque non hanno mai fatto mancare l'affetto ai figli.

Capita per caso che Gioele inviti Flora a casa sua un sabato, mentre col ragazzo si trova a passare per Alessandria. La casa di Gioele è grande, piena di libri e Flora ne è una grande appassionata. Volumi moderni si alternano ad altri più antichi. Inizia a sfogliarli, mentre i due ragazzi si sfidano alla Playstation.

Un'intera collezione di autori del novecento: Pirandello, Svevo, Saba. E poi "L'isola di Arturo" di Elsa Morante. Quante volte l'ha letto. Lo prende e accarezza la copertina, poi lo sfoglia aspirando il profumo.

C'è qualcosa in mezzo, una foto. Flora la guarda stupita e riconosce la madre ragazza. Non può credere che possa trovarsi in casa di Gioele.

Luca ritorna dal lavoro, saluta i ragazzi e entra nel salone, dove trova Alice. La guarda, lei sembra quasi spaventata. Ha in una mano un libro e nell'altra una foto. Luca capisce subito: ecco chi le ha sempre ricordato, quelle poche volte che l'ha incontrata con Gioele.

Lascia cadere la giacca sulla poltrona e si avvicina alla ragazza.

-Lei è Alice, tua madre...- sussurra.

Flora annuisce.

Luca inizia a piangere.



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