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Una storia di Lilith85

Arcanum liber

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27 minuti

Pubblicato il 01 agosto 2020 in Fantasy

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Cosa succede se in una vecchia soffitta viene trovato un libro di incantesimi? Arya ha 20 anni, una predisposizione alla magia e alla voglia di avventura. Questa storia, ricca di mistero, vi porterà lontano, oltre i confini del conoscibile.

Io so usare la magia. Non è che io sia una strega o cose del genere. Semplicemente lo so fare. Come le persone sanno disegnare bene, suonare bene e così via. Ho sempre vissuto la cosa tenendola per me, perché ho imparato che la diversità non è ben vista, e io mi sento già abbastanza sola. Ho 20 anni, mi chiamo Aria e vivo nella grande casa vittoriana con due zie mezze matte. Non sono zie di sangue, mi hanno accolta in casa e cresciuta come se lo fossero però. Abitiamo nella campagna dello Yorkshire.
Sono cresciuta fra odore di incensi e candele profumate alla cannella. Mamma e papà non li conosco, e col tempo, ho cominciato a levigare da sola la nostalgia e il dolore per quei fantasmi che di fatto, non conosco. Ciò che so fare con la magia l'ho scoperto una fresca mattina d'estate di due anni fa, 1985.

Arcanum liber


Ero in soffitta a cercare vecchi vestiti. Benché sia soltanto una soffitta, è ben ordinata, le zie tengono delle scatole di bambù catalogate ed etichettate. Quindi per dire, posso tranquillamente trovare libri di viaggi, libri di scuola, giocattoli, vestiti, roba per il campeggio e così via. Quando ho visto per la prima volta la scatola con scritto" inccantesimi" non mi sono stupita più di tanto. Ci sono cresciuta tra le stranezze di questa casa. Ripensai a quella volta, avevo solo 6 anni, cenavo con le zie attorno al grande tavolo della sala da pranzo, con immancabili candele e atmosfera tetra. Nel momento del dessert ho visto uno spettro che avanzava lentamente verso di noi. Una donna dallo sguardo vuoto, anziana, capelli d'argento vestita elegante. Non appena svanì nella parete di fronte, ho cercato con lo sguardo una qualche spiegazione dalle zie. Loro, con aria grave mi guardarono " Spesso la nostra casa viene visitata dal mondo dei morti, ma non devi averne paura. Essi a volte vogliono comunicare con i vivi, altre volte visitare luoghi in cui hanno vissuto per ricordare". Le guardai per qualche secondo con aria basita. Ma di sa, se gli adulti non mettono ansia ai bambini, anche le cose più strane sembreranno normali!
Essendo dunque questo l'ambiente in cui sono cresciuta, non ero affatto sorpresa che vi fosse una scatola con scritto "incantesimi". Ricordo anche, con affetto, quando Sophie, una delle mie zie, per il mio decimo compleanno mi ha regalato " I tarocchi di Stephanie Peterson, guida all'interpretazione", pensare che Vivien, una mia compagna di classe, aveva ricevuto una consolle di gioco, e io mi ero sentita una bambina sfortunata.
La scatola degli incantesimi in soffitta era sempre stata lì? La presi, scesi le scale della soffitta in preda ad un'improvvisa curiosità. Attraversai il lungo corridoio dal pavimento in parquet e le pareti stipate di libri, superai la prima porta a destra, la seconda a sinistra, di nuovo la terza a destra e, in fondo al corridoio, finalmente, la mia stanza. Entrai chiusi a chiave ed ebbe inizio il mio viaggio.
Sul grande tappeto persiano vuotai l'intero contenuto della scatola.
All'interno trovai un manuale dalla copertina rigida, molto spessa, in pelle marrone. Era un libro molto alto con le pagine ingiallite e indurite dal tempo, ma perfettamente leggibile.
Continuando a rovistare presi in mano quello che sembrava un piccolo calderone, delle dimensioni di una tazza da latte. Sacchi e sacchetti di spezie e foglie di ogni tipo, ampolle di ogni colore, forma e dimensione. Pietre e pietruzze, e infine, mi trovai fra le mani un raccoglitore di vecchie foto, al cui interno però non c' erano antenati e vecchi parenti. Erano strane immagini in bianco e nero di minuscoli esseri alati e luminosi, si nascondevano fra alti alberi e foglie, in un immenso bosco. Un'altra foto ritraeva una spiaggia, in lontananza, dietro una vecchia barca, faceva capolino la testa di una donna. Mi sembrava che avesse le dita unite, come palmate, e spuntava appena sotto al timone, una porzione di pelle che però sembrava squamosa. E ancora guardando le foto, una specie di casetta con il tetto di paglia, a punta, e una strana signora anziana che guardava l'obiettivo con aria severa. Fra le mani, luccicava una sfera di luce.
