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Una storia di Skull

Il tesoro delle zanzare magiche

Primo capitolo

469 visualizzazioni

12 minuti

Pubblicato il 02 maggio 2019 in Humor

Tags: #Romanzo #Ebook #Fantastico #Comico #Estate

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Il patto


La zanzara è uno degli insetti più fastidiosi al mondo. Famosa per gli umani sia per il suo minaccioso ronzio che per le sue odiate punture, questo insetto viene spesso trattato come il peggiore dei nemici estivi, insieme alle scottature solari e alle meduse.

Dovete sapere che le zanzare si di erenziano molto tra maschi e femmine.

Quella che viene di notte a disturbare il sonno degli umani per nutrirsi di sangue è la femmina.

Il maschio?
Ah, quei poveracci non sono tanto diversi dagli uomini. Infatti, loro hanno il compito di portare a cena le proprie donne, proteggerle e cercare di fare colpo sul loro insettoso cuoricino.

Questa che state leggendo è la storia di Zazzò, una zanzara maschio che ha perso la testa per una delle zanzare più affascinanti della sua comunità, Zizzì.

«Questa è la notte giusta, riuscirò a trovare un posto dove si mangia bene» sussurra Zazzò fra sé e sé, sorvolando il salotto.

La zanzara si è da poco trasferita insieme al suo gruppo in una nuova casa di umani. Quella in cui si erano stabiliti prima era diventata un vero e proprio inferno, costantemente bombardata da spray anti-insetti e cose simili.

Il grande Zuzzù, l’anziano capo della comunità in cui vive Zazzò, quando

si sono trasferiti nella nuova dimora umana, ha dato poche e semplici regole che ogni zanzara è tenuta a rispettare.

Tra queste la più importante è: mai rivolgere la parola ad altri esseri viventi.

«Quello lì dev’essere veramente succoso» sussurrò a se stesso Zazzò, entrando nella cameretta di un bambino e iniziando a ronzargli pericolosamente vicino.

«Umh, a prima vista non sembra avere più di undici anni... credo possa andare bene per fare colpo su Zizzì. Eheh» la zanzara è soddisfatta della sua scoperta.

I suoi piccoli occhietti neri sembrano stranamente attratti dal naso a patata del bambino ed è

proprio su quello che va a fermarsi.
«Sì, sì... è perfetto. Domani notte chiederò a Zizzì di uscire e la porterò a mangiare qui. Sarà felicissima! Dopo il pasto, le chiederò di danzarsi con me e vivrò per sempre felice e contento!»
Zazzò è perso nella sua immaginazione e non si rende conto che il bambino ha appena aperto gli occhi.
«Oh... oh...» mugola la zanzara, abbandonando subito il naso dell’umano e iniziando a volare in direzione del muro più vicino.
«Stupide zanzare...» brontola il bambino, stropicciandosi gli occhi e rigirandosi tra le coperte.
«Umh... non sembra avermi visto. Menomale» Zazzò sospira, poggiandosi contro uno dei quadri appesi alla parete e tenendo d’occhio il piccolo umano.
«Forse ha il sonno leggero... bisognerà stare attenti» si ammonisce da solo, sfregando le zampette anteriori, «Non vedo l’ora che venga do...»
La zanzara non riesce a completare la frase, venendo accecato dall’improvvisa accensione della luce all’interno della cameretta.
Il bambino si è alzato dal letto e con la mano destra stringe una pantofola a forma di cane.

"Oh no, che vuole fare?" si chiede la zanzara, restando immobile sopra al quadro.
L’umano osserva attentamente le pareti, le ceste piene di giocattoli, smuove alcuni dei suoi peluche e, lentamente, si avvicina al quadro su cui è appoggiato Zazzò.

La zanzara inizia seriamente a preoccuparsi ma continua a non muoversi.
«Dove sei? Tanto ti ho sentita... non riesco a dormire sapendo che potresti pungermi» sussurra il bambino, continuando a ispezionare le pareti della stanza.

"Devo fuggire!" alla fine la zanzara cede al panico e si allontana dal quadro, svelando così la sua posizione.
Il bambino la vede praticamente subito.

«Ah, ah! Eccoti!» esclama, agitando in aria la pantofola.
"Oh, no! Più veloce, più veloce!" Zazzò s’incita da solo, agitando le ali trasparenti il più velocemente possibile.

