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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

'awakening / risveglio’

(..on the piano-composition by Fabio Giachino)

376 visualizzazioni

2 minuti

Pubblicato il 07 giugno 2019 in Poesia

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Fabio Giachino - a piano composer.
Fabio Giachino - a piano composer.

'awakening’


dormant
above a bed of leaves
yellow and brown
with the united cheeks
hardly redden
from the kisses
color of the pomegranate
to the shade of the tree of the life
and they were audacious dreams
those that we did
stained of blu(es)
of scarlet vigor
cradled by the wind
in the lukewarm evening

loving us
to be re-loved
to the awakening
in the faultless light
of the crack of dawn
pursuing the night
deceptive
what also ours was
in the impassioned song
of a consumed youth
without appeal
what it still complains us
to the light of the best years
without ransom

from the being to the other
and vice versa
us alone
in the full opened space
that never-ending
what our was already
to return to sleep
many years still
without leaving nothing
not even the certainty
to flow some time
for the next day
pursuing what stayed
of the fire

to wake up again
anchors us
to the sudden one
inside the deafening din
of the thunder
free without conventions
without commandments
in the pretense
of our ashes
that’s all forget about
abandoned
how fallen leaves
sweep from the wind of the days
what followed without din some
. . .
that’s the poetry of the silence and the love doesn't make noise
it always catches us with the touch of the fingers



‘risveglio’ (sulla musica per piano-solo di Fabio Giachino)

addormentati
sopra un letto di foglie
ingiallite e brune
con le guance unite
appena arrossate
dai baci
color del melograno
all’ombra dell’albero della vita
ed erano sogni audaci
quelli che facevamo
macchiati di blu(es)
di vigore scarlatto
cullati dal vento
nella tiepida sera

amandoci
per essere riamati
al risveglio
nella luce appariscente
dell’alba
inseguendo la notte
ingannevole
che pure era nostra
nel canto appassionato
d’una giovinezza consumata
senza appello
che ci reclama ancora
alla luce degli migliori anni
senza riscatto

dall’essere all’altro
e viceversa
noi soli
nel pieno spazio aperto
verso quell’infinito
ch’era già nostro
per tornare a dormire
molti anni ancora
senza lasciare niente
neppure la certezza
dello scorrere del tempo
l’indomani
inseguendo ciò che restava
del fuoco

per risvegliarci ancora
all’improvviso
dentro il fragore assordante
del tuono
liberi senza convenzioni
senza comandamenti
nella finzione
delle nostre ceneri
obliate
abbandonate
come foglie cadute
spazzate dal vento dei giorni
che seguirono
senza fragore alcuno
. . .
che la poesia del silenzio e dell’amore non fa rumore
sempre ci sorprende con il tocco delle dita




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