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Una storia di Milcham

Il coraggio di appassionarsi

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2 minuti

Pubblicato il 14 maggio 2019 in Altro

Tags: #Dolore #Passioni #Paure #Psicoanalisi

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In quei giorni il mentore ribatteva sempre sullo stesso punto. "Hai una pellicola sulle emozioni", "il corpo ti fa lo sgambetto nonostante i tuoi tentativi di controllo", "questa angoscia di contaminazione psichica" e così via. Ma non fu tanto quello a provocarle tristezza, quanto una immagine che le rimandò bonariamente, ma cruda riguardo il silenzio. "Ho sentito quel silenzio urlato dottore, e mi sono sentita soffocare. Quando il paziente se ne è andato è stato come prendere aria dopo l'apnea..." era dannatamente sicura che fosse il paziente quello. E invece..."Ma sei tu questa. Il silenzio del paziente era semplicemente un silenzio di ristoro. Ci si potrebbe chiedere piuttosto che rapporto hai tu con il silenzio. Forse con una autorità che in passato ti ha imposto il silenzio. Chissà se un tempo c'è stata una bambina che urlava, urlava tra la folla ma nessuno riusciva ad ascoltarla. Finché ha smesso di urlare ed è rimasta in silenzio". Chissà come quella immagine fu dolorosa. Fu un micro buco alla pellicola adesiva piazzata coattamente sulle emozioni. Visse quel rimando in modo doloroso e da allora si accorse che in qualche modo delle immagini, delle emozioni cominciavano a portare acqua a quello strano apparato psichico nevrotico, così secco e arido. Un giorno scoppiò a piangere perché si rese conto che quella anestesia psichica, quella censura delle passioni le era sempre servita, che aveva un suo motivo d'essere e che le faceva troppa paura abbandonarla anche perché non sapeva proprio come fare, come ammorbidire quel muro di cemento armato dietro cui si era chiusa una bambina ferita. "Niente può attaccarmi. Niente può farmi male se io imparo a non sentire" era questo il mantra a cui la bambina aveva professato la sua fede. E quella bugia a forza di ripetersela era divenuta verità. La sua verità. Ed era funzionale alla sua sopravvivenza. Ciò che ora stava diventando un problema era il foro che il mentore si stava ostinando a fare. O che le passioni, attraverso la figura del mentore stavano tentando di fare, di entrare. "Ho paura di smettere di appassionarmi un giorno dottore. Un tempo dipingevo, ora ho smesso di fare anche quello".

"Devi trovare ciò che ti appassiona. E devi alimentare tu quella passione dall'interno, senza imputare questo all'oggetto, di appassionarti. Sei tu che ti appassioni e solo le passioni ci permettono di essere vivi. Riesci a immaginare tu una vita senza passione?"

"In realtà, sì" rispose debolmente.


Ma forse non era ancora finita...


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