Fu lì in camera mia, in quella straordinaria mattina che scoprìi il mio potenziale. Tornai a prendere il libro di incantesimi, lo avevo aperto, ma saltai il primo capitolo perché era una noiosa introduzione sull'uso responsabile della magia. Cominciai a scorrere velocemente le pagine e arrivai direttamente al terzo capitolo. Incantesimi di primo livello: Come accendere una candela pronunciando una semplice formula.
Lessi per primo il materiale da mettere insieme: una candela rossa ( presente nella scatola), silenzio, concentrazione e la recitazione di questa formula " lucerna lumen ipsum". Accesi la candela, mi concentrai sul mio respiro, mi alzai in piedi e chiusi gli occhi ( dovevo lasciarli aperti?). Mi schiarii la voce e pronunciai in modo chiaro: LUCERNA LUMEN IPSUM! Aprì un occhio alla volta e vidi lo stoppino della candela che prima cominciava a lanciare qualche scintilla, poi scoppiettò una viva e rossa fiamma! La candela era accesa! Non avevo parole! Un entusiasmo esplosivo si era impadronito di me, quindi ballai per diversi minuti e risi incredula.
In fondo alla pagina, in piccolo, c'era scritto che una grande predisposizione magica avrebbe accorciato il tempo di prova.
I giorni successivi provai TUTTI gli incantesimi di primo livello che includevano " sollevare un oggetto leggero pronunciando questa formula e ancora, avvicinare piccoli oggetti con la recitazione di questa altra formula etc etc). Come cavolo ci era finita questa scatola a casa nostra?
Zia Ginevra, quando gliela mostrai, la avvicinò a sé con aria sognante e mi introdusse per la prima volta: zio Aaron.
"Non è davvero nostro fratello, ma siamo cresciuti insieme ed è come se lo fossimo, tutti e tre." Le zie non mi avevano mai raccontato questa storia, mala sera che glielo chiesi presero a parlarne, e fu come se si sentissero liberate. " In realtà era stato abbandonato in mezzo strada" zia Ginevra stava aprendo il mobile sopra il lavandino, scelse un tè ai frutti rossi, e mise a bollire l'acqua. " Una sera di novembre, nostro padre Gustav, trovò Aaron dentro uno scatolone, in un vicolo vicino casa. Se lo porto' in casa, felice di avere finalmente un figlio maschio" . Zia Ginevra guardava sua sorella Sophie, e questa continuò a raccontare " "Aaron, è stato sempre attratto dai misteri dell' universo, e per tutta la vita ha cercato prove del sovrannaturale". Zia Sophie ticchettava le unghie sulla vecchia tazza da tè " Un giorno, all'incirca all'età 20 anni, ha trovato una mappa di un tesoro nascosto in una sperduta isola del Pacifico. Non so se alla fine lo trovò, ma comunque ha viaggiato ovunque, e raccolto prove sufficienti a dimostrare che si, esiste qualcosa che va al di là della nostra comprensione".
Chissà se quelle foto che ho visto erano vere. Fate, donne pesce e streghe..In me nacque, da quella sera un interesse smodato.
Non smettevo più di fare domande alle zie, chiedevo continuamente di zio Aaron e una sera, stanche di quelle richieste mi fecero un regalo. " Questi sono i diari di tutti i viaggi di Aaron, ce li manda tutti gli anni perché dice che se dovesse morire almeno resterebbe qualcosa di quello che ha scoperto" zia Ginevra li aveva conservati benissimo.
Erano 36 diari. Ho cominciato a DIVORARLI. Trascorrevo le sere estive in giardino, Illuminando i libri con le numerosissime candele della casa. Leggere di Aaron era come partire con lui. Viaggiavo in mari inesplorati, vedevo strane creature, vivevo amori impossibili, avventure straordinarie.
Di lui non si sapeva nulla da molti anni oramai, l' ultima lettera inviata alle zie risaliva a cinque anni prima. Aveva scritto che viveva in un faro, come guardiano, nel mare del Nord ( dell' Irlanda) e che aveva trovato l'amore della sua vita. Aveva 30 anni.
