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Una storia di Pirant

Questa storia è presente nel magazine La raccolta dei frammenti

Diario di una vittoria.

Registrazione numero 67 della paziente M.L. registrato il 24/02/18.

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10 minuti

Pubblicato il 09 ottobre 2019 in Altro

Tags: #frammenti #violenza #paura #dolore #coraggio

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Buonasera a tutti voi, dottori, colleghi e scettici.


Quello che sentirete è un piccolo aggiornamento fuori schema, che ho registrato per parlare di un evento accaduto la settimana scorsa che mi ha particolarmente segnato. Una situazione non incredibile, certo, ma che comunque mi ha fatto molto pensare e riflettere, facendomi affrontare il problema che mi porto a presso, da anni e anni, in modo diverso.


Riguarda un incontro con un'amica che credevo non avrei mai più rivisto in tutta la mia vita. una mia vecchia amica di infanzia che ho abbandonato anni e anni fa, dopo l'incidente che ha segnato la mia vita. Con questa registrazione voglio parlare di come io abbia reagito alla sua presenza, incontrandola all'improvviso in un locale sperduto nella mia città, in un momento in cui non mi aspettavo di incontrarla. un incontro che reputo una vittoria, ottenuta dopo tanti anni di sconfitte, di progressi lenti e di paure che ho iniziato ad affrontare solamente ora, dopo un ritardo di anni di cui mi vergogno.


Cosa intendo dire con vittoria, esattamente? Ora lo scoprirete.


Ma prima, però, voglio precisare che anche se la registrazione si collegherà all'incidente, avvenuto nel duemila undici, non approfondirà in alcun modo dettagliato il crimine commesso, ne aggiungerà altre prove alle indagini, essendo questa storia incentrata unicamente su me e questa ragazza. Qualsiasi riferimento all'incidente sarà puramente secondario e non rilevante per qualsiasi futura riapertura del caso, quindi non chiedete e non fatemi domande.


Questa vicenda riguarda solo gli affari miei e di V.


Detto questo, possiamo iniziare questa registrazione, che dedico a tutti voi scettici e non, che sono interessati a capire come la mia testa stia proseguendo in questi anni.

Scettici che, finalmente, vedranno dei veri progressi.

Buon ascolto.



--- Riproduzione 23_02_18NE.WAV



Ventitré Febbraio duemila diciotto.


Questa credo sia la tredicesima volta che cerco di registrare questo diario.

Spero sia quella buona, perché sto esaurendo fiato, parole e batteria. Sapete, sono troppo emozionata per parlarne, quindi cercate di capire.


Come posso iniziare, stavolta?


Credo col dire che questa storia è basata tutta su una vittoria. Si, posso dire così.

Tutto inizia con una vittoria, che chiamo così perché ho vinto una battaglia personale con la mia testa, resistendo a una situazione potenzialmente in grado di turbarmi. Anche se presa dal panico sono riuscita a mantenere il sangue freddo senza problemi, proseguendo la giornata senza farmi prendere da nessun altro sconforto, il che è un record per una come me, che ha avuto bisogno di sette anni di lenta cura prima di ottenere dei progressi, di cui due di trattamento psicologico avanzato, dovuti soprattutto a causa del dolore fisico della violenza, più quattro di terapia blanda che sembrava non funzionare.


Dopo tanto tempo, posso dire finalmente di aver combattuto la mia prima e vera battaglia, vincendola pure.


Ma che cosa è successo di tanto eclatante, esattamente? Cosa mi ha spinto a stappare lo spumante in questo modo?


Partiamo dall'inizio.


Avvio la solita giornata di lavoro del sabato. Noiosa come sempre. La passo con i miei colleghi di ufficio con cui non parlo quasi mai, con i soliti commercianti e vicini che saluto ogni volta che li vedo, o con le solite chat di Whatsapp dei miei amici o conoscenti generici che guardo e rispondo solo quando si parla di qualcosa che mi interessa. Una giornata come tante, che prosegue sino al pomeriggio al baretto, dove l'unica cosa eccezionale che mi capita è un leggero mal di testa improvviso. Tutto noioso come sempre, ma quando si fa tardi, quando arrivano le sei e mezza, accadde qualcosa di inaspettato e scioccante.


Improvvisamente incontro V. Si, V, la mia amica di infanzia di cui vi ho sempre parlato nelle precedenti registrazioni. L'ho riconosciuta all'istante, dato che in sette anni non è cambiata affatto: capelli tinti alla moda del cinquanta, braccialetto e orologio che le ho regalato io ai suoi diciotto anni, viso con le labbra larghe, voragini nere sotto gli occhi e altri dettagli che evito di dirvi per mantenere un pochetto di anonimato. Posso solo dirvi che l’unico dettaglio diverso sono le rughe in viso, ma per il resto non è cambiata per niente, rimanendo sempre la stessa donna che conoscevo.


