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Una storia di Rebedaclan

Il prete e la straniera

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4 minuti

Pubblicato il 23 settembre 2019 in Fantasy

Tags: #male #bene #Prete

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Il prete si affrettava con i preparativi. Era frustrato, visibilmente segnato da un tormento che non gli concedeva pace. Non dormiva da giorni, ormai, da quando al villaggio era arrivata Lei.

L'uomo avvertiva che in Lei c'era qualcosa di strano, era un presentimento che gli toglieva il fiato e le forze. Numerose volte aveva esortato la gente ad ascoltarlo e ad avere fiducia in lui, ma in cambio aveva ricevuto solo scherno e derisione.

"Ormai è passato il tempo delle streghe, prete, non crederai ancora a quelle leggende?". Così gli aveva risposto il sindaco del villaggio quando, una volta giunta la ragazza, il prete lo aveva invitato a cacciarla.

Cose inspiegabili erano accadute da quando Lei aveva messo piede in quel luogo.

Il cielo era costantemente oscuro, il giorno e la notte erano diventati un tutt'uno. Le acque dei torrenti si erano misteriosamente prosciugate. Le coltivazioni e la vegetazione cominciarono a morire. Il Sole non splendeva più in alto né illuminava o riscaldava. Gli uccelli precipitavano a terra stecchiti nel bel mezzo del loro volo e i pesci, una volta risaliti in superficie, con un ultimo salto, si gettavano sulla riva per poi giacere lì, dimenandosi, fino al loro decesso. Successivamente fu la volta del bestiame. Ovunque Lei passasse lasciava dietro di sé una scia di morte.

Eppure a vederla sembrava una normalissima ragazza, gentile e di notevole bellezza; vestita solo di stracci, era molto umile e buona.

Era alla ricerca disperata di un posto in cui soggiornare. Non voleva fermarsi molto, giusto il tempo necessario a rimettersi in sesto, per poi ripartire per il suo lungo viaggio senza meta.

Sette giorni aveva chiesto e il settimo era giunto.

Al prete non bastava il fatto che da un momento all'altro se ne sarebbe andata: Lei era il suo nemico e avrebbe dovuto eliminarla con o senza l'aiuto di qualcuno.

Gli abitanti avevano sempre cercato di tenere la fanciulla lontana da lui per paura che potesse ucciderla in nome di Dio. Dopotutto questo giovane prete aveva di recente fatto la sua comparsa nel villaggio e, nonostante la gente rivedesse in lui la figura sacra del Cristo, non si fidava del tutto e non era tenuto in grande considerazione.

Le eresie erano scomparse da anni e con loro i racconti su streghe, demoni e quant'altro.

La gente non avrebbe permesso altre ingiustizie.

Certo, su di loro si erano abbattute vere e proprie disgrazie ultimamente, ma si trattava di eventi casuali la cui origine non poteva essere attribuita ad un a povera ragazza disorientata ed evidentemente traumatizzata, che comunque, nel suo piccolo, aveva portato un senso di gioia al villaggio.

Il prete non poteva credere all'ingenuità di quelle persone; era chiaro che fossero sotto l'effetto di un potente maleficio, accecati dalla magia oscura di Lei.

Una rabbia nera lo invadeva nel vedere con quanta facilità quegli stolti si facevano ingannare dal Suo bel faccino, dalle Sue buone maniere e da quel Suo mistero che intrigava chiunque. Eppure lui sapeva benissimo chi Lei fosse e per quale motivo si fosse recata lì.

Chiese quasi disperatamente al sindaco di poterla confessare: un primo ed ultimo momento di colloquio con la giovane prima della sua partenza. Gli fu concesso, a patto che qualcuno restasse dietro la porta a controllare che non accadesse nulla di pericoloso.

Egli prese con sé la Bibbia e si mostrò al sindaco privato di qualsiasi arma. Si recò dalla ragazza, nella stanza in cui aveva dormito fino a quel momento.

"Prete, buongiorno" disse, sorridendogli. Era seduta sul suo giaciglio, intenta a pettinarsi la sua lunga chioma.

Egli rimase quasi incantato dalla Sua delicatezza, che per poco non dimenticò il compito per il quale si era mosso fin lì. Prima di cominciare si curò di chiudere a chiave la porta: si trattava di una "conversazione" privata e nessun altro avrebbe dovuto ascoltare. In seguito si spogliò della sua divisa clericale per facilitarsi nei movimenti.

"Buongiorno, mia cara" rispose, percependo la frustrazione salire in Lei.

Si sedette sul letto, con la giovane accanto.

"Confessa a me i tuoi peccati" continuò.

Le pupille gli si dilatarono completamente, senza lasciare spazio a un minimo di colore delle iridi, quasi come se la sua fosse eccitazione.

Ripeté l'esortazione a voce più alta: "Confessa a me i tuoi peccati e sarai libera!".

La giovane tacque; non riusciva a proferire parola, paralizzata dal terrore: aveva perfettamente capito chi egli fosse. Alzò una mano, poggiandola sulla guancia di lui.

Bastò questo semplice tocco della durata di un istante a far sconvolgere tutti i piani.

Il prete si alzò e con un rapido gesto l'afferrò per la gola.

"Tu sei un mostro! Sei venuta qui per combattermi e per distruggere tutto quello che a fatica ho creato fino ad ora! Confessalo!"

Nonostante si stesse ustionando, mantenne salda la presa e la sua vera identità fu mostrata, così come quella di Lei.

Luci e ombre si scontravano tra di loro.

Il sindaco, notando che il colloquio si stava protraendo per troppo tempo ordinò al prete di aprire la porta, ma non ricevette risposta. Dalla stanza provenivano solo urla strazianti di dolore mentre le membra dei due si contorcevano al contatto l'uno dell'altra.

L'uomo fu costretto a chiamare i suoi uomini affinché sfondassero la porta.

A quel punto tutto cessò.

Dei due corpi non rimaneva altro che cenere. Il bene e il male avevano lasciato definitivamente questo mondo, finchè divennero solo leggenda.


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