Una sera, leggevo in giardino il diario di Aaron. Era datato 11 agosto 1735
Ore 22.00. A largo del Pacifico. Mi posizionai bene sulla mia poltroncina, tirai su la copertina leggera e cominciai ad immergermi.
"Siamo in viaggio da circa 3 mesi oramai, e di storie di mare se ne sentono tante. Racconto questo episodio perché temo che se aspetto dimenticherò i dettagli, le sensazioni, ciò che ho visto, e non voglio. Voglio raccontare fintanto che il ricordo è vivo in me.
Sto intraprendendo un viaggio attraverso l'oceano Pacifico, a seguito del ritrovamento di una mappa che se ho capito come codificarla dovrebbe portarmi ad un enorme tesoro. Ho messo insieme una decina di uomini.
Al mio equipaggio, tre mesi fa, si è unito un giovane marinaio che mi era stato raccomandato niente di meno che da sua madre! Era venuta al porto, una donna dai modi bruschi e molto pragmatica, robusta e dallo sguardo intelligente, mi ha pagato affinché imbarcassi suo figlio, un ragazzo di poco più di vent'anni, alto e molto magro ma nel complesso belloccio, si chiama David. Io ho preso i soldi e non ho fatto domande perché di queste cose ne succedono continuamente. Ogni volta che si parte, qualche anima viene a raccomandarsi di imbarcare questo o quello, per sfuggire non so a quale situazione, e io non sono nessuno per giudicare. Da subito siamo entrati in sintonia, io e David, e la simpatia si è trasformata presto in sincero affetto, tanto da diventare in pratica il mio protetto. Il destino ci ha unito in avventure senza precedenti. Tutto è cominciato qualche giorno fa.
La scorsa settimana ho visto David, di notte sul ponte, a fissare il mare. Era posizionato con ginocchia e mani a terra come se gli fosse caduto qualcosa in acqua. Quando l'ho chiamato, con gli occhi lucidi si è rialzato in fretta ed è fuggito in cabina.
4 giorni fa, di notte, non potevo dormire tanto faceva caldo. Sono salito sul ponte per cercare un po' di fresco. Ho sentito qualcuno che parlava. Ho fatto il giro della nave e a poppa, sotto il timone, ho visto il ragazzo abbracciato alle sue stesse gambe, dondolarsi e dire cose senza senso.
2 giorni fa è venuto da me in preda a quelli che sembrava un attacco di febbre. Tremava,piangeva e diceva di essere diventato matto.
Gli ho chiesto spiegazioni e gli ho versato da bere, per calmarlo un poco.
Con tanto di occhi mi ha fissato a lungo e mi ha chiesto se credevo nelle sirene.
" David, il mare gioca brutti scherzi, dopo molti mesi in cui vedi solo acqua possono tormentarti le allucinazioni perfino. Per oggi riposati, torna in cabina. Più tardi verrò a portarti qualcosa per calmare i nervi."
" Capitano! Io non sono pazzo! Gridava tanto che dalla bocca fuoriuscivano schizzi di saliva.
Per farlo calmare gli ho promesso che la sera seguente avrei fatto la ronda con lui per vedere cosa avesse da mostrarmi.
Ieri, alle 22.00 comincio la ronda.
David non si è visto, e penso che in fondo sia meglio così perché magari sta elaborando i suoi tormenti che hanno preso forma in una creatura leggendaria che crede di aver visto. Io conosco la sua storia, so cosa ha passato. Ad occhi chiusi ascoltavo il rumore del mare, l' unico rumore in grado di farmi addormentare, ma fra il brusìo delle onde ho sentito distintamente una risatina. Mi sono voltato di scatto credendo che l'equipaggio avesse in mente qualche scherzo dei loro, invece era lui, David. Era sudato, aveva occhiaie profonde e bluastre. Mi fissava e rideva.
"David, ti ha dato di volta il cervello?"
"Adesso mi credi capitano?" Dicendo così indicava col dito un punto imprecisato nell' acqua scura, il mio cuore ha cominciato a battere all' impazzata, non so perché, forse quell'atteggiamento pazzoide mi aveva agitato. Scrutai il mare attentissimo a non perdere neanche un dettaglio. A qualche metro di distanza, dove una chiara luce di luna piena illuminava una porzione di acqua, ho visto una testa che appariva e scompariva fra la spuma delle onde.
Mi stropicciai gli occhi, credendo di essere impazzito.
Poco dopo non vedendola più di istinto mi sono voltato verso David, che continuando a ridere senza controllo mi continuava chiedere "mi credete adesso??".