Ci siamo fissate per un istante, mentre eravamo alla cassa. Nei miei confronti ha avuto uno sguardo indifferente, tipico di chi ha visto una sconosciuta per la prima volta e non un'amica di infanzia che conosceva da una vita. Ma non poteva essere altrimenti, dopo tutti questi anni, dopo i miei cambiamenti che mi hanno resa completamente diversa da come ero prima. Mi sarei stupita davvero se mi avesse riconosciuta con i miei nuovi capelli corti, gli occhiali da vista poco alla moda quando non ho mai indossato occhiali, il viso invecchiato dall'età e dallo stress. La mia faccia, in generale, non è più la stessa, non ho nemmeno più l'espressione spensierata e con le sopracciglia che mi davano sempre un'aria triste, dato che ora ho solo uno sguardo così truce che nemmeno un pitbull potrebbe avere. Nessuno è più in grado di riconoscermi, quindi non mi stupisco se nemmeno lei c’è riuscita, dato che nemmeno i miei genitori sarebbero in grado di vedere la loro figlia sotto questa maschera presa male.


Per non parlare di lui. Si, lui, lo stronzo che sta marcendo in prigione insieme a tanti detenuti che spero lo stiano facendo a pezzi ogni giorno, somministrandogli la stessa medicina che ho ricevuto io. Nemmeno lui riuscirebbe a vedere la sua schiavetta sotto questa maschera, quindi credo di aver reso l’idea.


Comunque.


Il suo incontro è stata una cosa improvvisa e rapida. Non mi aspettavo di rivederla ancora in città, dato che giuravo fosse andata in continente cercando fortuna in Inghilterra, come sempre mi diceva di voler fare. Forse ha cambiato idea, o forse ci sono stati imprevisti, o forse era qui di passaggio? Non saprei, non ho proprio alcuna idea di come si sia sistemata in questi sette anni di assenza dalla mia vita, come non so come le sue giornate siano cambiate dopo l'evento e nemmeno come abbia peggiorato la sua mente tutta quella storia. Forse ha sofferto anche lei? Dopotutto ha assistito a “tutto”, ha visto il mio corpo dopo i giorni in cui ero segregata nella cantina del mio ex, ha parlato con me per sentire le parole di una donna distrutta dalle violenze e dalle cinghiate, quindi è possibile che l'orrore di quel schifoso del mio ex stia tormentando anche le sue notti. Purtroppo, per saperlo, avrei dovuto vedere la sua faccia dopo averle rivelato la mia identità, così da capire se avrebbe sofferto di… Qualcosa nel guardarmi, ma essendo rimasta anonima ai suoi occhi non saprò mai la risposta.


In compenso, però… Io ho avuto un attacco di ansia, appena sono riuscito a riconoscerla e a realizzare definitivamente che era lei. Sì, il solito attacco di ansia è arrivato, ed è stato così forte che è bastato per entrambe. Mi sono toccata le cicatrici sulle gambe e quella sopra la mandibola, che mi fa ancora male, ma soprattutto ho toccato quella sulla pancia. Ho sentito ancora la brutta sensazione del coltello, il dolore della ferita e lo sgradevole appiccicaticcio del sangue. Ho sentito i graffi che il mio Ex marito mi ha procurato dentro. Ho sentito la paura, l’ansia. Volevo cadere in lacrime a terra, per cercare qualche conforto emotivo. Tutto è caduto su di me di nuovo, facendomi dannare l’animo per quasi un’ora, come se fossi ancora chiusa in quella casa, nella cantina vuota in mezzo alla polvere e al sangue.


Ma…


Credetemi se vi dico che ho resistito, se ho combattuto contro me stessa in quel momento, se mi sono calmata a sufficienza per non attirare l'attenzione di nessuno. Credetemi se vi dico che non ho perso la concentrazione, se ho controllato bene la mia paura più di quanto mi aspettassi. Credetemi se vi dico che quel giorno e i seguenti ho combattuto bene, anche se a volte mi capitava di ripensare all'incontro e di sentirmi tesa.


Credetemi se vi dico che il risveglio giornaliero, da quel giorno in poi, si può dire sia stato piacevole. Ho dormito bene la notte, sono andata sempre a letto presto e mi sono sempre svegliata alle 8. Al massimo qualche incubo c’è stato, ma confermo che il “svegliarmi la notte con il panico pericolo” non è mai successo.