«Vieni qui!» si lamenta l’umano, battendo i piedi a terra.
"Giammai!" esclama nella sua mente la zanzara, continuando a ronzare per la stanza alla ricerca di un riparo. L’inseguimento dura una manciata di minuti, terminando con Zazzò e il bambino sfiniti.

Per ora, nessuno ha vinto.
La zanzara si è fermata sopra la sveglia mentre l’umano ha ancora le energie per guardarsi intorno.

"Questo moccioso è resistente..." si lamenta l’insetto.
«Questa zanzara è furba...» riconosce l’umano, continuando la sua ricerca.

Passano cinque minuti e il bambino decide di spegnere le luci e tornare a letto.
"Menomale, sono salvo." sospira Zazzò, aspettando che l’umano poggi la testa sul cuscino prima di prendere il volo in direzione della propria casa.

Purtroppo per lui, non appena inizia a ronzare, viene colpito di striscio dalla mano del bambino.

"Dannazione!" esclama mentre precipita al suolo.

«Presa!»

Zazzò cade a terra, agitando le zampette per cercare di scappare il più velocemente possibile.

«Ormai sei mia!» esclama il bambino, alzando in aria la pantofola e puntando gli occhi marroni contro l’insetto.
«No!» la regola più importante delle zanzare è stata appena infranta.
«Uh?» il bambino sgrana gli occhi, avvicinandosi a Zazzò, «Hai detto qualcosa?»
«No!» la regola più importante delle zanzare continua a essere violata.
«Sei una zanzara parlante?» l’umano, incredulo e sconvolto lascia cadere la pantofola e indietreggia di qualche passo.
«No!» ripete Zazzò, mentre la regola più importante delle zanzare è ormai stata completamente distrutta.
«Mam...» il bambino sta per urlare quando l’insetto prende improvvisamente a volare.

«No, no, no, no, no, no! Shhhh!»
«Non è possibile.»
«No, infatti emh... non lo è.»
«Ma tu parli! E io parlo con te!»
«Stai... stai emh...» la zanzara si passa una zampa in testa, perplessa, «Stai sognando»

«Ah?» il bambino non sembra convinto, solleva la pantofola da terra e se la sbatte in testa, «Ahio! No, non sto dormendo... il dolore è fin troppo reale! Auch... quindi tu sei una zanzara che parla veramente!»
«No, no... emh, è il tuo sogno che è fin troppo reale» rivela l’insetto, serio.
«Umh. Quindi se è un sogno posso schiacciarti con la pantofola?» propone il bambino.
«Sì... cioè, no! Perché devi fare sogni così brutti e violenti? Pensa che bello se invece mi lasciassi libero di svolazzare e tornare a casa.»

«Io odio le zanzare... anche nei sogni.»

«Posso dirti che anche tu non mi sei molto simpatico, ma non per questo ho l’irrefrenabile desiderio di prenderti a colpi di pantofole in testa» si lamenta Zazzò.
«Dimmi un motivo valido per non colpirti.»

«Emh» la zanzara e il bambino restano a fissarsi per qualche minuto.

Poi l’insetto riprende a parlare: «Sono simpatico!»
«A me non sembra.»
«Dici? Forse perché ci conosciamo da troppo poco tempo.»
«A me sembri antipatica come zanzara.»

«Colpa dell’odio che nutri verso la mia specie. Voi umani ci detestate!»
«E facciamo bene, voi ci riempite di pizzichi» brontola il bambino.
«Non è colpa nostra se il sangue è così delizioso... e comunque non tutte le zanzare pizzicano.»
«Che vuoi dire?»
«Sono le femmine che pizzicano, noi maschi le accompagniamo e proteggiamo» annuncia fiero, indicandosi con una zampetta.
«Non ci credo... e ora ti uccido» afferma il bambino, tornando a sventolare in aria la minacciosa pantofola.
«No, no, no, no... fermo! Risparmiami, sono una zanzara buona...»
«Che ci facevi qui dentro, eh? Volevi pizzicarmi!»