"Che cos'è?" Sono riuscito appena a dire due parole, il sudore mi imperlava la fronte, le mani mi tremavano.
"Dove è andata?". Un brivido freddo partiva dalla base del mio collo e attraversava la schiena, seguendo lo sguardo di David mi sono voltato anche io a prua. Immediatamente sotto di noi, una donna aggrappata con le mani alla nave, muoveva lentamente una coda di pesce a pelo d'acqua. Ci fissava. David ha cominciato a parlarle, rispondeva a domande che solo lui poteva sentire. Io non sentivo nulla. Parlava come ad un'innamorata e con gli occhi pieni di lacrime incantava la testa da un lato. Credendo che avesse definitivamente perso il senno, mi sono schiarito la gola e rivolgendomi alla donna ho chiesto:
"Signora? Ha bisogno di aiuto è ferita? Le scendo una scialuppa se crede"..
Lei ha piantato gli occhi nei miei lentamente. Poi ha sorriso, ha aperto la bocca ed emesso un lungo, melodioso e straziante suono. Cercherò di descriverlo. Mi tremano ancora le mani. Non era esattamente come la voce umana, dal principio sembrava il verso di un delfino, ma più cupo. Poi pareva più come una cantilena e se ne sentivano gli echi fin sotto la pelle.
Cercavo di domare l'istinto di seguirla, fino a che è sparita, tra la spuma delle onde del mare. David, senza che io potessi anche solo rendermi conto di quanto successo, in un balzo si era tuffato in acqua. Gridava come un ossesso, e dopo aver galleggiato e annaspato per un po', l'ho visto strattonare e trascinare ad una velocità incredibile in direzione della costa.
Da ieri siamo in cerca di lui. Se dovessi trovarlo vivo, cercherò di fotografare la creatura perché temo di diventare matto se non fornisco una prova anche a me stesso".
Il racconto straordinario mi fece ricordare della foto! Corsi in casa, salii le scale e mi infilai in camera, recuperai la foto in bianco e nero che ritraeva la creatura dietro la barca. Ero senza parole! La fissai immaginando che Aaron l'aveva vista per davvero. La cosa però che non capivo erano le date. Il racconto della presunta sirena, era datato 1735, e a parte il fatto che le zie sono vecchie ma non così tanto, e che non vedo come possano essere cresciuti insieme, Aaron nel racconto parla di fotografare la creatura. Mi sono informata su Google, il primo prototipo di macchina fotografica è comparsa soltanto nel 1839.
Ho chiesto alle zie ma si sono innervosite delle domande perché dovevano preparare il rituale del saluto al sole (mah).
La lettura dei diari che comunque impegnava tutto il tempo libero che riuscivo a dedicare, era alternata dall' attento studio del manuale di magia. Ma un giorno, sfogliando il tomo, mi sono imbattuta in questo capitolo:
"Viaggiare nel tempo, accenni teorici e guida pratica per i neo crononauti".
Questo era ancora più interessante di far apparire o sparire oggetti o cambiare a piacimento il colore dei miei capelli! Lo studio di quel capitolo mi impegno' per settimane. Era difficile comprendere i rudimenti di fisica e la pratica molto sofisticata e io ero ancora alle prime armi con la magia. Inoltre, pensai che quel manuale lo aveva scritto Aaron, quindi credevo di aver indovinato come potesse esserci la confusione con le date nei diari. La guida pratica prevedeva prima una settimana di preparazione che consisteva in una dieta a base di cereali e cibo leggero (verdure) e una preparazione fisica, per rafforzare il cuore, corsa, bicicletta, cose così.
Finita questa settimana la guida introduceva l'argomento su come creare la porta spazio temporale.
Bisognava posizionare delle rune (potevo anche incidere delle piccole pietre con simboli runici) in posizione circolare, il rituale poteva essere fatto soltanto le notti di luna crescente, possibilmente di fronte una porta. Dopodiché, svuotare la mente e recitare: fines tunc fractionis!
A quel punto avrebbe dovuto propagarsi come una luce dalla rune e quello era il segno che si poteva attraversare la porta e viaggiare nel tempo. Dove, e quando andare, si doveva pronunciare subito dopo la formula, altrimenti si sarebbe stati catapultati random in un punto e tempo scelti dal caso. Un mese e una settimana più tardi, ero pronta a viaggiare nel tempo e senza alcun dubbio, ho pronunciato la formula inserendo la data dell episodio della sirena sulla nave di Aaron. Avrei portato con me oggetti e prove sulla mia identità così che Aaron avrebbe potuto accettarmi senza problemi, addirittura accogliermi.
