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Una storia di utente_cancellato

Dove scende la suora

incontro

140 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 13 dicembre 2018 in Humor

Tags: #racconto #suora #treno #incontri #peccati

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La corpulenta suora in nero al binario due guarda molte volte l’ora. Arrancando su giunture molli, che sembrano venir rimescolate di volta in volta dalla spinta della gamba in opera, guadagna il vagone di seconda classe. Non incontra ostacoli: una dozzina di mesti pendolari si apre in due schiere - vergini e martiri - e la lascia passare.

Sguscio dietro di lei.


Salita, la devota opta per l’ala di destra. Il treno è a due piani. Di quelli con i sedili di quattro colori, alternati. Scende o sale? Sale. Mi meraviglio, ma immagino le sia congeniale una tendenza all’ascesa. La seguo, non vedo altro che il suo fondoschiena e mi fido: se lei non casca non casco io.


Mi alzo sulle punte, affacciandomi dalla sua spalla sinistra. Non ci sono posti liberi. Se ne accorge, sbuffa. Il velo le si è spostato all’indietro, mi angoscia pensare che possa cadere e finire ai miei piedi. Avrà corso, penso, e l’immagine non mi piace, e penso anche debba essere problematica una vita affrancata dal corpo, con un corpo così immenso.

Arriva il fischio. Ci muoviamo, lei si aggrappa al portapacchi. Sciabordio, spostamento d’aria. Non ha intenzione di avanzare; io, sul penultimo scalino, afferro il corrimano. Non mi giro indietro, ma so che la schiera di pendolari, ricompattata, si è diretta a sinistra.

Fuori è buio, e il monitor non annuncia le fermate. La voce registrata non attacca. Nessuno sembra preoccuparsene.


Prima fermata. Una luce verdognola si insinua tra la ciocca ribelle che sfugge al velo della religiosa e il suo grosso orecchio. Qualcuno si alza e scende, ma non dalla nostra parte, dalla nostra scala. Non si azzarderebbero: la tunica nera ha tappato quell’uscita, e il ciuffo ha fatto il resto. Riesco a vedere cosa accade nel vagone da uno spiraglio sotto l’ascella. La suora muove dei passi avanti. Riacquisto visuale e terreno. Di nuovo il fragore di ossa che si dimenano nel grasso. Mi fido. La seguo. C’è un posto anche per me.

“Scendi a Venezia?” Si è girata. La sua pappagorgia danza altrettanto bene. I due occhi bovini si fissano sulla mia fronte, e lì rimangono. Ritardo nella risposta perché sto facendo la conta dei miei peccati: sento di aver qualcosa da nascondere, sento che lei lo sa. “Mestre” - rispondo, ma la voce mi esce male, non sembra la mia. Avanza, mi fa cenno di sedermi per prima, verso il finestrino.


A testa bassa accetto e mi chino per infilarmi al mio posto. Lei sembra ancora più grande, sempre più grande. Mi ha sistemata. Annuisce, compiaciuta, e mi segue.

Si appoggia al sedile - il mio è verde e il suo viola, ma ora lo nasconde completamente - e il moto ondoso del grasso delle sue cosce si arresta, le anche smettono di scricchiolare. Sospira. Resta lo sferragliare, nel buio.

Dovrà scendere prima di me, penso. Poco ma sicuro. Padova, forse. Ma dopo qualche minuto di buio ecco Padova, e lei resta seduta. Ha estratto un tablet e sfoglia fotografie di famiglie numerose vestite male. Panettoni e lezioni di punto-croce. Inquadrature approssimative. Ambientazioni spoglie. E’ soddisfatta.

Fuori non si vede nulla, ma sento che manca poco alla mia stazione. Lei non spegne il tablet e non controlla più l’ora. Recite pasquali e orti didattici.


Non posso chiederle di alzarsi. Non posso dar luogo ad un tale dissesto. Disturberei tutti. Disturberei lei. Posso scendere a Venezia, non fa differenza. Prenderò un altro treno, poi. Tornerò indietro, quando mi sarò liberata di lei.


Ecco le luci, ci siamo. E’ chiaro, non ha alcuna intenzione di muoversi. Mi ha mentito. Mi ha messa in trappola. Campeggio estivo e gioco della bandiera, merenda con pane e marmellata. Poi un Padre Nostro, tenendosi per mano. Devo scendere, mi aspettano per cena; ma non ho finito la conta, e lei non ha finito di sfogliare. Volontariato con i profughi siriani, mercoledì delle Ceneri, con le consorelle. Inquadrature grossolane, enormi cosce co-protagoniste, veli e teste e teste e veli, ammonticchiati, davanti al crocefisso.

Il capolinea è vicino. Sprofondo nel sedile e continuo a contare.


Da quando ha scoperto i treni regionali - quelli a due piani coi sedili di quattro colori, alternati - all’ora di punta, suor Carmela ha imparato a divertirsi



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