«Io? Ovvio che no! Volevo farti pizzicare dalla bellissima Zizzì... ma sono dettagli!»
«E io ti uccido!» esclama l’umano, provando a colpire la zanzara.
Per sua fortuna, Zazzò riesce a schivare il colpo, atterrando sul comodino e smuovendo due zampe in direzione del bambino.
«Ti vuoi calmare? La violenza non è mai la risposta giusta. Forse sei ancora piccolo per capirlo... ma il dialogo risolve tantissime cose. Perché non dialoghiamo?»
«E di cosa vuoi dialogare?»
«Emh... cosa piace a voi giovani umani?»

«Non te lo dico» il bambino sbuffa e mette il broncio.
«Sei dispettoso come umano. Comunque, di solito, le zanzarelle parlano di sangue... Che sapore ha il tuo sangue?»
«Io ti schiaccio!»
«No, no, no, no... mamma mia come sei permaloso! Evidentemente, il tuo sangue non è così buono come pensavo. Il che è un bene... meglio scoprirlo prima che dopo averci portato la stupenda Zizzì.»

«Senti, mi sono annoiato ad ascoltarti. Questo sogno sta diventando noiosissimo... quindi fatti uccidere e speriamo che migliori»
«Ma perché? Calmati, ci stiamo conoscendo... non puoi criticare così velocemente qualcuno. Dai modo agli eventi di evolversi, strutturarsi... magari diventiamo grandi amici. Che cosa ne puoi sapere, umh? Iniziamo col presentarci, umh? Io mi chiamo Zazzò, tu?»

«Parli troppo, sei una zanzara e in più siamo nel mio sogno. Direi che non ho altro da dire prima di eliminarti. Magari riesco a trasformare la mia arma in un qualcosa di ancora più bello!» esclama il bambino, fissando la pantofola con molta intensità, «Mmh... strano, non si trasforma. Che sogno strano»

«Questi umani sono proprio de cienti...» mugola Zazzò, fissando il moccioso, «Comunque il tuo sogno può anche nire in un altro modo.»
«E sarebbe?»

«Lasciarmi andare via. Ti prometto che sparisco e non mi vedrai mai più.»
«E in cambio cosa ottengo?» chiede il bambino, vagamente interessato.
«La mia immensa riconoscenza?» propone la zanzara.
«La che? Ricocosa?»
«Ma tu vai a scuola, sì?»
«Hai detto “scuola”?»
«Emh... sì.»
«Sei appena diventato il mio nemico numero uno. Ora devo ucciderti per forza» il bambino annuisce, serio.
«Che? Devo dedurre che non ti piace la scuola? Eppure è sempre piena di tuoi simili!»
«Tutti i bambini normali odiano la scuola!» urla il bambino, agitando in aria la pantofola.
Zazzò riprende a svolazzare, schivando un paio di colpi prima di precipitare sul letto dell’umano.

«Abbi pietà di me!» supplica l’insetto, zampettando sulla coperta con evidente di coltà.
«Spero di non sognarti mai più!» mormora l’umano, raggiungendo la zanzara e preparandosi al colpo nale.
«Fermo!» urla Zazzò, «Se non mi uccidi... ti rivelerò un grande segreto.»
«Un che?»
«Non conosci neanche la parola “segreto”? Sei rovinato... che classe frequenti?»

«La smetti di prendermi in giro? Quale sarebbe questo segreto?»
«Se te lo dico, mi lasci vivere?»
«Dipenderà dal segreto.»

«Eeeeh... questo non è un sogno!» rivela l’insetto, indicandosi con una zampa.
«Cioè?»
«No, davvero... sei così normalmente o ti stai impegnando per farmi stancare?»

«Vuoi dire che questo non è un mio sogno? Non siamo in un sogno?»
«Esattamente!»
«Quindi sto parlando realmente con una zanzara?»

«Sì! Non è sconvolgente?»
«Sei un mostro!» esclama il bambino, stringendo la presa sulla pantofola.
«No, no, no... sono sempre una zanzara!»

«Le zanzare non parlano!»
«Questo solo perché c’è una regola da rispettare... ma noi viviamo insieme a voi umani, vi osserviamo, conosciamo i vostri modi di vivere, le vostre parole, tutto!»
«Sei un mostro!» urla il bambino, indicando l’insetto.
«Ancora? Ti ho spiegato che sono una zanzara!»

«Le zanzare non parlano!»