Posizionai le rune davanti la porta della mia stanza, rinunciai ad avvisare le zie che avevano organizzato una serata yoga in cui avrebbero ringraziato il sole con alcune amiche. Respirai a fondo e svuotai la mente. Niente, dovevo fare pipì, era senz'altro l'ansia. Sono uscita dal cerchio, sono andata in bagno, e subito tornata nel cerchio..ma ero in pigiama! Non potevo andare sulla nave di Aaron nel 700 in pigiama! Sono corsa in soffitta e ho indossato il costume di zia Sophie da pirata donna di halloween dell'anno prima, mi stava bene. Mi sono guardata nello specchio e ho fatto un paio di prove minacciandomi col pugnale finto che era in dotazione col vestito. Ho preparato anche un po' di medicine perché nel 700 si poteva morire anche di raffreddore. Finalmente ho pronunciato la formula..
Non successe assolutamente nulla. Pensai allora di andare a fare uno spuntino in cucina, forse, era semplicemente troppo presto per le mie doti magiche. Prima di scendere dovevo cambiarmi, ma poi ho pensato che il costume era davvero bello, lo avrei tenuto per un po'. Ho aperto la porta della mia stanza. Di colpo, davanti ai miei occhi un casino infernale! Il sole, luminosissimo, mi accecava e facevo fatica a tenere gli occhi aperti, il ponte di una nave bagnato e ricoperto di funi, stracci e reti da pesca, uomini che correvano da una parte all' altra, pessimo odore non ben identificato, mare aperto.. oddio, ci ero riuscita!
Mi guardavo intorno come una turista su una nave da crociera, noncurante degli altri, non mi ero resa conto che la mia presenza, in più in tenuta da piratessa, aveva attirato l'attenzione di una decina di uomini che fermi e dritti davanti a me, non sapevano se buttarmi in mare ( perché solo un fantasma si materializza dal nulla) o essere felici dell' unica presenza femminile (in tenuta stereotipata di una ipotetica pirata) stretta in un costumino comprato al centro commerciale per 19 .90.
"C..cerco il capitano Aaron". La voce mi uscì come in un sibilo, non so perché. "Perfetto" tra me e me pensai che ora si che avrebbero pensato male, magari credevano che fossi una strega, e poi si sa, le donne a bordo portano iella. Sembravano non capire, restavano immobili a fissarmi, l'espressione fra lo spaventato e il minaccioso. Io come arma avevo solo il coltello finto, quindi cominciai ad accarezzare l'idea di buttarmi in acqua e chi si è visto si è visto. " Come cavolo ci sei finita tu qui sopra?". Mi voltai di scatto e vidi un ragazzo alto, sui 20 anni, faccia sveglia, camicetta beige e bretelle marroni, pantaloni dello stesso colore delle bretelle lunghi fino alle caviglia. Doveva essere David.
" Mi sono nascosta, nella cabina del capitano, mi sono imbarcata con voi, lui sa che sono a bordo, posso parlare con Aaron?". Cosa potevo dire?? Che avevo viaggiato nel tempo? Sai che ridere?
" Dopo, ora mi dici chi sei, come hai fatto a non farti vedere mai dall' equipaggio, me compreso, e cosa più importante, che cosa vuoi". Aveva gli occhi piantati nei miei, uno sguardo che non avrebbe ammesso deboli spiegazioni.
"Senti, David, giusto?" E fu li, che feci l' errore di chiamarlo per nome prima che si presentasse, perché a quel punto ha cominciato a guardami con occhi spiritati, spaventato e agitato e da lì col cavolo che mi portava da Aaron. È che mi faceva innervosire quel ragazzino di 20/25 anni dall' aria di primo della classe. Comunque mi prese per un braccio e mi trascinò in una cuccetta chiusa, tipo una piccola cella. " Starai qui fino a che Aaron non si sveglia, dopo vedremo di farti parlare col capitano". Col tono di chi non ammetteva nessuna replica voltò le spalle a me e alle mie proteste. Molte ore dopo, quando oramai avevo vomitato tutto il cibo che avevo mangiato in 20 anni (avevo delle medicine ma non avevo considerato il mal di mare) il buon David ricomparve " Aaron è sveglio, ora può ricever...ma che cavolo è successo?"
Il pavimento era imbrattato dalla conseguenza del mio mal di mare. In più dovevo essere verde in faccia, almeno era quello il colore che avevo in gita di terza media quando presi la prima volta il traghetto.