E se non ho panico la notte, significa che qualcosa sta funzionando una volta tanto. E di questo posso tranquillamente esserne fiera, tanto da vedere in tutto questo una vittoria personale.


La prima vittoria della mia vita.


Si, certo…


Ora voi penserete che la mia sia stata una battaglia facile, dato che sento già le parole della Dottoressa che mi assillano perché “non ha interagito con V, non le ha parlato e praticamente ha fatto finta di non esistere, non le ha detto chi è, quindi non ha potuto testare completamente la reazione.” Sento già le critiche perché V non ha potuto fare nulla per compromettermi, quindi farmi testare la reazione con qualcosa di più forte. Penserete anche che non abbia avuto il coraggio di confrontarmi e farle un terzo grado, chiacchierare in tranquillità per conoscere tante cose nuove della sua vita, raccontare la mia battaglia e cercare, in qualche modo, di riprendere i rapporti persi. Di recuperare qualche pezzo dalla strada, sperando che si possa riattaccare.


So che state sminuendo tutto, per i vostri interessi.


E posso solo dirvi che… Si. Ammetto che ho evitato tutto questo, andando sul sicuro… Ma credetemi se vi dico che ho preferito non complicare troppo la cosa per me e per lei, perché mi sono anche resa conto che non posso fare un salto così grande in un solo colpo, pretendere di vincere tutta la guerra con una sola battaglia. So che devo agire con calma e capire cosa posso fare, come mi dice sempre lei Dottoressa, che mi ha insegnato a prendere con meno impulso ogni azione. So che devo prendere altro tempo per me stessa e per una V che, probabilmente, vorrebbe anche lei che la affrontassi con una sicurezza che sto ancora coltivando, invece che buttarmi sperando sia morbido.


Mi sono promessa che, almeno con lei, avrei affrontato la nostra relazione senza problemi che mi tormentano. Senza ricordare troppo il passato e ciò che le ho fatto di male. Ricordatevi che quando è avvenuto il tutto l'ho respinta pur di non buttarla in mezzo, non ho potuto evitarlo dopo tutto quello schifo che mi ha distrutta. Come potevo, infatti, rimanere ancora sua amica? Come potevo offrirle un rapporto pieno di gioia, di vita? Io stessa non avevo gioia ne vita per me stessa, perdendo contatto con tutto e tutti, nascondendomi nella mia stanza piangendo e cercando di suicidarmi con le medicine, figuriamoci per le persone che avevo attorno, che vivevano vicine a me e che avevano e hanno i loro problemi da affrontare, senza bisogno di inseguirmi per togliermi le medicine dalle mani. Come potevo chiederle di pensare alla mia violenza, alle mie depressioni, dopo che lei invece seguiva la via che io ho rinnegato? Non potevo chiederle questo, non potevo chiederle tanto, non potevo chiederle di sforzarsi per capire ciò che io non riesco ancora a comprendere a pieno, nonostante tutti questi anni di tempo che ho avuto per pensarci.

Quindi mi sono fatta questa promessa, che cerco il più possibile di mantenere.


E quando arriverà il momento, quando finalmente i ricordi smetteranno di tormentarmi, state tranquilli che non farò finta di non esistere. Manterrò la promessa e tornerò da lei, dai suoi nuovi amici, dalla sua famiglia e dalla mia vecchia che ho abbandonato, con una forza che nessuno ha mai visto in me. Affronterò qualsiasi reazione che potremmo avere entrambe durante l’incontro. Affronterò tutto con una forza tutta nuova, senza avere paure o ansie. Cambierò le carte in tavola e dimostrerò come io non abbia ancora gettato la spugna, nonostante tutti i lividi che ho in faccia e sul corpo.


Si, un momento che cercherò di far arrivare il prima possibile per tutti, ma soprattutto per me, la ragazza vittima di violenza che sta registrando queste parole coraggiose, dopo più di sessanta registrazioni piene di vuoto cosmico e autocommiserazione. Dopo sessanta maledetti piagnistei senza capo né coda. Ma soprattutto dopo tante inutili parole forzate dette per tenere buona la Dottoressa e sé stessa, pur di non piangere ancora chiusa nella sua casa buia.


Un momento che segnerà la vita di questa ragazza che, finalmente, ha preso una bella posizione decisa perché è stanca di soffrire, stanca di essere in quella stanza della violenza e stanca di sentire il dolore delle cicatrici che ha in corpo.


-- Fine registrazione.



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