«Sei ripetitivo, te lo hanno mai detto? Comunque... io parlo perché sono una zanzara magica!»
«Wow!» l’umano schiude le labbra, sorpreso.
«Esattamente. Sono una zanzara magica e buona»

«E quindi?»
«E quindi... non puoi uccidermi o i miei poteri si scateneranno contro di te, distruggendoti in pochi millisecondi»
«Ah? Davvero? Vediamo!» e il bambino punta la pantofola contro l’insetto.
«No, aspetta... dimentico che sei un bimbo violento. E comunque non puoi uccidermi, ti ho rivelato un grande segreto, no?»
«Il tuo segreto è brutto, quindi posso ucciderti.»

«Sei anche viziato. Ok, ti rivelerò un altro segreto»
«No, basta coi segreti stupidi»
«E cosa vuoi?»
«Qualcosa di bello!»
«Tipo?»
«Una spada laser»
«Quella non esiste»
«Non esistono le spade laser?» il bambino sgrana gli occhi, stupito.
«Eh no... come Babbo Natale. Non esistono»

«Babbo Natale non... non... tu menti!»
«Tu credi ancora che Babbo Natale esista veramente?»
«Questo è troppo! Preparati a morire!» esclama l’umano, minaccioso.
«Ti darò il tesoro delle zanzare magiche!» urla Zazzò, coprendosi gli occhi con le zampe.

«Uh?» il bambino si ferma con la pantofola a mezz’aria.
«Eh? Oh... sono ancora vivo» nota la zanzara, osservando il suo nemico.
«Che tesoro sarebbe?»
«Eheh, un tesoro molto particolare e speciale.»

«Del tipo?»
«Se te lo dico ora, chi mi garantisce che non mi ucciderai dopo?»
«Te lo dico io!»
«Ahahah... no, facciamo un patto.»
«Un che?»
«Io non ce la posso fare con te» brontola l’insetto, agitando le ali e sollevandosi dal letto, «Un patto, un accordo! Tu mi lasci in vita e mi dai una mano con Zizzì e io ti darò il tesoro delle zanzare magiche»
«Darti una mano in che senso?»
«Lo scoprirai presto. Allora, affare fatto?» la zanzara porge la zampetta in direzione

dell’umano.
«Umh... ok. Ma se scopro che mi stai fregando, ti ucciderò tre volte.»
«Sì, certo...»
«Yeah!» esclama il bambino, puntando il mignolo della mano destra verso Zazzò.
E così ha inizio il patto tra umano e insetto.

«Mirco con chi accidenti stai parlando?» la mamma del bambino entra in camera giusto in tempo per vedere il glio con il dito puntato nel vuoto.
«Ciao mamma, ho appena fatto un patto con Zazzò!»
«Con chi? Ma lo sai che ore sono? Perché non stai dormendo?»
«Io stavo dormendo... ma una zanzara mi ha svegliato e quindi ho cercato di ucciderla»
«Bravo... l’hai uccisa?»
«No, perché la zanzara si è messa a parlare... io volevo comunque ucciderla ma ora abbiamo fatto un patto» spiega il bambino, sorridendo.

Nel frattempo, Zazzò si è dato alla fuga, allontanandosi dai due umani in direzione del proprio rifugio.
«Mirco... hai esagerato di nuovo coi videogiochi?»

«Ma mamma! Lo so che sembra assurdo... ma ho parlato veramente con una zanzara! Infatti, è una zanzara magica!»
«Magica... sì. Torna a letto, dormi e smettila di urlare da solo»
«Ma non sono da solo! C’è Zazzò... dove... dove è andato?» Mirco si guarda intorno alla ricerca della zanzara ma non riesce a trovarla da nessuna parte.
«Io ho sonno, lo cerchiamo domani questo Zozzò»
«Si chiama Zazzò, con la “a”.»
«Come vuoi tu... basta che vai a dormire»

«Va bene mamma.»
«Dormi» ripete la mamma, uscendo dalla camera e richiudendo la porta alle proprie spalle.

Mirco rimane così da solo, in lato sotto alle coperte a ripensare a quanto è accaduto.

«Forse è davvero stato un sogno...» pensa ad alta voce, sospirando e chiudendo poi gli occhi.


"Il tesoro delle zanzare magiche" è un romanzo di Pasquale Aversano pubblicato da La Ruota Edizioni nel 2018. Disponibile sia in ebook che in versione cartacea, è possibile acquistarlo/ordinarlo in tutte le librerie e sugli store online.

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La Ruota Edizioni



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