" Beh ecco, soffro il mal di mare" quella era una delle cose più imbarazzanti della mia vita. David entrò nella cella e nonostante cercasse di non guardare, non annusare e in generale di ignorare il vomito, lo vidi un paio di volte trattenere dei conati. Ben ti sta David!
Attraversai la nave dal punto più lurido, dove forse dormivano i marinai, i mozzi e il cuoco, alla cabina più lussuosa del capitano. Una volta davanti la porta della cabina di Aaron, David mi prese per un braccio e mi posizionò davanti a lui. Bussò tre volte.
"Si, entra David, vediamo la ragazza che ha creato tanto scompiglio". Bene, Aaron aveva un tono allegro almeno.
Alzai gli occhi e vidi davanti a me il famoso zio Aaron. Avrà avuto 30 anni, alto, capelli castani, ricci corti ai lati, lunghi davanti poco disciplinati. Occhi verdi, sorriso irresistibile, bellissimo, ci siamo guardati e ho sentito una scarica elettrica.
" David, lasciaci". Mi fissava, incuriosito? Spaventato? Non saprei dire, aveva un' espressione indecifrabile, e comunque mi sentivo troppo male per decifrare espressioni.
"Sisignore". David chiuse la porta, io e il capitano piombammo nel silenzio.
Io mi sentii ridicola nel mio abito da finta pirata, e soprattutto dovevo avere un'aria orribile, avevo ancora la nausea per cui non oso immaginare che faccia avessi.
"Tieni, è zenzero, per la nausea". Sorrideva, il braccio teso verso di me, in mano una scatolina di latta.
"Grazie". Divorai tutto lo zenzero, se non avesse funzionato sarei dovuta tornare indietro immediatamente.
Non sapevo da dove cominciare a raccontare tutto. L'unica cosa che mi venne da fare, fu mettermi a rovistare in una sacca che avevo portato, estrarre le SUE rune, tendere il pugno chiuso davanti al suo naso, aprire la mano.
Lui alzò di scatto la testa, mi studiò con circospezione. "chi sei?".
"Aaron, capitano, io mi chiamo Arya. Vengo dal futuro. No, aspetta detta così è troppo...ho trovato il tuo libro, quello con gli incantesimi e tutto il resto, ho provato il rituale del viaggio nel tempo". Parlavo troppo in fretta e in modo confusionario.
"Allora è vero.. è possibile" Aaron sussurrava.
" Beh, ma certo che è possibile, tu sei qui, anche tu hai usato il rituale". Era forse impazzito?
" Aaron, lei non mi conosce ovvio, ma io so tutto di lei. Vede? sono la nipote di Ginevra e Sophie, queste sono foto dello scorso Natale". Gli mostrai tre foto di noi davanti un albero gigante in casa nostra. Lui aggrottò le sopracciglia.
"Ginevra e Sophie?"
" Si, le tue sorelle!". Forse i vari viaggi lo avevano fatto un po'...
" Certo, e tu vieni da futuro? Quanto futuro? Che altro sai fare??" Alzava sempre di più la voce, sembrava un bambino davanti un negozio di giocattoli.
" Beh un po' di cose le so fare, ma certo nulla in confronto a te!".
" Già..." Pensieroso fece qualche passo verso una grande scrivania al centro della stanza, aprì una porta laterale, e vi spari' dietro, così senza salutare senza dire nulla. Secondo me era mezzo matto.
Lo zenzero funzionava, così mi rimisi in sesto, mi misi sul ponte quella notte ad annusare l'odore del mare e perdermi nel cielo nero tempestato di lucine sparse alla rinfusa.
Mi accorsi di David e Aaron soltanto qualche minuto dopo, parlavano bisbigliavano ma comunque non si capiva nulla. Mi avvicinai dopo aver cercato inutilmente di origliare.
" Ma perché ti ho mai detto una bugia?" David parlava in tono acceso ad Aaron. " Sei tu che non credi mai ad una parola!, Ora hai visto la ragazza no? Come lo spieghi??".
" Ma non è che non ti credo" Aaron sembrava dispiaciuto " lo sai cosa penso, e comunque devi stare attento a..." Ero rovinosamente caduta inciampando su una fune!.
Mi rialzai di colpo " ma non si possono lasciare funi così a casaccio sul ponte! Uno potrebbe farsi male!".
Mi guardarono come indecisi sul da farsi, David mi fece cenno di avvicinarmi, io obbedì.
"Lilith, puoi spiegare anche a me come hai viaggiato nel tempo per favore?". David stava usando un tono molto dolce.
Parlammo tutta la notte, tutti e tre. Il più curioso era David, che chiedeva milioni di cose sulla magia. Aaron, meno entuasiasta apparentemente ma comunque interessato.
Io lo trovavo brillante e sveglio. Mi sembrava di conoscerlo da sempre, per via dei diari. Stava albeggiando, era il momento di salutarci, prima di ritirarsi a dormire David si rivolse ad Aaron " ricordati, stanotte, la ronda".
Ma certo! Ero arrivata la sera precedente all'avvistamento!!
Passai la giornata masticando zenzero e guardando continuamente il mare. Magari la sirena era già lì che ci seguiva. I marinai, abituati alla mia presenza non sembravano più così minacciosi, a parte un paio che proprio mi spaventavano.
Mi tenni occupata lavorando un po' per sistemare quel casino infernale, imparai come si naviga seguendo le stelle, come si leggono le rotte. Ma avevo la testa al momento in cui avrei visto la sirena!
Il tramonto arrivò all'orizzonte e un tramonto visto su una nave come quelle, è un tramonto che non si dimentica. Mangiammo io, David e Aaron da soli, poi salimmo sul ponte per fare la ronda. Ero seduta sul ponte con Aaron, lui guardava il mare, ma secondo me era altrove con la testa.
" Sei veramente una tipa sveglia Arya". Me lo disse senza guardarmi, quasi parlando fra sé.
"Grazie Aaron" mi piacciono i complimenti, solo che non so mai come rispondere una cosa poco banale.
" Quando tornerai a casa?" Ora mi guardava aveva occhi piantati nei miei, quello sguardo, di vivo interesse mi lasciò senza fiato. Era veramente bello.
" Ah, presto, le zie non sanno neanche dove sono, e tu nel manuale hai scritto che non bisogna indugiare troppo nello spazio tempo, sennò non si torna più a casa!"
" E ti dispiacerebbe, restare qui? Con me ." Ora parlava sussurrando, io credo di essere diventata di un colore che non hanno ancora inventato e mi preparavo ad una risposta da romanzo di amore.
" Beh"..
"Shhhh!!!" Aaron mise la sua mano sulla mia bocca.
Ruotai gli occhi a destra e sinistra, come se questo aiutasse ad ascoltare meglio. Dopo qualche secondo, sentivo anche io.
Qualcuno rideva, doveva essere David. Mi voltai e vidi l'espressione sconvolta, David sembrava sveglio da mesi! Gli occhi rossi, spalancati i capelli unti appiccicati alla fronte.
Io la sirena l' ho vista davvero. Ed è stata una delle cose più incredibili della mia vita. Abbiamo trovato David, dopo essere stato trascinato via, in un isolotto poco lontano un paio di giorni più tardi. Era sdraiato sulla sabbia, le dita affondate nei capelli nero/ blu di quella creatura incredibile. Lei cantava muovendo appena le labbra. Lui le sorrideva e nello stesso tempo piangeva. Non so se fosse una cosa buona o no, per David, ma non riuscimmo assolutamente a portarlo via. Sono stata io a scattare la foto, perché Aaron aveva una macchina fotografica che non aveva nulla a che fare con i pixel del mio cellulare, poi pensai di mettere un filtro in bianco e nero perché era molto più suggestiva.
Venne il tempo di ripartire, ma dopo aver letto tanto di quel ragazzo coraggioso, delle sue idee, delle sue scoperte, e dopo averlo conosciuto, non avevo nessuna voglia di lasciarlo. Avevamo in comune tantissime cose e rappresentavano un perfetto incastro, lui alla ricerca costante del sovrannaturale e io..una mezza strega.
Ripartimmo insieme creando un'altra porta spazio tempo. In un momento eravamo a casa e trovammo le zie completamente stravolte di paura. Non avvisarle non era stata la migliore delle idee in effetti. Già la sera stessa della mia partenza avevano avvisato le autorità, e la città era tappezzata di foto con la mia faccia.
Spiegai loro delle scoperte degli ultimi mesi, della magia, dei viaggi nel tempo, e loro dapprima spaventate poi piansero di commozione nel sentire di avere una nipote magica! Videro Aaron e io guardavo ora le zie ora lui in attesa che piangessero e si riabbracciassero. Solo che le zie continuavano a guardalo in attesa che li presentassi.
"Zie, vi ho riportato Aaron".
Mi guardarono con tanto d'occhi.
" Ma questo non è Aaron!!" riposero quasi in coro.
Un brivido mi scosse ovunque. Chi cavolo avevo fatto venire in casa?
Mi voltai verso di lui e ora eravamo in tre a fissarlo in attesa che parlasse.
" Permettete che mi presenti. Sono David Sommerse. Imbarcato sulla nave del comandante Aaron nell' anno 1735".
Le zie non tanto, ma io ero sgomenta. Io David l' avevo conosciuto, era quel ragazzo rimasto poi ad amoreggiare con la sirena, quel tipo pieno di sé, arrogante, mezzo matto.
" Io e il capitano siamo diventati amici molto presto. Lui mi disse che veniva dal futuro. Io non riuscivo a smettere di ascoltare le scoperte, le novità, il futuro! Mi promise che avrei viaggiato nel tempo con lui e la simpatia si è trasformata presto in rispetto e stima. Eravamo amici, compagni e complici. Purtroppo però, col tempo, Aaron cominciava a dare segni di squilibrio, era ossessionato dalla ricerca del sovrannaturale. Fate, streghe, maridi, insomma, qualunque cosa. L' equipaggio si accorse che Aaron stava trascurando l' unico motivo per cui ognuno di loro aveva lasciato famiglia, lavoro e affetti. La ricerca del tesoro. Di notte, sentivo parlare i marinai. Dicevano che erano stanchi, che il capitano era uno spostato, e che avrebbero dovuto fare qualcosa.
Temendo un ammutinamento proposi ad Aaron un patto. Ci saremmo scambiati di identità. Lui avrebbe avuto modo di dedicarsi anima e corpo alla ricerca di ciò che voleva. Era infatti convinto, in quel periodo, di aver visto una sirena nuotare a poppa e cominciava a starsene tutto il giorno a fissare il mare. La notte in cui la vedemmo davvero, perse definitamente la ragione, si gettò in mare e decise di seguirla ovunque ella l' avrebbe portato ( questa ultima parte la raccontò più per le zie, visto che io ero con loro).
"A nulla è servito farlo ragionare. Costretto a tornare nel suo tempo, perché altrimenti sarebbe rimasto intrappolato, ha portato la creatura con sé.
"Come fai a saperlo?". Feci questa domanda perché salutammo Aaron insieme, quindi non capivo come poteva avere informazioni aggiuntive.
"Abbiamo un sistema di comunicazione immediato, ecco vedi". Si frugò nella tasca dei pantaloni e ne cacciò fuori un piccolo libricino consunto.
"Vedi, se io scrivo, lui può leggere immediatamente, avendone uno anche lui, e così mi risponde, e io posso vedere subito". Ha deciso di vivere in un vecchio faro, isolato da tutti, con la sua sirena.
Io ho deciso di abbandonare equipaggio e avventure, scappo da tanto tempo oramai, e non avevo mai conosciuto una come te.
" Tu hai scritto i diari??" Chiesi con la testa che lavorava velocemente.
"Si, se qualcuno avesse frugato nei cassetti avrebbe letto i diari di Aaron, e non di David".
"Ma come cavolo hanno fatto i marinai a non accorgersi della cambio?" Chiesi all' improvviso.
" Aaron aveva cominciato davvero ad usare la magia, abbiamo conosciuto tante donne e uomini, popoli antichi e antichi rituali. Così lancio' uno degli incantesimi che aveva imparato su tutto l'equipaggio. Nessuno si rendeva conto di quello che era successo.
" So cosa stai pensando " disse David all' improvviso guardandomi fisso negli occhi.
"Ma sono sempre io, io ho imparato gli incantesimi che hai usato, io ho scritto i diari, le lettere le ha scritte lui invece, quelle sono vere".
"Hai fatto tutto questo per proteggerlo, senza pensare ad un tornaconto, questo ti fa onore". Queste parole di zia Ginevra lo fecero commuovere. Col tempo, anche io ho cominciato ad apprezzare la meravigliosa persona che era quel David. Era curiosissimo di conoscere ogni aspetto delle nostre vite. Dalle automobili, la televisione, la lavatrice.
Faceva un mucchio di domande sulla politica e sulla situazione sociale. E, naturalmente, andavamo avanti con la magia.
Ogni tanto viaggiamo nel tempo, principalmente con la curiosità di conoscere i misteri a cui nessuno sa rispondere, come fare la conoscenza di Gesù o assistere alla costruzione delle piramidi.
Aaron è rimasto con la sua sirena. Da quando ha trovato lei ha smesso di cercare di scovare tutti i misteri del mondo, perché il vero mistero ce l'ha accanto.


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